Alle annuali manifestazioni « Pro Vita » (anche qui a Bruxelles), si aggiungono ora le voci delle femministe storiche che contestano apertamente le ipocrisie decennali del loro movimento mondiale. Oramai sono pure contro l’aborto e l’utero in affitto.

Eccole le femministe leader come la Paglia e la Muraro, oppure le numerose rappresentanti del loro movimento così emblematico per la nosra era (riunite a Parigi), prendere posisizioni tradizionalmente esclusive della Chiesa. Quelle raccomandate particolarmente da papa Emerito Benedetto sulla razionalità. Pur rimanendo in gran parte miscredenti, esse diventano sempre più ciò che si era denominato qualche anno fa delle “atee devote”… Non occorre, infatti, essere necessariamente credenti e cattoliche praticanti per sostenere senza riserve la natura ontologica della donna che è generatrice intrinseca, e verso ogni orizzonte, di tutta la vita. Il pianeta Terra sta cominciando così a uscire dalle tenebre di una eclisse della ragione durata un mezzo secolo di negazionismo ideologico della natura unica femminile: fino alla terrificante sessantina di differenziazioni “indifferenziate” del gender! Soprattutto da parte del femminismo storico che ha potuto verificare l’inanità degli slogan che affermavano l’edonismo straccione e reso folle da un certo narcisismo falsificante la femminilità. E che la Chiesa ha sempre combattuto. Il paradosso attuale è costituito dal fatto che le accuse insensate che il femminismo ha indirizzato alla Chiesa, come il sedicente irrazionalismo o l’oscurantismo, diventano ora realmente fondate, ma contro le posizioni ormai tradizionali come il laicismo irreligioso e pure violento del movimento. Oppure di quello che ne resta nel nichilismo più radicale.

Per avere una idea della radicalità di questa svolta, è sufficiente leggere quanto scrive la leader femminista americana Camille Paglia: “Anche se sono atea, riconosco la bellezza morale superiore del […] Catechismo della Chiesa cattolica in confronto ad ogni cosa appartenente al femminismo utilitarista”. […] “La vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto a partire dal momento del suo concepimento…”. Per poi porre la domanda più cruciale: “Chi rappresenta l’umanesimo più autentico in questo campo, il Catechismo cattolico o il femminismo pro choise?”. E questo non su questioni marginali tra le ultime. Si tratta della domanda riguardante il diritto di morte nei confronti della vita altrui; oppure della relazionalità di riproduzione con l’altro sesso! È Benedetta Frigerio, giornalista del glorioso quotidiano italiano Tempi, cattolico di origine giussaniano, che ha ripreso queste dichiarazioni della famosa femminista ammiratrice, dagli anni ’60, di leader come la sua compatriota Gloria Steinem o l’australiana Germaine Greer. Ma pure di un grande scrittore e critico letterario come Harold Bloom.
Quanto a Luisa Muraro, si conosce la recente posizione radicalmente avversa all’utero in affitto di cui la Francia e il Belgio si sono portati relativamente pioneri. Anch’essa è femminista numero uno della prima ora e traduttrice a Milano dei libri della psicanalista belga Luce Irigaray sul “femminismo della differenza” (che sottolineava la specificità ontologica ed irriducibile delle donne).
È anche per queste ragioni che pure quest’anno parteciperò alla “Marcia per la vita di Bruxelles” questa domenica 17 aprile.

Al giovane ricco che Gli chiedeva quali fossero i comandamenti da seguire, Gesù aveva risposto: innazitutto “Non uccidere!” prima di raccomandargli di osservare gli altri nove.
È al livello di un miliardo e mezzo che i demografi hanno calcolato come praticamente “assassinati” nell’ultimo mezzo secolo, e nel ventre delle loro madri (anche prima della fecondazione con la pillola) oppure gettati come “materiale di scarto” dopo l’ecatombe sempre in corso degli orribili aborti. Siffatta insostenibile ed infame banalizzazione di questo massacro silenzioso e massificato, nella totale depersonalizzazione, ha pure ingenerato la più grande depressione economica nella storia, per mancanza di domanda interna… Ma soprattutto sta uccidendo sempre più lo spirito e la coscienza umana. Non è un caso se l’arcivescovo André Léonard, nominato primate del Belgio da papa Ratzinger e appena partito pensionato a 75 anni, aveva partecipato alle stesse “Marce per la Vita” negli anni passati. E questo, malgrado il clima di ostilità e soprattutto d’indifferenza dell’opinione pubblica e dei media anche per l’analoga rimessa all’onore della processione del Corpus Domini nelle strade della capitale. Parecchi anni fa, in prima pagina de La Libre Belgique, quotidiano cattolico francofono, avevo avuto anche la mia involontaria e anonima foto in primo piano e tra i manifestanti abituali verso il famoso gigantesco Palais de Justice, stile babilonese, di Bruxelles. Oggi, come sempre, non c’è da cercare altre motivazioni – comprese quelle delle femministe pentite – oltre a quelle che il Vangelo e la Chiesa hanno sempre ricordato al cuore dell’uomo: “Solo Dio è il Signore della vita dal suo inizio alla sua fine: nessuno, in ogni circostanza, può rivendicare a sé il diritto di distruggere un essere umano innocente” (Catechismo, n° 2258).

Attualmente, tutti questi princìpi eterni e divini sembrano anche lontani se non dimenticati dalla generalità delle masse abbrutite che fanno spesso prevalere i loro desideri contro natura alle leggi di Dio. La qual cosa si è del resto sempre avverata come il peccato eterno, e lo si ritroverà sicuramente. Ma quello che è umanamente inaccettabile è il fatto che leggi scellerate lo rendano legale. Purtroppo, anche all’interno della Chiesa, si assiste a folli concessioni dottrinali che rimettono in discussione la fedeltà e la continuità storica della Verità e del sacro Magistero della Tradizione. Il terrore causato dall’abbandono massiccio di “fedeli” ai sacramenti, dalla loro quasi rinuncia alla liturgia (salvo una minoranza) e alla cultura evangelica, gioca continuamente cattivi “scherzi“ nei ranghi cattolici: producendo sia reazioni di opposizione altrettanto nichiliste sul piano culturale, che di spiritualismo intimista soprattutto da un punto di vista del riduzionismo pastorale; e, in sovrappiù, dell’autolaicismo centripeto in rapporto alla dimensione pubblica della testimonianza intrinsecamente cristiana. Anche l’insegnamento del Papa appare spesso non indenne da queste tendenze di vera e propria apostasia che preoccupano e disorientano la cristianità universale già ben scombussolata. La volontà legittima di ricuperare alla fede e alla fedeltà comportamentale le innumerevoli sperdute pecorelle cattoliche si trasforma, soprattutto da parte di certi vescovi dei paesi tra i più secolarizzati, in rischio travolgente di abbandonare la difficile “via stretta” della Verità divina. Oppure, cercar di praticare la propria fede spiritualisticamente lontano dagli avvenimenti del mondo: laddove Dio, giustamente, ha permesso di far liberamente crocifiggere Suo Figlio per la salvezza degli uomini.

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