Prima e dopo la grandiosa manifestazione a Roma del 20 giugno: come ha reagito il mondo, il microcosmo politico e l’universo della cattolicità? Le almeno nove argomentazioni dei cristiani spiritualisti.

Dopo la grande e storica manifestazione a Roma del 20 giugno 2015 a difesa della famiglia e dell’educazione dei figli a scuola, ho reincontrato vari amici che non son venuti e non erano d’accordo con l’evento di piazza San Giovanni contro il Gender. Gli innumerevoli manifestanti accorsi da tutt’Italia, con i propri mezzi e senza alcun supporto organizzativo, non potevano essere contenuti nella grande e tradizionale piazza romana. Essi si sono riversati anche nelle strade di accesso adiacenti. I media con le loro decine di quotidiani, televisioni e radio non avevavo nemmeno fatto un trafiletto o un piccolo annuncio prima e a proposito della manifestazione. Così essa ha sorpreso – prima di sbalordire tutta l’opinione pubblica e il mondo politico anche internazionale – gli stessi manifestanti che stentavano a constatare il clamoroso successo quantitativo dell’avvenimento sotto la pioggia.
Gli amici che ho ritrovato, sia in Italia che in Belgio dopo il ritorno a Bruxelles, a parte quelli che avrebbero voluto fin da prima venire a Roma, si sono radicalizzati nelle loro posizioni culturali e politiche rendendole anche abbastanza chiare e intelleggibili.
Ho deciso di commentarle in tre post in quanto esse rappresentano una parte importante delle tendenze religiose, intellettuali e partitiche che stanno caratterizzando i movimenti europei e occidentali.
Il tema centrale in questione è quello della colossale e negletta opposizione al Gender, alle ideologie LGBT, all’utero in affitto e alla esclusiva genitorialità educativa, soprattutto nelle leggi che si vogliono introdurre nell’universo dell’educazione famigliare e scolastica. Esse sono talmente cruciali per la nostra civiltà che le posizioni anche antropologiche dei miei amici si sono evidenziate in modo pure emblematico, per i destini della libertà religiosa e culturale nei nostri Paesi secolarizzati.

Quali sono queste posizioni che ingenerano, anche per la ragione, inaccettabili contraddizioni antagonistiche?
Innanzitutto quello della titolarità della libertà educativa: lo Stato oppure la Persona?
La cosiddetta ideologia inevitabilmente statalista o il diritto naturale della persona nella famiglia?
E la famiglia, solo quella classica scaturigine dell’unione matrimoniale dell’unica coppia ontologica uomo-donna o anche quella surrogata di coppie conviventi strutturalmente infeconde omoparentali?
Come concepire e accettare che la classica instituzionze “famiglia matrimoniale” formata dall’unione di padre-madre e relativa prole possa essere equiparata a strutture ibride omossessuali, inevitabilmente bisognose di mostruosi e inumani uteri in affitto, di fecondazioni artificiali fatalmente anonime in negazione della genitorialità naturale e legittima?
Come “essere fieri”, secondo la recente espressione di Obama, di sempre possibili unioni omosessuali senza prima averli chiaramente messi in subordinazione con i diritti intangibili e prioritari dei bambini (stutturalmente silenziosi e innocenti)?
Può essere messa superficialmente in gioco la salvaguardia dei principi basilari della civiltà umana, da cosiddetti diritti pseudoedonistici individuali unicamente soggettivi?

Se non mi mancano molti amici atei o, perlopiù, agnostici che considero di talento (con cui lavoro oppure con i quali ho relazioni professionali o famigliari), coltivo molti rapporti con cristiani vicini. Tra questi potrei distinguere i mistici spiritualisti e intimisti dagli apparentemente opposti cattolici detti progressisti, piuttosto superficiali e modernisti, che si compiacciono di essere “religiosamente democratici” e alla page. Non parlerò naturalmente degli amici cattolici con cui mi identifico, coi quali condivido totalmente le mie scelte religiose, culturali e politiche: quelli cioè che son venuti a Roma o che sarebbero venuti se non impediti per seri motivi. Oppure che appartengono all’Associazione Nonni2.0 di cui mi onoro di far parte (www.nonniduepuntozero.eu).
I primi, gli agnostici non credenti sono i più indifferenti o chiusi nel loro mondo individualista in cui pensano di risolvere ogni problema vitale e escatologico con le sole loro forze umane e non trascendenti, in ordine alla loro ideologia nichilista. Con loro le relazioni sono fondamentalmente fattuali e superficiali: almeno apparentemente.
Con i cristiani, le relazioni sono naturalmente più seguite e implicative. Vengono quindi i più numerosi, i cattolici della domenica, con una fede piuttosto oscura a loro stessi che – dicono ripetutamente – non si fanno troppi problemi spirituali e culturali e aderiscono a una idea morale (o moralistica) di progressismo, generalmente e genericamente de sinistra. Credono in Dio – si potrebbe dire – le feste comandate, ma nella continuità della loro esistenza sono piuttosto subordinati al soggettivismo opinionistico del “pensiero unico”: cristiani ma non troppo ecclesiali. Anzi, “liberi e adulti” di persarla individualisticamente con criteri spesso razionalistici (non razionali) inconsapevolmente laicisti. Trovano esagerate e lontane le problematiche pubbliche cattoliche che generalmente riferiscono alla sfera privata e soggettiva: le manifestazioni? solo, eventualmente, quelle sindacali economiche o politicistiche.

Molto più interessante è la posizione dei cristiani intimisti e spiritualisti capeggiati dall’armata dominante e invisibile dei vescovi e preti diocesani. Le loro motivazioni, sostanzialmente assenteiste da ogni manifestazione pubblica della loro fede, sono quasi sempre implicite. Bisogna che cattolici militanti nei loro ranghi, in disaccordo pratico e teorico con il loror sistematico “chiamarsi fuori” dal manifestarsi in pubbico, riescano a stanarli per avere qualche frammento implicito e chiaro della loro posizione: quarda caso sempre opportunista sul piano operativo. I più loquaci sono le dirigenze dei movimenti ecclesiali costretti a dare motivazioni attive ai loro militanti che, naturaliter, sono disposti a partecipare personalmente alle manifestazioni pubbliche della loro indiscussa fede. Non a caso Comunione e Liberazione, malgrado il suo rifiuto a sostenere la manifestazione di Roma, ha dovuto dare la curiosa possibilità ai suoi membri di parteciparci personalmente.

Perché la posizione degli spiritualisti è la più interessante tra tutte le altre cattoliche?
Sempre in ogni grande organizzazione le posizioni e il dibattito detti più estremi sono i più significativi e decisivi: per esempio si pensi alle tendenze di sinistra della Terza Internazionale comunista contro i revisionisti o i trotziskisti… I cattolici intimisti, allo scopo di giustificare il loro disimpegno pubblico, devono ancor più accentuare le loro posizioni diciamo mistiche, financo quelle centripete e sentimentali, per apparire ancor più ortodossi e veramente ancorati ad una fede indefettibile detta essenziale e sorgiva. Tre miei amici italiani e due belgi di questa tendenza agli effetti inevitabilmente auto-laicisti, isolazionisti e autoreferenziali mi hanno esternalizzato praticamente la quasi globalità delle argomentazioni spiritualiste per giustificare il loro assenteismo programmatico: in un totale di nove punti.
Primo, il nichilismo dominante nell’Occidente ha ormai già vinto tutto; secondo, leggi inumane e orrori comportamentali contro la Tradizione cristiana sono già concretamente arrivati a segno, e sempre più giungeranno ad essere approvati; terzo, forse più di 50 anni di inferno ateista e di sconfitte cristiane sono all’ordine del giorno, soprattutto in Europa; quarto, l’unica soluzione è di ritirarsi nelle catacombe moderne, pregare e ricostruire le condizioni del dialogo; quinto, perché tutto ciò accada, occorre che comunità veramente primigenie siano ricostruite sull’affettività relazionale per la rifondazione della Chiesa nella sua divinità; sesto, l’unica e la sola possibilità di testimonianza cristiana nel mondo è difendere strenuamente le condizioni del dialogo: le manifestazioni, sempre gridate e superficiali, ne sono l’opposto; settimo, oggi la testimonianza è possibile solo ed unicamente in termini personali, individuali e diretti: non pubblici con manifestazioni; ottavo, allo scopo di facilitare il dialogo, occorre non irritare i laicisti con inefficaci contrapposizioni pubbliche che ingenerano solo incomprensioni: bisogna piuttosto farsi carico seriamente delle loro tesi; nono, la fede e la preghiera sono i soli sentieri da seguire nel silenzio cosmico affinché la Provvidenza possa incidere nella storia…

A questi nove punti, tutti eccentrici, eterodossi ed anche falsi, cercherò di rispondere nei prossimi post, comprese altre motivazioni molto correnti nello spiritualismo contemporaneo. Il tutto, sempre nell’ascolto del più insigne cardinale, Angelo Scola, della più importante diocesi al mondo: quella ambrosiana di Milano. Il 26 giugno scorso, in una omelia pubblicata anche sul suo Blog in tre lingue, l’arcivescovo tuonava: “L’Occidente ha bisogno di una nuova primavera del cuore, della mente, dell’azione”.

Laisser un commentaire