“Deep State” e “Deep Church”: sono due espressioni-chiave della nostra era. Bisogna conoscerle bene, soprattutto da parte di noi detti cattolici che abbiamo tendenza, sempre eretica, a esserne esonerati, con la molta radicale e complessa idea spiritualista di “conoscenza”, secondo cui basterebbero quella di Dio e della Fede nella Chiesa. “Stato profondo” e “Chiesa profonda” si contendono infatti da sempre il potere tra mondo fattuale e quello spirituale: questa lotta, ora apparentemente vincitrice nello statalismo, è cioè anche dello Stato gnostico e mondialista detto “democratico”.

La lotta per il potere sul mondo dipende sempre dalle visioni dominanti che si hanno: quella gnostica (l’attualmente mondialista) e quella cattolica (la perennemente petrina) oggi perdente.
Esiste uno Stato e una corrispettiva Chiesa, anche cattolica, detti profondi (deep) con i loro apparati che da secoli (!) si sono quasi strutturalmente costituiti e si diffondono allo scopo di spostare il baricentro dei loro organismi verso una visione gnostica del mondo e della vita. Verso cioè una filosofia globale antropocentrica e non più teocentrica, naturalmente teleologicamente cristocentrica. Fino a giungere ai nostri giorni, in questo processo – cominciato già dalla fine del  Medioevo – che ha quasi terminato il suo sviluppo e si accinge a compiere gli ultimi suoi atti nella conquista totale dell’opinione pubblica mondiale e della sua subdola comportamentistica. Tanto più che appare che anche la Chiesa cattolica sia stata sedotta profondamente e esplicitamente. E non solo implicitamente, dalle forze dirigenti fondate con l’ideologia sulla nuova visione “mondialista”, a volte detta impropriamente “globalista”. È il Cristianesimo che dovrebbe infatti rivendicare l’esclusività dell’aggettivo globale, che ingloba tutta la vita: precedentemente invece appartenente a quella naturalmente religiosa della civiltà cristiana. La quale, ereditiera di quella giudaica, per almeno due millenni stava dominando nel mondo. In realtà, lo gnosticismo, vale a dire avverso alla vera religiosità, quell’opposta all’eterno razionalismo che, si sa, è pure altra cosa che la globale razionalità sovrannaturale del Cristianesimo. La sua consistenza verte sul riduzionismo semplificatore e superficializzante che fa leva sulla tendenza degli uomini a cercar di organizzare la loro esistenza pubblica e privata, quella della civiltà occidentale cristiana, in modo irresponsabile ed eterodiretto. Ossia, diretto da una minoranza estrema di astuti uomini tesi a organizzare la loro esistenza in modo fondatamente razionalistico (non razionale!). Tesi cioè a conservarsi ad una minoranza sopraffattrice con manipolazione comportamentale sulle popolazioni massificate, che esercita quindi il potere pure  totalizzante! Si tratta di quanto i cattolici, ma non solo, hanno definito da millenni, la società strutturata, allora ancora primordiale, tirannicamente con il Peccato originale automaticamente operativo. In realtà questa lotta tra le due tendenze-visioni della vita è sempre stata in campo e in nuce nella storia dei popoli. Tra il naturalismo, con al più alto livello quello della Chiesa cattolica – per cui tutta la civiltà occidentale ne è stata formata – e lo gnosticismo più o meno materialista, è ora già  degradato e transumano senza o quasi opposizione. Ogni istituzione occidentale – ma non solo – ne è affetta, con la denominazione anche salvifica di “Nuovo Ordine Mondiale“.

Il Cristianesimo è stato, fra l’altro, l'”aiutino” divino indispensabile con l’Incarnazione di Cristo, affinché gli uomini vincessero il loro Peccato originale come impedimento all’eternità da oggi.
Dal momento in cui gli uomini hanno iniziato filosoficamente a costruire visioni del mondo esclusivamente antropocentriche e con scismi protestanti (soprattutto luterani e anglicani) dal 500, la concezione esistenziale e l’organizzazione politica degli uomini hanno iniziato a diventare minoritarie, fino alla follia del caos totale mondialista attuale. Questi in effetti, secondo le comuni tendenze immanenti, non fanno che moltiplicarsi fino al punto che attualmente ve ne sono parecchie in campo, senza che si sappia con certezza quale possa prevalere strategicamente. Ma la loro strategia complessiva è costituente la grande maggioranza dei popoli che ci vive sottoposta, ben al di sotto di siffatta lotta al vertice cui sono totalmente inconsapevoli e schiavizzati. E questo sia nei comportamenti sociali e collettivi che nelle polarità strategiche di indirizzo, tutte però pretesamente “progressiste”, spesso tra loro abbastanza contraddittorie e mai antagoniste. Sostanzialmente e totalmente riduttive rispetto alla visione religiosa della civiltà cristiana, nemmeno ora più ricordata.
La sapienza imperscrutabile di Dio aveva  così architettato il piano divino e misterioso dell’avvento di Gesù, suo Figlio, nella storia, come perfezionamento di quella religiosa del monoteismo ebraico. Essa non è più assolutamente compresa e immaginata dalla quasi totalità del popolo detto cattolico massificato. E questo, nella quasi completa perdizione della creazione della Chiesa e della Trinità nel Mistero della Morte e Risurrezione di Cristo. Dell’annuncio del solo messaggio indispensabile di Salvezza globale, primario e indispensabile del Cattolicesimo. Papa Bergoglio e pure i suoi tre predecessori (quatto con Papa Giovanni Paolo I, per un solo mese) si son baloccati abbastanza,    nell’ultima cinquantina d’anni con il progettino illusoriamente francescano modernista. Fino all’Assisi dell’inter-religiosità e della cosiddetta ecumenicità cosiddetta dialogante: la Chiesa cattolica deve essere magisteriale docente e non dialogante! La dialogicità può essere solo privatamente, salvo disorientare inutilmente i semplici fedeli: ecumenicità con risultati zero!  L’ultimissima trovata del Papato attuale sarà la quasi certa sua partecipazione alla prossima celebrazione ad Astana, la gelida capitale massone del mondo: ideologia, perdipiù sincretica, sempre naturalmente condannata dalla Chiesa cattolica! Da seguire se accadrà.

Cosa succede quando anche la Chiesa cattolica è sostanzialmente, come oggi, eretica e statalista?
E anche “intatta ma solo evolutivamente” con invece l’eresia modernista auto-scismatica?
Il modernismo, come lo analizzava san Papa Pio X già nel 1907, nella sua famosa enciclica Pascendi, è la “sintesi di tutte le eresie apparse nella storia della Chiesa“. Oggi essa è giunta all’incirca al suo massimo sviluppo, dopo gli ultimi otto anni del Pontificato di Papa Francesco. In realtà, il modernismo aveva subìto un’accelerazione massiccia già con il Concilio Vaticano II degli anni ’60. Questo si era dichiarato come un’Assise (impossibilmente) “pastorale” e non più, come tutti gli altri Concili, ineluttabilmente dogmatici! Anche il più pastorale, non può essere che un Concilio ecclesiale primariamente e intrinsecamente dottrinale, nella Tradizione di continuità veritativa e pur sempre di  approfondimento nella sua incessante ricerca. Oppure segnata da una concezione ineluttabilmente teologica e relativista… però eretica e antropocentrica. Così, il Concilio voluto da Papa san Giovanni XXIII, e condotto a termine da Papa san Paolo VI, fu completamente modernista. Sia nel suo svolgimento che, soprattutto, in tutto il suo periodo post-conciliare e, in modo dichiaratamente compiuto, col Papato attuale di Bergoglio! L’elezione stessa di Papa Francesco fu determinata dalla sua scelta, nel 2013, fatta nella “Mafia” di San Gallo, come venne auto-denominata dallo stesso gruppo anti-canonico, di cui il cardinale argentino poi eletto sarebbe stato attivo candidato (come in quello suo fallito del 2005). Dopo gli ultimi otto anni, si è in tal modo verificato, clamorosamente anche preciso, ciò che san Pio X aveva descritto un secolo prima: gli eretici (compreso il Papa) non avrebbero più abbandonato, come sempre fatto, la Chiesa ma l’avrebbero – dapprima segretamente e poi sempre più esplicitamente – trasformata nella sua totalità in completamente eterodossa, pur continuando a presentarla come autentica e originale. Anche se solo modificata nella sua cosiddetta perfetta continuità! Il risultato tragico di questa operazione è che la “Chiesa cattolica è ora sempre unica, e una, ma  governata, come ripete il perfetto cattolico milanese, Matteo D’Amico, nella Fraternità Pio X, reintegrata nella Chiesa cattolica da Papa Benedetto XVI.
Chiesa apostolica e romana di cui i veri cattolici residuali e petrini (composta dal Clero e dai laici) che non possono e non devono naturalmente ubbidire a quasi tutti gli Ecclesiastici eterodossi papali.
E per cui sono doverosamente (e dolorosamente) destinati a pregare per la loro anche rapida conversione! Così non si è mai pregato tanto come oggi per evitare quello che è stato chiamato lo “scisma necessariamente interno“.  Sempre possibile pure ora ad essere anche proclamato nella Chiesa cattolica, da parte del Clero eretico (soprattutto più o meno tedesco e non solo nor-europeo).

I cattolici oggi, situati tra le profezie della perdita generale della Fede petrina e la certezza del ritorno trionfale di Cristo (alla fine dei tempi) tra gli uomini, per il Suo e nostro Regno dei Cieli.
L’obbedienza all’Autorità cattolica, sempre fatta scherno da parte degli increduli eterodossi e laicisti da secoli, costituisce il segno di unità ecclesiale e di corrispondenza alla Grazia trinitaria nella Sua Salvezza. Ma questa obbedienza è legittima solo nel caso in cui anche l’Autorità è situata all’interno della stessa appartenenza obbediente e divina. In quanto è l’obbedienza all’Onnipotente Creatore Risorto (l’unica, tra tutte le altre obbedienze umane immanenti!) che deve essere sempre perseguita e non altro! Tutto il fondamento dell’unità della Fede è legittimato dal “Non possumus“, il principio ecclesiale, generatore e vocazionale che unisce ontologicamente e religiosamente sempre criticamente l’Autorità ecclesiale al fedele cattolico petrino! Situazione formata dal principio in cui l’Autorità costituita si trovi nella condizione evidente, in cui il “Non possiamo” non sia stato travalicato nella Dottrina del Magistero tradizionale. Quello della Rivelazione e della Tradizione, nella sua preghiera e la sua penitenza comunitaria, deve essere maggiorata nella Grazia dei Sacramenti.
E questo, congiuntamente alla denuncia pubblica dell’errore incorso (o dell’apostasia) alla Fede – non importa se volontariamente o meno – in modo culturale e anti-petrino.
Persino un santo fedele come Paolo di Tarso, che nemmeno aveva mai incontrato personalmente Gesù, ha dovuto riprendere pubblicamente l’umile san Pietro, primo Papa nominato direttamente da Cristo a capo della Sua Chiesa. Nel caso di recidiva persistente, infatti, anche se solo parziale e tipicamente modernista come ricordava solennemente Papa Pio X, e com’è il caso dell’attuale Papa, i fedeli cattolici detti abusivamente “tradizionalisti” devono innanzitutto non creare scismi. E devono organizzare attivamente il più possibile il rigore teologico nella Chiesa, criticando pubblicamente l’errore e le eresie. È vero che il Creatore trinitario ha assicurato che “le forze del male non prevarranno“, ma il dovere imposto e intrinseco dalla e alla Fede stessa, consiste semplicemente nel principio “Aiutati affinché Dio ti aiuti“. L’essenza del Cristianesimo è poi intrinsecamente la Missione rigorosamente proselitica, come ricordava don Giussani in perfetta unità con san Giovanni Paolo II.
E come, all’opposto, Papa Francesco condanna sistematicamente sempre lo stesso proselitismo classico ed evangelico, con fini oggettivamente almeno diabolici!

Laisser un commentaire