{"id":2523,"date":"2017-02-24T14:51:26","date_gmt":"2017-02-24T13:51:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francamente2.com\/?p=2523"},"modified":"2017-02-24T14:52:32","modified_gmt":"2017-02-24T13:52:32","slug":"false-estetiche-e-testimonianza-imprenditoriale-novella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.francamente2.com\/?p=2523","title":{"rendered":"False estetiche  e  testimonianza imprenditoriale  (Novella)"},"content":{"rendered":"<ul>\n<li>Caro Luigi, ti sono amico da almeno mezzo secolo anche se non sono d\u2019accordo con il tuo credo cattolico, perdipi\u00f9 giussaniano. Ho letto pure i tuoi due ultimi racconti del 2016 e mi sono ancora chiesto perch\u00e9 scrivi di cose letterarie, a mio parere kitsch. Capisco i tuoi libri e i testi nel tuo blog, con qualche centinaio di lettori assidui cui comunichi le tue scelte esistenziali e religiose, ma cimentarti in racconti di pseudo letteratura \u2013 da pi\u00f9 di vent\u2019anni \u2013 non lo condivido proprio. Ti parlo <em>fuori dai denti<\/em>, come mi avevi insegnato gi\u00e0 alla fine degli anni \u201960, descrivendomi, allora, il fondamento della vera amicizia.<\/li>\n<li>Tu lo sai caro Carlo, ti ho sempre riconosciuto la tua fedelt\u00e0 amichevole, per me valore quasi assoluto della relazionalit\u00e0 gratuita, cosa massima di questo mondo. Dico per\u00f2 \u201cquasi\u201d perch\u00e9 ne affermo almeno implicitamente una superiore. Come tu sai, parlo sempre della libert\u00e0 come valore primo umano. Valore superato ma incluso in quello del mistero trascendente della cristocentricit\u00e0 salvifica. Del resto, la mia concezione, come dici anche tu, giussaniana della cattolicit\u00e0 \u00e8 fondata sull\u2019unit\u00e0 dei valori autenticamente umani con quelli trascendenti. Con la visione cattolica \u201cincarnata\u201d dalla Trinit\u00e0 nella Crocefissione e nella Resurrezione.<br \/>\nCos\u00ec possiamo parlare liberamente, senza timori di rispetto cosiddetto umano: ti ascolto in tal modo \u201creligiosamente\u201d.<\/li>\n<li>Credo di non capire veramente cosa tu intenda per \u201cmistero trascendente\u201d, anche se lo trovo coerente con quanto ripeti da almeno una quindicina d\u2019anni, allorquando ti sei rimesso a credere in Dio in modo, diciamo cos\u00ec, \u201cforsennato\u201d.<\/li>\n<li>Credere nella Trinit\u00e0 non pu\u00f2 essere che totalizzante. Parlami pure della mia, come dici tu, <em>letteratura kitsch<\/em>.<\/li>\n<li>Ti dir\u00f2 in sintesi l\u2019essenziale. Prima di tutto, le tue novelle, soprattutto le ultime, sono dozzinalmente dimostrative: esattamente il contrario di ci\u00f2 che viene definito, non solo nell\u2019ultimissima modernit\u00e0 \u2013 in tutto il pensiero letterario.<\/li>\n<li>Continua pure senza remore&#8230;<\/li>\n<li>Poi, proprio a causa di questa finalizzazione dimostrativa, si tratta di una scrittura che gi\u00e0 ti ho annunciato come piuttosto pacchiana. Cos\u00ec com\u2019\u00e8 sempre la letteratura di terz\u2019ordine. La finzione col fervorino finale non pu\u00f2 che essere squallida e intrinsecamente prefigurata, scontata. Inutilmente preannunciata.<\/li>\n<li>Continua, la cosa mi interessa enormemente, sia in generale che in modo specifico per me.<\/li>\n<li>Dal punto di vista pi\u00f9 strettamente estetico, tutta la tua struttura narrativa \u00e8 cos\u00ec sostanzialmente onnisciente: l\u2019io narrante dei tuoi scritti \u00e8 quasi sempre quello di un dio quotidiano e astratto che conosce tutto e descrive, soprattutto con la consapevolezza di chi \u00e8 alle origini dei destini di tutti i personaggi, attraverso i comportamenti stereotipati di ognuno, nella pura oggettivit\u00e0.<\/li>\n<li>Anche questa della mancanza di libera soggettivit\u00e0 dei vari protagonisti, non mi era del tutto sconosciuta. Anzi per niente.<\/li>\n<li>Tralascio, naturalmente, tutti gli aspetti scritturali piuttosto conseguenti.<br \/>\nCon queste mie tre critiche che considero esiziali e preliminari, definisco la fondatezza dei tre pilastri della mia stroncatura: <em>d\u00e9sol\u00e9, sorry<\/em>.<\/li>\n<li>Vedi Carlo, tu hai appena enunciato la triade di note propria della critica nichilista, materialista e laicista della nostra epoca, nei confronti di quasi tutta la letteratura, non solo di quella come dici tu \u201cdimostrativa\u201d.<br \/>\nNon so se ne sei edotto anche esplicitamente. Ma hai appena esposto la tiritera che \u2013 per esempio \u2013 per parecchi lustri, tutte le settimane per sul molto sinistroso Espresso, il famoso critico relativista Guglielmi centellinava impietosamente a proposito della maggior parte dei romanzi pubblicati. Stroncandoli quasi sistematicamente.<\/li>\n<li>Non conosco questo Guglielmi.<\/li>\n<li>Poco male. Ma vedo che esprimi, in modo comunque rigoroso, la piatta teoria estetica e ideologica che, con metodo, utilizzava nella sua rubrica settimanale. E nel periodico pi\u00f9 di riferimento culturale per l\u2019epoca dagli anni \u201970, fino a giungere al pensiero unico in auge nel nuovo millennio: la fase storica, questa, in cui anche il marxismo allora dominante si \u00e8 trasformato in orribile \u201cpensiero unico secolarizzato\u201d.<\/li>\n<li>Grazie dell\u2019inquadramento storico. Ma non mi pare che, sui contenuti, tu abbia risposto minimamente.<\/li>\n<li>In effetti hai ragione. Volevo solo mettere in evidenza, senza con questo difenfere per nulla la qualit\u00e0 \u201cletteraria\u201d dei miei racconti, la piatta generalit\u00e0 dei presupposti cosiddetti critici, massivamente diffusi nel mondo culturale della nostra sedicente modernit\u00e0. Il citato Guglielmi ne era solo un illustre esponente: era anche responsabile culturale, non a caso, di una televisione di Stato italiana. In Francia poi \u2013 autodefinita \u201cpatria della letteratura\u201d \u2013 gi\u00e0 alla fine degli anni \u201980, un raffinato scrittore di grido e ben massificato dal successo editoriale, Philippe Sollers, dichiarava la \u201creale sparizione completa della vera critica letteraria\u201d.<\/li>\n<li>Anche di questi conosco solo le tetre e miserevoli polemiche paraculturali rimbalzate pure in Italia a proposito della Macciocchi sua accolita. \u201cLetterariamente\u201d anches\u00ec emigrata a Parigi fino a farsi elegantemente insultare e dileggiare, con fondamento, nella popolare emissione televisiva di Bernard Pivot, <em>Apostrophe<\/em>&#8230;<\/li>\n<li>Vedo che sei ben informato. Ma dicevo, a proposito dei fondamenti ideologici della critica letteraria moderna \u2013 in realt\u00e0 modernista! \u2013, oltre all\u2019Italia e alla Francia, \u00e8 necessario almeno ricordare i molto importanti Stati Uniti. Dove il grande saggista Harold Bloom \u00e8 stato seguito internazionalmente, per pi\u00f9 di mezzo secolo, come registrazione storica della massima critica letteraria planetaria. Con l\u2019ideazione del suo \u201cmodulo canonico\u201d, ha rivoluzionato il metodo critico corrente annientando storicamente tutto il criticume massificato, ignorantello e fondamentalmente marxiano&#8230; Questo grande critico mondiale, forse il pi\u00f9 importante anche se molto anglofilo, ha per\u00f2 toccato il suo limite superiore considerando Shakespeare, e non Dante (!), ai vertici della produzione culturale nella storia letteraria e poetica.<\/li>\n<li>Dovr\u00f2 informarmi anche su questa sommit\u00e0 americana che non conosco assolutamente!<\/li>\n<li>All\u2019inizio, mi dicevi di \u201cnon capire il perch\u00e9 scrivo\u201d: mi ricorda la famosa domanda di Carlo Bo, scrittore cattolico, che si chiedeva, letteralmente, \u201cMa perch\u00e9 scrivono\u201d?<\/li>\n<li>Questa l\u2019avevo gi\u00e0 sentita&#8230;<\/li>\n<li>Quando entro in una libreria, mi viene il mal di testa per le montagne di libri stampati dall\u2019uomo detto \u201csenza qualit\u00e0\u201d della nostra epoca: distruggendo sterminati boschi per fabbricarne l\u2019inutile cellulosa destinata poi, molto spesso, al finale e fatale macero. I libri sono, si sa, relativamente poco letti nella nostra civilt\u00e0 detta dell\u2019immagine.<\/li>\n<li>\u00c8 vero, succede a volte anche a me: sono andato, per esempio, alla fiera del libro di Torino&#8230;<\/li>\n<li>Mai era successo che l\u2019umanit\u00e0 si sia messa a scrivere (non proprio a leggere!) cos\u00ec tanto come quando ha rifiutato, soprattutto a partire dall\u2019illuminismo, l\u2019universo teocentrico per affermare quello antropocentrico ed egocentrico. Come se l\u2019uomo possa essersi costituito da s\u00e9 e come se, essendo sorprendentemente nato, non dovesse sapersi, relativamente presto, sepolto nel cimitero delle umane creature. E questo in modo inversamente proporzionale alla sua possibilit\u00e0 di esprimere veramente il fatidico \u201csenso compiuto\u201d, quindi nel Mistero, della vita.<\/li>\n<li>Ma tutta questa pubblicistica servir\u00e0 bene a qualcosa!<\/li>\n<li>Me lo chiedo continuamente. D\u2019altronde il nichilismo contemporaneo sostiene la tesi intrinsecamente assurda, ma ben operativa, che non solo non esiste finalit\u00e0 alcuna, ma che nessun scopo, se non fattuale, possa veramente esistere. Trovo immancabilmente che invece tutta questa letteratura non serva apparentemente ad altro che a fare impazzire sempre pi\u00f9 tutti e ognuno essendo diventata pure psicologista. Diceva l\u2019inglese Chesterton un secolo fa (cito a memoria compreso il contesto) una frase molto ripresa: \u201cQuando non si crede pi\u00f9 in Dio Creatore \u2013 e questo in cooperazione con la Creazione continua con l\u2019uomo \u2013 si giunge a credere in ogni cosa e in qualsiasi idea\u201d.<\/li>\n<li>In effetti, apprezzo i post nel tuo blog in cui non finisci mai di mettere in evidenza tutte le corbellerie di quanto chiami la \u201ccultura di massa\u201d, a priori sempre piena di luoghi comuni e falsificazioni ideologiche. Ma cosa mi dici della dimostrativit\u00e0 kitsch dei tuoi racconti? E dell\u2019io narrante assurdamente onniscente?<\/li>\n<li>Tutti i racconti \u2013 sistematicamente tutti, compresi quelli non proprio cortissimi come i miei e i grossi romanzi \u2013 perseguono sempre una finalit\u00e0. Anche se in modo implicito e non dichiarato, spessissimo nel pi\u00f9 puro relativismo pratico e dittatoriale. Altrimenti perch\u00e9 carlobonianamente si scrive?<br \/>\nAnzi, soprattutto allorquando non lo si dichiara, o quando se ne dichiara ipocritamente il fine contrario, si persegue uno scopo, una dimostrazione, almeno di fatto. Quasi tutta la cosiddetta cultura contemporanea si fonda sulla dichiarazione implicita e ormai classica che la vita non ha senso. Ma l\u2019uomo \u00e8 naturalmente e ontologicamente fatto per ricercare e avere sempre un senso, il senso dell\u2019esistenza. Meglio dunque disporre di uno scopo pi\u00f9 o meno dichiarato. Anche se, da un punto di vista estetico, non \u00e8 detto che si debba affermarlo sempre ed esplicitamente&#8230;<\/li>\n<li>E cosa mi dici del tuo io narrante?<\/li>\n<li>Bisogna essere corti anche di intelligenza \u2013 come il giustamente a te sconosciuto materialista e molto dialettico direttore televisivo Guglielmi \u2013 per voler togliere all\u2019autore una sua progettualit\u00e0. Malgrado la sua fatale fallibilit\u00e0, perch\u00e9 dovrebbe esserne privato? Non \u00e8 forse suo destino quello di aggiungere, se possibile e nella misura del possibile, valore al Creato come ogni lavoratore anche manuale e modesto? Altro che giungere ad escogitare statalisticamente una imposta (la IVA) alla libera produzione: vale a dire al lavoro, naturalmente umano. L\u2019assurdo \u00e8 tassare il lavoro e mai abbastanza il consumo! In questo senso, secondo i talenti \u2013 minuscoli o immensi \u2013 di cui ogni uomo dispone, ciascuno deve cercare pi\u00f9 bellezza e utilit\u00e0 al mondo e nel mondo. Si sottace questa verit\u00e0 per far consumare in modo acefalo al massimo.<br \/>\nAltra cosa invece si ha, dal punto di vista estetico: nell\u2019<em>inventio<\/em> letteraria, quella che gli scrittori medievali definivano nella loro geniale retorica i criteri dell\u2019invenzione. Dell\u2019ideazione oggi chiamata genericamente \u201ccomunicazione\u201d che nasconde l\u2019irriducibile problema del talento.<\/li>\n<li>Sapevo che mi avresti ben infarinato con le tue risposte, come dicono anche dalle tue parti in quel del Belgio, che mi avresti \u201c<em>roul\u00e9 dans la farine<\/em>\u201d per pronto essere fritto nell\u2019olio bollente da me stesso riscaldato&#8230;<br \/>\nResto comunque alquanto perplesso.<\/li>\n<li>C\u2019\u00e8 in letteratura un problema reale: il talento per l\u2019appunto personale. Non ho mai preteso di essere uno scrittore e tantomeno un grande scrittore: un Dostoyeski, un Leopardi, un Bernanos. Anzi. Certamente non un pirlotto qualsiasi che scrive per vanagloria. Ho pubblicato il mio primo libro non prima del mio compleanno di cinquant\u2019anni. Mi ritengo infatti incaricato \u2013 falsa modestia a parte \u2013 da una per me inevitabile missione, quella di essere molto semplicemente testimone personale della mia (seppur piccola) Fede. E di essere stato afferrato dalla Verit\u00e0 che Cristo ha incarnato e continua ad incarnare ogni giorno, attraverso la Santa Trinit\u00e0, per la libert\u00e0 reale della vita di ogni uomo: la mia e non solo, nel qualcaso. Cerco in effetti di essere umile ma mai ambiguamente modesto. Per tutto il resto si pu\u00f2 sempre discutere. Sono un piccolo imprenditore: non mi offendo se mi accusi di poco o di nessun talento \u201cletterario\u201d.<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il dialogo iniziato al bar di una stazione di metropolitana tra i due vecchi amici meneghini continu\u00f2 nella casa di Carlo a Milano, a Porta Romana. \u00c8 l\u00ec che dovevano arrivare per cena Bernardo e Diana, una coppia amica di famiglia, soprattutto della moglie del padrone di casa, un grande\u00a0 appartamento signorile. I due ospiti erano interessati a conoscere Luigi per presentargli Gabriella, la loro figlia all\u2019ultimo anno di lingue, determinata a fare uno stage a Bruxelles a fine laurea. Luigi, infatti, aveva fondato e sviluppato internazionalmente una impresa di comunicazione multilingue alla fine degli anni \u201970 a partire dalla capitale belga. Ora che sua figlia stava riprendendo la direzione dell\u2019agenzia <em>head office<\/em>, Luigi faceva una visita di cortesia all\u2019agenzia di Milano che, a sua volta, aveva aperto un\u2019altra sede, sempre in <em>franchising,<\/em> e sotto la stessa marca bruxellese, a Tokio.<br \/>\nAll\u2019arrivo di Gabriella e dei suoi genitori, titolari di una piccola agenzia di viaggi, il sestetto \u2013 tutti milanesi \u2013 si ritrov\u00f2 a tavola intorno ad un risotto alla zucca con contorno di gamberetti e, soprattutto, di belle capesante dette<em> Saint-Jaques<\/em>: <em>coquillage<\/em> in onore a Luigi emigrato, da una quarantina d\u2019anni, con la moglie nel paese del Mare del nord, con la sede principale dell\u2019Unione europea.<br \/>\nQuasi subito la conversazione svolt\u00f2 sull\u2019imprenditorialit\u00e0 e sui giovani molto disoccupati. Gabriella si mostr\u00f2 rapidamente vispa e direttiva. Spigliata, dette per scontato che il suo stage di sei mesi fosse gi\u00e0 terminato con la redazione della sua tesi che aveva strutturato e iniziato, in inglese britannico e in italiano, su Joice. Il quale, simmetricamente a lei, era anglofono (irlandese) trasferito a Trieste come insegnante d\u2019inglese alla Berlitz di un secolo fa. Gabriella, era gi\u00e0 stata a Dublino per un anno intero di universit\u00e0. Ora voleva approfondire il suo francese, in generale declino in Italia, contrariamente a pi\u00f9 di due generazioni precedenti. Ma soprattutto era interessata al lavoro. Alla conversazione si inser\u00ec animatamente, fin dall\u2019inizio, pure la moglie di Carlo, Emilia, piena di altezza vitale e molto colta o, quantomeno, parecchio coltivata.<\/p>\n<ul>\n<li>A me la cosa che sempre \u00e8 andata di traverso \u00e8 che si parla dappertutto, anche in famiglia, alla televisione e sui giornali, di trovare un \u201cposto\u201d di lavoro, naturalmente detto \u201csicuro\u201d. Solo gli inamovibili statali possono dirlo! Gli impiehi nel privato, invece, sono molto raramente cos\u00ec sicuri. Mai che si accenni a fondarne uno nuovo. Mentre ogni tanto si legge un articolo in cui genericamente si dice che nei prossimi quindici anni quasi un terzo delle attivit\u00e0 sar\u00e0 nuovo, completamente nuovo. All\u2019universit\u00e0, alcuni docenti se ne fanno molto lustro argomentando sulla cosa, salvo poi prospettare in pratica una concezione del lavoro totalmente dipendente e subordinata. Spesso anche di tipo impiego statale.<\/li>\n<li>Glielo dico sempre a Carlo \u2013 come se aspettasse da tempo di parlare, intervenne Emilia \u2013 che tutti fondano sullo Stato. Il quale dovrebbe \u201ccreare posti di lavoro\u201d. Ma lo Stato, se c\u2019\u00e8 una cosa che deve fare \u00e8 invece eliminare un milione di statali inutili assunti in Italia da decenni per clientelismo e arcaismo di puro potere politicistico. Anche Vittadini, quello che \u00e8 professore di statistica qui alla Bicocca&#8230; ma s\u00ec quello da moltissimo tempo alto dirigente di <em>Comunione e Liberazione<\/em>, l\u2019ha scritto nel mese del marzo scorso, in un articolo sul <em>Sussidiario,<\/em> che ci sono almeno 750.000 statali eccedentari in Italia. Ma, statalista com\u2019\u00e8 diventato, dice e scrive che non bisogna licenziarli. A cosa serve allora la sua statistica rigorosa?<\/li>\n<li>Serve a rassicurare tutti i suoi statalisti e ben piazzati nei loro privilegi, continu\u00f2 Diana: sono \u201c<em>fanigotton<\/em>\u201d come si dice spesso qui in Lombardia \u2013 certo non tutti! \u2013 e generalmente lavorano (si fa per dire) nemmeno un terzo di quanto noi sgobbiamo nelle nostre piccole imprese per pagare tasse. Diglielo tu Bernardo fino a che mese dell\u2019anno, hai potuto calcolare, che dobbiamo lavorare per pagare i nostri contributi. Compresi i sabati e a volte le domeniche. Per non parlare delle nostre cosiddette ferie sempre inframmezzate di lavoro ininterrottamente molto attivo e sempre preoccupante.<\/li>\n<li>Sono anni ormai che non mi cimento pi\u00f9 nella cosa. Troppo demoralizzante e depressivo: circa a fine luglio, avevo calcolato, aggiunse il marito operatore turistico Bernanrdo.<\/li>\n<li>Figurati che in Belgio, l\u2019ho appena letto, precis\u00f2 da protagonista ancora Gabriella, si \u00e8 arrivati quasi a un funzionario per ogni lavoratore attivo nel privato!<\/li>\n<li>In effetti, a Bruxelles, ho fatto anch\u2019io il conto che devo lavorare in agenzia fino alle quattro meno un quarto ogni giorno per quello che ancora definiscono eufemisticamente \u201c<em>les contributions\u201d, <\/em>le nostre infinite tasse: erano 950.000 nel 2001, oggi i funzionari statali belgi sono pi\u00f9 di 1.450.000, per una popolazione di appena 11 milioni (tanto quanto o un po\u2019 pi\u00f9 della Lombardia). \u00c8 il record mondiale dello statalismo burocratico e tecnico da mantenere.<\/li>\n<li>I lecchini giornalisti di tutti i media non ne parlano mai, aggiunse Gabriella tutta contenta di riprendere il filo di Luigi. Ma pure gli studenti non ci mettono lingua: mentre i giovani nel paese hanno generalmente votato <em>NO<\/em> al referendum contro l\u2019<em>establishement<\/em> e il governo statalista, qui a Milano mi sa che hanno optato, almeno maggioritariamente, per il<em> S\u00cc<\/em>. Motivo? L\u2019ideologia, oltretutto inerziale, della sinistra ultrafallita.<\/li>\n<li>Non solo i giornalisti, qui c\u2019\u00e8 un doppio fenomeno gigantesco e planetario che anch\u2019io \u2013 nel mio piccolissimo, tra non molti a livello internazionale, purtroppo \u2013 continuo a denunciare da pi\u00f9 di vent\u2019anni in parecchi libri e constantemente nel mio blog bilingue per il mio pubblico, principalmente francofono e italiano.<br \/>\nPrima di tutto, la denatalit\u00e0 da cinquant\u2019anni che ha provocato la pi\u00f9 gigantesca penuria di domanda relativa nella storia, quindi la conseguente e ancora irrisolvibile crisi economica; e poi, l\u2019altro fenomeno collegato e alla radice, ancor pi\u00f9 radicale perch\u00e9 altrettanto perversamente immorale e contro natura, dato dall\u2019edonismo massificato e a credito: con il cancro corrispondente del debito pubblico!<\/li>\n<li>Si tratta di temi non totalmente nuovi, ma trattati talmente raramente e nell\u2019inattualit\u00e0 nominalistica mai contabilizzata, si inser\u00ec ancora Diana&#8230;<\/li>\n<li>In effetti, non solo inattuali ma scandalosi e indicativi del livello di ignoranza e di scervellatezza \u2013 roba da lobotomizzati di massa \u2013\u00a0 cui il nichilismo consumista contemporaneo \u00e8 giunto, soprattutto in paesi come il \u201cmio\u201d Belgio: hanno fatto nel 2015 anche una incredibile legge che legalizza perfino l\u2019eutanasia dei bambini, senza che quasi nessuno se ne accorgesse. Del resto con l\u2019Italia, al suo 133% del PIL (in Belgio pi\u00f9 del 106%) siamo ai livelli massimi del mondo, non molto lontani dalla Grecia. Lo Stato, invece, dovrebbe avere avere almeno dei bilanci a zero!<\/li>\n<li>\u00c8 ormai quanto succede anche col transumanismo che predica e fa nel nostro universo diventato molto peggio del nazifascismo e del marxismo-leninismo al potere, sibil\u00f2 Emilia. Perch\u00e9 molto peggio? Semplicemente perch\u00e9 non si premura nemmeno di giustificarlo razionalmente o almeno teoricamente: la demenza di massa \u00e8 diventata di norma e quotidiana!<\/li>\n<li>Ma spiegaci, Luigi, i due fenomeni di cui hai appena accennato i titoli, chiese Carlo.<\/li>\n<li>Ve lo sintetizzo rapidamente. Il resto dovrete approfondirlo leggendo, per cominciare e se vorrete, i post sul mio blog. E, soprattutto, i molto rari grandi autori che si sgolano inutilmenete da anni: nemmeno ascoltati o contraddetti in modo quantomeno interlocutorio. Per esempio, qui in Italia, \u00e8 la grama sorte di Ettore Gotti Tedeschi, il grande cattolico ex responsabile delle finanze vaticane.<\/li>\n<li>La cosa non mi stupisce, soprattutto rispetto ai giornalisti ignoranti e pennivendoli, non manc\u00f2 di puntualizzare Gabriella, con una punta di impertinenza ben notata.<\/li>\n<li>\u00c8 da pi\u00f9 di due secoli, cio\u00e8 da una infinit\u00e0 di tempo, che ci si mostra il grado gravissimo di scempiaggine dell\u2019intelligenza umana modernista: la teoria ideologica di Malthus \u00e8 tuttora creduta fondata e sempre vera. Cosa diceva e ancora si pretende da parte degli attuali neo-malthusiani? \u201cIl pianeta non sarebbe in grado di nutrire tutti gli abitanti nel mondo. Essendo troppi \u2013 asserivano e assicurano ancora arrogantemente anche alti prelati della Chiesa cattolica! \u2013 devono essere assolutamente ridotti\u201d. Da due generazioni, cio\u00e8 dagli anni 60, circa due miliardi di non nati (tre-quattro volte la popolazione europea!) hanno stravolto riducendo drasticamente, per la prima volta nella storia, il naturale sviluppo demografico e umano. Attraverso la contracezione generalizzata e gli orribili aborti assassini, con la scusa del controllo \u201cresponsabile\u201d delle nascite.<br \/>\nInvece nel 2015, allorquando la popolazione mondiale \u00e8 divenuta almeno cinque volte quella dell\u2019inizio dell\u2019ottocento (!), con buona pace di Malthus e con il suo tragico riferimento statistico profeticamente demente, il mondo ha prodotto una volta e mezzo in pi\u00f9 del necessario per l\u2019attuale alimentazione mondiale. Restano solo da risolvere gli sprechi e le cattive oltrech\u00e9 squilibrate distribuzioni tra i vari paesi.<br \/>\nNe avete mai sentito parlare voi, nella profusione invadente dell\u2019attuale cosiddetta informazione ossessiva, ripetitiva e inutile?<\/li>\n<li>Incredibile!, fu il commento ancora troppo ostentatamente scandalizzato di Gabriella, un po\u2019 sopra le righe.<\/li>\n<li>In effetti, come voi stessi potete constatare, solo degli specialisti rarissimi, ne sono al corrente: degli studiosi fondamentalmente anglofoni, americani in particolare, hanno smantellato tutte le falsificazioni malthusiane che da duecento anni corrono indisturbati e tranquillamente sui nostri media conformisti e ora <em>politically correct<\/em>. Mentre una notizia del genere, sebben tardiva, molto e incredibilmente tardiva, \u00e8 rimasta solo confidenziale.<\/li>\n<li>Doppiamente, triplamente incredibile, aggiunse ancora la pi\u00f9 giovane della tavolata quasi dimentica di gustare i gamberetti abbondantemente disseminati nel risotto.<\/li>\n<li>L\u2019idea di ridurre artificiosamente, non solo in Occidente, il numero di figli fino a mediamente meno di 1,3 per coppia, mentre solo il tasso di 2,1 sarebbe l\u2019indice demografico minimo per la pura <em>sostituibilit\u00e0<\/em> delle popolazioni \u2013 continu\u00f2 Luigi, dopo essersi dedicato alle sue deliziose capesante \u2013 \u00e8 considerata una verit\u00e0 e una necessit\u00e0 universalmente ancora incontestabili. Naturalmente, tutti gli innumerevoli cosiddetti \u201cesperti\u201d continuano imperterriti a non capire nulla o quasi di essenziale sulle cause principali della crisi economica. Di cui son costretti a constatare, da molti anni, la deludente impossibilit\u00e0 di uscire da se stessa. In realt\u00e0, le piccole riprese e ripresette continuamente sbandierate non sono altro che molto parziali o marginalissimi ricuperi della madornali perdite progressivamente registrate, anche solo nell\u2019ultimo decennio.<\/li>\n<li>La cosa \u00e8 macroscopica, oceanica: com\u2019\u00e8 stato possibile e, ancora, \u00e8 tuttora possibile? Altro che i gi\u00e0 clamorosi fallimenti dei sondaggisti nella Brexit, per Trump nettamente vittorioso e nel referendum italiano in cui l\u2019errore dei pronostici mediatici \u00e8 stato di circa 20 punti (!), sottoline\u00f2 Carlo.<\/li>\n<li>Ma l\u2019aberrazione \u00e8 ancora pi\u00f9 vasta e grave. Il secondo fenomeno, \u00e8 quello famigerato sebben praticamente sconosciuto dei debiti pubblici.<\/li>\n<li>E perch\u00e9 sarebbe pi\u00f9 grave?, chiese subito Bernardo a Luigi.<\/li>\n<li>I debiti colossali e sostazialmente mai restituiti e non restituibili, ormai tacitamente rimandati (immoralmente e antidemocraticamente) alle cosiddette future generazioni, generano due conseguenze letali oltre ai costi gi\u00e0 insostenibili a causa degli interessi annuali (circa e mai precisati tra 70 o 90 miiardi all\u2019anno: una cifra da capogiro!). Innanzitutto, l\u2019immoralit\u00e0 pubblica di un tipo di societ\u00e0 ingorda, mai sazia di ozio e privilegi fatalmente criminali, alquanto irresponsabilmente nullafacente e a gogo: il famoso edonismo straccione!<br \/>\nIn secondo luogo, la fatale creazione massificata di una tragica classe sociale praticamente artificiosa di finanziatori naturalmente non gratuiti, i famosi attori della finanza: divenuti intrinsecamente nuovi parassiti, alle spalle del mondo veramente produttivo. Perfino Papa Francesco ha tuonato contro queste caste finanziarie che fanno il bello e cattivo tempo in economia. Ma senza notare \u2013 come abitualmente, del resto \u2013 che esse vengono create dalla volont\u00e0 popolare degli utilizzatori del vivere indebitamente e peccaminosamente al di sopra dei propri mezzi. Quando si \u00e8 poveri, si deve lavorare e non imprestare fondi (senza garanzie reali, peraltro: tanto c\u2019\u00e8 lo Stato statalista complice che d\u00e0 il fido&#8230;) per fingere, soltanto fngee, di vivere come nababbi: l\u2019illusione della ricchezza non pu\u00f2, in effetti, durare molto. Da cui la globalmente recessiva crisi economica attuale. Tutto il ceto produttivo, come noi riuniti intorno a questo tavolo, \u00e8 vittma designata e ormai permanente di tutti questi statalisti malfattori e resi impenitenti!<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quattro mesi dopo la cena milanese al risotto, Gabriella\u00a0 aveva gi\u00e0 iniziato il suo stage a Bruxelles. La sua fresca bellezza, unita a una vivacit\u00e0 allo stesso tempo relativamente intellettiva oltrech\u00e9 molto femminile, le avevano gi\u00e0 rivolto le attenzioni amorose di due altri stagisti come lei. Forse con l\u2019intuizione razionale che maggiormente l\u2019animava, aveva intimamente scelto la corte di un interprete francofono gi\u00e0 in tirocinio, rispetto a quella di un futuro traduttore inglese, Alan, che pure l\u2019attirava intensamente. E con cui facilmente parlava \u2013 ameno all\u2019inizio \u2013 nella lingua ben imparata in Irlanda. Esteriormente pareva forse indecisa tra i due giovani. Ma Gabriella fu sempre pi\u00f9 implicata nelle relazioni numerose, di amicizia e familiari del collega spasimante bruxellese che le offriva molteplici occasioni di rapporti diretti e sociali. Tanto pi\u00f9 che la madre del giovane belga, oltre ad essere parecchio amica della moglie di Luigi, era una delle responsabili di punta nel movimento cattolico \u201cpro life\u201d, in antagonismo con le maggiori tendenze nichiliste nel paese. Perdipi\u00f9 nulla poteva interessare a Gabriella pi\u00f9 delle discussioni sul transumanismo con Gilbert: era questo il nome del bel ragazzo gi\u00e0 molto poliglotta con le \u00a0sue tre lingue nazionali (olandese, tedesco e francese, la sua madrelingua) pi\u00f9 un inglese imparato fin dalle scuole elementari e, soprattutto, presso gli zii residenti a Brighton: a nemmeno due ore di eurostar. Gilbert, non fosse per la cultura impegnata e acutissima della sua famiglia (il padre era impiegato nella stessa diocesi di Bruxelles-Malines al servizio del primate del Belgio come economo delle scuole fiamminghe), aveva gi\u00e0 una capacit\u00e0 dialettica molto ampia.<br \/>\nIl suo tirocinio presso l\u2019agenzia di Luigi era esplicitamente motivato dall\u2019interesse, gi\u00e0 da tempo preordinato, di fondare a Londra una sede \u201c<em>master franchising<\/em>\u201d dello stesso ancora piccolo gruppo per tutto il territorio britannico. La progettualit\u00e0 del lavoro e la destinazione dell\u2019installazione nella pi\u00f9 importante metropoli europea non potevano che rivelarsi a fagiolo per la seducente Gabriella.<br \/>\nC\u2019erano anche altre due stagiste nell\u2019<em>head office <\/em>di Bruxelles: una madrilena, Concita, molto interessata e dedita ai concorsi presso l\u2019Unione europea; e una\u00a0 tedesca dell\u2019Universit\u00e0 di Heidelberg, Brigitte, parecchio dotata intellettualmente e gi\u00e0 avviata all\u2019insegnamento universitario. Con queste due compagne, Gabriella non sarebbe mai andata molto oltre una cortese vicinanza relazionale, per lei facilmente vivibile, in piena simpatia. Alan, il corteggiatore inglese, ancora molto tardo-adolescente e professionalmente parecchio indeterminato, si ritrov\u00f2 presto piuttosto spiazzato. E questo, a dimostrazione del fatto che l\u2019utilit\u00e0 globale degli stage \u00e8 direttamente proporzionale alla disponibilit\u00e0 e all\u2019interesse attivi verso ci\u00f2 che ingenera la produzione di ricchezza. Vale a dire l\u2019azienda stessa e l\u2019imprenditorialit\u00e0 \u2013 almeno intraprenditoriale, come in America e in Inghilterra \u2013 dei suoi uomini. Gilbert aveva fatto di questi due fattori i cavalli di battaglia a supporto della sua legittima conquista di Gabriella cui era irresistibilmente attratto, soprattutto fisicamente. Non l\u2019aveva mai toccata, nemmeno casualmente o involontariamente. Ma tutti ne avevano notato il campo magnetico di induzione nel quale continuamente cercava di essere immerso: una sorta di bisogno di farsi \u201ccuocere\u201d dalle radiazioni benefiche delle microonde della bella milanese.<br \/>\nNon disponeva di un discorso molto preciso e veramente articolato sull\u2019imprenditorialit\u00e0, la \u201csua\u201d intraprenditorialit\u00e0 anche ben vocazionalmente istintiva, ma era riuscito comunque a comunicare alla per lui divina giovane musa l\u2019oggetto della sua ricerca di desiderio. Quasi la sua anima. Se non della prepotente e costante tendenza alla creazione della bellezza vitale, era giunto a esprimere il suo senso irriducibile che lo generava. Il valore, si sa, \u00e8 sempre preceduto dal suo sentimento.<br \/>\nGabriella ne era rimasta polarizzata completamente. L\u2019aver incontrato poi un coetaneo gi\u00e0 fornito di una idea adulta e operativa, addirittura fondata su un progetto di installarsi professionalmente a Londra, forse la seconda metropoli al mondo e la prima europea, l\u2019aveva eccitata al suo pi\u00f9 alto livello. Anche di altezza amorosa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si possono capire solo le cose nuove che si sono gi\u00e0 comprese e amate vitalmente, aveva scritto Nietzsche in un suo famoso aforisma. Sebbene avesse conosciuto Luigi a Milano e partecipato attivamente (forse troppo) alla cena con tutte le sue discussioni profonde, e ben che avesse letto in modo dettagliato il sito web dell\u2019agenzia ormai gi\u00e0 installata su quattro continenti, Gabriella realizz\u00f2 la vera natura progettuale della ditta, nella quale stava realizzando il suo stage, dalle incessanti spiegazioni \u2013 molto associative \u2013 di Gilbert. Il concetto di \u201cglocalizzazione\u201d l\u2019aveva sentito e letto tante volte. Ma l\u2019aveva veramente assimilato nelle spiegazioni del <em>master franchising <\/em>cos\u00ec come il suo innamorato gliele aveva descritte e prefigurate. Le ambizioni di Gilbert non si arrestavano alla territorialit\u00e0 britannica. Egli pensava di costituire un secondo <em>head office<\/em> a Londra di vero riferimento per la maggior parte delle agenzie in <em>franchising<\/em>, soprattutto future nel mondo. In effetti, era l\u2019inglese e non il francese (o le altre due lingue parlate in Belgio) a costituire la cultura veicolare di comunicazione per la maggior parte \u2013 la quasi totalit\u00e0 \u2013 delle aziende in tutti i paesi. Ognuna di esse, come gi\u00e0 era accaduto a Shanghai per la sede di Milano, poteva creare una o pi\u00f9 altre agenzie nello stesso paese o all\u2019estero. In realt\u00e0, secondo lo slogan generale scaturito dalla sede centrale di Bruxelles, vale a dire <em>\u201cWhere the languages are spoken<\/em>\u201d, tutte le produzioni di comunicazione pubblicitaria e multilingue dovevano e devono essere concepite e fabbricate pertinentemente nei paesi dove siffatte lingue, con i loro geostili particolari, vengono realmente parlate.<br \/>\nIn fondo, ripeteva Gilbert, non senza arguzia amorosa specifica, l\u2019idea matrice della glocalizzazione era tipicamente di \u201corigine\u201d cattolica: globale, universale, ma identitaria, cio\u00e8 particolare senza alcuna perdita della ricchezza insostituibile della cultura espressiva di ogni lingua! Almeno da quando Cristoforo Colombo, nel suo gigantesco e comprensibile errore di credersi arrivato in India, scopr\u00ec avventuristicamente il nuovo continente America; oppure dai tempi del primo monachesimo che non arrest\u00f2 la sua irresistibile espansione universale nemmeno ai limiti dell\u2019universo allora conosciuto: fino in Irlanda o in Russia e in Siberia; \u00e8 cio\u00e8 da sempre che l\u2019uomo non finisce di inevitabilmente globalizzarsi. Gilbert si dilettava a descrivere questi concetti storici come se stesse modellando la creta della sua sempre pi\u00f9 \u201csua\u201d Gabriella. Lei lo seguiva felice di averlo incontrato dedicandoglisi sempre pi\u00f9. Non c\u2019era nemmeno la necessit\u00e0 che parlassero dei loro programmi: essi coincidevano a priori nella finalizzazione inevitabilmente pratica delle loro descrizioni. Ecco cosa la strategia realistica produce allorquando \u00e8 il rapporto con il reale a stabilire la teleologia delle cose, la scoperta affamata della legge inscritta negli stessi fatti reciproci. Cos\u00ec tutto diventa naturalmente spontaneo. Il futuro dei due giovani si delineava ai loro occhi ricco e fecondo con l\u2019approfondire delle conoscenze e lo svolgersi cumulativo del loro stage.<br \/>\nMa il compimento di tutta questa dovizia di bellezza, del loro piacere gi\u00e0 pieno e colmo di senso, era dato dalla grazia creaturale del loro incontro nella tradizione, nel raro e prezioso compiersi nella Chiesa universale. Gilbert lo sapeva, ma mai l\u2019aveva vissuto in modo cos\u00ec vitalmente evidente e chiaro. Tutta la sua esperienza, praticamente i suoi pi\u00f9 di vent\u2019anni familiari di cattolicit\u00e0 praticata, confluivano e si celebravano nella totalit\u00e0 degli occhi splendenti di Gabriella intenta ad ascoltarlo. Ad esprimere con la sua felicit\u00e0 aggraziata una promessa di compiutezza gi\u00e0 in atto: dai suoi capelli lucidi al suo incedere leggiadro sui due gradini dell\u2019entrata in ditta per il lavoro quotidiano.<br \/>\nA mille kilometri, per pi\u00f9 di due decenni, in un\u2019altra lingua, con una ben diversa famiglia, in un ben altro mondo di bellezza nel cibo e nei sentimenti molto artistici, s\u2019erano modellati quel sorriso e quei lineamenti, quelle dita e quel seno che ora tanto attraevano Gilbert. Il primo loro bacio li aveva fissati in una definitivit\u00e0 eternamente gi\u00e0 \u00a0realizzata, perfetta. In una intimit\u00e0 unica, inviolabile e, allo stesso tempo, universalmente pubblica e comune.<br \/>\nEra per Gilbert venuto il momento di farle conoscere la sua famiglia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ul>\n<li>Il problema numero uno dell\u2019uomo, da quando era troglodita fino a quello attuale detto postmoderno, \u00e8 sempre stato lo statalismo, aggiunse Luigi al caff\u00e9 della cena milanese. E questo, in riferimento alla svolta piuttosto irreligiosa e riduttiva del movimento <em>Comunione e Liberazione <\/em>a cui continuava ad appartenere, con sede centrale e fondativa a Milano.<\/li>\n<li>Anche per i primitivi trogloditi che lo Stato nemmeno potevano immaginarselo?, interloqu\u00ec subito Carlo.<\/li>\n<li>S\u00ec. Il cardinale Ries, un umile prete belga elevato alla porpora per meriti culturali e religiosi da Benedetto XVI, appena un anno prima della sua morte a 93 anni (!), ha fondato la sua fama di scienziato religioso quasi esclusivamente nell\u2019ambiente detto dell\u2019antropologia culturale. Egli \u00e8 uno delle quattro personalit\u00e0 eccelse nella storia moderna del Belgio, attualmente il letamaio spirituale pi\u00f9 puzzolente del mondo civilizzato con le sue leggi nichiliste, transumaniste e laiciste.<\/li>\n<li>Quattro personalit\u00e0? Cos\u00ec tante? Incredibile!, ribatt\u00e9 subito molto sarcastico l\u2019amico di sempre Carlo.<\/li>\n<li>Gli altri tre erano: p\u00e8re Damien, fiammingo proclamato santo, per essere anche morto di lebbra essendo andato a vivere missionario in una isola del Pacifico adibita a lebbrosario nell\u2019ottocento; il seguente, re Baldovino (attualmente in via di canonizzazione) che abdic\u00f2 per 48 ore allo scopo di non firmare la orribile legge assassina sull\u2019aborto banalizzato, approvata dal parlamento; e infine, l\u2019ultimo, il solo vivente e in pensione, l\u2019arcivescovo primate del Belgio, L\u00e9onard, nominato da Benedetto XVI e bistrattato da tutti i media. Con anche l\u2019ostilit\u00e0 della quasi totalit\u00e0 della Chiesa nazionale e con alla testa l\u2019altro cardinale Danneels, tra i protagonisti del gruppo \u201ccomplottista\u201d detto di San Gallo: quello sostenitore della linea molto casuistica, attualmente e da anni, anche se a giorni alterni, seguita da Papa Bergoglio.<\/li>\n<li>Casuistica? In due parole spiegaci cosa significa, disse Diana, la moglie di Bernardo e madre di Gabriella.<\/li>\n<li>Due parole sintetiche. Non fosse che il casuismo \u00e8 molto legato al concetto eterno di statalismo. Per cui esso \u00e8 pertinente per il troglodita classico e per la definizione che ha reso famoso alla storia lo stesso cardinal Ries: l\u2019<em>homo religiosus<\/em>. Accanto a tutta la serie preistorica dell\u2019<em>homo erectus<\/em>, dell\u2019<em>homo habilis<\/em>, fino all\u2019<em>homo sapiens<\/em>, la voluminosissima opera di ricerca di Ries dimostra che prima, all\u2019origine e contemporaneamente degli altri modelli, c\u2019\u00e8 il suo <em>homo religiosus<\/em>. Al suo funerale, cui erano significativamente assenti tutti i vescovi fiamminghi e la famiglia reale, i suoi accademici antropologi universitari avevano fatto a gara per celebrarlo. Anche Levi Strauss, il padre europeo riconosciuto dell\u2019antropologia culturale, era diventato suo ammiratore e amico.<\/li>\n<li>E la casuistica?<\/li>\n<li>Ci arrivo subito, Diana. Ries era diventato amico personale di don Giussani, il fondatore e responsabile per sessant\u2019anni di <em>Comunione e Liberazione<\/em>, il pi\u00f9 grande e importante movimento nella Chiesa \u2013 come sapete \u2013 nel ventesimo secolo. Per tredici anni aveva pure partecipato al ciellino Meeting di Rimini, la pi\u00f9 qualificata e grande manifestazione religiosa e culturale al mondo. Tutta la sua <em>opera omnia<\/em> \u00e8 stata anche pubblicata dalla casa editrice Jaka Book di Milano, vicinissima a<em> CL<\/em>.<br \/>\nIl casuismo ha costituito l\u2019eresia del diciassettesimo secolo per cui sarebbero le circostanze storiche, cio\u00e9 le condizioni esistenziali dell\u2019uomo \u2013 e non la sua ontologia, la sua natura intrinsecamente immutabile di creatura \u2013 a determinare il rapporto col suo destino escatologico (cio\u00e8 relativo alla sua salvezza umana ed eterna). Una inversione teologica gravissima, come quella cui corre appresso, anche se solo moderatamente e, sul piano solamente culturale, l\u2019attuale <em>CL<\/em>.<\/li>\n<li>Bene \u2013 disse Carlo \u2013 ma qual\u2019\u00e8 il rapporto con lo statalismo?<\/li>\n<li>In questo senso, le circostanze storiche compreso il potere statuale sono sempre le stesse. Ci si ricordi della vicenda di sant\u2019Ambrogio, nostro vescovo milanese a cavallo tra il quarto e quinto secolo, contro l\u2019imperatore Teodosio che faceva di tutto per imporre il suo potere imperiale su quello religioso e inviolabile del grande prelato di origine tedesca (veniva da Treviri, cittadina sul confine con l\u2019attuale Lussemburgo)&#8230;<\/li>\n<li>Di questa vicenda, se permettete, ve ne parlo io che mi considero una vera e fiera ambrosiana, intervenne Emilia. Sant\u2019Ambrogio scacci\u00f2 anche in malo modo Teodosio dalla sua basilica perch\u00e9 lo giudicava fedifrago: altro che la pratica degli inchini da parte del clero alle politiche laiciste, perfettamente stataliste dei nostri giorni. Molto spesso i cattolici \u2013 da qualche anno anche<em> CL<\/em> con la sua posizione ufficiale progressivamente diventata ipocrita di cosiddetta non ingerenza esplicita nell\u2019\u201dinutile o inopportuna\u201d politica \u2013 si astraggono opportunisticamente dalle scelte civili. Esse si rifugiano in una irrealistica \u201cequidistanza e indifferenziazione\u201d di fatto rispetto alle grandi opzioni vitali e politiche. Mai il cristianesimo si era cos\u00ec reso supino alla prevalenza dello Stato sulla vita spirituale, mistificandone le apparenze, salvo quelle personali ridotte all\u2019intimismo mutilato.<\/li>\n<li>In effetti \u2013 riprese il filo Luigi \u2013 abitualmente si parla di statalismo in termini economici. Ma esso \u00e8 invece una eresia innazitutto religiosa: \u00e8 solo conseguenzialmente che diventa di tipo economico e politico. Lo statalismo \u00e8 giust\u2019appunto la prevalenza del potere statuale su quello religioso, culturale e pure antropologico contro la cristocentricit\u00e0 della Chiesa, sempre sovrana e libera.<\/li>\n<li>Sant\u2019Ambrogio, a conferma della sua grandiosa misericordia fondata sulla Verit\u00e0, riusc\u00ec \u2013 incalz\u00f2 Emilia \u2013, dopo il suo gesto praticamente anche violento in basilica (come Ges\u00f9 con la frusta sui mercanti nel Tempio), a organizzare una grande e solenne riconciliazione con lo stesso imperatore Teodosio: questi si ripresent\u00f2 in chiesa senza corona e in ginocchio davanti ad Ambrogio, come \u00e8 possibile vederlo dipinto in un famoso quadro di Pierre Subleyras: vi consiglio di andarvelo a guardare almeno su wikipedia! Gli attuali vescovi spesso tremebondi e avvezzi a ritirarsi nello spiritualismo casuistico e opportunista, lasciando cos\u00ec campo libero all\u2019orribile nichilismo politicista, dovrebbero impallidire al solo confronto. Ho maturato queste convinzioni soprattutto dopo la morte di don Giussani cui cerco di rimanere fedele.<\/li>\n<li>Sono felice che Emilia possa spiegarvi anche le mie posizioni e illustrarvi cosa \u00e8 il cancro mortale dello statalismo. E del casuismo disincarnato di un cattolicesimo senz\u2019anima perch\u00e9 subordinato al potere materiale e ora dissennatamente borghese.<\/li>\n<li>Non ho una gran cultura teologica, ma il senso religioso, questo so bene cos\u2019\u00e8, rincalz\u00f2 Emilia. Sono convinta che la teologia, vale a dire la vera scienza amorosa del Dio vivente, inscritta nel cuore di ogni uomo, sia la cultura originaramente e intrinsecamente del popolo che non pu\u00f2 essere neanche minimamente tradita. O deviata dagli ideologismi intellettualoidi. Soprattutto casuisti.<\/li>\n<li>Non mi spiego ancora \u2013 insistette Carlo \u2013 cosa possa azzeccarci lo statalismo del primitivo troglodita ben privo ancora della nozione stessa di Stato!<\/li>\n<li>Avete ragione forse entrambi: ad essere estremamente sintetici si rischia di saltare qualche passaggio di troppo che rende poco comprensibile il paragone o l\u2019analogia. In effetti senza Stato, lo statalismo \u2013 in senso stretto \u2013 non pu\u00f2 esistere. Carlo, da questo punto di vista ha ragione. Altra cosa \u00e8 essere ignari pre-cristiani che forsennatamente laicisti decisi fino a mettere il cristianesimo all\u2019ostracismo. Ma ci\u00f2 che rende comunque possibile l\u2019accostamento \u00e8 la negazione arrogante e narcisista dell\u2019uomo, sia postmoderno che troglodita, della creaturalit\u00e0 umana. Non riconoscendosi come creatura, nata e destinata al cimitero senza che questa sua origine e finalit\u00e0 dipenda dalla sua volont\u00e0 tanto celebrata, egli diventa statalista. Potenziale nel caso del troglodita: oppure uomo contro natura sia come transumanista attuale che come gi\u00e0 ideologicamente ateo ed esclusivamente immanente. In fondo \u00e8 la stessa cosa anche se con evidenti differenze di tipo culturale e storico. Cos\u00ec si ha il paganesimo antico o il nichilismo modernista: una scorciatoia che potremmo accettare per non dilungarci in una discussione filosofica e teologica probabilmente molto lunga, concluse Luigi per evitare una possibile deriva intellettualistica alla gi\u00e0 molto impegnata discussione al risotto.<\/li>\n<li>Non solo \u2013 si inser\u00ec brevemente in coda finale Bernardo \u2013 ma mentre il primitivo pagano era solo passivamente piuttosto a-religioso, il nichilista moderno \u00e8 attivamente anti-religioso.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Dopo il caff\u00e9 si pass\u00f2 all\u2019ottimo nocino prodotto dalle monache di clausura e insieme missionarie attive di Pietrarubbia, adoratrici perpetue del Santissimo Sacramento. Esse erano amiche molto venerate da Emilia, la padrona di casa, grazie a questa doppia loro funzione vocazionale apparentemente opposta e certamente totalizzante, oltrech\u00e9 globale nel cristianesimo moderno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La madre di Gilbert, Laurence, apparve subito a Gabriella per il grande personaggio la cui reputazione era piena tutta la pubblicistica cattolica e francofona belga. Compresi i siti web, i blog e i vari FB, pro e contro. Madre di cinque figli, tutto il mondo cristiano del paese \u2013 dall\u2019arcivescovo \u201ctradizionalista\u201d L\u00e9onard ai suoi acerrimi nemici cattoprotestanti maggioritari in moltissime parrocchie \u2013 la conosceva a volte anche personalmente. Non fosse che per la sua costante presenza, sempre richiesta, in ogni manifestazione anti-transumanista. Con suo marito, di famiglia fiamminga, e due sue figlie gi\u00e0 sposate e missionarie in Africa, i suoi articoli rigorosi venivano pubblicati sia in Gran Bretagna che in Francia e pure in Italia. Gilbert era molto fiero di lei, come pure i due fratellini pi\u00f9 giovani. La fece conoscere a Gabriella in un gremito barbecue poliglotta organizzato nel giardino della casa familiare. Si poteva dire che tutta la <em>cr\u00e8me<\/em> militante del cattolicesimo rigoroso e cristocentrico belga era presente. Non senza difficolt\u00e0, Gabriella riusc\u00ec \u2013 sgomitando moderatamente contro tutti gli amici che l\u2019assediavano \u2013 a parlarle personalmente. Prima per\u00f2 segu\u00ec le conversazioni che Laurence dirigeva mentre trangugiavano salsicce \u201c<em>merguez<\/em>\u201d a volte pure bruciacchiate. I temi erano quelli della bioetica, del pensiero unico nichilista, soprattutto nei media relativisti e della connivenza del clero con le tendenze, spesso inconsapevoli, verso il protestantesimo del vicino nord tedesco \u201ccattolico\u201d, polarizzato intorno al cardinale bergogliano Kasper, beninteso molto casuista.<br \/>\nMentre il marito se la cavava abbastanza bene anche a parlare in italiano, avendo studiato all\u2019universit\u00e0 pure di Roma, Laurence imperversava in francese, inglese e olandese con i suoi ospiti. Cos\u00ec Gabriella rest\u00f2 sorpresa per l\u2019elevato livello culturale degli scambi, delle battute e della dimensione cosmopolita del loro orizzonte. E naturalmente, dal rigore teologico ed ecclesiologico che si percepiva in ogni piccolo capannello. Gilbert gongolava a fianco della bella italiana che si premurava di presentare ai pi\u00f9. Gabriella, un po\u2019 frastornata, era molto impressionata anche dall\u2019energia e dalla naturalezza della sua \u2013 non poteva evitare di pensarla diversamente \u2013 \u201cfutura suocera\u201d: una personalit\u00e0 veramente debordante. Quando Gilbert gliela present\u00f2 direttamente, la nota e evidente facondia della madre si arrest\u00f2 d\u2019incanto tutta intenta ad apprezzare l\u2019avvenenza e l\u2019eleganza (nemmeno ricercatissima) della milanese, anzi ambrosiana. La quale percep\u00ec l\u2019approvazione della madre rispetto alla scelta del figlio. A Gabriella, del resto, non importava nulla di pi\u00f9 dell\u2019accoglienza senza riserve della leader indiscussa di tutta quella compagnia, l\u00e0 convenuta. Trattenne anche la sua naturale estroversione con un bemolle alla sua volont\u00e0 attiva di sempre autopresentarsi anche abbondantemente&#8230; Cos\u00ec la sua artata ritrosia le permise perfino di cogliere in fallo la considerata troppo perfetta Laurence, su un punto essenziale della sua cattolicit\u00e0: lo statalismo!<br \/>\nL\u2019aveva ascoltata e ben registrata in un breve dialogo con una sua amica che aveva l\u2019aria di volerla rimproverare della sua opposizione passata a ricordare pubblicamente al nuovo e giovane re Philippe, nipote di Baldovino, il suo obbligo morale a seguire le orme, grandiose, dello zio regnante prediletto. Nel rifiuto di firmare l\u2019ignobile e famosa legge assassina. In sovrappi\u00f9 inaudita, che instituiva per la prima volta mondiale l\u2019eutanasia anche per i bambini (come gi\u00e0 si era iniziato a fare nella confinante Olanda)!<\/p>\n<ul>\n<li>No, mia cara, l\u2019inevitabile legge transumanista per l\u2019eutanasia infantile \u2013 aveva risposto Laurence alla sua amica francofona alquanto polemica \u2013 sarebbe comunque passata in parlamento. Il solo fatto di richiamare pubblicamente il nuovo \u00a0giovane re a non firmare la legge avrebbe messo in pericolo l\u2019unit\u00e0 nazionale nello Stato federale tra fiamminghi e francofoni!<\/li>\n<\/ul>\n<p>All\u2019udire questa netta e poi ribadita posizione di Laurence, memore dell\u2019insegnamento della cena al risotto di Milano, Gabriella pot\u00e9 verificare come anche il famoso rigore della madre di Gilbert cascava miseramente come la classica asina di fronte alla testimonianza contro il cancro pi\u00f9 irreligioso di tutta l\u2019epoca, non solo moderna.<br \/>\nLa cosiddetta unit\u00e0 tra fiamminghi (nederlandofoni) e francofoni belgi veniva, in tal modo, portata al di sopra della verit\u00e0 eterna e inviolabile dell\u2019assassinio di Stato legalizzato dalla nuova legge, anche umanamente iniqua (sotto le false spoglie della cosiddetta compassione). Pure la legge criminale dell\u2019aborto, cui lo zio <em>roi Baudouin<\/em> si era rifiutato di apporre la firma, sarebbe comunque passata in parlamento. Ma l\u2019\u201cinutile\u201d e clamorosa testimonianza cattolica del vecchio re sarebbe rimasta almeno nella grande memoria popolare che si era \u00a0espressa nelle oceaniche manifestazioni anche alla sua morte.<br \/>\nL\u2019aver constatato il limite statalista di Laurence \u2013 religiosamente esiziale e totalmente politicista \u2013 ingener\u00f2 in Gabriella due sentimenti opposti. Da un lato la fierezza di appartenere al rigore irriducibile della Chiesa ambrosiana. E dall\u2019altro lato, che anche l\u2019opposizione pi\u00f9 dura al modernismo sgangherato di una Chiesa come quella belga (che corre appresso alle idee sempre irreligiose del mondo) preferisce la fittizia e inutile unit\u00e0 nazionale alle leggi della natura e di Dio. Oppure, quantomeno, non riesce a vederne l\u2019intrinseca gerarchia o antagonismo. L\u2019unit\u00e0 statale e statalista veniva cos\u00ec posta tranquillamente al di sopra dell\u2019intangibile visione divina <em>pro vita!<\/em><br \/>\nTutto il senso pi\u00f9 cruciale e definitorio del barbecue era inscritto nel breve dialogo captato da Gabriella. Lei aveva individuato acutamente la vera posizione cristocentrica e teologicamente ortodossa nell\u2019amica di Laurence, di cui non conosceva n\u00e9 il nome n\u00e9 praticamente ancora nulla.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Don F\u00e9licien doveva festeggiare tra breve la sua ordinazione con la celebrazione del doppio matrimonio dei suoi amici intraprendenti imprenditori: Gen\u00e9vi\u00e8ve con Joseph e Juliette con Luca. Alla grande festa in svolgimento nel castello reale del Parco di Tervueren, alla periferia di Bruxelles, parteciparono cos\u00ec pi\u00f9 di quattrocento persone tutte intorno a varie vecchie coppie, costituite anche dai consuoceri, tutti co-protagonisti nella fondazione di due nuove imprese in particolare. Quella sostenuta dai genitori bruxellesi delle due sorelle, Jan e \u00a0Marine, \u00a0e quella di altri due genitori, italiani delle Marche: Alberto il copywriter-giardiniere con la moglie madre di Roberto. Il giovane convertito \u201csorprendentemente profondo\u201d,\u00a0 dopo una lunga e protratta nausea per eccesso di edonismo divenuto alquanto meccanicistico, aveva positivamente impressionato il suo <em>entourage<\/em>. Naturalmente tutta la famiglia di Laurence e Gilbert era stata invitata d\u2019obbligo e d\u2019onore. Gabriella si fece particolarmente bella per l\u2019occasione: una festa sacramentale e rara anche dell\u2019imprenditorialit\u00e0 propria della piccola impresa post-moderna e familiare era da non mancare. Il tutto era iniziato con la grande messa solenne nella chiesa detta dei \u201cgiovani\u201d, a Sainte-Croix, presso la tradizionale place Flagey dove molta giovent\u00f9 di Bruxelles si riunisce abitualmente nei numerosi bar e ristoranti, sempre frequentatissimi, intorno al vecchio teatro degli spettacoli pi\u00f9 <em>\u00e0 la page<\/em>. Confluivano nella giornata celebrativa appositamente preparata varie progettualit\u00e0 di imprese gi\u00e0 operative o in preparazione, come quella di Gilbert. E, ormai, di Gabriella tutta tesa a far conoscenza anche dell\u2019amica marchigiana di Juliette, Franca, col suo sposo novello, Roberto (l\u2019esperto e titolare della ditta di <em>piscine conviviali<\/em>). E con il padre pubblicitario, Alberto, dedicato alla ditta di giardinaggio del figlio (pure se solo dal venerd\u00ec alla domenica sera e durante le sue \u201cvacanze\u201d). Un <em>part time<\/em> diventato centrale e di successo grazie alla sua personale maestria, eccezionale, di originale comunicatore.<br \/>\nGabriella era pure curiosissima di conoscere la vecchia madre di Roberto, ambrosiana, milanese e cattolicissima trasferita in quel di Ancona.<br \/>\nInfine era l\u2019occasione di incontrare a fondo e personalmente il grafico Luca, l\u2019altro sposo della giornata diventato ormai belga con doppia nazionalit\u00e0 e futuro imprenditore nell\u2019agenzia di Luigi. La sua origine veneta (arrivato da adolescente in famiglia con suo padre divenuto funzionario dell\u2019Unione europea) lo rendeva molto interessante per Gabriella. Anche i genitori veneti del grafico erano in prima linea.<br \/>\nCom\u2019era stato anche progettato, il mega-matrimonio era diventato un piccolo grande avvenimento a Bruxelles, nel seno della citt\u00e0 pi\u00f9 attiva. Il vescovo ausiliare, da anni \u00a0vicino ai giovani cattolici del paese che gi\u00e0 avevano la loro sede ufficiosa nella parrocchia scelta per la cerimonia religiosa, si rese disponibile a concelebrare con don F\u00e9licien e il parroco della chiesa, alla testa della sua comunit\u00e0 di giovani, a dire il vero piuttosto \u201cprogressisti\u201d.<br \/>\nAl castello di Tervueren, diventato il pi\u00f9 ricco museo al mondo del Congo e dell\u2019arte africana, anche due<em> troupe<\/em> televisive (una pure fiamminga) raccoglievano interviste per varie reti nazionali e locali. Gabriella, bench\u00e9 metropolitana e milanese, si rendeva conto della profonda e gi\u00e0 antica caratteristica cosmopolita, poliglotta ed etnicamente differenziata di molta popolazione belga. Al di l\u00e0 degli stereotipi veicolati dai media, non aveva mai visto tanta alterit\u00e0 concretamente radicata nella socialit\u00e0 quotidiana. Al confronto delle sue esperienze, l\u2019antropologia variegata bruxellese faceva figura quasi agli antipodi della cultura piuttosto ancora \u201cincestuosa\u201d, generalmente abbastanza raggomitolata, ancora di attualit\u00e0 nel suo Belpaese (per\u00f2 sottoposta, negli ultimi anni, a migrazioni massicce generalmente ormai rifiutate da altri paesi del nord Europa). Aveva cos\u00ec il sentimento di vivere in un mondo che sarebbe diventato modello di \u201cnormalit\u00e0\u201d nel prossimo futuro. Il problema centrale dell\u2019identit\u00e0 di popolo le si poneva nei suoi termini pi\u00f9 culturali e liberamente religiosi.<br \/>\nCome trasmettere a Gilbert queste tematiche di cui il giovane, apparentemente, sembrava essere grosso modo a digiuno, almeno riguardo alla sua consapevolezza belga?<br \/>\nE nella prospettiva di installarsi a Londra, vale a dire in una societ\u00e0 forse ancor pi\u00f9 secolarizzata nel nichilismo, come si potevano risolvere i problemi di una sana famiglia non spappolata nella fatale centrifuga dell\u2019anonim\u00eca modernista?<br \/>\nMentre era attraversata da questi pensieri, Gabriella veniva continuamente invitata a ballare sulle due grandi terrazze contigue e sovrastanti gli specchi d\u2019acqua meravigliosi. Tutti costruiti sul modello delle architetture di Versailles e ancora pi\u00f9 raffinati. Un coro nutrito di volontari alternava le danze con canti pop della ricca tradizione fondamentalmente francofona.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Praticamente tutti in agenzia \u2013 compreso Luigi \u2013 pensavano, all\u2019inizio degli stage in gennaio, che Alan si sarebbe impalmato la bella Gabriella. Tutte le precondizioni e le circostanze gli erano apparentemente favorevoli: il ragazzo innanzitutto anglofono e apertamente affascinato dalla bellezza minuta, proporzionatissima della milanese, era pure avvantaggiato dalla continuit\u00e0 della sua conversazione brillante nella lingua che Gabriella gi\u00e0 parlava correntemente; estroverso con spiccato senso dello <em>humor<\/em> anche su se stesso; e infine, o innanzitutto, un bel fustone sportivo evidentemente avvezzo, fin da bambino, a non dover mai strafare per conquistarsi le simpatie anche dei maschi coetanei.<br \/>\nPure Gabriella ne era molto attratta. Abbastanza rapidamente per\u00f2 ella s\u2019imbatt\u00e9 nella cultura esistenziale tipicamente moderna ebritannica da <em>pensiero unico,<\/em> articolato sull\u2019edonismo di massa tipicamente giovanile. Ma anche conformista, superficiale e fatalmente ripetitivo nella sua coazione consumista. Lo spessore della sua altezza vitale lo relegava, \u00a0per Gabriella, nella scontata seppur \u201cattraente\u201d e disinvolta leggerezza tardo-adoscescenziale. Mentre un giovane spensierato persiste in una ricerca incessante di giocosit\u00e0 propria della provvisoriet\u00e0 infinita e completamente intenta nella massificata soggettivit\u00e0, il giovane adulto \u2013 quale dovrebbe essere uno stagista a fine percorso \u2013 s\u2019introduce veramente nella vasta complessit\u00e0 della totalit\u00e0 esistenziale. E, soprattutto, nella ricerca della verit\u00e0 oggettiva e gi\u00e0 definitiva della propria densit\u00e0 anche vocazionale. La precoce senilit\u00e0, propria di tanta parte delle popolazioni adulte, fa cos\u00ec inevitabilmente capolino, malgrado la vivacit\u00e0 persino fatidicamente britannica, nel caso specifico. Questa innaturale deformazione nel processo di maturazione (che potrebbe durare anche tutta la vita in modo inconcludente) comincia a comunicare una tragicamente stucchevole e omologata vecchiaia gi\u00e0 con retrogusto stanco che prefigura una dinamica patologicamente pre-segnata. Una resistenza quindi testardamente contraria a sfociare presto nella dimensione veramente adulta, anche se problematica. Il bell\u2019imbusto giovanilistico inglese resisteva infatti all\u2019incedere della vita. Come sempre in siffatti casi, la cronicit\u00e0 malata di una et\u00e0 terminata ma riprodotta artificialmente, induce soprattutto nelle ragazze di qualit\u00e0, una reazione vitalmente intelligente e anticipatrice di una et\u00e0 da molto incipiente verso il suo inevitabile e futuro esito.<br \/>\nTutto l\u2019impianto ideologico della secolarizzazione materialista era cos\u00ec sostanziamente installato \u2013 almeno per Gabriella \u2013 dietro e tra le pieghe della sempre \u201cincantevole\u201d ludicit\u00e0 di Alan.<br \/>\nNulla di pi\u00f9 antierotico per una giovane come Gabriella, precoce all\u2019autentica ricerca di s\u00e9 e del senso unico nel suo implacabile percorso.<br \/>\nLa strada verso Gilbert era cos\u00ec completamente aperta e in discesa!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gabriella aveva anche attentamente ascoltato alcune opinioni espresse da Alan nelle conversazioni sul lavoro o nella caffetteria dell\u2019agenzia. Cos\u00ec l\u2019avevano pure convinta definitivamente nel giudizio ormai fermo per la sua relazione gi\u00e0 monca col giovane inglese. Per esempio, ella aveva particolarmente seguito una sua conversazione estremamente laicista sulle feste religiose durante una pausa del lavoro.<\/p>\n<ul>\n<li>Dovrebbero trasformare in ogni paese tutte le feste religiose o confessionali in laiche, neutre e senza alcun riferimento culturale se non di tipo civile e centrate sui nuovi diritti umani condivisi. Come quelli riconosciuti dall\u2019ONU, affermava l\u2019anglo-corteggiatore di Gabriella, alla stagista tedesca che l\u2019ascoltava acrobaticamente tra il rapito e lo scettico.<\/li>\n<li>Ma allora dove finiscono le identit\u00e0 specifiche dei popoli e delle tradizioni, gli rispose comunque la tedescotta di Hidelberg con logica ferrea tutta mitteleuropea.<\/li>\n<li>Quelle, comprese le confessionali, possono pure rimanere, ma nel privato, nell\u2019intimit\u00e0 personale. Sul piano pubblico, invece, lo spazio deve essere occupato solo da posizioni laiche&#8230;<\/li>\n<\/ul>\n<p>Oppure, non erano sfuggite a Gabriella altrettante esternazioni \u201cprogressiste\u201d come quella riguardante l\u2019obiezione di coscienza nei confronti non solo dei medici o dei farmacisti.<\/p>\n<ul>\n<li>Non \u00e8 lecito \u2013 aveva ribadito sempre Alan \u2013 che l\u2019obiezione di coscienza permetta al personale medico o delle farmacie di rifiutarsi di collaborare con la realizzazione di atti divenuti, negli ultimi decenni, legali come l\u2019aborto o l\u2019eutanasia: dei diritti legalizzati e ormai detti inalienabili&#8230;<\/li>\n<li>E dove la mettiamo allora la libert\u00e0 inviolabile della persona che \u2013 giust\u2019appunto in coscienza \u2013 \u00e8 impedita nel commettere atti che ritiene, malgrado le leggi approvate, assolutamente criminali?, obiett\u00f2 la stagista questa volta spagnola.<\/li>\n<li>\u00c8 lo Stato, con la sua ragione, che deve essere superiore a tutto e contro tutti: contro la minoranza, se necessario!<\/li>\n<li>Ma cos\u00ec, si avrebbe non solo una legge pur sempre e ancora \u201creligiosa\u201d, nel senso mistificato della vera religiosit\u00e0 (rientrata, con aggravante totalitaria, fatalmente dalla finestra del parlamento umano), replic\u00f2 Concita. E, perdipi\u00f9, transumanista contro la libert\u00e0 irriducibile anche individuale, ultimo baluardo della libert\u00e0 <em>tout court<\/em>. Quante leggi sono state abolite \u2013 per esempio, quella sulla schiavit\u00f9 \u2013 grazie alle innumerevoli obiezioni di coscienza individuali e resistenze al sopruso nella storia!<\/li>\n<\/ul>\n<p>\u00c8 in questi frangenti che Alan svicolava con una capriola sorridente dalla stretta dell\u2019interlocutore implicitamente da lui considerato troppo \u201cserioso\u201d&#8230;<br \/>\nA Gabriella ci\u00f2 bastava e avanzava: contro natura e contro le leggi creaturali e di Dio, non le era possibile nemmeno discutere, malgrado i sorrisi di alleggerimento simpatetico. In sovrappi\u00f9, niente le era pi\u00f9 contrario alla sua naturalezza relazionale del razionalismo estetico e apparentemente logico di fuga. Invece nulla le era pi\u00f9 favorevole di una sana e serena imprenditorialit\u00e0 personale intrinsecamente insubordinabile e non facilmente gabbabile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Pi\u00f9 spesso di quanto abitualmente si crede, anche i giovani imprenditori innovativi commettono errori clamorosi e incredibilmente sproporzionati rispetto alla sagacia della inventivit\u00e0 delle loro creazioni produttive. Gen\u00e9vi\u00e8ve e Joseph, la giovanissima coppia di stagisti a Birmingham e a Palo Alto, sposi e protagonisti al megamatrimonio di Tervueren, ebbero una cocente e sconvolgente sorpresa. Anche l\u2019altra coppia di sposi formata dalla sorella maggiore, professoressa Juliette e dal grafico Luca, furono, almeno all\u2019inizio, turbati nello smarrimento e pure travolti. Gilbert, il quasi coetaneo del giovane sposo, and\u00f2 a parlare alo stesso Joseph, con l\u2019entusiasmo per lui consueto della grande scoperta professionale che lo aveva da non molto tempo catturato: il glocalismo!<br \/>\nStravolto e senza parole, il protagonista principale della festa del giorno appena sposato, si sent\u00ec cos\u00ec annunciare tutto il discorso che, anche lui, ripeteva \u00a0ai suoi intimi da quasi un anno. Da quando, da Palo Alto ne aveva accennato per telefono a Gen\u00e9vi\u00e8ve, sua allora fidanzata stagista, gli estremi generali della cosa.<br \/>\nSolo che fin dal 1996, Luigi aveva letto in un articolo di un settimanale femminile (!) da lui trovato su un treno mentre visitava la sede della sua agenzia di Parigi, tutto il racconto sul glocalismo nato in California!<br \/>\nGilbert spiegava cos\u00ec paradossalmente a Joseph la straordinaria \u201cscoperta\u201d da questi stesso fatta nel suo stage californiano. E che, a sua volta, era gi\u00e0 stata incontrata e applicata da Luigi gi\u00e0 da&#8230; quasi una ventina d\u2019anni.<br \/>\nQuesto era avvenuto nella stessa citt\u00e0 di Bruxelles: cos\u00ec, il molto sognato progetto si stava realizzando all\u2019insaputa di Joseph gi\u00e0 da due decenni. Compresi gli stages da parte di studenti europei da vari paesi&#8230; Progetto divenuto anche e persino di Gilbert. Per trasferirsi, con Gabriella, a Londra allo scopo di fondarci una sede in franchising dell\u2019agenzia gi\u00e0 \u201cglocalizzata\u201d bruxellese tanto innovativa di Luigi.<br \/>\nLo stesso suo progetto e, ormai, della sua appena sposata Gen\u00e9vi\u00e8ve!<br \/>\nA Jospeh sembr\u00f2 improvvisamente che tutto il suo universo meticolosamente costruito si dissolvesse nel nulla e di schianto. Quasi incredulo e afono, non riusciva a realizzare l\u2019incredibile e improvvisamente risibile illusione in cui si era totalmente coinvolto. Auto-illusione nella quale non solo aveva vissuto da pi\u00f9 di una decina di mesi, ma in cui aveva coinvolto Gen\u00e9vi\u00e8ve, la di lei sorella Juliette con il suo attuale sposo Luca, oltre ai suoi genitori con i consuoceri e tutte le centinaia di invitati al festeggiamento in corso.<br \/>\nRapidamente anche Gilbert si rese conto dell\u2019involontario scandalo che aveva inconsapevolmente rivelato. Il primo dubbio che venne a Joseph riguardava la coppia di Luca e Juliette: malgrado gli accordi presi insieme alla sua fidanzata sorella di Juliette, fin dal loro incontro al ristorante, gli venne il sospetto che il grafico, con cui non si era pi\u00f9 incontrato da qualche tempo, si fosse messo d\u2019accordo con l\u2019agenzia a cui faceva llusione Gilbert.<br \/>\nIn qualche minuto, i quattro sposi e la coppia di quasi fidanzati ufficialmente si ritrovarono segretamente in disparte per commentare la clamorosa rivelazione.<\/p>\n<ul>\n<li>Sapevo che la parola e il concetto di glocalizzazione \u2013 inizi\u00f2 Joseph \u2013 aveva cominciato a girare su Internet da verso la met\u00e0 degli anni 1990, ma che ci fosse nella mia citt\u00e0, a Bruxelles, una agenzia che ne avesse fatto il centro della sua strategia&#8230; Sono stato di una superficialit\u00e0 imperdonabile.<\/li>\n<li>Come lo diremo ai nostri genitori che stanno tutti festeggiando la prossima fondazione della nuova agenzia?, aggiunse Juliette ben fissando il grafico Luca, suo sposo.<\/li>\n<li>Meno male che non mi sono ancora licenziato dal mio lavoro, intervenne lui di rimando in modo poco lucido.<\/li>\n<li>Ma non \u00e8 che tu hai preso contatto, senza dirmi niente con l\u2019impresa glocalizzata di cui mi ha parlato Gilbert?<\/li>\n<li>Avevo giust\u2019appunto l\u2019idea di parlartene. Ma gli ultimi tempi convulsi per il bimatrimonio me ne hanno distratto, lo ammetto. Mi rendo conto adesso che invece avrei dovuto parlartene subito e prioritariamente. E forse anche prima. Non appena, in ogni caso, ho fatto l\u2019incontro con Luigi (senza peraltro nulla decidere), avrei dovuto correre da te. Non mi giustifico, sono stato troppo frettolosamente superficiale&#8230;<\/li>\n<li>E lo sapevano gi\u00e0 in parecchi qui a Bruxelles. A dire il vero, sono io che avrei dovuto necessariamente mettere al corrente, in tutto questo vortice imprenditoriale e innovativo, il mio fidanzato Joseph. Quando? Gi\u00e0 nell\u2019occasione in cui Luca aveva incontrato Luigi per completare il glocalismo con l\u2019aggiunta del grafismo e dei servizi internet a quelli di copywriting, traduzione e concezione pubblicitaria al suo gruppo di agenzie.<\/li>\n<li>Certo \u2013 disse a questo punto Juliette \u2013 anch\u2019io sono stata oca giuliva quanto Gen\u00e9vi\u00e8ve: avrei dovuto considerare a fondo il possibile disegno di Luca di inserirsi nella ditta di Luigi con lo stesso progetto di Joseph e di tutti noi. Il quale era fondamentalmente una impresa multilingue glocalizzata, ma ancora solo di servizi linguistici e non di grafismo e d\u2019Internet.<br \/>\nLo confesso, ero chiusa professionalmente in quanto professoressa, nella visione di Luca come grafico da sempre. E Gen\u00e9vi\u00e8ve altrettanto chiusa nella visione simmetrica e tradizionale dei servizi di copywriting e traduzione ben separati da quelli globali che comprendono la visualizzazione grafica e quelli marketing. Cos\u00ec non abbiamo fatto nessun collegamento tra le cose. L\u2019avremmo dovuto per\u00f2 vedere subito, tanto era evidente. Si \u00e8 tutto sottovalutato in modo trascurato. Eravamo troppo distratte dai preparativi matrimoniali&#8230; Anche perch\u00e9 consideravo la cosa non antagonista e inconciliabile \u2013 in ogni caso \u2013 col nostro progetto. Oca sono io ma oca pure mia sorella minore, forse pi\u00f9.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Erano, in tal modo, tutti e sei sbigottiti e sconvolti da cotanta ottusa stupidizia mentre stavano celebrando la giornata della loro&#8230; intelligente innovativit\u00e0!<br \/>\nLe tre coppie, immediatamente pensarono e cominciarono a esprimere la responsabilit\u00e0 nella cosa, a sua volta suprema, di Luigi. Il quale, evidentemente, sapeva tutto e di tutti, ma non aveva detto nulla a nessuno.<\/p>\n<ul>\n<li>Non possiamo accusarlo di niente!, intervenne Luca. Sono anni che cerco di associarmi uno o pi\u00f9 professionisti per mettermi in proprio. Ne ho viste delle belle.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Almeno tre volte, all\u2019ultimo minuto, il mio progetto, i miei progetti, per un motivo o un altro, sono saltati miseramente. Fin quando tutto non si \u00e8 concluso praticamente e non si \u00e8 entrati in azione, alcun progetto si pu\u00f2 definire ovviamente realizzato. Luigi ne avr\u00e0 viste delle belle anche lui. E anche a bizzeffe, come tutti i veri imprenditori che amano comunicare i loro <em>success story<\/em>. Per cui \u00e8 rimasto giustamente e prudentemente silenzioso. In ogni caso, siamo stati noi futili, sono stato certamente facilone ma non insincero, infedele, soprattutto verso Joseph.<\/p>\n<ul>\n<li>Ma allora dov\u2019\u00e8 il problema? Praticamente non esiste! Se ci pensate bene \u2013 inteloqu\u00ec calma, sorprendentemente calma, quasi sottovoce, ma ben perentoria Gabriella \u2013 si tratta solo di modificare leggermente i nostri progetti senza intaccare minimamente la sostanza essenziale dei nostri piani. Anzi. A rifletterci veramente \u00e8 proprio il principio della glocalizzazione che ci suggerisce la soluzione al cosiddetto nostro problema.<\/li>\n<li>Ma qui si tratta di due agenzie \u2013 intervenne Joseph \u2013 in concorrenza, anzi della mia futura e di Gen\u00e9vi\u00e8ve, che andrebbe in competizione con la vostra, con anche lo stesso posizionamento, rivolgendosi ai due ancora fidanzati. E questo con una impresa operativa gi\u00e0 da molto tempo, addirittura pi\u00f9 di tre decenni dalla sua fondazione!<\/li>\n<li>Insisto \u2013 disse Gabriella \u2013, la glocalizzazione, se ci pensate, elimina la concorrenza antagonista e fondativa se solo si \u00e8 disposti \u2013 come noi siamo \u2013 a non rimanere indigeni e inamovibili.\u00c8 l\u2019entusiasmo per il progetto, geniale e indispensabile in s\u00e9, che ha indotto Joseph (ed anche Gilbert, come pure tutti noi) in \u201cerrore\u201d e in errori di ingenuit\u00e0. Esso, paradossalmente, \u00e8 pure il cemento del \u201cnostro\u201d progetto che ci deve indurre a trovare, fondendo la soluzione o le soluzioni.<\/li>\n<li>Per esempio?, chiese Luca.<\/li>\n<li>Per esempio, tu puoi realizzare il tuo progetto con l\u2019agenzia di Luigi, come <em>head office, <\/em>senza cambiare nulla. E Gen\u00e9vi\u00e8ve con Joseph dovranno solo installarsi, per esempio, a Colonia, a duecentoventi kilometri (meno che con Londra, senza attraversare la Manica!). Aprire cio\u00e8 un\u2019agenzia in <em>master franchising<\/em> con Luigi nel paese pi\u00f9 riccho di Europa con possibilit\u00e0 di almeno una decina di future sedi tedesche, austriache e svizzere (tra Basilea e Zurigo). Per non parlare dei paesi della mittleuropa post-comunista che si stanno sviluppando e che hanno la Germania e non l\u2019Inghilterra come riferimento culturale e professionale.<br \/>\nSiamo gi\u00e0 in un mondo policentrico, interconnesso e informatizzato!<br \/>\nTu Luca, siccome ogni agenzia di comunicazione multilingue glocalizzata dovrebbe essere dotata di una efficiente sezione grafica digitalizzata e di concezione marketing pure integrata, potresti occupartene rimanendo fondamentalmente anche qui a Bruxelles, come avevate previsto, con Juliette sempre insegnante e a revisione <em>na\u00efve<\/em> Non avrete, non avremo!, che vantaggi dall\u2019associazione nuova con l\u2019apporto di Gilbert e mio!<\/li>\n<li>Non diciamo nulla di tutto questo a nessuno \u2013 concluse provvisoriamente Joseph \u2013 ha ragione Gabriella: bisogna che prima modifichiamo accuratamente i nostri programmi per poi proporre a Luigi la migliore soluzione. Certamente ancora pi\u00f9 allettante della precendente! La cosa ci servir\u00e0 comunque di lezione.<\/li>\n<li>A mio parere \u2013 intevenne ancora Gen\u00e9vi\u00e8ve \u2013 ne sarebbe anche lui felice: alla sua et\u00e0 e con la crisi economica in corso, si pu\u00f2 solo sperare nell\u2019espansione internazionale, quella glocalizzata per l\u2019appunto con l\u2019arrivo di nuove e giovani forze. Solo che toccher\u00e0 a me imparare veramente pure la lingua dei <em>boch<\/em>: me la son ben meritata!<br \/>\nAl liceo, era quella che mai ho amato. Infatti non l\u2019ho veramente imparata contrariamente a Joseph che ne \u00e8 diventato un provetto locutore: ha sempre prediletto la \u201c<em>loica<\/em>\u201d e la bellezza poetica tedesca&#8230;<\/li>\n<\/ul>\n<p>Al che ritornarono molto rasserenati a danzare, come se tutti i loro problemi fossero stati gi\u00e0 risolti e con soluzioni pure migliorate. E si avviarono, con il pensiero ricco che tutta la vita, in fondo, non \u00e8 che un interminabile ballo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caro Luigi, ti sono amico da almeno mezzo secolo anche se non sono d\u2019accordo con il tuo credo cattolico, perdipi\u00f9 giussaniano. Ho letto pure i tuoi due ultimi racconti del 2016 e mi sono ancora chiesto perch\u00e9 scrivi di cose letterarie, a mio parere kitsch. 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