Un « cristianesimo virile », un « extra-terrestre che vede subito la denatalità come responsabile della crisi » e l’ineludibile « licenziamento di centinaia di migliaia di impiegati pubblici” eccedenti da decenni, per rimettere in moto realmente le economie. Ecco i temi dei tre articoli più significativi del gennaio 2016.

In questo primo mese del 2016, tre sono stati gli articoli apparsi nella stampa realmente strategici – tra le migliaia nell’Europa logorroica – per le soluzioni fondamentalmente essenziali del nostro tempo. Il primo è costituito dall’intervista a Fabrice Hadjadj su Famille chrétienne in Francia, intitolato “Bisogna ritrovare una certa virilità nell’annuncio del Vangelo”. Il secondo è quello di Robi Ronza, di metà gennaio su La nuova bussola quotidiana, intitolato “Le classi dirigenti divorziano dalla realtà”, con l’utilizzo molto chiaro della metafora dell’extra-terrestre che guarda i fatti socio-economici e culturali della Terra. Il terzo articolo pubblicato il 14 gennaio su Il sussidiario con il titolo “Lavoratori statali, una ‘rivoluzione’ che vale 40 miliardi”, scritto da Franceso Giubileo e che parla degli statali da licenziare in Italia, da lui stimati in 200.000 dichiaratamente per difetto. Ho escluso arbitrariamente gli importanti e numerosi articoli soprattutto riguardanti i temi intorno alla grande manifestazione politico-culturale del 30 gennaio a Roma, promossa dal Comitato Difendiamo i nostri figli, contro le leggi tanto acefale quanto nichiliste e totalitariamente laiciste in corso di scervellata approvazione. Gli articoli puntuti, precisi e pieni di senso pubblicati da rarissimi quotidiani italiani, scritti per esempio da Peppino Zola, ne sono veri e propri fiori all’occhiello. L’ordine gerarchico dei primi è qui indicato: innanzitutto quello dalle molte implicazioni teologiche e originarie presentate dal professore francese Hadjadj che determinano oggi una profonda rivoluzione nella concezione cristocentrica e antropologica – l’unica e sola salvifica per l’umanità – da cui partire per risolvere ogni problema contemporaneo: Cristo veramente come alfa e omega di tutta la vita.  L’escatologia del geniale cattolico transalpino di origine ebraica non può che precedere la dimensione culturale e politica del secondo e terzo articolo socio-economico del Ronza e del Giubileo. Già però sono contrariato dalla necessaria brevità del mio post e per l’esclusione immotivata degli articoli concretissimi, stile nonnoduepuntozero Zola (www.nonniduepuntozero.eu), pubblicati con lo scopo di stigmatizzare non solo la volontà forsennata del pensiero unico e vuoto dei cosiddetti riformatori politicisti e razionalisti. Il loro fine è però anche quello di porre alla resistenza europea, nel suo processo di scristianizzazione, l’esempio emblematico italiano. La profonda cattolicità della civiltà cristiana italica deve essere se possibile vincitrice, o quantomeno altamente testimoniale, nel tragico cedimento occidentale verso la cultura e le leggi liberticide (e snaturate) che pretendono imporsi ovunque. In ogni paese con il pretesto dell’ignobile modernismo.

Fabrice Hadjadj ci aveva, negli anni scorsi, già sorprendentemente abituati au una visione virile e fiera del cristianesimo, con le sue pregevoli pubblicazioni e conferenze. Il cattolicesimo nell’ultimo secolo si è intriso ancor più di pensiero autodefinito debole, relativista e moralista. Se don Giussani fosse ancora in vita abbraccerebbe il giovane filosofo transalpino e lo accoglierebbe nella sua cerchia spirituale più intima dove solo i cristiani che si sentono “ribollire il sangue” di fede e di cultura creaturale possono veramente  convivere. È quanto sta succedendo nel centro e intorno al movimento che ha prodotto la grandiosa manifestazione in piazza del 20 giugno 2015 a Roma e quella del prossimo 30 gennaio: anche per esempio le suore ben giussaniane di clausura al Vitorchiano (che naturalmente non possono uscire dal convento) hanno dato il loro entusiastico sostegno al movimento culturale laicamente socio-politico sulla Famiglia naturale. Si tratta dello stesso movimento che si sta sviluppando non solo in Francia sotto la denominazione di “La manif pour tous” con la partecipazione delle “Sentinelles débout” (come particolarmente in Italia!).
Ma la cosa che mi ha maggiormente fatto piacere è la comparsa dell’articolo di Robi Ronza. Il notissimo e grande responsabile, fra l’altro, di Comunione e Liberazione, tra i più vicini a don Giussani per più di una cinquantina d’anni (che già ammiravo a Milano dai primi anni ’60), ha ricordato la vera e fondamentale causa della crisi economica nella drammatica denatalità dell’Occidente, esclusi parzialmente gli Stati Uniti. Si è soffermato particolarmente su quanto un extra-terrestre vedrebbe, di primo acchito, osservando la realtà di noi umani. Il “marziano” si meraviglierebbe del fatto che la “questione demografica non fosse in cima a tutte le agende dei potenti”. In realtà, non solo i cosiddetti potenti nemmeno ci pensano, obnubilati – come al solito oggi conformisticamente – dall’ideologia malthusiana che imperversa incredibilmente sul pianeta da più di due secoli, ma continuano a sostenere che la Terra sarebbe incapace di appagare le necessità dei quasi 7 miliardi e mezzo di anime (gli attuali abitanti): mentre già se ne può far fronte, se si fosse minimamente razionali secondo la stessa FAO (!), a quasi il doppio. Gli abbrutiti dall’ideologia razionalistica malthusiana già affermavano quest’assurda posizione da due secoli, allorquando la popolazione mondiale era appena… un quinto (!) dell’attuale. Lo svelamento, per opera di una parte significativa delle agenzie della scienza internazionale e di rari media, potrà mettere sulla giusta strada i moltissimi fuorviati economisti scientisti e i depotenziati politici per veramente cominciare ad uscire dalla crisi. Il tutto facendo nascere figli, molti figli. Ed educandoli alla naturalità, anche per ricuperare il misfatto di due generazioni di stolti forsennati della pillola massificata e dell’aborto. I quali, sotto l’influsso dell’edonismo straccione, non hanno fatto mostruosamente nascere un miliardo e mezzo di uomini (tre volte la popolazione europea). Ettore Gotti Tedeschi, il collega giornalista del Ronza che sostiene queste tesi da anni molto isolatamente, non potrà che esserne contento.

Il terzo articolo presenta poi una analisi particolare sullo statalismo miserabilista contemporaneo giungendo ad affermare, per l’Italia, la necessità di “licenziare almeno 200 mila dipendenti pubblici”. Siamo ancora lontani dai 750.000 definiti come eccedenti da decenni da parte di alcuni studi statunitensi riportati e resi pubblici in Italia da Edward Luttwak. Siffatta pletora del posto fisso e pubblico è anche molto dannosa per il vero ammodernamento della pubblica amministrazione. Questo articolo è generalmente considerato terroristico a causa delle supposte e paventate conseguenze sociali. Come se queste non fossero già state generate e sviluppate da molto tempo. In realtà se ne può fare un lauto accompagnamento sociale anche con un congruo periodo pagato integralmente senza veramente farli  “lavorare”: dopo però il licenziamento! Ma gli stessi partigiani dello statu quo fingono di non sapere che, per esempio, il premier Cameron in Gran Bretagna ne ha licenziati subito, appena arrivato al potere, 490 mila. Risparmiandone pure 10 mila nelle categorie “strategiche” degli insegnanti e dei poliziotti rispetto al mezzo milione promesso in campagna elettorale, naturalmente vinta alla grande!
Percentualmente gli statali e assimilati vari da licenziare in Italia sarebbero anche più di un milione a causa di parecchi altri licenziamenti realizzati, in confronto, all’epoca della Thatcher: si ricordino i minatori statalizzati in deficit economico cronico eliminati dopo più di otto mesi di sciopero ad oltranza. Nessuno in Italia  si azzarda a quantificare veramente il numero reale di dipendenti pubblici (pagati pubblicamente e generalmente a ufo da molti lustri da Pantalone). Si dice abitualmente, anche da parte di giornalisti di grido ma ignoranti oltreché profondamente corrotti dall’ideologia, che sono in totale più di 3 milioni… In realtà si è reso nel tempo molto difficile censirli: del resto è così anche in molti altri paesi europei altrettanto statalisti e clientelari (se la cosa può consolare piuttosto che disperare). Si pensi ai consulenti pagati spessissimo dalla fannullaggine endemica e dall’incompetenza degli statali che vengono (auto)sostituiti nel loro lavoro dalla piaga delle cosiddette consulenze. Ma chi ha il coraggio nel Belpaese anche solo di parlarne? Si osservi ora la campagna forsennata dei media per i cosiddetti licenziamenti in “48 ore”. Sono decenni che  – in minima parte – li si scopre anche in mutande mentre timbrano pure i cartellini dei colleghi. Ma dove erano e dove sono i non pochi loro inutili capi? E poi, perché i furbetti lo fanno mentre nel settore privato la cosa assolutamente non può esistere? Semplice, gli ignobili e la quasi totalità dei loro colleghi (avendo come riferimento gli standard produttivi di tutti i lavoratori del settore privato che devono mantenerli con le infinite tasse) hanno poco o quasi nulla da fare. Apparentemente ligi, quando – a causa del loro numero in enorme sovrappiù – non fanno cose inutili, antisociali e antieconomiche, il loro problema morale è la fatale omertà  corporatista complice! Nel settore delle imprese private, solo tra il 1998 e il 2015 sono stati licenziati senzia fiatare – anche per innumerevoli  chiusure e fallimenti – milioni di lavoratori. Nel settore pubblico invece aumentano, in modo classicamente clientelare. In Belgio, per esempio, c’erano nel 2000 a libro paga dello Stato 950 mila funzionari. Nel 2016 ce ne sono 1 milione e quattrocentocinquantamila! Il tutto seguendo l’esempio fulgido dell’Unione Europea nello stesso periodo: da 20 mila a 54 mila. Il costo? Lo si trova in tutto il gigantesco e paralizzante, anche per il futuro, debito pubblico. Giubileo nel suo articolo lo ripete più volte: “risparmio statale di 40 miliardi”. Il budget della cosiddetta legge di stabilità è di soli 37 miliardi.

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