I futurologhi son ancora in disaccordo : sono tra loro separati almeno tanto quanto hanno dimenticato che il protagonista della vita presente e futura è sempre l’uomo e non la pratica ridotta e corrente dell’economia, oppure le sue sedicenti teorie sociali, o cicliche, delle sue crisi…

La previsione del futuro è forse l’attività più universale e quotidiana degli uomini: ogni essere non fa che pensare al proprio avvenire, ai suoi progetti, ai suoi desideri che per definizione sono infiniti. E pertanto, se c’è una disciplina sulla quale ci si ritrova tanto arbitrariamente in disaccordo che uno o due secoli fa è giustamente di prefigurare l’universo nel quale noi vivremo tra dieci o cinquant’anni. Sì anche dieci anni! Soprattutto da un punto di vista economico. Gli esempi innumerevoli di “esperti” (quasi tutti) che si sono sbagliati in modo clamoroso negli ultimi decenni, per esempio sulla crisi attuale, sono legioni…
È evidente che la dimensione della ricchezza economica – quella di cui più si parla – stabilisca uno dei fattori, forse il più appariscente, di quella che si definisce la vita futura. Ma ormai la depressione economica, che noi conosciamo nella sua fase più acuta e ben evidentemente da più di una decina di anni, ci suggerisce di includere nelle cause e nei fattori che la costituiscono molti altri parametri altrettanto decisivi se non maggiormente. Prevedere, infatti, è soprattutto analizzare. E la materia da analizzare, innanzitutto, è fondamentalmente il passato con tutte le sue componenti. È dalla globalità e dall’esaustività di questi fattori che la previsione del futuro può avvicinarsi alla reale verità. Molto spesso i futurologhi concepiscono il futuro come se fosse predeterminato, in modo meccanicistico, come se fosse separato dal volere operativo degli uomini: è una delle ragioni per le quali essi si sbagliano così spesso. Ormai  pure i declinisti più apocalittici, quelli che si lanciano in previsioni di una guerra mondiale molto prossima, prendono la precauzione indicando l’eventualità che gli uomini non facciano nulla nel frattempo… È infatti l’azione o la reazione degli uomini e i loro atteggiamenti che naturalmente determinano il corso della storia compresi i suoi sviluppi. In altri termini la futurologia in sé, come “scienza” divinatoria o “oggettivamente” calcolabile, non esiste veramente: tutto dipende dalla libertà umana che agisce dopo la previsione avanzata. In ogni caso, prevedere è indispensabile: dall’attività dell’imprenditore e manageriale (che soprattutto è fondata sul prevedere) alla vita personale di ciascuno (che prende tutta la sua sostanza e il suo senso nella progettualità vocazionale), ci sono le ragioni per cui i futurologhi, malgrado le loro inevitabili cantonate, non saranno mai disoccupati.

Quali sono i fattori che permettono ad una previsione di non dover mai arrossire di fronte alla realtà?
Che ci si ricordi che  l’attuale crisi economica, per esempio, non è stata prevista da alcun futurologo…
Innanzitutto la previsione deve fuggire come la peste ogni premessa ideologica oppure le “teorizzazioni” automatiche e prestrutturate: esse finiscono sempre per sovrapporsi alla realtà manifestando molto presto la loro incompatibilità con la veridicità sul processo concreto che realmente si installa nelle cose. Gli uomini (è di loro che si tratta) possono sempre sbagliarsi ma difficilmente – è anche abbastanza sicuro! – insistono nella stessa colpa. Il ventesimo secolo si è svolto facendo cadere almeno le tre più grandi ideologie che l’hanno attraversato forzandolo storicamente: il nazismo, il fascismo e il comunismo. Attualmente, un’altra ideologia sta imponendosi come dominante. Essa vuole assicurarsi il predominio su ogni altra entità con un totalitarismo arrogante proprio della maggioranza detta democratica e politica. Si tratta dell’idea secondo cui il potere dello Stato è più importante e deve essere dominante sulla Persona che invece si presenta sempre con la sua intangibile e mai sottomessa libertà.
A partire da questa falsità ontologica – detta nichilismo statalista e relativista – tutte le previsioni dei futurologhi (la quasi totalità), di questo suo “pensiero unico”, sono falsificate. Queste sono tutte dipendenti delle due grandi teorie storiche che, malgrado le enormità dei loro inganni, sono ancora oggi di grande attualità, sebbene con applicazioni diverse: il maltusianesimo di Thomas Robert Malthus e la ciclicità ricorrente di Nikolaï Kondratieff. L’uno detto “liberale” e l’altro “comunista”. Il primo affermava  che l’umanità non poteva che essere in crisi in quanto essa aveva troppa popolazione già due secoli fa (mentre non c’era più di un quinto della popolazione attuale!); il secondo è giunto a farsi fucilare da Stalin a causa della sua teoria sulla ciclicità “obiettiva” e progressiva delle crisi economiche (da cui anche il “fatalismo russo”!). Questa ciclicità entrava naturalmente in concorrenza con l’altro progetto determinista e utopico del comunismo (marxista-leninista) con la sua “inaggirabile” rivoluzione proletaria.
Ancora nei nostri giorni questi principi ideologici scellerati sono operativi presso molti futurologhi attuali che non esitano ad “aggiornare” questi due errori colossali e storici: nella nuova teoria che li rende altrettanto ciechi di fronte alla denatalità humana (che ha fatto crollare progressivamente la domanda interna degli Stati occidentali da mezzo secolo); e di fronte ai debiti pubblici colossali degli Stati (di cui gli interessi costano somme annuali proibitive e economicamente paralizzanti). Queste due aberrazioni dalle dimensioni e conseguenze gigantesche non sono mai state individuate dai futurologhi contemporanei.

Queste due ideologie oggi coniugate, oltre che ciascuna separatamente ingannevoli, non hanno altra giustificazione che l’edonismo anche un po’, e sempre più, straccione nella nostra epoca: permettere di fare vivere le attuali generazioni adulte al di sopra dei loro mezzi. Che ce lo si ricordi: i debiti statali continuano ad accumularsi senza mai essere stati rimborsati. Essi sono stati messi immoralmente sulle spalle delle generazioni future! Una conseguenza non trascurabile è stata anche il fatto di avere così creato una classe di nuovi “parassiti” (i finanziari creditori) che anche papa Francesco non smette di criticare come una anomalia devastatrice del nostro tempo.
Reagirà la nostra generazione di adulti à questo stato di cose disastroso che ha già caratterizzato la nostra era?
È da questa possibile reazione provvidenziale se le previsioni pessimiste, molto pessimiste, dei futurologhi si avvereranno o no.

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