Nulla di più lontano dei Sacramenti nell’attuale mondo secolarizzato, e nulla di più vicino e intimo della loro amministrazione e fruizione. Il caso della morte rapidissima di mia madre ai suoi 98 anni, in questo ferragosto.

Con mia moglie, sua madre ha spirato l’ultimo respiro durante un lungo abbraccio in una intimità doppiamente materna. Nessuno della famiglia più vicina aveva presentito avvicinarsi così presto il momento supremo della vecchia madre. Felice per il calore della sua prima figlia, venuta anche da Bruxelles per l’accompagnarla nei suoi ultimi gesti, ella s’è lasciata andare al suo ultimo passaggio verso la sua eternità: in piena naturalezza e in un abbandono placato e calmo. Io, ero stato congedato il pomeriggio – ero comunque inquieto – dalla coppia indissociabile carnalmente ricostituita. Ho assistito così da solo al terzo piano concerto di Rachmaninoff che si suonava in serata sul Lago di Como. Al termine del quale, ho appreso da mia moglie della morte serenamente misteriosa – la morte è sempre misteriosa – di mia suocera.
Questo venerdì 12 agosto, è venuto il turno di mia madre. Sapendo che le sue ore erano contate, abbiamo chiamato il prete delle urgenze del Fatebenefratelli, lo storico Hospitale di Milano per fargli amministrare il Sacramento dell’Estrema Unzione. Non più di trenta secondi dopo averla ricevuta, ella non respirava più! Era passata tra le lacrime d’emozione di mia sorella e di mia moglie con la naturalità di un movimento totalmente compiuto. Si direbbe che non avesse atteso altro: ne avevamo parlato con lei una buona quindicina di giorni prima. Eravamo così riuniti al suo capezzale col prete e assistevamo ad un evento fatale che non poteva che riguardare anche la nostra vita, in una evidenza tanto solenne che trascendente.

Eravamo arrivati all’ospedale in una città, una metropoli tra le più attive d’Europa, quasi deserta. Era quasi il ferragosto tradizionalmente della Milano svuotata. Ci si respirava un quasi silenzio inabituale dei suoi rumori di produzione. Ma si poteva immaginare il baccano assordante, corrispondente, nelle spiagge colme di apparente spensierato nichilismo. Una ricerca di evasione anche disperata, per dimenticare la morte viva dell’esistenza senza il senso primo e ultimo di Dio. Quello stesso che rassomigliava da lontano al grafismo che aveva segnalato l’encefalogramma appiattito sullo schermo a fianco del letto tecnologico di mia madre. Tutta l’estensione del dramma umano, contemporaneo e percepibile, poteva essere contenuta tra le polarità  ben evidenti ed opposte a noi presenti. La nostra morte placida e naturale all’ospedale, e quella molto rumorosa della ricerca convulsiva nella città e sulla spiaggia che ci aveva terrorizzati non appena qualche giorno prima passando sulla costa adriatica di Pesaro. E che ci aveva fatto fuggire verso il  tranquillo e maestoso Lago di Como, nel nostro Alto Lario, tra i tre mila metri delle montagne a picco sull’acqua.

Nei giorni seguenti, tra le condoglianze ricevute per telefono, alla breve narrazione dell’episodio della morte apparsa appena dopo la nostra preghiera assolutoria guidata dal prete, la sorpresa di mia moglie e mia è stata di venire a conoscenza che almeno sei casi analoghi erano successi ai nostri amici e famigliari. Il nostro semplice racconto aveva indotto a parlare tra i nostri interlocutori delle loro sorprendenti esperienze verificate, quasi negli stessi termini, nelle loro famiglie. L’abituale reticenza o tabù a parlare sull’argomento, pertanto profondo e intimo ancor più della nascita, aveva slegato le lingue: c’era solo da ascoltare tutti i dettagli degli stessi casi direttamente conosciuti. I Sacramenti della Chiesa non sono, in effetti, delle piccole funzioni artificialmente inventate o giustificate per bisogni psicologici (psicologistici) di circostanza. Corrispondono alla normatività profonda che la vita esige nel suo svolgersi naturale. E poi essi sono stati instituiti divinamente per significare il senso intrinseco degli atti fondamentali della nostra esistenza. Questa è sempre stata costituita, molto concretamente, di fattualità e d’immancabile immaterialità in un sistema indissociabile. E necessariamente inpensabile.
Credevate forse nell’insuperabile paura di Sorella Morte?

Commenti

  • La morte è la curva della strada,
    morire è solo non essere visto.
    Se ascolto,
    sento i tuoi passi esistere come io esisto.
    La terra è fatta di cielo.
    Mai nessuno s’è smarrito.
    Tutto è verità e passaggio.
    (Pessoa)

    Gino LUKA16 Agosto 2016

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