{"id":978,"date":"2015-05-04T16:54:25","date_gmt":"2015-05-04T15:54:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francamente2.com\/?p=978"},"modified":"2015-05-04T17:08:10","modified_gmt":"2015-05-04T16:08:10","slug":"la-scuola-e-leducazione-devono-essere-pubbliche-e-non-statali-lannientamento-della-cultura-e-della-liberta-leducazione-e-un-affare-da-sempre-proprio-alliniziativa-della-famiglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.francamente2.com\/?p=978","title":{"rendered":"La scuola e l&rsquo;educazione devono essere pubbliche e non statali. Il monopolio ideologico dell&rsquo;insegnamento dello Stato produce l&rsquo;annientamento della cultura e della libert\u00e0. L&rsquo;educazione \u00e8 un affare da sempre proprio all&rsquo;iniziativa della famiglia."},"content":{"rendered":"<p>\u201cMandateci in giro nudi, ma lasciateci la libert\u00e0 di educare\u201d\u00a0era la frase del pi\u00f9 grande educatore dell&rsquo;ultimo secolo, Luigi Giussani, che aveva stigmatizzato la radicale e prioritaria importanza dell&rsquo;insegnamento nella societ\u00e0 civile.<br \/>\nStesse parole quelle pronunciate da Giampaolo Crepaldi, arcivescovo di Trieste e attuale numero uno della Dottrina Sociale della Chiesa: \u00ab\u00a0La pi\u00f9 grande rivoluzione politica \u00e8 la libert\u00e0 di educazione\u00a0\u00bb.<br \/>\nQual \u00e8 il motivo di queste due dichiarazioni cos\u00ec gravi pronunciate da due dei pi\u00f9 influenti grandi educatori della storia ?<br \/>\nNella nostra societ\u00e0 sazia e disperatamente smarrita, dove il <em>Pensiero unico <\/em>ha ridotto ogni cosa alla supremazia e al trionfo dello Stato statalista su ogni altra istanza umana, queste urla, che risuonano come dei proclami estremi, non sono poi cos\u00ec sorprendenti. La nostra \u00e8 l&rsquo;era dello <em>Stato statalista<\/em>, del<em> Pensiero unico<\/em> del<em> Polically correct. <\/em>Questo piccolo cocktail, formato da due ideologie dette, abusivamente, \u00ab\u00a0neutre\u00a0\u00bb, \u00e8 diventato ormai da mezzo secolo il veleno mortale dell&rsquo;umanit\u00e0. Tutta la cultura contemporanea \u2013 dalla scuola ai media, dalla concezione economica a quella politica, dai principi morali di comportamento a quelli della sessualit\u00e0 e delle comunit\u00e0 \u2013 \u00e8 sotto i \u00ab\u00a0postumi\u00a0\u00bb di questa bevanda di cui si fa, generalmente, un utilizzo smodato e tranquillamente tossico. Questi due ingredienti, mischiati in dosi massive e distribuiti gratuitamente facilmente in self service ovunque nel mondo (che ne \u00e8 persino ghiotto), hanno raggiunto un livello stabile di assuefazione. La dipendenza a questa sorta di droga ha appiattito ogni pensiero al punto di diventare indiscutibilmente <em>unica<\/em>, scontata e metodologicamente acquisita.<\/p>\n<p>Ma l\u2019ingrediente ancora pi\u00f9 letale del cocktail \u00e8 lo statalismo. Che non \u00e8 altro che il residuo contemporaneo dell&rsquo;ideologia totalitaria del nazi-fascismo e del comunismo: all&rsquo;occorrenza, la struttura dello Stato \u00e8 sempre tragicamente dominante sulla societ\u00e0 civile e sull&rsquo;individuo, oggi inevitabilmente e fatalmente individualista che si sostituisce alla Persona, irriducibile, unica e per l\u2019appunto insostituibile.<br \/>\nLa devastazione ideologica dello <em>Stato statalista<\/em> e del<em> Pensiero unico<\/em>, sul nostro mondo detto moderno (in realt\u00e0 modernista!), si pu\u00f2 riassumere nel relativismo e nel nichilismo che stanno centrifugando e stravolgendo la cultura dell&rsquo;uomo davvero civile. Tale cultura \u00e8 contrastata e schiacciata \u2013 anche legislativamente \u2013 nella sua ontologia, vale a dire nella sua struttura e nelle sue connotazioni naturali intrinseche: fino a modificarne l&rsquo;antropologia identitaria.<br \/>\nSi capisce dunque la radicalit\u00e0 degli uomini di spirito, figli della libert\u00e0 eterna, nelle loro urla quando reclamano il diritto primario di educare e di insegnare. Soprattutto ai propri figli.<br \/>\n\u00ab\u00a0La parola<em> libert\u00e0<\/em> \u2013 aggiungeva\u00a0don Giussani \u2013 \u00e8 preceduta solo dalla parola di Dio!\u00a0\u00bb\u00a0 E tutto il <em>Pensiero unico<\/em> contemporaneo non fa che rinnegarne sia l&rsquo;una che l&rsquo;altra.<\/p>\n<p>Attribuire allo Stato il monopolio dell&rsquo;educazione, sia teoricamente che praticamente con i suoi finanziamenti sottratti alle scuole private, costituisce la perversione pi\u00f9 distruttiva nell&rsquo;opera di annientamento e di sterminio della cultura vivente proveniente dalla Tradizione. L&rsquo;educazione \u00e8 un affare essenzialmente legato alla Persona e alle sue istituzioni naturali: quindi alla famiglia e ai suoi valori culturali e religiosi.<br \/>\nAllo Stato, sempre anonimo e inevitabilmente burocratico, pu\u00f2 essere solo confidato il compito, accessorio e temporario, di assumere parzialmente tale funzione, a condizione che la societ\u00e0 civile (sempre prioritaria, con la famiglia al primo posto) non sia ancora in misura di occuparsene. Questo principio di sussidiariet\u00e0 \u00e8 attualmente quasi del tutto ribaltato in diversi Paesi europei: il <em>Pensiero unico <\/em>e il <em>Politically correct<\/em> praticano una lotta continua, anche sul piano economico (!), contro l&rsquo;iniziativa privata delle famiglie di assumersi la funzione inalienabile dell&rsquo;educazione: persino i militanti LGBT ne hanno attualmente la priorit\u00e0!<br \/>\nLe formazioni specialistiche come quelle generali (culturali) devono sempre restare sotto l&rsquo;occhio globale e vigile della societ\u00e0 civile. E la necessaria tecnocrazia deve rendere conto alle culture della societ\u00e0 e non solipsisticamente a se stessa. Anche il mondo del lavoro lo esige!<br \/>\nLo Stato, per non essere statalista, dovrebbe limitarsi a organizzare quello che in pi\u00f9 Paesi viene definito come la distribuzione ai cittadini dei \u00ab\u00a0voucher\u00a0\u00bb, vale a dire i ticket economici che comprendono i costi (medi) dell&rsquo;insegnamento. In questo modo, ogni famiglia pu\u00f2 decidere liberamente il tipo di scuola, scelto secondo la sua concezione culturale e\/o religiosa&#8230;<br \/>\nEcco la buona concezione della Scuola pubblica, non statalista, che \u2013 naturalmente \u2013 deve conformarsi agli obiettivi dell&rsquo;insegnamento che garantiscono il minimo comune denominatore dell&rsquo;istruzione&#8230; E questo, nella virtuosa competizione generale, dove il merito e la qualit\u00e0 sono automaticamente coltivati.<br \/>\nD&rsquo;altronde, l&rsquo;esperienza insegna che tale soluzione \u00e8 anche la pi\u00f9 economica. Molto pi\u00f9 economica! Tutto ci\u00f2 che \u00e8 statalista non finir\u00e0 mai \u2013 lo sappiamo \u2013 di essere costosissimo e nello spreco pi\u00f9 disastroso.<br \/>\nVa da s\u00e9 allora, che non bisogna concepire il discorso sull&rsquo;istruzione e sull&rsquo;educazione a partire dal monopolio dello Stato \u2013 che non dispone di alcuna voce in merito, se non marginalmente e di natura sussidiaria \u2013 ma a partire dalla normalit\u00e0 vitale della societ\u00e0 civile, della Persona e, soprattutto, dell&rsquo;istituzione Famiglia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cMandateci in giro nudi, ma lasciateci la libert\u00e0 di educare\u201d\u00a0era la frase del pi\u00f9 grande educatore dell&rsquo;ultimo secolo, Luigi Giussani, che aveva stigmatizzato la radicale e prioritaria importanza dell&rsquo;insegnamento nella societ\u00e0 civile. 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