{"id":3906,"date":"2019-05-27T01:22:55","date_gmt":"2019-05-27T00:22:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francamente2.com\/?p=3906"},"modified":"2019-05-27T01:23:16","modified_gmt":"2019-05-27T00:23:16","slug":"cerco-qui-semplicemente-di-vedere-e-spiegare-il-fondamento-primordiale-della-pedagogia-di-comunione-e-liberazione-il-principio-di-esperienza-mi-aveva-conquistato-nel-1962-dopo-l","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.francamente2.com\/?p=3906","title":{"rendered":"Cerco qui semplicemente di vedere e spiegare il fondamento primordiale della pedagogia di Comunione e Liberazione: il \u201cprincipio di esperienza\u201d. Mi aveva conquistato nel 1962, dopo l\u2019incontro con don Giussani a Milano, quando ero operaio e frequentavo l\u2019istituto per periti metalmeccanici serale. L\u2019arcivescovo Montini, prima che diventasse papa Paolo VI, aveva indirizzato una conversazione con lo storico fondatore di CL sullo stesso tema cruciale: lo aveva molto intrigato, come del resto anche dopo"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u201c<em>Innanzitutto la dottrina e dopo l\u2019esperienza<\/em>\u201d, era (e rester\u00e0 eternamente) il principio metodologico pastorale della Chiesa: don Giussani l\u2019aveva (apparentemente) rovesciato per costruire il pi\u00f9 grande e profondo movimento ecclesiale del secolo scorso<br \/>\n<\/strong>L\u2019arcivescovo di Milano ne era sempre sbigottito: come aveva potuto fare don Giussani nella costruzione del movimento ecclesiale, forse pi\u00f9 vivo e di grande successo, in qualche anno nella dimensione gi\u00e0 nazionale, a partire dell\u2019applicazione del methodo induttivo \u2013 e non deduttivo! \u2013 di <em>GS<\/em> (<em>Giovent\u00f9 Studentesca<\/em>)? E che si sarebbe presto denominata <em>Comunione e Liberazione<\/em>?<br \/>\nLe spiegazioni, verbali e generali dell\u2019allora ancora giovane Giussani, lasciavano sempre piuttosto dubbioso l\u2019alto prelato ambrosiano e bresciano, come pure Autorit\u00e0 diretta della pi\u00f9 importante diocesi al mondo. Ma sempre meravigliato e benevolente, grazie ai frutti eccezionali ed evidenti del nuovo movimento. Cos\u00ec, il giovane prete brianzolo di Desio, educatore di vocazione, avrebbe scritto il suo primo libretto globalmente descrittivo della \u201csua esperienza\u201d associativa. Malgrado l\u2019epoca fosse allora gi\u00e0 percepita come estremamnete innovativa e piena di fermenti di modernizzazione (Papa san Giovanni XXIII avrebbe promulgato il <em>Concilio Vaticano II<\/em> nello stesso periodo), l\u2019arcivescovo Montini, il futuro autore dell\u2019enciclica <em>Humanae vitae<\/em> nel 1968, era molto attento a che questo \u201cspirito del tempo\u201d non sbandasse nell\u2019orribile \u201cmodernismo casuista\u201d. Eresia questa tipica del basso, il fare, il pratico che sovverte e inquina l\u2019alto, la dottrina. La sua enciclica, di un rigore profetico e dottrinario rarissimo, \u00e8 stata poi senza dubbio la pi\u00f9 contestata e, soprattutto, rifiutata nella storia dal clero e dal popolo, detto misteriosamente di Dio. Fu il tempo questo, in cui una Chiesa molto eterodossa post-conciliare si \u00e8 attestata, in gran crisi di fede, mentre un\u2019altra sempre vera Chiesa, certo progressivamente minoritaria, si \u00e8 identificata totalmente ancor pi\u00f9 nelle verit\u00e0 della Tradizione.<br \/>\nEra l\u2019epoca in cui il marxismo, in modo trionfante, affermava in ogni occasione il suo principio \u201csacro\u201d, quanto altrettanto falso, secondo cui \u201c<em>la prassi deve precedere e dominare la teoria<\/em>\u201d.<br \/>\nVale a dire il metodo contrario alle regole classiche non solamente del cattolicesimo, ma pure della filosofia, compresa quella della gnosi. A sua volta, il modernismo non era altro \u2013 all\u2019interno della Chiesa \u2013 che la traduzione, in termini di teologia morale, di questo principio scervellato relativo alla pratica che deve precedere la dottrina, molto conforme alla moda del tempo.<br \/>\nCom\u2019era dunque riuscito don Giussani a sfuggire a siffatta deriva marxista e pure marxiana nell\u2019apparentemente privilegiare la prassi, anch\u2019essa con il suo metodo esperienziale, al modernismo irreligioso che rende dominante pure la pratica sulla teoria e dottrina, l\u2019esperienza sulla teologia? Ecco cosa intrigava il futuro Papa Paolo VI a volte criticato per le sue, del resto molto pregresse, \u201ctendenze moderniste\u201d&#8230;<\/p>\n<p><strong>La profonda e indivisibile religiosit\u00e0 del prete ambrosiano Giussani, totalmente ontologica e naturale, sovraelevata dalla rivelazione divina, per sigillare la sua \u201cesperienza sacramentale\u201d<br \/>\n<\/strong>Il filosofo rumeno, diventato naturalizzato francese, Cioran, affermava che nessuna teoria poteva essere rispettabile e praticabile senza sfuggire al \u201crischio totale\u201d. Il rischio, in effetti, \u00e8 il paradigma ineliminabile dell\u2019esistenza umana, sempre sottomessa al \u201cpeccato originale\u201d che rende ogni pastorale salvifica fragile, sempre molto fragile. Quello definito il pi\u00f9 grande educatore al mondo nel ventesimo secolo, don Giussani, era talmente religioso in modo si pu\u00f2 dire naturale e \u201cbrianzolo\u201d (nel senso molto nobile) dell\u2019epoca (anni \u201830-\u201940) in cui era entrato in seminario, da adolescente. E in cui giunse a sfidare vittoriosamente tutte le \u201cimpossibili\u201d difficolt\u00e0 storiche o anche di puro principio cattolico tradizionalista. Grazie alla cultura cattolica \u201coperaia\u201d (suo padre era operaio socialista), semplice e rocciosa quanto audacemente e raramente superabile (non solamente ottenuta nel suo seminario massimamente prestigioso: era quello di Venegono, in Lombardia, tra Milano e Varese).<br \/>\nUna combinazione, questa, di premesse quindi che gli potevano permettere anche i rischi \u201cinauditi\u201d. Il suo metodo pedagogico detto dell\u2019esperienza, in realt\u00e0 poteva solo rivelarsi vero e ontologico, ancorato all\u2019ortodossia, la pi\u00f9 inestirpabile. Abitualmente, detto metodo era propedeutico al modernismo progressista et intellettualista astratto, anche il pi\u00f9 casuista e irreligioso. La qualcosa dipendeva e dipender\u00e0, va da s\u00e9, dalla libert\u00e0 di ogni persona e non da influssi sociali conseguenti a grandi sviluppi economici o sociologici. E, allo stesso tempo, essa rimane centrata pure su ogni comunit\u00e0 ecclesiale, apparentemente stravolta dalla globalit\u00e0 secolarista del suo metodo inizialmente fondato sull\u2019esperienza pi\u00f9 diretta, pericolosamente soggettivistica e fatalmente psicologista!<br \/>\nMa, con la sua direzione, autenticamente teleologica e coincidente con la Rivelazione culturalmente dottrinale. Il prete detto \u201cmovimentista\u201d si era costruita una cultura smisurata, minuziosamente edificata e completamente m\u00e9tabolizzata, nella pi\u00f9 semplice e solida cultura cattolica. Quella anche del buon \u201csenso comune\u201d che permette pure all\u2019analfabeta di appropriarsi della grazia di Dio massimamente e generosamente distribuita come dono. Questa doppia dimensione lo configurava come un supremo intellettuale irrangiungibile anche nella conoscenza della gnosi, cio\u00e8 nella conoscenza esclusivamente fattuale ma molto critica delle cose. Quindi nella sapienza salvifica pi\u00f9 teologicamente sofisticata. Non \u00e8 per caso se il nostro prete straordinario aveva rinunciato a una grande carriera di teologo e professore di seminario, per dedicarsi alla pedagogia dei giovani, innanzitutto. E poi alle pratiche dei movimenti vocazionali anche e soprattutto adulti. Et questo, mentre che lo si accusava \u2013 con scontati argomenti marginali o gi\u00e0 obsoleti \u2013 di essere un \u201cintegrista\u201d, come se l\u2019imputazione fosse veramente offensiva. Allo stesso modo di ogni membro di GS. E di <em>GL<\/em> (<em>Giovani Lavoratori<\/em>), il movimento analogo dell\u2019inizio anni \u201960 nel quale avevo cominciato la mia appartenenza attiva divina. Mentre Giussani ripeteva che la libert\u00e0 \u00e8 tutta e solo interna all\u2019appartenenza, contrariamente alla cultura nichilista!<\/p>\n<p><strong>Si sta procedendo alla beatificazione canonica di don Giussani: senza dubbio si evidenzieranno i suoi grandi \u201cfallimenti\u201d: la successione del suo <em>delfino <\/em>in <em>CL<\/em> e quello quantitativo, nel \u201868-\u201969, di <em>GS<br \/>\n<\/em><\/strong>Con evidenza, non si tratta di errori o fallimenti personali. La sua vita fa parte di ogni vita sempre storicamente limitata e umana. E comprensibilmente nella divinit\u00e0 della sua esistenza, votata al possibile servizio supremo molto indispensabile al Signore&#8230; Se la pertinenza pastorale, come gran fondatore ed educatore del suo tempo, si appoggia sulla capacit\u00e0 interpretativa dei bisogni, delle debolezze e delle forze dei suoi coevi, con il suo <em>metodo di esperienza ontologica<\/em> il nostro prete, pupillo di almeno tre papi, ha compiuto, al pi\u00f9 alto livello, la missione cristiana della sua epoca.<br \/>\nIn cui, prima della sua morte, aveva gi\u00e0 raggiunto pi\u00f9 di settanta Paesi di presenza attiva del suo movimento (<em>CL<\/em>) nel mondo. Tutta l\u2019illimitata conoscenza culturale della storia e della sua sapienza divina sono state trasmesse al suo movimento e agli innumerevoli suoi fedeli. Ma sono sempre questi, quelli che sono i veri portatori del suo genio e della sua santit\u00e0 che non gli sono mai, secondo i suoi dire, appartenuti veramente. \u201c<em>\u00c8 la Trinit\u00e0 il loro Signore<\/em>\u201d, insisteva senza tregua!<br \/>\nA loro volta, a nostra volta, ne siamo tutti i detentori pi\u00f9 o meno fedeli nella sua altissima testimonianza. In tutta la sua eredit\u00e0 si ritrovano, infatti, rispettivamente le posizioni dottrinali pi\u00f9 estreme che, come sempre, i demoni \u2013 mai dimenticare le loro diaboliche attivit\u00e0! \u2013 son riusciti a costruire e deviare: nella lotta interminabile contro la sapienza salvifica di Dio, in opposizione alla fede. Con la misericordia adeguata che bisogna coltivare sempre e, in questi casi, bisogna mettere in prima linea la propria ricerca della verit\u00e0. Quella stessa di don Giussani che ha sistematicamente mostrato e insegnato a cercare, essendo la sola che rende liberi e permette di avvicinarci a Dio. Bisogna, in ogni caso, anche essere vigilanti contro le derive, le nuove falsificazioni che la superficialit\u00e0 e, bisogna pur dirlo, ogni possibile oltre che intrinseco difetto pedagogico del suo movimento ha indicato o tollerato (<em>il rischio \u00e9ducativo<\/em>!). Quante volte abbiamo visto il nostro fondatore desolidarizzarsi dalle pratiche gi\u00e0 eterodosse ch\u2019egli scopriva \u2013 anche in nuce \u2013 nell\u2019\u201desperienza\u201d del suo movimento. Quante volte abbiamo ascoltato dalla sua voce roca e in collera il \u201c<em>Me ne infischio della vostra compagnia!<\/em>\u201d<em>.<\/em> Oppure \u201c<em>Questa non \u00e8 la nostra esperienza ontologica ed ecclesiale!\u201d. <\/em>Correggeva cos\u00ec continuamente, come ogni buon pastore, gli errori obiettivi e personali del movimento. Tanto pi\u00f9 che vivevamo in una epoca dove la dominante della vita cattolica era gi\u00e0 quella del sedicente teologo tedesco Karl Rahner, morto nel 1984 e gesuita come il nostro allora futuro Papa Francesco. Questa dominante tragica \u00e8 ancora oggi l\u2019ideologia dell\u2019ermeneutica gnostica , dell\u2019interpretazione soggettiva, psicanalitica e relativista delle eterne verit\u00e0 felicemente teologali: nella nefasta direzione del modernismo generale della nostra Chiesa cattolica in piena crisi casuista.<\/p>\n<p><strong>Come una relazione coniugale sacramentale che prevedesse un(a) amante molto diabolicamente devastante: l\u2019esempio supremo esiste. Ed \u00e8 anche molto pertinente: Karl Rahner stesso!<br \/>\n<\/strong>L\u2019attuale clero della Chiesa \u00e8 riuscito a convincere la maggioranza dei cattolici residuali, soprattutto del nostro <em>Vecchio Continente<\/em>, che le scelte politiche sono indifferenti rispetto alla fede e all\u2019unit\u00e0 comunionale: quella detta e ripetuta continuamente ecclesiale. Ma esse sono totalmente false per almeno le ragioni seguenti.<br \/>\nLa parola d\u2019ordine per tutta la cattolicit\u00e0 \u00e8, da pi\u00f9 di un quarto di secolo, che il voto politico dei fedeli pu\u00f2 essere distribuito su tutti i partiti scelti da parte di ogni fedele, secondo il proprio gusto e piacere individualista o di massa. L\u2019ideologia casuista attualmente in accordo con anche la secolarizzazione post-ideologica ha in effetti permesso questa follia scervellata di rendere nulla o marginale, totalmente disincarnata religiosamente, l\u2019importanza dei voti politici da parte dei cristiani. I quali sono diventati anche storicamente e ovviamente irrilevanti. Cos\u00ec l\u2019idea centrale della cristianit\u00e0 propria del <em>Cristo Re dell\u2019Universo <\/em>(quasi competamente dimenticato) a scapito del Suo Regno che comincia qui su Terra, non ha pi\u00f9 alcun senso, almeno per i cattolici. La religiosit\u00e0 \u00e8 diventata quasi totalmente intimista, psicologista e spiritualista secondo una concezione anche laicista e autolaicista della vita completamente assurta al privato: \u00e8 la crisi, se non della Chiesa che \u00e8 eterna, della maggioranza di questa <em>Ecclesia<\/em> attuale quasi culturalmente onusiana e massone, oltre che falsamente ecumenica. Se c\u2019era una identit\u00e0 centrale e affascinante nel movimento, per esempio, di <em>Comunione e Liberazione <\/em>condotta da don Giussani e da tutta la sua religiosit\u00e0 tutta carismatica, essa era che Cristo \u00e8 sempre al centro di Tutto. Compresa soprattutto la politica, che si occupa del bene comune. E che Paolo VI, arcivescovo ambrosiano di Milano, aveva definito, in quanto poi papa, \u201c<em>la pi\u00f9 alta delle Carit\u00e0\u201d.<\/em> Che ci si ricordi di quando il nostro fondatore rimproverava i suoi universitari di non aver preparato, per il mattino presto, i<em> tazebau<\/em> davanti all\u2019entrata degli atenei, in quanto \u00e8 un dovere di ogni fedele di dare su ogni caso o avvenimento un giudizio sempre ben cattolico: unico e indispensabile per testimoniare pubblicamente la propria fede. La scelta politica mai era vista \u2013 alla epoca di Giussani e nel suo movimento \u2013 insignificante, sebbene ben distinta e ben dominata da tutta la dimensione trascendente cattolica. Naturalmente, tra la politica (sebbene importante) e la vita ecclesiale, la priorit\u00e0 era sempre attribuita, in modo antistatalista, dal nostro <em>Gius<\/em> all\u2019eterna escatologia, va da s\u00e9, della Chiesa vivente. Per questo, non aveva esitato a schierarsi \u2013 sciolta la ormai politicista, nichilista e laicista <em>Democrazia Cristiana<\/em> italiana \u2013 perfino con&#8230; Berlusconi e con il suo partito almeno anticomunista.<\/p>\n<p><strong>Senza un partito, anche molto minoritario, ispirato scrupolosamente (!) alla Dottrina cattolica e che rispetta veramente i \u201cPrincipi non negoziabili\u201d, il cattolico non deve neppure andare a votare!<br \/>\n<\/strong>Il dibattito tra i cattolici impegnati sfiora oggi il ridicolo: si parla solo di comunione e dell\u2019unit\u00e0 ecclesiale malgrado si voti acriticamente e senza una ragione cattolica per partiti alquanto nichilisti, relativisti e laicisti: l\u2019unit\u00e0 coniugale, dunque, con l\u2019amante sessuale (in politica) in sovrappi\u00f9 ufficializzato e legittimato. Alla maniera del gesuita tedesco eretico Rahner, molto popolare ideologicamente sebbene quasi in anonimato personale. Pubblicando per decenni le sue assurde teorie anticattoliche pietosamente teologiche e spergiure, conduceva una relazione anche pubblica con una amante, la sua amante concubina tedesca: lui ordinato sacerdote. Preludio questo allo sfacelo sessuale nella Chiesa attuale!<br \/>\nE allora per chi votare? La vera domanda che ogni cattolico dovrebbe porsi e che invece non ci si pone quasi mai, \u00e8<em>: \u201cCosa dice la DSC (Dottrina Sociale della Chiesa) a proposito delle elezioni?<\/em>\u201d. Innanzitutto e fondamentalmente, essa afferma una cosa molto semplice e illuminante:<em> \u201cSe in un mercato politico della competizione elettorale non c\u2019\u00e8 un partito che si ispira scrupolosamente alla DSC e ai \u201cPrincipi non negoziabili\u201d, non solamente non bisogna votare per uno dei partiti pi\u00f9 o meno nichilista o laicista (anche se lo sono parzialmente), ma non bisogna nemmeno andare a votare\u201d!<\/em><br \/>\nPerch\u00e9? In quanto l\u2019esigenza pi\u00f9 importante e pi\u00f9 urgente, nei nostri giorni, \u00e8 di costituire questo tipo di partito perfettamente coerente con il cattolicesimo e gli uomini razionali, purch\u00e9 non siano evidentemente razionalisti. In quanto questi, grazie alla naturalit\u00e0 intrinseca del cattolicesimo, non potrebbero mai trovare una migliore scelta politica.<br \/>\nMa c\u2019\u00e8 pure un\u2019altra ragione ancora pi\u00f9 strutturale e originalmente veritativa. L\u2019esistenza di un partito detto \u201cidentitario\u201d \u00e8 indispensabile per una epoca di confusione ideologica e culturale acuta come la nostra (i disastri della \u201cdittatura del relativismo\u201d!). La cosa vale anche per i partiti veramente avaloriali che devono essere messi di fronte ad un partito laico e dialogico, almeno referenziale con totale rigore cristiano. In attesa che questo partito possa crescere quantitativamente \u2013 dopo essere stato naturalmente fondato in ogni Paese almeno europeo \u2013 e trovare pure il suo posto ideale nella gestione attiva del potere, sempre in libert\u00e0. Come \u00e8 avvenuto gi\u00e0 in Italia con l\u2019ancora minuscolo partito molto rigoroso: il <em>Popolo della Famiglia, <\/em>che molto difficilmente superer\u00e0 \u2013 \u00e8 il meno che si possa dire \u2013 lo sbarramento del 4% europeo<em>.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cInnanzitutto la dottrina e dopo l\u2019esperienza\u201d, era (e rester\u00e0 eternamente) il principio metodologico pastorale della Chiesa: don Giussani l\u2019aveva (apparentemente) rovesciato per costruire il pi\u00f9 grande e profondo movimento ecclesiale del secolo scorso L\u2019arcivescovo di Milano ne era sempre sbigottito: come aveva potuto fare don Giussani nella costruzione del movimento ecclesiale, forse pi\u00f9 vivo e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-3906","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-francamente2"],"post_mailing_queue_ids":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.francamente2.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3906","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.francamente2.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.francamente2.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.francamente2.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.francamente2.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3906"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.francamente2.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3906\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3908,"href":"https:\/\/www.francamente2.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3906\/revisions\/3908"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.francamente2.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3906"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.francamente2.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3906"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.francamente2.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3906"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}