A Norcia ho appreso che la penitenza, per una colpa relativa a un monaco benedettino, è la “sospensione dal lavoro“ e non una corvée pesante per niente reabilitativa. Ogni attività deve essere una libera collaborazione umana con la Creazione permanente ed eterna di Dio.

La nostra civiltà occidentale, ormai quasi mondiale e nichilista, ha ridotto la sacrosanta attività quotidiana all’orribile e prioritario rifiuto strisciante del lavoro.
Gli ultimi sessanta anni sindacali e politicisti hanno ben finito di trasformare il lavoro, tutto il lavoro degli uomini, in pura necessità esclusivamente dolorosa. Fino a sconvolgere la concezione vitale e culturale – profondamente vocazionale, globale e intimamente religiosa – di ogni attività economica. La distanza e la differenza con l’apparente paradosso della penitenza dettata dal forse più grande monaco, diventato Patrono d’Europa, Benedetto (come l’incommensurabile san Francesco, anch’egli corregionale!), mostra l’ampiezza di questo abbrutimento dell’uomo detto moderno. Sebbene le mie attività imprenditoriali si siano sviluppate su quattro continenti da quarant’anni a partire dal Belgio (www.eurologos.com), la semplice formulazione benedettina – molto concettuale e all’origine della concezione di vita occidentale, dunque del lavoro – mi è stata rivelata da un laico dell’ordine religioso a Norcia. In questo piccolo villaggio ancora medievale nell’Umbria è nato il grande monaco fondatore di questo monachesimo eternamente moderno che ancora sopravvive intatto nel nostro Vecchio Continente.

Ero anch’io con un centinaio di vecchi membri di Comunione e Liberazione, per partecipare – anche in famiglia – a una vacanza di studio in questa piccola borgata che ha salvato i suoi tesori di ben più di un millenio. Contrariamente ai luoghi comuni secolarizzati e relativisti dei nostri giorni, una dozzina di giovani monaci nordamericani, tutti molto rigorosamente fedeli a san Benedetto e alla sua famosa Regola, ha resuscitato il convento che era diventato leggendario (con quello principale di Montecassino) in tutti i paesi sviluppati, non solamente europei. Noi, se così si può dire, di CL (tendenza molto giussaniana “In Movimento”) abbiamo partecipato a una recita delle Ore e a una messa tridentina di questi monaci che pregano e cantano in gregoriano e nella lingua latina.

Tra tutte le cose che hanno provocato il mio stupore, nelle nostre vacanze nella regione che ha veramente fondato, al cuore dell’Italia, la più bella tradizione della strapazzata civiltà europea, c’è questo concetto della teleologia santificante del lavoro. Essa è stata concepita alla base della visione profondamente cristiana dei monaci benedettini con l’aggiunta di valore e di bellezza alla costante Creazione, anche tecnologica, della vita e dell’universo. Ogni fedele, naturalmente anche laico, vive così la sua esistenza nell’accompagnamento di questa vocazione completamente ontologica, intrinseca alla sua vita e alla sua Persona. Non importa se nella modestia apparente della sua funzione o nelle grandi realizzazioni umane! La bellezza può essere solo formulata ed espressa dall’armonia detta celeste della suprema collaborazione attiva e riconoscente da parte di ogni uomo nella sua implacabile e “involontaria” vocazione, anche professionale. Il lavoro diventa così la dimensione più universale nella Creazione il cui mistero trascendente può solo totalizzarsi nella sua ricerca cognitiva più completante e globale.

Ecco il perché per cui il cattolicesimo non può che riproporsi, come sempre eternamente, in quanto salvezza suprema per ogni Persona, contro ogni tentativo riduzionista in corso: sia nel nichilismo statalista che l’Occidente sta artificialmente costruendo in modo forsennato, che nella riattivazione della dottrina dittatoriale coranica e della tradizione violenta e guerresca che annulla il primo valore umano – la libertà! – fondamentalmente da parte dell’Islam. Queste due concezioni, ben opposte, stanno apparentemente occupando e preoccupando l’attualità deprimente e spensierata della vita contemporanea. Esse, non a caso, sono totalmente prive della nozione primordiale del peccato originale. L’uomo, secondo il nichilismo secolarizzato che si crede autosufficiente, come pure per l’Islam strutturalmente omicida e barbaro dalla sua fondazione costruita, non si ritiene macchiato dalla tendenza naturale a compiere il male, pur di apparentemente trionfare. Arrogantemente certi della loro perfezione razionalista oppure innata non hanno altro da fare che imporre – attraverso il riduzionismo “democratico” o via il totalitarismo violento e assassino – le loro insolenti e presuntuose ideologie devastatrici. Dell’attuale “moderazione” delle masse musulmane (dormienti) in Occidente, se ne parli e se ne sviluppi pure la tendenza. Dopo però aver ben constatato, e in pubblico, che ci son voluti ben più di una quindicina d’anni a partire, per esempio, già solo  dalle Twin Tower, perché la rarissima e poco significativa percentuale dei molto interessati islamici, spesso sacrileghi e coranicamente in modo rigoroso e infingardo, facessero anche capolino con letture di sure durante l’eucaristia e sputacchiamenti di crocefissi…

Quindi, da dove proviene questo conseguente rifiuto strisciante del lavoro, prima di tutto spirituale, che il nichilismo relativista, attualmente pigro nell’Occidente, come pure la nullificazione della libertà personale (soprattutto da parte dell’Islam), vogliono imporre ad un mondo piuttosto sazio e globalmente ridotto nei suoi numerosi rifugi materialisti, ludici e laicisti?
Evidentemente questo rifiuto dipende dalla più totale sottomissione, autosottomissione volontaria, alla negazione della Verità dell’Avvenimento del cristianesimo vivo in quello che papa Emerito Benedetto chiamava, nel suo discorso ai Bernardini a Parigi, il Quaerere Deum (Cercare Dio), il Dio Trinitario salvatore. Lo stesso Dio che crea e ricrea continuamente, esclusivamente con il libero, intelligente e volontario lavoro collaborativo di ogni uomo alla Vita della Persona e dei suoi derivati sociali, nella Verità rivelata: nella Via universale indicata dalla sequela della Croce e concluso dalla trionfale Resurrezione. E che non si dimentichi, nel frattempo, che per esempio, l’età media delle pensioni e delle prepensioni in Europa (accuratamente molto nascosta) è di sole 56 anni e qualche mese: io, come molti altri, a 72 anni continuo a non molto moderatamente lavorare, fino all’ultimo (prossimo…) respiro ringraziando Dio della relativa buona salute. E, allo stesso tempo, che non si dimentichi nemmeno il grado molto primitivo del tradizionale sviluppo tecnologico raggiunto, non a caso, dai paesi musulmani… Del resto chi oggi considera  ancora indispensabile lavorare bene, precisamente et con la passione propria di una grande altezza vitale?

Fino a quando, come negli ultimi secoli, gli uomini cercheranno progressivamente nei loro idoli – che essi siano personificati nella prevalenza totalitaria dello statalismo borghese sulla Persona, oppure nello stesso riduzionismo assolutista, violento e mortifero della religione scritta e prescrittiva nella barbarie ancora immutata (l’Islam: ma chi potrà emendarlo?) – potranno solo perdersi in un’avventura narcisistica e cieca, selvaggia e micidialmente omicida, nella subordinazione alla loro fatale impotenza vitale e culturale.
E questo anche da parte della Chiesa e dei suoi movimenti ecclesiali che si fanno fuorviare e deviare da codesta tendenza generale al rifiuto del lavoro dove la ricerca della Verità e del Dio misericordioso nella Tradizione è messa all’ostracismo. Dove l’intimismo e lo spiritualismo casuistico, sostanzialmente di resa all’ateismo reale e allo statalismo globale, oppure dove la violenza assassina nella conquista religiosa simmetrica, sono assunte come regole di vita. Naturalmente, con ogni musulmano et direttamente, si può e si deve sempre dialogare, facendo chiarezza sul principio prettamente cristiano tra peccato e peccatore…
L’umile, fedele e chiaro lavoro dei monaci benedettini è stato, in fondo, nella preghiera e nelle attività di ricerca valoriale, il modello operativo  delle nostre vacanze a Norcia.

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