{"id":2517,"date":"2017-02-11T17:31:46","date_gmt":"2017-02-11T16:31:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francamente2.com\/?p=2517"},"modified":"2017-02-11T17:32:24","modified_gmt":"2017-02-11T16:32:24","slug":"dove-sono-finite-la-grande-tradizione-cattolica-della-dsc-e-la-ricchissima-cultura-del-lavoro-cristiano-secondo-la-concezione-di-papa-francesco-il-suo-ultimo-discorso-ai-focolarini-il-movimento-eccl","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.francamente2.com\/?p=2517","title":{"rendered":"Dove sono finite la grande tradizione cattolica della DSC e la ricchissima cultura del lavoro cristiano secondo la concezione di Papa Francesco? Il suo ultimo discorso ai Focolarini (il movimento ecclesiale e internazionale) intitolato \u201cEconomia di Comunione\u201d \u00e8 senza alcun riferimento alla sussidiariet\u00e0!"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u00c8 possibile oggi parlare cristianamente di economia senza situarsi al centro della parola \u201csussidiariet\u00e0\u201d? Tutta la nostra epoca \u00e8 ormai sottomessa alla maledizione dello statalismo come<\/strong> subordinazione totale della religiosit\u00e0 all\u2019idolatria dello Stato onnipotente. Abitualmente si parla dello statalismo come di un problema limitato all\u2019economico. Invece \u2013 \u00e8 noto \u2013 si tratta della prevaricazione, detta neutra, della sedicente religione di Stato sulle leggi naturali e di Dio. Gi\u00e0 papa Leone XIII, pi\u00f9 di un\u00a0 secolo fa, aveva cominciato a sintetizzare nella sua enciclica \u201c<em>Rerum novarum<\/em>\u201d tutta la visione biblica ed evangelica dell\u2019attivit\u00e0 pi\u00f9 universale dell\u2019umanit\u00e0: il lavoro con tutti i suoi attributi di creazione. Cio\u00e8 millenni di produzione e di appropriazione della ricchezza e della bellezza. Esse costituiscono il nodo centrale della storia dell\u2019uomo. Cos\u00ec, agli eterni princ\u00ecpi dell\u2019\u201daggiunta di valore\u201d alla Creazione sempre in atto con la collaborazione centrale dell\u2019uomo, questo papa della fine del diciannovesimo aveva introdotto la colossale esperienza di tutta la Tradizione della Chiesa. \u201c<em>Quadragesimo anno<\/em>\u201d e \u201c<em>Centesimus annus<\/em>\u201d sono stati poi due grandi interventi petrini che hanno celebrato \u2013 tra parecchi altri negli ultimi cento anni \u2013 questa entrata globale e ufficiale nella Dottrina Sociale della Chiesa (DSC). Fino a giungere alla pubblicazione, nel 2005 in Vaticano, del \u201cCompendio\u201d in molte lingue: un vero e proprio manuale con pi\u00f9 di 500 pagine di tutta la dottrica sociale della Chiesa, sia della produzione che del consumo, da un punto di vista naturalmente cristiano: quindi dal punto di vista della sussidiariet\u00e0. Ogni papa, pi\u00f9 ancora che ciascun cristiano, deve essere innovativo. Ma nella Tradizione!<\/p>\n<p><strong>Inutile per\u00f2 cercare nelle sei pagine (!) della comunicazione di Papa Bergoglio la parola o il concetto di \u00a0<\/strong>sussidiariet\u00e0: tutto il discorso si limita a girare intorno al suo costante ritornello del pietismo. Vale a dire, nel qualcaso, condividere vagamente i profitti del lavoro&#8230; Tutto molto lontano dal problema posto dalla sussidiariet\u00e0, cio\u00e8 al cuore del sistematico e invasivo intervento dello Stato che idealmente dovrebbe essere molto limitato : o anche teologicamente vietato se proposto in sostituzione di quello proprio alla Persona e alla sua societ\u00e0 civile.<br \/>\nChe ci si ricordi allora della sublime ed energica espulsione dalla cattedrale di Milano dell\u2019imperatore Teodosio da parte dell\u2019immenso vescovo sant\u2019Ambrogio. Il capo assoluto dell\u2019Occidente e dell\u2019Oriente (all\u2019epoca ancora riuniti) cercava continuamente d\u2019interferire nel potere spirituale del grandissimo prelato milanese. Questi, di origine tedesca (di Treviri) millecenquecento anni fa, giunse poi anche a convertire profondamente il potentissimo monarca che, in segno di grande pentimento, si ripresent\u00f2 in basilica in ginocchio e senza corona.<\/p>\n<p><strong>Si tratta quindi dell\u2019eterno problema dello statalismo e, allo stesso tempo, della sua sempre possibile <\/strong>soluzione, vale a dire almeno con il rispetto attivo da parte del potere statale verso quello spirituale di Dio. Non come dal tempo dell\u2019illuminismo con il suo \u00a0secolarismo europeo che cerca, invece, di relegare la religione esclusivamente nella sfera privata e intima. Cio\u00e8 con l\u2019orrore del laicismo militante!<br \/>\nIn effetti, la pretesa statalista di far sparire la presenza del Dio vivente dalla vita pubblica nel mondo ha anche indotto tutte le conseguenze nefaste della nostra epoca. Compresa la colossale crisi economica contemporanea. La quale non finisce di perpetuarsi a causa della sua emblematica e assurda denatalit\u00e0 contro natura, giunta a diventare causa permanente e incosciente di se stessa. \u00c8 il crollo della domanda interna ai paesi soprattutto occidentali, quella dei circa due miliardi di non nati negli ultimi 60 anni con il beneplacito attivo e complice degli Stati laicisti. \u00c8 questo crollo, quindi, che ingenera l\u2019essenziale di detta crisi non solo economica. Se non si dispone chiaramente di questa descrizione analitica del fenomeno principale nella nostra epoca, vale a dire lo statalismo operativo, combattivo e intervenzionista, non si pu\u00f2 con pertinenza parlare cristianamente di economia. N\u00e9, va da s\u00e9, di Comunione. Il cristianesimo non potr\u00e0 mai accettare la subordinazione allo Stato inevitabilmente nichilista. Salvo scegliere di morire pubblicamente e umilmente sulla Croce secondo la sequela di Ges\u00f9. Ma soprattutto per resuscitare \u00a0nella Pasqua per la redenzione di tutti i peccati del mondo.<\/p>\n<p><strong>Con una Tradizione millenaria di resistenza all\u2019oppressione statalista in tutti i tempi, dopo che si \u00e8 <\/strong>\u00a0definito il vario ed eterno contesto dell\u2019indipendenza globale del messaggio cristiano, non si pu\u00f2 tranquillamente predicare il riduzionismo subordinato e poco significativo della cosiddetta \u201cidolatria del denaro\u201d o della \u201cComunione dei profitti\u201d. Prima di tutto per il fatto che non \u00e8 il denaro ma il suo utilizzo ad essere suscettibile d\u2019idolatria. E in seguito, le modalit\u00e0 di questo sedicente condividere oggi i profitti appaiono surreali a causa del medesimo statalismo che li ha ridotti circa allo zero con le sue incombenti e devastanti tasse a carico, in primo luogo, delle imprese. Soprattutto per la quasi totalit\u00e0 delle piccole e medie imprese che hanno raggiunto, come vittime, valori di totale confisca. La vera e libera Carit\u00e0 cristiana di solidariet\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec pi\u00f9 veramente possibile. L\u2019economia, infatti, non \u00e8 assolutamente un affare di competenza dello Stato ma della Persona e di tutte le sue articolazioni sociali e naturali. L\u2019irrealismo delle argomentazioni subordinate silenziosamente allo statalismo, portano fatalmente al dilettantismo e al pauperismo pi\u00f9 tragici e anticristiani. In effetti lo statalismo \u00e8 sempre e in sovrappi\u00f9 parassitario, a causa del suo fatale gigantismo sistematicamente improduttivo e corruttivo. Bisogna privilegiare l\u2019intelligenza dell\u2019uomo attivo e non il mostro dello Stato apparentemente inerte e anonimo. Cos\u00ec, prendere a criterio del \u201cbene comune\u201d les tasse \u2013 come affermato e ribadito \u00a0nel suddetto convegno dei<em> Focolarini<\/em> \u2013 e non la libera imprenditorialit\u00e0 feconda dei lavoratori (subordinati o dirigenti che siano, oppure imprenditori) porta inevitabilmente all\u2019eresia.<\/p>\n<p><strong>Anche l\u2019articolo del quotidiano italiano \u201cAvvenire\u201d, organo dei vescovi, il quale ha commentato<\/strong> l\u2019importante discorso del Papa argentino e l\u2019avvenimento culturale di detto movimento storico, non ha assolutamente percepito il sacrosanto dovere di un atteggiamento critico rispetto a questo nuovo e riconfermato pronunciamento magisteriale, in ogni caso eterodosso. Per la precisione, quello del potere petrino che privilegia \u2013 come spesso e sempre pi\u00f9 abitualmente \u2013 il sedicente pietismo piuttosto che il rigore dottrinario della grande Tradizione. Papa Francesco, al posto di ricordare il famoso \u201c<em>Non possumus<\/em>\u201d come impossibilit\u00e0 di cambiare le leggi di Dio e della Sua Chiesa, ha in effetti scelto e confermato di sostenere \u2013 anche con funzioni organizzative e ufficiali in Vaticano \u2013 ideologie condannate teologicamente dalla sapienza immutabile di precedenti e molto rigorosi papi. Per esempio, egli supporta \u00a0\u2013 di fatto \u2013 le ideologie sudamericane della \u201cteologia della rivoluzione\u201d (giudicate definitivamente anticristiane da papa san Giovanni Paolo II) al posto di promuovere le linee anche ontologiche dell\u2019esperto cattolicissimo statunitense Michael Novak. Questi, in unit\u00e0 e sotto la guida del santo papa polacco per pi\u00f9 di venticinque anni, aveva collaborato a costruire la rigorosa politica economica antimarxista di tutta la Chiesa. E questo, soprattutto a partire dalla DSC condotta dall\u2019attuale e attivamente dimenticato arcivescovo di Trieste, Crepaldi, numero uno della dottrina economica e sociale della cattolicit\u00e0 (purtroppo confinata solo al suo ruolo ufficiale).<br \/>\nLa soppressione del senso e della parola \u201csussidiariet\u00e0\u201d, ormai come per moltissimi altri concetti cristiani inghiottiti dall\u2019obl\u00eco della sedicente riforma bergogliana, strisciante e cattoprotestante, ha seguito la grave tendenza sempre pi\u00f9 subordinata e inginocchiata allo statalismo. E alla falsa papolatria che lo stesso Papa Francesco aveva precedentemente ben attaccato come grave peccato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 possibile oggi parlare cristianamente di economia senza situarsi al centro della parola \u201csussidiariet\u00e0\u201d? Tutta la nostra epoca \u00e8 ormai sottomessa alla maledizione dello statalismo come subordinazione totale della religiosit\u00e0 all\u2019idolatria dello Stato onnipotente. Abitualmente si parla dello statalismo come di un problema limitato all\u2019economico. 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