Se nessuna delle formazioni politiche garantisce la totale difesa dei valori che il cristianesimo tiene come indispensabili per la salvezza del mondo e della sua civiltà, la Chiesa deve dirlo forte e chiaro. E, in questo caso, essa deve – sempre! – dare l’indicazione almeno ai suoi fedeli di astenersi dal voto.

Il voto di astensione (non votare oppure, meglio, votare in bianco) è in ogni caso una chiara manifestazione pubblica in rapporto alla gestione democratica di un paese.
Non si è assolutamente obbligati a votare il “meno peggiore” o il “più utile”, malgrado le leggi che impongono di votare. Se nessun partito dispone di una offerta di programma chiaramente conforme ai principi cristiani detti “non negoziabili”, perché la Chiesa non dovrebbe dirlo? Essa non deve realizzare sedicenti mediazioni con alcun partito politico. Né, peraltro, lasciare il suo popolo di Dio disorientato in quanto non sa per chi votare in una competizione globalmente a-cristiana oppure anticristiana, come nei nostri giorni. Quand’anche, molto spesso, lasciare gli elettori cattolici votare ciascuno a sua soggettiva scelta, pure per partiti di opposizione giurata alla fede e della Chiesa: quelli che affermano che lo Stato deve dominare la Persona e la Famiglia che sempre impersonificano, invece, la libertà. La divisione netta del potere spirituale di Dio in rapporto a quello politico di Cesare esige prima di tutto la chiarezza di ciò che vuol dire essere cristiano sul piano sociale e politico. Altrimenti, non lo si saprà mai: i nemici della chiarezza razionale sono legioni. In effetti, l’assenteismo culturale, sociale e politico di molti prelati pastori e di responsabili laici cattolici, ha consolidato la tesi assurda secondo cui il cristianesimo non avrebbe diritto di cittadinanza in questo mondo, ma solamente nella sfera privata e intima della persona… In breve l’ideologia del laicismo!
Se organismi politici, vale a dire partiti o movimenti in competizione elettorale, non si preoccupano per niente di far fronte e rispondere alle esigenze dei valori cristiani globali e totali che devono essere tradotti in leggi e in comportamenti civili, perché la Chiesa dovrebbe far “finta che tutto fila liscio in quel di… Varsavia invasa e sottomessa ai nazisti”? La politica e tutte le sue azioni non si limitano all’atto di votare. Se non si è soddisfatti delle ideologie e dei programmi politici che i partiti concepiscono, non c’è nessuna ragione – nessuna! – di partecipare alle votazioni. “Ma in questo modo – si potrebbe dire oppure si ripete spesso – si è sicuri di perdere”. E allora? I cristiani non guadagnano in ogni caso nulla votando per partiti che non rispettano i valori evangelici. Al contrario, bisogna assolutamente che tutto il corpo elettorale ben sappia quali siano questi principi che i cristiani hanno non solamente nel loro cuore. Non fosse che da un punto di vista della semplice testimonianza!
Peraltro, da un punto di vista pratico, in ragione dell’impoverimento attuale non solo economico dell’Occidente, a causa dei debiti statalisti e della mostruosa denatalità negli ultimi 50 anni, la scelta strettamente politico-economica è estremamente ridotta, anche quasi inesistente per ogni opzione partitica.

Bisogna affermare chiaro e forte che i cristiani, nella deriva verso il nichilismo e il relativismo del “pensiero unico e liquido” nel nostro mondo, si situano almeno all’opposizione totale.
È questa che si dovrebbe definire una politica chiara. Anche se essa rischia di certificare lo stato apparentemente minoritario del popolo di Dio. È necessario, eventualmente, ammetterlo pubblicamente, almeno sul piano quantitativo.
I principi correntemente dominanti nelle nostre società dette moderne sono così devastanti nella civiltà – di cui si è dimenticato che essa è cristiana – che è indispensabile che ce lo si dica e che ce lo si ripeta. E che ci si ricordi bene del gigantesco scandalo relativo all’esclusione della menzione, in quella che veniva chiamata la “Costituzione Europea”, delle origini totalmente cristiane del nostro Vecchio Continente. Non c’è nulla di più importante da dichiarare. Ormai abbiamo a che fare con ciarlatani politicistici che osano, senza contraddittorio, affermare che sono “rispettosi dei sani principi” (senza troppo dire quali) e che “si applicano a garantire il male minore”. Così, in un po’ più di un quarto di secolo molto legiferante e in più di due secoli “modernisti” (non moderni!), hanno portato all’abbrutimento della civiltà che è giunta a proclamre come “progressiste” leggi che legalizzano l’eutanasia dei bambini, degli affitti di utero e di sedicenti matrimoni omosessuali (in una epoca anche di disastrosa denatalità)… Meglio dunque votare come quasi la metà in Europa (per non parlare dell’America) “con i piedi”, secondo l’espressione comune: con l’astensione.

Il responsable operativo nunero uno della DSC (Dottrina Sociale della Chiesa), monsignor Crepaldi arcivescovo di Trieste, ha appena dichiarato:Le peggiori leggi approvate con i voti dei sedicenti cattolici, non solamente sono norme nell’astrazione e erronee, ma generano rapporti esecrabili di testimonianza sociale e inducono sofferenze e ingiustizie per le persone”. Un altro grande arcivescovo, esperto al più alto livello della storia della Chiesa, monsignor Luigi Negri, ha affermato sulla necessità della testimonianza pubblica che “Ogni testimonianza solamente personale nella vita privata e abusivamente pretesa pubblica diventa automaticamente non proprio cattolica”. Questo per dire come la necessità più acuta della Chiesa e delle sue comunità è innanzitutto la testimonianza pubblica!
Peraltro, in politica, niente è peggio della ricerca del meglio o del meno cattivo. Il cattolico deve testimoniare pubblicamente prima di tutto la Verità, tutta la Verità. Bisogna rendersi conto che nella nostra epoca, la Chiesa è diventata molto spesso anche obiettivamente autolaicista! La sua linea di non intervenzionismo nel sociale e nella storia, la sua attuale scelta fondamentalmente spiritualista e intimista, hanno contribuito negli ultimi decenni a rendere marginale, se non insignificante, la sua presenza fattuale, sociale e politica. Ciò è sempre una vera e propria eresia: in quanto la fede, per definizione, è teleologicamente destinata a diventare cultura fissata nella civiltà. Allorquando si sentono politicanti che si vantano d’aver influenzato l’approvazione di una legge ad essere apparentemente meno cattiva di quanto potesse essere senza il loro (va da sé…) molto necessario intervento, bisogna considerare la voragine storica nella quale hanno sprofondato la loro azione parassitaria. E quasi sempre inutile, in sovrappiù. Niente impedisce ai nichilisti di peggiorare ancora la loro azione distruttrice, legge dopo legge. È quanto sta succedendo anche con i divieti antiumani delle sacrosante obiezioni di coscienza!
Quanto alla Chiesa, essa deve conclamare su tutti i tetti del mondo, amplificando al massimo la sua voce, il messaggio evangelico che non è solo eterno nel senso dell’ultraterreno: il Regno di Dio comincia su questa Terra. È per questo che Gesù si è incarnato nelle nostre vite. E per noi, Egli ha permesso alla nostra libertà che Lo si faccia morire sulla croce.

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