{"id":880,"date":"2015-02-13T16:47:09","date_gmt":"2015-02-13T15:47:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francamente2.com\/?p=880"},"modified":"2015-02-13T16:47:09","modified_gmt":"2015-02-13T15:47:09","slug":"diritto-al-lavoro-piuttosto-dovere-ontologico-di-lavorare-il-diritto-al-lavoro-non-dovra-mai-veramente-esistere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.francamente2.com\/?p=880","title":{"rendered":"Diritto al lavoro?  Piuttosto dovere ontologico di lavorare! Il diritto al lavoro non dovr\u00e0 mai veramente esistere."},"content":{"rendered":"<p>Nel primo discorso del nuovo presidente della Repubblica italiana, Mattarella, come nei media e nella bocca ben sazia dei sindacalisti, si incontra questa formula programmatica e standardizzata di \u201cdiritto al lavoro\u201d. Tutta la sinistra europea (ma anche di centro e a volte di destra!) sostiene questa formula completamente acefala. Ormai, quando sento la parola \u201cdiritto\u201d mi si drizzano le orecchie: la litania dei diritti da pi\u00f9 di una cinquantina d\u2019anni dilaga con una intensit\u00e0 tale che il mio spirito, piuttosto pigro, si sveglia. Viviamo in una societ\u00e0 e in una era di <em>diritti<\/em>. Tutto \u00e8 diventato automaticamente un diritto ed ogni minoranza ne reclama a grandi quantit\u00e0. A loro volta queste nostre societ\u00e0 ripetono sempre che sono costituite da innumerevoli minoranze. Per cui i nostri parlamenti occidentali non fanno altro che legiferare per accontentare le innumerevoli richieste tutte qualificate di <em>diritti urgenti<\/em>. Il clientelismo elettorale lo esige. Come far fronte? Semplice, grazie all\u2019ideologia gi\u00e0 chiamata dal presidente Reagan dell\u2019\u201dasimmetria\u201d. Questa era ed \u00e8 fondata sullo statalismo che si carica di pagare tutto con i debiti pubblici e le nuove tasse saldando anche i conseguenti e colossali interessi. Questa visione edonista a gogo, cos\u00ec definita con sapienza dal presidente californiano, era giudicata dalla sedicente intellighenzia europea \u2013 come abitualmente \u2013 totalmente <em>stupida<\/em>, anche se immoderatamente praticata. E finalmente essa s\u2019\u00e8 rivelata ancor pi\u00f9 catastrofica di quanto detto e predetto dal presidente americano. La crisi economica attuale ne \u00e8 la prova: non si riesce a rimborsare nemmeno un euro di questo debito anche a causa dell\u2019obbligo di pagare tremendi interessi annuali. L\u2019accumulo di questi diritti, per definizione infiniti nell\u2019illimitato, \u00e8 diventato la seconda causa recessiva o stagnante di questa crisi, dopo quella della denatalit\u00e0 che ha letteralmente schiacciato la domanda interna dell\u2019Occidente (il vescovo di Ferrara, Luigi Negri, ha appena dichiarato che \u201c<em>senza figli, niente fine crisi!<\/em>\u201d. E questo ad onta degli annunci reiterati da diversi anni secondo cui essa sarebbe terminata (da parte di politici, economisti e <em>futurologhi<\/em>): ci\u00f2 che \u00e8 terminata, tutt\u2019al pi\u00f9, \u00e8 la recessione. Laddove si troverebbero <em>ripresette<\/em> calcolate in rapporto a recessioni importanti degli anni precedenti come in USA, si dovrebbero mettere in conto sia deficit di budget del 9% (nel 2013 in UK), oppure una molto anziana e solida struttura economica liberale e non statalista (anche se attualmente in via di caricamento di un <em>welfare<\/em> molto pesante) come in America. Insomma, l\u2019<em>ideologia dei diritti<\/em> sta correndo anche nei paesi pi\u00f9<\/p>\n<p>Ma queste due parole, <em>diritto <\/em>al<em> lavoro,<\/em> sono forse in qualche modo contrarie alla libert\u00e0 e all\u2019economia? Il presidente Mattarella, per esempio, ha anche parlato di diritto all\u2019istruzione di cui ogni societ\u00e0 deve legittimamente caricarsi nell\u2019educazione alla vita adulta di tutta l\u2019infanzia e la giovent\u00f9. Naturalmente per garantire questo diritto, si deve disporre di un dovere reciproco e simmetrico: il dovere di lavorare per produrre la ricchezza necessaria alla scolarizzazione&#8230; Non esistono diritti in natura senza che qualcuno ne assicuri l\u2019esistenza. Se si vuole per esempio sostenere gli handicappati \u2013 principio sacrosanto di civilt\u00e0 oltrech\u00e9 di carit\u00e0 \u2013 bisogna assumere sul piano dei doveri il loro costo, dunque il loro carico. Stesso caso per la sanit\u00e0, le strade, la sicurezza, la difesa, ecc.<br \/>\nIl lavoro, invece, \u00e8 sempre catalogato, deve essere sempre catalogato, tra i doveri. Intrinsecamente! A ciascuna delle sue affermazioni solenni bisogna sistematicamente assicurare il principio di responsabilit\u00e0 che ne determina la paternit\u00e0 sorgiva di assunzione. Peraltro, \u00e8 proprio questa responsabilit\u00e0 che ne definisce la qualit\u00e0 di diritto oppure di dovere: non ci si pu\u00f2 permettere il lusso di sbagliarsi su questo punto come invece \u00e8 stato fatto, superficialmente e tragicamente, di maniera scervellata da pi\u00f9 di un mezzo secolo. Tutte queste evidenze erano state scritte da pi\u00f9 di un secolo da Chesterton quando diceva che si sarebbe dovuto combattere per \u201c<em>descrivere che i prati sono <\/em><\/p>\n<p>Giorgio Vittadini, uno dei leader di Comunione e Liberazione, ha gi\u00e0 chiarito molto bene, nel suo articolo de <em>Il Sussidiadio <\/em>del 6 febbraio, i fattori che permettono di sottrarre affermazioni banalmente generiche dalla dichiarazione a favore del diritto allo studio evocato dal nuovo numero uno dello Stato italiano, Mattarella. Quando si ascolta un <em>clich\u00e9<\/em> pronunciato da decine di anni, si \u00e8 portati a crederlo una verit\u00e0. Invece il lavoro \u00e8 il primo dovere che anche il bambino padroneggia con l\u2019intuizione spontanea: si potrebbe dire anche ontologicamente e naturale, gi\u00e0 nei giochi molto, molto, seri. Cosa c\u2019\u00e8, in effetti, di pi\u00f9 universale del lavoro per ogni uomo? Anche i pi\u00f9 fannulloni come me hanno il problema centrale del lavoro (da evitare, abitualmente): \u00e8 per questo che io lavoro volontariamente \u2013 grazie a Dio per la mia buona salute \u2013 sempre tutti giorni in ufficio a pi\u00f9 di 70 anni. E tutti sanno, se solo ci si pensa un attimo, che in fondo il proprio lavoro non \u00e8 giustificato solo dalla remunerazione o dal profitto. Esso \u00e8 gratuito, come la Chiesa lo ha sempre insegnato. C\u2019\u00e8 rimasta solo la concezione abbrutita e attualmente para-marxista d\u2019attribuire i debiti alle generazioni future \u2013 dunque sindacale e politicistica \u2013 a credere che il lavoro \u00e8 alienante, dunque da ridurre il pi\u00f9 possibile. Non \u00e8 un caso se la media europea reale dell\u2019et\u00e0 pensionata (compreso quella dei prepensionati) \u00e8 di 56 anni e qualche mese! Il lavoro, cos\u00ec non potr\u00e0 mai essere un diritto: fortunatamente \u00e8 ben pi\u00f9 di un falso diritto, un dovere primario nel quale ogni uomo costruisce la sua identit\u00e0, la sua densit\u00e0 e la sua libert\u00e0. Il professore a Milano, Del Debbio, \u00e8 anche giunto pertinentemente a scrivere: \u201c<em>Il lavoro \u00e8 l\u2019essenza dell\u2019uomo<\/em>\u201d. \u00c8 per questo che il lavoro non potr\u00e0 mai essere un diritto: intrinsecamente e teoreticamente. Cos\u00ec, se si presenta il lavoro come un diritto si pensa solo che fatalmente sar\u00e0 lo Stato che deve assicurare questo sedicente privilegio con la sua ideologia immancabilmente statalista e liberticida al pi\u00f9 alto livello. Salvo, naturalmente, come aiuto, molto temporariamente, per ogni possibile licenziato rimasto senza lavoro. Oppure se malato (da cui il diritto, almeno parzialmente, alle cure sanitarie<\/p>\n<p>Ma soprattutto, l\u2019idea che il lavoro possa essere un dirtto provoca come conseguenza devastatrice una doppia aberrazione diventata una sorta di banalit\u00e0 quotidiana, mostruosamente scontata.<br \/>\nDa un lato, questa idea nefasta e inumana secondo cui le attivit\u00e0 produttive, quelle che relizzano anche il destino universale di ogni persona in quanto creatura obiettivamente appartenente a Dio nel Suo Piano eterno di Creazione, sono assunte \u2013 in prima ed ultima analisi \u2013 dallo Stato pseudo assistenziale e intervenzionista, arbitrariamente in tutti i campi.<br \/>\nDall\u2019altro lato, ancora pi\u00f9 grave, il cosiddetto diritto al lavoro afferma implicitamente che la sola possibilit\u00e0 per ogni uomo sia l\u2019attivit\u00e0 subordinata, vale a dire l\u2019impiego al servizio di&#8230; padroni che, soli, avrebbero l\u2019obbligo naturale di creare lavoro. Cos\u00ec il Valore aggiunto alla creazione in cooperazione col Creatore avrebbe solo la disponibilit\u00e0 di una minima parte di umanit\u00e0 (i futuri padroni). I quali sono destinati, in sovrappi\u00f9, ad essere odiati da una immancabile lotta di classe da parte di lavoratori alienati. E che non sono mai educati a divenire, in primo luogo e come prima opzione, possibilmente imprenditori.<br \/>\nEsagerato? Che si pensi allora al fatto che dopo il fallimento confessato del comunismo, gi\u00e0 da pi\u00f9 di un quarto di secolo, i sindacati e i politicanti politicisti concepiscono i loro affiliati e amministrati in questa tragica visione nichilista propia al <em>pensiero unico<\/em> del nostro tempo. <em>\u00a0 <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel primo discorso del nuovo presidente della Repubblica italiana, Mattarella, come nei media e nella bocca ben sazia dei sindacalisti, si incontra questa formula programmatica e standardizzata di \u201cdiritto al lavoro\u201d. Tutta la sinistra europea (ma anche di centro e a volte di destra!) sostiene questa formula completamente acefala. 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