Nozze d’oro di Franco e Orietta Appunti di Franco Troiano per il pranzo a Francavilla al Mare Feste di Lanciano – 16 settembre 2018

Cari parenti e amici, non temete! Non vi farò nessun discorso: ne siamo tutti saturi. Notte e giorno ce ne fanno continuamente. Fosse per me, sarebbe quasi silenzio totale con comunicazione prevalentemente o solo scritta. Silenziosa e libera, veramente libera.
Ma qui ho il dovere di fare le prime  presentazioni dei convenuti. Rapidamente. Farete il resto, il principale naturalmente, voi stessi. Oltretutto siete una cinquantina…
Allacciate dunque le cinture e servitevi della mappa, l’Albero genealogico preparato ed in via di completamento dall’Orietta (più di 300 persone già inserite!).
Non dovete temere che vi parlerò di noi festeggiati, né di me né della mia ditta internazionale fondata più di quarant’anni fa a Bruxelles. Troverete tutto, silenziosamente, su Internet, sul mio sito blog (in francese e in italiano) e sui siti web della mia società commerciale, dove ci sono anche i miei “famosissimi” libri… ai   
www.francamente2.com e www.eurologos.com.

 

 

 

 

Vi ringrazio di aver risposto al nostro invito, di Orietta e mio, per festeggiare le nostre Nozze d’oro. Per celebrare modestamente, così anche nella nostra città e regione comune di provenienza. Festeggiare con modestia il molto sensato ritorno. Non solo in Abruzzo e in Italia, ma anche nel mondo intero, c’è il ritorno del valore della Tradizione e della propria Terra di origine culturale (la Patria), senza con questo essere più accusati o accusabili di brutto nazionalismo, o provincialismo ideologico.

 

Ma soprattutto, direi, devo ringraziare i Lancianesi inamovibili d’ordinanza con in testa Mario Delle Vigne che si è installato, da moltissimi anni, in quel dell’Iconicella, tra Romagnoli e Lanciano.
Tramandando, con la sua famiglia, l’ingegnosità e l’inventività della vicinissima Officina Delle Vigne con, da molto tempo, i fornetti di Mario (da lui inventati e costruiti) a calore soavemente e paradossalmente refrattario. A fuoco… anche spento.
Mario non poteva sposarsi che con l’aurea – molto “aurea” – Nilde Angelucci. E ingenerare due intraprendenti e moderni figli: Nicola, valente odontotecnico con suo figlio Samuele; e Maurizio che ha avuto la brillante idea di continuare la tradizione familiare dei fornetti paterni.
Il quale Maurizio si è sposato la bella colombiana neo-lancianese Isabel che gli ha dato due bei figli già abbastanza grandicelli, Agnese e Simone.

 

Un saluto tutto particolare va rivolto a Pietro Iacovelli che è diventato, grazie alla sua professione di orafo-orologiaio e alla sua inestinguibile passione religiosa, sociale e politica, anche presidente della gloriosa Associazione degli Artigiani. La quale l’ha anche ricambiato con un premio professionale non solamente provinciale, di cui ho avuto notizia fin su in Belgio sui social network!
La cognata Franca, mia cugina, ha poi fatto nascere, si sa, da ormai classica ostetrica e levatrice, migliaia di piccoli lancianesi da una quarantina d’anni.
Alla testa ora della famiglia del rimpianto Umberto Zulli, tra cui – praticamente quasi, anche lì, tra tutte donne della famiglia – è riuscito a spiccare il figlio Giorgio ora diventato, grazie al suo talento di tenore, il celebrato non solo direttore anche di una valentissima Corale lancianese: nella grande e vecchia tradizione musicale (anche se solo strumentale) dei due ceppi della grande famiglia qui autofesteggiata: i Delle Vigne e i Maiorini/Troiano, pure d’origine, grazie alle sue donne sposate provenienti dalla famiglia  Delle Vigne.
Nelle due famiglie, tra i primi, suonavano magistralmente la fisarmonica festaiola: nonno Ernesto di Villa Romagnoli e suo figlio primo Pierino, più tardi di Mozzagrogna, con strumento individuale; in quell’altra, il violino, il clarinetto, il bombardino, le percussioni, il corno e l’oboe, strumenti da banda e d’orchestra.

 

Nella mia famiglia dei Troiano, mio nonno paterno Giovanni, era pure direttore e concertatore della gloriosa banda (fra l’altro) di Lanciano (quella diretta anche dal famoso maestro Centofanti).
La tradizione musicale era molto viva: mio padre compianto Alfredo era timpanista e suo fratello Ciccillo (mio rimpianto zio, emigrato anche lui a Milano) suonava il corno.

 

Qui c’è anche la Rosy, la figlia fotocopia della rimpianta mitica Imelda. C’è pure, naturalmente, suo marito Camillo, canadese di nascita emigrata, ritornato, per amore nativo, a Lanciano. Sono qui con i loro due splendidi bambini, Giuseppe e Giovanni.

 

Ma è alla moglie di PietroNella, e soprattutto alla già detta sorella Franca, nonché a Chiara, la giovane figlia ora anche madre del più giovane fra noi, il piccolissimo Pietr(in)o, che è da attribuire un grande merito. Si tratta del problema del livello appena avanzato di malattia, quasi fatale nella degradazione per l’età praticamente centenaria di zia Annina. Ella è la sorella minore e ormai sola superstite, di Trieste mia madre e di mio zio Nicolino, emigrato con tutta la sua famiglia a Torino.
Queste tre Grazie lancianesi sono in prima linea a sostenere il valore assoluto e inviolabile della vita umana, sebben malata.
Noi festeggiati che viviamo in Belgio, forse il Paese più trans-umanista e nichilista al mondo, sappiamo di cosa, nell’orrore delle eutanasie, si parla nel qualcaso.

 

E che dire della Ferramenta Delle Vigne Tommaso, genialmente ora pubblicizzata dall’erede figlio Massimiliano, intelligentissimo e sposato alla fascinosa Rosetta, e coadiuvato dall’instancabile fratello Marco, figlio pure lui del molto rimpianto Tumass o Tumassine?
Con una pubblicità divenuta popolarissima e assolutamente postmoderna in dialetto comico, di grande efficacia su Face Book.
Essa annuncia la chiusura della Ferramenta solo la domenica mattina in quanto tutta la famiglia è a Messa! Guardandola, ci siamo sbellicati e divertiti a Bruxelles per l’originalità irresistibile della promozione commerciale a favore della loro “puteca”-emporio.
Mia sorella Gianna, nata a Milano, che è qui col figlio Alessandro sposato con bambino in quel di Milano e Varese, mi ha assicurato che un vero e proprio factotum e protagonista del loro emporio è diventato il detto fratello Marco: il lavoro santifica e guarisce!
Chi sta anche dietro questo successo commerciale lampante?
La madre Giuliana che è vera imprenditora fin da piccola (a 5 anni, è stata messa lì dietro il bancone di vendita dalla madre vedova precocissima, nel negozio familiare vicino a Casoli).

 

Rischiavo di non mettere qui in giusta evidenza gli ospiti di Forlì, Giovanni e Diana, della nostra grande famiglia acquisita col matrimonio di nostro figlio Didier con la loro figlia Elisa, emigrata a Bruxelles dalla Romagna.
Il fratello della sposa, Gabriele, venuto anche lui a Lanciano, è anche lui un inamovibile regionalista, ma forlivese e romagnolo…
Sono tutti titolari di due negozi specialistici di occhialai: un po’ come la famiglia di mio zio Lillino, fratello minore di mio padre Alfredo, installata in quel di Barcellona (dopo l’interrotto ritorno, di passaggio in Catalogna, verso l’Italia dal seminario gesuitico americano), in questo ramo della mia famiglia spagnola, da New York appena finita la seconda guerra mondiale…
Tutti in famiglia stanno realizzando una catena – senza naturalmente saperlo rispetto ai forlivesi – ma di farmacie occhialaie: in Spagna, gli occhiali li vendono soprattutto con le aspirine…!

 

Devo citare, non marginalmente, l’altro dei fratelli maschi, Antonio, tutti accuditi allora amorosamente dall’unica sorella Imelda. Era Antonio certamente il discolo e più allegro in famiglia. Gran lavoratore, come tutti nel nucleo villaromagnolese con l’officina famosa, subito dopo la guerra, negli anni ’45-’60 fondata da papà Ernest(in)o, reduce a suo tempo dall’Africa.

È anche qui con noi una vera Albanese, Anje, sbarcata in Puglia con un gommone. Ora, dopo tanti anni, è sposata con un connazionale, Mateo, e madre di quattro bambini splendidi tutti forlivesi. Molto cattolica, lei ci ricorda di fatto che il grande problema dell’immigrazione libera in Italia, se mai fosse necessaria realmente, dovrebbe essere privilegiato per l’arrivo di cristiani (dell’Est o dell’America latina) i quali si integrano veramente! I musulmani, anche in America del nord, non si sono mai veramente integrati: è la nostra, lareligione giudeo-cristiana quella culturalmente occidentale e europea. E veramente universale, ad integrarsi veramente!

 

Avrei dovuto cominciare da loro, i defunti diretti e vicini, che ci hanno lasciati (solo anticipandoci, del resto) nel nostro destino che ci accomuna tutti: il già detto fisarmonicista Pierino detto apostrofato alacre e sorridente; poi, il già ricodato ambizioso e gentile Tommaso; la bella Imelda di cui abbiamo qui Giovanni Pocetti, il vedovo risposato con la lancianese Maria, dal nome molto, molto qui diffuso;  poi c’è zio Ernesto, Ernestino il capostipite, loro padre amorevole. Particolarmente con la più piccola, la femminuccia  quinta arrivata; poi sua moglie di Castelfrentano (a Milano direbbero la regiura) donn’Assunta (che cuoceva anche le “schere” di pane per tutta la famiglia).
A Lanciano, zio Umberto, padre di Nella e Franca e marito di zia Annina.  I miei genitori, con mia madre Trieste Liberata nata esattamente cento anni fa, il 4 novembre 1918, come “premio” – si potrebbe dire – per la fine della più sanguinosa e barbara delle guerre: anche col gas.

 

Guerra scampata però da nonno Achille Delle Vigne, fratello minore di Ernesto, di mia nonna, che, per primo tra tutti noi cosmopoliti, appena alla vigilia della prima guerra mondiale è emigrato in Argentina, sposandosi poi colà. E, purtroppo, mai potuto tornare (con molta sofferenza) in Italia.
È il motivo per cui nessuno qui lo conosce personalmente.
Ho avuto il privilegio di incontrarlo e frequentarlo per vari anni in famiglia a Bruxelles, dove pure è sepolto con sua moglie di origine toscana: sono gli unici parenti che abbiamo là al cimitero!
Avevano seguito i loro due figli adulti, già residenti a Buenos Aires, nella grande famiglia lì emigrata, battezzati coi nomi piuttosto argentini, Aquiles e Nelson.
Questi erano diventati grandi pianisti internazionali in quanto anche formati dal mostro sacro, tra i pochissimi grandi pianisti mondiali del secolo scorso, Claudio Arrau.

Qui dovete conoscere un dettaglio significativo. Ormai, dopo più di sessant’anni, nonno Achille, fratello minore, come ripeto, di Ernesto Delle Vigne e di mia nonna Marietta (nonna che ho naturalmente in comune anche con Nella e Franca, col mio molto compianto fratello Lino, con mia sorella Gianna e con i cugini di Torino), non parlava quasi più italiano, ma esclusivamente solo il suo abituale e ininterrotto acquisito spagnolo.
Così, quando l’ho incontrato con Orietta a Bruxelles e lo frequentavo in famiglia dagli anni ’70, ho cominciato a parlargli in dialetto lancianese (nostra lingua madre comune) e che solo noi due conoscevamo là. Quanto ai due figli diventati artisti, sono molto poliglotti ispanofoni. E come prima lingua belga dovettero imparare l’olandese (il fiammingo) per insegnare.
Poi si sono immersi con noi in italiano, in quanto son potuti restare in Belgio potendosi anche sposare con due fiammighe in quanto italiani grazie alla nazionalità del loro padre Achille Delle Vigne. L’ormai vecchio Achille si ricordava del suo dialetto e lo riparlava piangendo come un bambino, tanto ne era emozionato. Il suo nipotino (ora trentenne) è anche stato battezzato in italiano, dal figlio Nelson, significativementecol nome italiano di Achille.

 

Ho scritto nell’invito a questo pranzo il motto riferito agli Abruzzesi “Forti e gentili”, e che ci “ha tutti conservati all’estero demassificati e sempre culturalmente cristiani oltreché Italiani”.
Nonno  Achille è sempre restato – significativamente – per tutta la vita di nazionalità italiana. Scrivendovi, quest’estate, pensavo soprattutto a lui.

 

Di mia figlia minore Odile, dirò solo che è francofona come il fratello maggiore Didier, ma se la cava bene anche in italiano (se qualcuno poi vuole parlarle in inglese, la lingua sua preferita in quanto si è anche laureata a Oxford rimanendovi per quattro anni; oppure in olandese, vale a dire le prima lingua del Belgio, può scatenarsi a suo piacimento).
Odile, è fidanzata con un bruxellese, l’avvocato Benjamin, molto ammiratore, come tutta la sua famiglia, dell’Italia: è venuto giù anche lui per quasi millecinquecento chilometri, per mostrare con simpatia che i belgi non sono poi umanamente così mostruosi, come li vorrebbe la loro attuale nomea culturale e politica.
Odile ha ormai ripreso anche la direzione della mia ditta di cui – continuate a non temere – non vi dirò nulla: leggete a vostro agio in silenzio, quando e se volete, sul sito della società (www.eurologos.com.)

 

Di Didier, il primogenito, dirò solo che è laureato a Bruxelles in scienze politiche e anche lui poliglotta, in inglese e fiammingo oltre che in italiano imparato n casa. Ha anche scelto una forlivese come sposa.
È diventato un “esperto” in Islam avendo fatto molti studi comparativi tra Corano e Bibbia. Ha lavorato nella sicurezza a Bruxelles come agente ed ora è nelle Ferrovie dello Stato belga.

 

Il resto ve lo diranno, naturalmente, loro e continuerete a dirvelo voi stessi.
Compresi quelli che ho inevitabilmente dilmenticato.
Di altri, ancora più giovani qui convenuti, sapremo molte cose in futuro anche attraverso il Gruppo WathsApp Francavilla.
E, soprattutto, potranno dimostrare nella vita che ancora hanno molto di fronte da realizzare…

 

Di mia moglie Orietta, milanese da moltissime generazioni ambrosiane, vi posso qui dire che comanda a bacchetta anche me (da parte mia anche molto consensualmente; sono le donne che hanno sempre realmente comandato nella storia: me lo son detto da molto tempo).
Almeno quanto nell’attuale Unione europea che, da parte della frau Merkel, riesce ancora a comandare in tutta Europa. Anche se con tentativi non indifferenti di sana reazione, come anche ora in Italia (finalmente!).
La mia seconda metà è stata funzionaria alla Commissione europea a Bruxelles.
Da cui la nostra belgitudine, da più di quarant’anni: più dei nostri anni italiani.

 

Della Chiesa cattolica, sosteniamo anche due piccoli conventi di clausura a Pietrarubbia e a San Marino per cui è nostro desiderio evitare, se possibile, di ricevere regali. Vorremmo che siano diretti, come i nostri, alle Monache Adoratrici (e monaci) del Santissimo Sacramento in questione: www.adoratrici.it  e www.culturacattolica.it.

Soprattutto considerando che, da parte dei lancianesi felicemente inamovibili, devoti fieramente al grandioso e capostipite dei Miracoli eucaristici nel mondo: avvenuto in piazza, come sapete a Lanciano, nell’attuale chiesa di san Francesco, già nel 700!
Noi vecchia coppia ora in festa pensiamo infatti che, come ai tempi del Medio Evo, il mondo comtemporaneo possa essere ricivilizzato e salvato – anche e soprattutto molto silenziosamente – solo da piccole comunità con in testa quelle fondamentalmente monacali.
Meglio se culturalmente claustrali, sperdute e qualificate veramente cattoliche in quel del silenzio della periferia. Nei nostri meravigliosi Appennini.

 

Come esempio delle meraviglie che gli uomini possono realizzare, lavorando, se si mettono a cooperare con i Piani divini della Trinità, abbiamo portato per voi in regalo – con la statuetta ricordo di Magritte, l’artista prestigioso belga – molti CD di cui, con la mia impresa, ho sponsorizzato le registrazioni.
Si tratta delle 32 Sonate di Beethoven per pianoforte che stiamo anche ora qui ascoltando mentre pranziamo.
Si tratta dell’opera più importante del più grande compositore della storia, con le sue più belle composizioni mai concepite (la Hammerklavier, l’Appassionata, la Tempesta, l’Al chiaro di luna e soprattutto le ultime tre sonate, la 109, 110 e la 111!)…
L’interpretazione del cugino Aquiles Delle Vigne, che alcuni di voi hanno conosciuto personalmente (soprattutto i cugini romagnolesi, anni fa), è magistrale.
Ascoltatele e riascoltatele pensando alla sperduta Romagnoli, un paesino che, con lo sguardo sulla Maiella e il profumo del vicino venticello salmastro dell’Adriatico, è capace, col lavoro, molto lavoro, di produrre un piccolo capolavoro come questo.

Quanto alla statuetta di Magritte che vi abbiamo offerto, spero che, anche in privato, mi chiediate, in un prossimo futuro, mie spiegazione di quest’opera famosa: ne ho anche una interpretazione originale.

Grazie.

 

                                                                                                                 Francavilla, 16 settembre 2018

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