{"id":2392,"date":"2016-10-11T13:41:27","date_gmt":"2016-10-11T12:41:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francamente2.com\/?p=2392"},"modified":"2016-10-24T10:01:00","modified_gmt":"2016-10-24T09:01:00","slug":"mai-subordinati-laboriosamente-liberi-novella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.francamente2.com\/?p=2392","title":{"rendered":"Mai subordinati, laboriosamente liberi.  (Novella)"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u2013 Cara Juliette, \u00e8 proprio un bel ragazzo. Capelli neri e quasi riccioluti con occhi per\u00f2 chiari, un po\u2019 come i miei ma con tonalit\u00e0 verde. Ben rasato, forse due volte al giorno come scriveva Nabokov del suo protagonista in <em>Lolita<\/em>, ricordi? Si chiama Roberto, non molto alto ma un bel fusto. Fa il giardiniere con un pick-up ma ha anche una 4&#215;4 con cui scorazza la sera. Piuttosto dalle parti del primo entroterra, generalmente in due o tre ristoranti in collina dove \u2013 dice \u2013 \u201cil mare, sempre in vista, \u00e8 silenzioso\u201d. Non ha segu\u00ecto l\u2019esempio di suo padre, un pubblicitario di una agenzia di Ancona in declino. Il quale, i venerd\u00ec, non lavora in ufficio. Si \u00e8 messo a disposizione di suo figlio nella ditta che sta montando, da pi\u00f9 di un anno, con un suo amico di scuola. Di nome, questi, Matteo, perito agrario, \u00e8 \u00a0sposato con un beb\u00e8. La mia prima impressione su di lui \u00e8 buona. L\u2019\u00e9quipe \u00e8 completata da un giovane apprendista leggermente handicappato mentale ma docile e felice di lavorare. Roberto \u00e8 sempre \u201cirrimediabilmente\u201d <em>single. <\/em>Jessica, sai la mia amica del <em>fitness, <\/em>sua ex per pi\u00f9 di sei mesi, me ne ha parlato pi\u00f9 volte come di un \u201cincostante, apparentemente distratto ma a tratti sorprendentemente profondo e quasi misterioso\u201d. In realt\u00e0, mi pare che non lo abbia capito molto o conosciuto veramente. Anch\u2019io non conosco bene la loro storia. Mi ragguaglio e te ne parler\u00f2 non appena verr\u00f2 a Bruxelles. Forse tra tre settimane alla riunione del <em>Comitato europeo<\/em> <em>per la Famiglia<\/em>, per il programma dell\u2019anno prossimo.<\/p>\n<p><em>Un caro abbraccio. Franca.<\/em><\/p>\n<p>\u2013 Cara Franca, mi hai messa in curiosit\u00e0. Ti telefono questa sera. Anche se so che esci con lui da solo qualche settimana, senz\u2019altro hai molte cose da dirmi. Non mi raccontare per\u00f2 che questa sua aria svagata da arrampicato sugli alberi da tagliare o decorare, non \u00e8 quella che ti ha subito affascinata!<\/p>\n<p><em>A stasera. Juliette.<\/em><\/p>\n<p>\u2013 Figurati Juliette che all\u2019inizio ero interessata a lui per la storia di suo padre che gli aveva fatto il regalo di due giorni per settimana, il venerd\u00ec e il sabato, per aiutarlo nel lancio della sua ditta di \u201carchitetture di giardini e piscine\u201d. Ora che gli affari funzionano gi\u00e0 bene, il vecchio continua come il primo giorno. Pare anche rinato, a quanto mi dicono: il suo baricentro professionale \u00e8 ora piuttosto situato \u201cnella terra e nella bellezza delle sue \u00a0relazioni\u201d, come ripete.<br \/>\n\u2013\u00a0All\u2019\u201dinizio\u201d dici&#8230;<br \/>\n\u2013 Beh, poi lui \u2013 convinto di aver preso l\u2019iniziativa \u2013 ha cominciato a farmi la corte&#8230;<br \/>\n\u2013\u00a0Ho capito, sei tu che hai deciso tutto.<br \/>\n\u2013 Beh s\u00ec, lo sai bene che siam sempre noi a combinare veramente. Occhio che c\u2019\u00e8 una galleria, se cade la linea ti\u00a0richiamo. Sto andando a prenderlo per una festicciola con i miei amici a Falconara Marittima. Si trova ora su\u00a0un cantiere, una bella villona con piscina, dove stanno quasi finendo di srotolare l\u2019erba su tutto il futuro prato. Suo padre si occuper\u00e0 delle rifiniture col socio Matteo la settimana prossima (ha preso le sue ferie) e far\u00e0 le foto del tutto ben finito per il book pubblicitario: lui se ne occupa, come tu immagini, molto bene&#8230; A proposito di foto, ti spedisco domani quelle di stasera. Ciao. Au revoir.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non solo al telefono, nel raccontarsi sono inesauribili: contrariamente ai maschi, le conversazioni tra\u00a0ragazze s\u2019inanellano in una sorta di tela dall\u2019aria pressoch\u00e9 infinita dove la minuziosit\u00e0 dei dettagli impedisce\u00a0praticamente e in genere l\u2019inserzione pesante di ideologia. Quella che abitualmente rende alquanto artificiosa e poco praticabile la relazionalit\u00e0 continua detta virile. La semplice e naturale autenticit\u00e0 sororale rende i rapporti\u00a0femminili molto pi\u00f9 immediati e sviluppabili di quelli maschili. Questi sono, generalmente, di parecchio pi\u00f9 rigidi e\u00a0classificabili in ridotti schemi stereotipati. La cinica e crudele competitivit\u00e0 \u201cimposta\u201d dalla societ\u00e0 di massa al\u00a0cosiddetto statuto maschile \u00e8 molto invasiva e determinante su molti piani.<br \/>\nFranca, nella seratina amichevolmente estiva di piccola e spensierata allegria da fine stagione, aveva ancora una volta raccolto un discreto successo sia tra le amiche che presso i ragazzi. Lei lo ripeteva spesso: fiera del suo\u00a0nome che \u2013 a suo indiscutibile parere \u2013 la situava direttamente nelle sue tre accezioni pi\u00f9 vantaggiose,\u00a0svolazzava nella piccola festa con una bellezza accuratamente modesta, ma evidente della sua presenza, a tutti perdipi\u00f9 simpatica. Appariva esplicitamente schietta, franca, libera nel senso latino della parola (come i francesi ai tempi di Cesare). E munifica, vale a dire avvalorata dal possesso di denaro abbondantemente ben guadagnato presso una filiale multinazionale come responsabile delle relazioni commerciali e pubbliche. Ai soldi, al \u201cfranchino\u201d come diceva lei, attribuiva una molto impegnativa valenza, con un\u2019apparentemente trascurata ma sorvegliata importanza. Insomma, una tranquilla bellezza minervina, appagata di essere donna moderna di successo ma tradizionalmente fondata. Il giardiniere Roberto, forse segretamente cosciente di cotanta pienezza naturale e relazionalmente compiuta (tutta costruita), non aveva pi\u00f9 l\u2019aria accanto al piccolo portento di eterno femminino, del proprio alquanto stereotipo da <em>seduttore impenitente<\/em>. Malgrado la dimensione gi\u00e0 saldamente imprenditoriale della sua attivit\u00e0 antintellettualista di facitore di bei giardini conviviali, di fianco alla saettante Franca aveva l\u2019aria come di dover quasi sparire per lasciarle maestosamente la ribalta. Anzi di preparargliela.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In quasi tutta la sua adolescenza, Franca aveva ben coltivato una sorta di autostima identitaria che, progressivamente, si era costituita rispetto e in segreta competizione soprattutto con le sue amiche di\u00a0scuola. E non solo. L\u2019immagine riflessa del successo presso i ragazzi, l\u2019aveva di gran lunga considerata\u00a0inferiore a quella che lei stessa si stava forgiando meticolosamente giorno dopo giorno. Siccome non poteva contare su una bellezza fisica mozzafiato \u2013 al di sotto della quale la sua altezza vitale si sentiva pure sminuita \u2013 doveva\u00a0puntare molto su cultura, personalit\u00e0 e preparazione professionale. Cio\u00e8, su una concezione esistenziale libera\u00a0da false ideologie, su un\u2019approfondita introspezione psicologica nelle relazioni e, infine, su un multilinguismo anche antropologico e culturale. Non pensava di meno. Naturalmente questa tripla coscienza di s\u00e9 non le era innata o gratuitamente \u00a0preesistente, nemmeno in famiglia. Anzi, dovette conquistarsela in pi\u00f9 di una decina d\u2019anni di ricerca, spesso tortuosamente acquisita. Gi\u00e0 al liceo si mise a studiare il tedesco in modo, lei diceva, \u201cfanatico\u201d. Siccome era la lingua considerata pi\u00f9 difficile e ostica, la privilegi\u00f2 con un imperativo categorico all\u2019inizio completamente astratto: quello della malamente denominata \u201cideologia tedesca\u201d dove l\u2019ambigua parola<em> ideologia<\/em> \u2013 lo scopr\u00ec poi \u2013 avrebbe dovuto essere almeno sostituita da \u201cfilosofia\u201d&#8230; Continu\u00f2 poi ad amarla con piacere nella struttura stessa della sua morfologia linguistica: ogni parola composta esprimeva, non solo per lei, con precisione millimetrica il concetto esatto, il significante preciso e non approssimativo che si voleva esprimere. Non a caso Heidegger, il pi\u00f9 grande filosofo molto germanico del novecento, arriv\u00f2 a dichiarare che \u201csolo con due lingue, il greco e il tedesco, si pu\u00f2 filosofare seriamente\u201d. Certo, Franca non filosofeggiava di sicuro, anzi era molto lontana dall\u2019attrazione teoretica delle formulazioni, ma amava oramai indispensabilmente il ragionare \u201c<em>loico<\/em>\u201d, conseguente, ragionevole e fondato sulla razionalit\u00e0 del pensiero almeno sintetico e coerente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A dire il vero, a metterla su questa strada di fondo era stata, forse anche un po\u2019 involontariamente, sua madre.\u00a0Milanese, anzi ambrosiana di lunga origine familiare \u2013 non come suo marito e padre di Franca, marchigiano dell\u2019Italia centrale pontificia \u2013 decise che la sua primogenita (poi si sarebbe potuto anche vedere) non dovesse essere battezzata alla nascita. Lo sarebbe stata, \u201csecondo il volere di Dio e di sua figlia stessa, all\u2019et\u00e0 \u2013 pensava e diceva \u2013 secondo la tradizione di sant\u2019Ambrogio. Il quale faceva seguire ai suoi catecumeni adulti, generalmente giovani adulti, due anni anche di dottrina cattolica molto normativamente rigorosa\u201d.<br \/>\nIn questo, la madre non obbediva, coscientemente e pure \u201cpeccaminosamente\u201d, alla regola tridentina del battesimo neonatale. \u201cSiccome nessuno, o quasi, ci crede pi\u00f9 veramente \u2013 ripeteva a sua giustificazione non solamente, molto, molto dopo a sua figlia \u2013 la Tradizione cristiana, viva e attiva, \u00e8 quasi completamente sparita. Inutile, quindi, far finta che esista nella realt\u00e0 diffusa una comunit\u00e0 cristiana compatta che sia rappresentiva e testimoniale anche per le bambine. Quindi tanto vale ritornare alla regola ambrosiana che aveva permesso pure la conversione del pi\u00f9 che trentenne e maturo Agostino, il futuro grande sant\u2019Agostino d\u2019Ippona: sant\u2019Ambrogio l\u2019aveva battezzato tra la felicit\u00e0 di sua madre Monica, riconosciuta anch\u2019essa santa\u201d.<br \/>\nCos\u00ec come fece anche con l\u2019imperatore Teodosio dopo averlo cacciato, pure in malo modo, dalla sua basilica. Questi aveva tentato, com\u2019era d\u2019uso all\u2019epoca e nella nostra era detta postmoderna, di affermare pubblicamente \u2013 proprio come oggi \u2013 l\u2019idea laicista (non solamente laica) del dominio statalista, dello Stato assoluto, sul potere inviolabile e spirituale riguardo alla Persona! Il supremo vescovo di Milano, come quasi tutti i milanesi generalmente acquisiti, era originario di Treviri, citt\u00e0 tedesca vicino a Colonia, millecinquecento anni fa.\u00a0La cosa non poteva essere pi\u00f9 a fagiolo per le tendenze gi\u00e0 moderatamente teutoniche di Franca.<br \/>\nEpper\u00f2, ormai ventottenne, lei non si era mai fatta battezzare, con grande preoccupazione tormentata di sua madre e dell\u2019accomodante pap\u00e0 \u201cterrone\u201d. L\u2019ancora giovanile educatrice cattolica, ormai anche meneghina, nutriva ormai parecchi dubbi sulla sua strategia molto personale ed eterodossa, oltre che \u201ccatecumenale\u201d, rispetto al battesimo di sua figlia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Juliette ricevette le foto della festicciola per e-mail. Ce n\u2019erano moltissime: tutte ovviamente <em>televisive.<br \/>\n<\/em>\u201cComunicano veramente la realt\u00e0 \u2013 si chiedeva la giovane belga \u2013 tutte queste infinite fotografie?\u201d. In parte, solo in parte. \u00c8 come, in effetti, guardare la televisione senza suono: una rappresentazione afona della realt\u00e0 senza per\u00f2 i suoi contenuti. Di Franca e Roberto in festa c\u2019erano moltissime istantanee fatalmente stereotipate. Una sorta di casting visivo da cui occorreva intuire la realt\u00e0, tutta la realt\u00e0. Nel mondo si fanno ora centinaia di miliardi di fotografie ogni anno, ma il riduzionismo rappresentativo della realt\u00e0 non ha fatto che aumentare, anche col cosiddetto <em>pensiero unico<\/em>. Da cui Franca capiva la decisivit\u00e0 almeno interpretativa della \u201cbruttezza\u201d schematica e primitiva in un quadro come le \u201c<em>Demoiselles d\u2019Avignon<\/em>\u201d di Picasso.<br \/>\nCi si pu\u00f2 anzi chiedere, soprattutto ora, se il reale non abbia cominciato, nella societ\u00e0 massificata, a rassomigliare sempre pi\u00f9 al prototipo della sua istantanea, della sua fotografia <em>perfettamente riprodotta <\/em>con colori e contorni anche tridimensionali&#8230;<br \/>\n\u201cPerch\u00e9 quasi tutti \u2013 non si stancava di ripetere la madre di Franca \u2013 non fanno che fotografare compulsivamente? Inutile negare che si cerca cos\u00ec di appropriarsi di quel reale che l\u2019ideologia di un universo culturale senza trascendenza fa inevitabilmente sfuggire\u201d. Alla milanese ambrosiana piaceva sempre giudicare le cose compiutamente.<br \/>\nCos\u00ec di Franca nessuna immagine, trasmessa perfettamente e istantaneamente a quasi duemila kilometri,\u00a0restituiva il suo fattore reale pi\u00f9 caratteristico: Franca trincava troppo e sistematicamente in tutti questi\u00a0party. Perfino Roberto se ne era gi\u00e0 preoccupato.<br \/>\nPerch\u00e9 Franca beveva? Nessuno lo sapeva veramente, anche se vicino e a stretto contatto con lei.\u00a0Aveva cominciato cinque anni prima con le birrette a Bruxelles, quando aveva conosciuto Juliette in una di quelle <em>happy hour <\/em>tanto diffuse nella capitale belga<em>. <\/em>\u00c8 l\u00ec che soprattutto gli studenti, indifferentemente fiamminghi o francofoni, non fanno altro che ubriacarsi in modo rallentato. Nell\u2019abbrutimento molto totale. Dopo il suo primo <em>stage, il tirocinio <\/em>in Belgio, ritonata in Italia, Franca continu\u00f2 piuttosto con i cocktail. Soprattutto con i <em>Margarita<\/em> muniti di oliva. Spesso ascolana, naturalmente. Anche Roberto, particolarmente, voleva scoprire il perch\u00e9 la \u201csua\u201d razionalissima Franca beveva. O piuttosto trincava apertamente oltre ogni misura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da giovane esperto, diciamo cos\u00ec, \u201c<em>tombeur de femmes<\/em>\u201d, Roberto tuttavia non capiva proprio. Nemmeno\u00a0la \u201csegreta profondit\u00e0\u201d cui alludeva Jessica, che pure l\u2019aveva conosciuto biblicamente in intimit\u00e0 per parecchio, gli\u00a0permetteva di penetrare questo mistero purtuttavia sotto gli occhi di tutti gli amici di bisboccia.<br \/>\nMa Roberto forse non considerava nemmeno la cosa un problema prioritario. Era talmente totalizzato dalla riuscita della sua ditta e del suo lavoro che, anche comprensibilmente, tutto il resto gli appariva secondario. E naturalmente, a lui generalmente dovuto, secondo lo stile autocentrico proprio del giovane contemporaneo. Perfino il sacrificio economico di suo padre anche alla sua carriera (del resto gi\u00e0 compromessa dalla crisi economica) non gli appariva \u2013 come effettivamente era \u2013 un privilegio accadutogli, quantomeno statisticamente, nella pi\u00f9 assoluta gratuit\u00e0. Quanto non riguardasse direttamente la sua persona o quella di Franca lo annoiava, a volte anche evidentemente.<br \/>\nE pertanto l\u2019idea di pap\u00e0 era semplice. Alberto era il suo nome ed era convintissimo di appartenere ad una generazione tra le pi\u00f9 abiette che la storia potesse ricordare, molto probabilmente la peggiore. In quanto pubblicitario avvezzo a riflettere sulle motivazioni alla base del consumo generale e sugli indirizzi dei mercati nella sua epoca, era giunto progressivamente alla conclusione che tutta la sua generazione, ed anche quella successiva di suo figlio, si erano cosificate \u2013 lui usava piuttosto il termine \u201creificazione\u201d \u2013 nel falso edonismo che aveva stravolto almeno l\u2019ultimo mezzo secolo nel mondo.<br \/>\n\u201cIl primo crimine della mia generazione \u00e8 stato \u2013 diceva \u2013 l\u2019aver deciso e prodotto la denatalit\u00e0\u201d: non fare, cio\u00e8,\u00a0pi\u00f9 figli o quasi (circa 1,3 per coppia europea, quando per la sola sopravvivenza delle popolazioni ne occorrono 2,1). E questo allo scopo di poter soddisfare agli standard di consumo che anche le agenzie di pubblicit\u00e0, dove aveva fatto carriera tutta la vita, avevano consigliato o \u201cimposto\u201d. L\u2019immoralit\u00e0 dilagante e il permissivismo complementare collegati avevano anche permesso che si approvassero leggi criminali di uccidere nelle pance delle donne pi\u00f9 o meno libertine (per\u00f2 con motivazioni perlopi\u00f9 economiche), i frutti dei loro piaceri che le societ\u00e0 pansessuali avevano ingenerato. Inutile forse epilogare sull\u2019irresponsabilit\u00e0 ancora pi\u00f9 ignobile anche degli uomini, simmetricamente mancati padri. Cos\u00ec, in una cinquantina d\u2019anni, pi\u00f9 di tre-quattro volte la popolazione europea \u00e8 stata impedita di nascere: con aborti e contraccezioni varie!<br \/>\nSenza privarsi di false motivazioni diverse, perfino cervellotiche: come quella malthusiana. La teoria del razionalista (certamente non razionale) inglese Malthus, a fine settecento inizio ottocento, affermava in modo scervellato che il pianeta terra non poteva dare da mangiare agli allora suoi abitanti per cui bisognava ridurre le nascite. La stessa \u201cragione\u201d per cui oggi l\u2019ONU, alla constatazione che troppi bambini non vanno a scuola, commenta ancora follemente e incredibilmente di \u201cridurre le nascite\u201d!<br \/>\nLa storia invece ha dimostrato che nel 2015 il mondo ha prodotto una volta e mezzo in pi\u00f9 del necessario sostentamento della popolazione mondiale. La quale \u00e8 diventata anche pi\u00f9 di cinque volte quella dei tempi di Malthus. L\u2019umanit\u00e0 ha attualmente, sulla questione, solo un problema di eque distribuzioni e di sprechi nutrizionali, secondo quanto ripetono pure organismi dedicati come la FAO.<br \/>\nNel frattempo l\u2019ideologia generale \u00e8 rimasta nelle convinzioni per cui sulla terra ci sarebbero troppe popolazioni e persone. \u201cRoba da lobotomizzati coattivi!\u201d, ama sempre aggiungere il padre di Roberto a commento del fatto che alla televisione e nella stampa si vede ancora oggi il sostegno aperto e ottuso, nella totale falsificazione dei fatti, delle idee malthusiane.<br \/>\nPreso da una corresponsabilit\u00e0 generazionale rovesciata col suo mondo professionale e civile, in sovrappi\u00f9 molto crudele, Alberto decise di almeno aiutare suo figlio a trovare un\u2019altra e ben diversa strada.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Roberto \u00e8 il tipico risultato di una generazione spensierata. Malgrado la sua intelligenza di tipo istintivo, per cui ha intrapreso una professione quasi opposta a quella che abitualmente viene consigliata ai giovani di talento (una attivit\u00e0 cio\u00e8 \u201cintellettuale\u201d), non era quasi mai in contraddizione con la generalit\u00e0 dei suoi amici e compagni. Oggi, tuttavia, per intraprendere lavori manuali bisogna essere molto pi\u00f9 intelligenti e veramente pi\u00f9 colti della media. Al punto da non essere soggiogati dall\u2019idea molto conformista per cui i lavori da impiegato d\u2019ufficio sarebbero prestigiosi. Al contrario, essi sono generalmente \u2013 a un certo livello \u2013 ormai dequalificati o rapidamente dequalificabili, interscambiabili e fatalmente sempre pi\u00f9 malpagati. Si rischia cos\u00ec di rimanere pure disoccupati cronici alla prima occasione di frequenti riduzioni del personale. Ma \u00e8 sul piano ideologico, della cultura generale della vita e del suo funzionamento esistenziale che Roberto \u00e8 completamente in sintonia apparente con la generalit\u00e0 del suo mondo giovanile. Con quell\u2019universo che si potrebbe identificare sinteticamente con la formula coniata dai situazionisti francesi all\u2019inizio degli anni \u201960: cio\u00e8 la vita prodotta \u201cdalla societ\u00e0 dello spettacolo e dallo spettacolo della societ\u00e0\u201d.<br \/>\nUna vita riduttiva che concepisce, da una parte, la <em>slot machine <\/em>economica che produce la \u201cnoia del lavoro\u201d con in\u00a0premio un <em>bancomat <\/em>personale ben fornito e a disposizione; e dall\u2019altra, gli standard pseudo-edonisti di conformit\u00e0\u00a0sociale. Una visione, quindi, di continua ricerca di piaceri e privilegi anche col minimo sforzo personale.<br \/>\nLa sicurezza economica \u00e8 in tal modo in funzione del divertimento diretto, con pi\u00f9 occasioni possibili di\u00a0appagamento di desideri. Una visione irriflessiva e priva di problematiche tendenti alla ricerca comunque del senso globale della vita, del suo significato. Questo, come l\u2019esistenza della verit\u00e0, secondo la mentalit\u00e0 detta nichilista ormai diffusissima, non esiste: inutile cercarla.<br \/>\nEpper\u00f2, a Roberto, il suo lavoro e la sua piccola impresa piacevano comunque enormemente.<br \/>\nMa il rapporto esistenziale tra uomo e donna, anche se ridotto alla sessualit\u00e0 e alla fruizione pi\u00f9 immediata fatta\u00a0di piaceri continui di tipo orgasmatico, ripropone inevitabilmente e sempre prepotentemente la problematica essenziale propria dell\u2019esistenza totalizzante e infinita: l\u2019uomo \u00e8 fatto pervicacemente di infinito. E il piacere di esistere \u00e8 sempre e solo un piccolo anticipo, una briciola, della pienezza del senso globale della sua ineludibile vitalit\u00e0.<br \/>\nSi deve cos\u00ec sempre cercare di mistificare e falsificare questa complessit\u00e0 intrinseca, se si vuole sfuggire ai \u201cpensieri\u201d e abbandonarsi all\u2019edonismo tanto promesso e sventolato da ogni parte. \u00c8 da queste tematiche, considerate sempre noiose e invasive, che generalmente i giovani cercano cos\u00ec di sfuggire. Il metodo \u00e8 quello della moltiplicazione degli eventi di divertimento: bisogna continuamente situarsi in una diversione, in un cambiamento coatto in cui la cosiddetta novit\u00e0 seriale serve a distrarre dal problema centrale ed esistenziale. Il quale \u00e8 sempre naturale e, allo stesso tempo, salvifico nella sua costante richiesta di radice e finalit\u00e0. L\u2019uomo sarebbe cos\u00ec chiamato, continuamente e da ogni parte, a riconoscere la creaturalit\u00e0 laddove la sua pienezza \u00e8 racchiusa, se non fosse autodistratto dai suoi stessi divertimenti.<br \/>\nAlberto, il padre di Roberto, ad un certo punto della sua vita ha capito che questo, e solo questo, poteva dare senso alla sua, tutto sommato, mediocre esistenza fatta anche di grandi successi professionali ed economici. Da cui la scelta del \u00a0suo nuovo lavoro come giardiniere e pubblicitario marketing di posizionamento, nella ditta del figlio: per\u00f2 in \u201cprivato\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anche la sessualit\u00e0 diventa generalmente compulsiva in un mondo siffatto. E le copule, pi\u00f9 volte, molte volte quotidianamente o per settimana, nelle posizioni pi\u00f9 strane ed eccitanti, costituiscono anche la finalit\u00e0 delle relazioni. E soprattutto con partner diversi, multipli fino all\u2019inaudito. Fino alla noia. Il tutto, parafrasando le nozioni rimaste e residuali delle figure erotiche della storia conosciuta: dal mito del \u201ccatalogo\u201d di molte migliaia di femmine conquistate da Don Giovanni, fino a quello massificato contemporaneo, pure senza eros, con sostanze stupefacenti allo scopo di dimenticarsi permanentemente di tutto: \u201cdi tutte quelle <em>dannate<\/em> problematiche che risbucano sempre fuori, malgrado i costosi viaggi, le destinazioni pi\u00f9 eccitanti e svariate, le compagnie pi\u00f9 \u201caudaci e stimolanti\u201d. Fino al rovesciamento simmetrico del Don Giovanni femminile e al limite dell\u2019insensibilit\u00e0 fisica.<br \/>\nLe ragazze ci giungono pi\u00f9 rapidamente. Perch\u00e9 Franca beveva?<br \/>\nI ragazzi, strutturalmente pi\u00f9 ottusi, ci arrivano abitualmente dopo, molto pi\u00f9 tardi. A volte, o meglio piuttosto \u00a0spesso, completamente abbrutiti, non ci arrivano apparentemente mai.<br \/>\nPap\u00e0 Alberto, col pentimento di esserci giunto cos\u00ec tardi e di aver perso una parte importante della sua vita in scemenze anche di successo e condivise, aveva raggiunto un livello di coscienza del suo tempo cos\u00ec devastato da mettere in atto scelte professionali per s\u00e9 decisive e socialmente inusuali.<br \/>\nRestava il problema di aspettare la vera maturazione anche del figlio. Ormai si comincia a maturare, o meglio piuttosto a senilizzarsi direttamente, anche alle soglie dei quarant\u2019anni. Il livello di complessit\u00e0 culturale del mondo e, soprattutto, delle intense attivit\u00e0 di falsificazione della militanza propagandistica delle nuove mitologie pi\u00f9 distruttive, sono tali che si deve essere gi\u00e0 felici di averla scampata nella comprensione dell\u2019essenziale dell\u2019esistenza: la demenza nel nichilismo \u00e8, in sovrappi\u00f9, sempre in agguato.\u00a0Non contenti di aver infranto oceanicamente le leggi naturali e di Dio, le nostre generazioni \u2013 cos\u00ec parlava\u00a0pap\u00e0 Alberto al figlio Roberto, per cercar ancora di educarlo sebbene la sua non pi\u00f9 giovanissima et\u00e0 \u2013 si son anche permesse il lusso supremo di indebitarsi, con la complicit\u00e0 dello Stato statalista. Anche a livelli stratosferici per vivere ancor pi\u00f9 al di sopra delle loro possibilit\u00e0. Mai hanno rimborsato i loro debiti altrettanto criminali quanto il misfatto della denatalit\u00e0: il debito pubblico non fa che irresponsabilmente aumentare continuamente, in tutti i paesi. Il rimborso \u2013 che importa! \u2013 lo faranno le generazioni future.<br \/>\n\u2013 Dai pap\u00e0, ora non esagerare&#8230; Roberto cercava di minimizzare.<br \/>\n\u2013 Tanto anche i giovani non reclamano nemmeno! Il desiderio di aumenatre il livello di edonismo massificato (oltretutto falso, decrescente e squallido) li ha portati dove l\u2019infinito intrinseco della loro esistenza li attira ineluttabilmente. Ma in modo perverso, contro natura e contro Dio. Molto spesso, non giungono nemmeno ad un livello di coscienza seppur minimo di questa scelleratezza. In questi innumerevoli casi, si passa dall\u2019et\u00e0 immatura tardo-adolescente a quella immediata della senilit\u00e0 ignorante e precoce. Ed economicamente criminale ma legalizzata da leggi stataliste.<br \/>\nOra tutto questo individualismo forsennato e peccaminoso aveva convinto Alberto a fare almeno qualcosa di opposto alla vergogna praticamente sempiterna della sua \u201cincomparabilmente ignobile generazione\u201d. Completamente ignara, e sempre colpevolemente, della sua gigantesca devastazione storica: <em>mal comune mezzo gaudio<\/em>, ripeteva.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La coscienza globale e politica di pap\u00e0 Alberto, lo aveva anche riportato alla religiosit\u00e0 totalizzante che aveva coltivato piuttosto in giovinezza. E che anche lui aveva abbandonato per seguire la tendenza generale atea e miscredente del suo mondo. Dagli anni \u201960, i paesi occidentali hanno operato infatti una svolta storica introducendo nella gestione delle loro nazioni e nell\u2019Unione europea il regime dello statalismo pi\u00f9 o meno acuto ma sempre devastante. Esso stabilisce la supremazia della gestione dello Stato sulla vita spirituale dei popoli e dei loro corpi intermedi, distruggendo sempre pi\u00f9 il millenario principio di sussidiariet\u00e0. Questa ideologia riduttivista e totalitaria molto diffusa ha portato alla dittatura del relativismo, ad un debito pubblico praticamente non rimborsabile e ad una societ\u00e0 laicista e totalitaria contro soprattutto l\u2019inviolabile libert\u00e0 della Persona.<br \/>\nSi tratta dunque dell\u2019utopia secondo cui l\u2019uomo-creatura, che un giorno \u00e8 nato e in un altro muore, non riconosce pi\u00f9 il suo Creatore e progetta di sostituirlo con se stesso. Da cui il sovvertimento dei valori, il cui primo risultato \u00e8 la mostruosa denatalit\u00e0 fino all\u2019attuale follia demenziale del <em>gender<\/em>.<br \/>\nLa possibilit\u00e0 cio\u00e8 di vivere di spensieratezza superficiale e nella giungla di leggi esistenziali acefale, come per Franca e Roberto, dipende dal dominio assoluto di questo principio statalista generale e generativo di tutte le altre degenerazioni.<br \/>\nLa scelta per Alberto di aiutare il figlio nella sua impresa, la quale necessita ancor pi\u00f9 di far fronte al regime ipertassatorio dello statalismo centralizzato e burocratico, non \u00e8 solamente economica. Essa \u00e8, a priori e di conseguenza, fondamentalmente religiosa. La ragione, si sa, almeno per i veri religiosi e coscienti ontologicamente, \u00e8 in stretta correlazione con la fede. Il lavoro non pu\u00f2 non essere che la continua e umile aggiunta di valore alla Creazione. La bellezza e la semplice competitivit\u00e0, per esempio dei giardini, ne \u00e8 una delle esemplificazioni praticabili.<br \/>\nLo scopo particolare di pap\u00e0 Alberto \u00e8 che il figlio si accorga compiutamente anche lui della portata globale e implicativa \u00a0della progettualit\u00e0 della sua impresa. Roberto, per il momento e apparentemente, corre solo appresso al successo della sua aziendina di cui non ha il riconoscimento appieno \u2013 o non vuol molto saperne \u2013 riguardo al contributo reale del padre. E dell\u2019autonomia morale della stessa sua impresa che ha una vita sua intrinseca\u00a0 e indipendente. Quando li avr\u00e0 acquisiti, Alberto, anche per l\u2019et\u00e0, potr\u00e0 ritirarsi progressivamente constatando il termine della sua missione. E il dovuto rispetto delle sue forze e della sua salute. Pronto che sar\u00e0, se Dio vuole, anche alla sua morte che giunge dopo una sensata, compiuta e finalmente santa vita familiare.<br \/>\nAlmeno in concreto, questo porta \u2013 soprattutto personalmente \u2013 a riparazione della profonda scempiaggine e ingiustizia della sua generazione globalmente dissennata e completamente persa nei meandri dello statalismo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il processo educativo di un genitore \u00e8 sempre un rischio! La libert\u00e0 della Persona non permette una\u00a0programmazione predeterminata e meccanicista. Anche Franca non ha rispettato il \u201cprogetto\u201d della<br \/>\nmadre che l\u2019avrebbe voluta battezzata e sapiente da adulta. Invece, lei beve!<br \/>\n\u2013 E convive con un ragazzo \u2013 considerava la madre \u2013, da molti anni con vari e diversi ragazzi successivi, al di fuori, va da s\u00e9, dal matrimonio in \u00a0una coppia ripetitiva pure senza progetto familiare. Ora con un buon lavoratore e bel ragazzo anche rispettoso, ma pure lui, pare, riduzionista e vagamente gnostico.<br \/>\nSiccome \u00e8 della sua propria anima personale che pap\u00e0 Alberto deve assicurare la salvezza, mettendosi a diposizione del lavoro del figlio, anche se parzialmente (oppure grazie a questa oculatamente limitata sussidiariet\u00e0), l\u2019ha fatto, o piuttosto ha cominciato a farlo. Eppoi come continuare a educare, a pi\u00f9 di settant\u2019anni, un figlio trentenne se non con il lavoro e, ancor meglio, con un lavoro necessariamente imprenditoriale?<br \/>\nLa madre di Franca, da par suo, ha finalmente compreso che se intenzionalmente, per la libert\u00e0 della figlia, aveva ben fatto a non farla battezzare, ha avuto negli ultimi tempi e progressivamente la certezza che i suoi dubbi su detto <em>non battesimo<\/em> da neonata si siano trasformati in coscienza di disobbedienza al saggio Magistero bimillenario della Chiesa. Molto pi\u00f9 sapiente, questo, delle sue personali congetture teologiche da buon senso di casalinga falsamente intuitiva.<br \/>\n\u2013 La Trinit\u00e0 esiste realmente, opera e il Battesimo \u00e8 un sacramento dei vivi, ha finito per ammettere.<br \/>\n\u2013\u00a0I figli vedranno mai veramente tutto questo comportamento dei genitori, i quali hanno intrapreso, anche\u00a0silenziosamente sotto la loro totale responsabilit\u00e0, iniziative critiche suscettibili di errori, interloquiva Alberto alla moglie nei loro dialoghi praticamente quotidiani e accorati.<br \/>\nIn questo sta tutto il mistero della famiglia di cui la Chiesa ha definito, nel biennio del <em>Sinodo<\/em> a Roma, che\u00a0non \u00e8 solo oggetto di missione ma pure soggetto salvifico&#8230;<br \/>\nQuanto a Franca, ora dovrebbe tra qualche settimana anche partecipare come delegata tra gli italiani a Bruxelles nel quadro delle politiche della famiglia \u2013 o come tendono a dire adesso, sempre pi\u00f9 insensatamente, \u201cdelle famiglie\u201d al plurale \u2013 alla riunione annuale di programmazione dedicata alle iniziative per le future funzioni europee. Ben sapendo che codeste politiche, negli ultimi decenni, sono state completamente deficitarie e devianti. \u00c8 di questo che Franca parlava con Juliette per la sua visita a Bruxelles. Ella infatti \u00e8 gi\u00e0 affascinata da tutto il discorso, ampio e totale della famiglia cattolica: anche della sua, grazie soprattutto a sua madre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un grado decisivo di questo processo educativo per Roberto fu allorquando, dopo i suoi studi universitari, che erano stati sempre considerati in famiglia intelligentemente generici e inizialmente <em>passe-partout<\/em>, venne il momento di decidere per il suo lavoro. Pap\u00e0 Alberto che, come quasi la totalit\u00e0 dei padri, era rimasto alquanto defilato rispetto al figlio, pressoch\u00e9 nel ruolo del consueto \u201cassente\u201d che la cultura della societ\u00e0 moderna assegna alla cosiddetta virilit\u00e0 familiare, intervenne radicalmente e progressivamente. Fino a che tutta l\u2019architettura del progetto lavorativo di Roberto non fu completamente assunta e assimilata, o quasi, dal giovane.<br \/>\nMa prima ancora, con l\u2019avvicinarsi della cosiddetta laurea in economia presso l\u2019\u201cuniversit\u00e0 sottocasa\u201d di Camerino, uno degli innumerevoli \u201cesamifici\u201d inventati dallo Stato statalista per creare artificiosamente cattedre e clientelismo corporativo o per \u201cparcheggiare\u201d centinaia di migliaia di giovani il pi\u00f9 lontano possibile dagli inattivi sulla strada, il momento fatale giunse.<br \/>\nSi trattava di spedire prima il virgulto \u201ceconomista provetto <em>in fieri<\/em>\u201d ad imparare veramente un po\u2019 d\u2019inglese. Gi\u00e0 erano passati tre anni in pi\u00f9 di fuori corso, come molto abitudinariamente e in completa tranquillit\u00e0 succedeva per una larga parte di studenti, prima di portare a casa il mitico pezzo di carta. Un anno s\u2019era evaporato, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire, a Valencia, ufficialmente per uno <em>stage <\/em>all\u2019<em>Ufficio dei marchi dell\u2019Ue<\/em>. In realt\u00e0, Roberto si era molto svezzato sessualmente con le \u201cmille e tre\u201d indigene spagnole di mozartiana memoria. Tra cui pure due italiane romane, una bella tedescona di Amburgo \u2013 tutte anch\u2019esse tirocinanti \u2013 e una inglesina di Manchester per cui aveva rischiato anche di abbandonare gli studi e partire a fare il cameriere in Inghilterra.<br \/>\nPap\u00e0 Alberto aveva quasi segretamente predisposto, per le sue due figlie e per il primogenito Roberto, tre monolocali\u00a0in dotazione, come anticipo utile dell\u2019eredit\u00e0. E questo allo scopo di avviarli, non in modo totalmente handicappato e <em>proletario<\/em>, nella loro \u201cvalle di lacrime\u201d del postindustriale indebitato e depressionario, messo ingiustamente sul gobbone dei giovani.<br \/>\nAnche se non si finisce mai di essere solidarmente corresponsabili con i misfatti della propria generazione, il vecchio pubblicitario, gi\u00e0 oltre la sua pensione da vari anni perch\u00e9 convinto che si debba lavorare, salute permettendo, fino all\u2019ultimo respiro, voleva far di tutto per non seguire pedissequamente la sua scellerata generazione europea. Questa ha contributo \u2013 contrariamente alla comune convinzione \u2013 solo per il 18-25% al costo della sua pensione. Sono i lavoratori attivi che la finanziano per il rimanente 75-82%. Perdipi\u00f9 senza nessuna speranza di poter beneficiare di condizioni future nemmeno paragonabili per loro stessi!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<br \/>\nNaturalmente nemmeno di queste cosettine nessuno parla in tutto il Vecchio Continente statalista.<br \/>\nMa il motivo principale per cui Alberto lavora ancora, anche se pensa che dovrebbe lavorare meno e non \u2013 come attualmente \u2013 di pi\u00f9 (progressivamente in diminuzione e compatibilmente con le proprie energie e di salute, anche solo per consulenza), \u00e8 perch\u00e9 almeno i propri figli potessero beneficiare, nella loro partenza professionale, di un aiuto compensatorio a cotanto sfacelo: dar loro un tetto anche ammobiliato a loro gusto, dopo gli studi universitari.<br \/>\nEra quanto considerava, in ogni caso, lo standard minimale della sua famiglia. Aveva lavorato duro e intelligentemente tutta la sua vita con questo obiettivo che, molto semplicemente, considerava dovuto ai figli (pure in mancanza di meriti speciali loro), affinch\u00e9 fossero veramente fieri dei loro genitori.<br \/>\nCos\u00ec i tre giovani della sua famiglia, a partire dalla ventina d\u2019anni, hanno potuto tutti disporre del loro bel monolocale per far fronte \u2013 almeno sul piano economico \u2013 in modo veramente libero alla loro sussistenza o quasi. Con sua moglie era quindi orgoglioso di questo risultato, ma pure preoccupato per la loro formazione culturale, professionale e soprattutto esistenziale giovanile.<br \/>\n\u2013 \u00c8 la societ\u00e0 tutta, purtroppo \u2013 amava ripetere agli amici \u2013 e non la famiglia a educare i figli: questo almeno, diciamo, per l\u201980%. Ma il \u00a0\u00a0restante 20% risulta strategicamente il pi\u00f9 determinante e essenziale: la forza della famiglia \u00e8 moltiplicata, inimmaginabilmente e contro ogni legge contabile, grazie alla sua fedelt\u00e0 e alla durata. Due valori basilari della tosta economia popolare della vita.<br \/>\nFu cos\u00ec che, alla decisione di fondare un\u2019impresa per Roberto, tutta l\u2019accumulazione silenziosa e quasi nascosta di pap\u00e0 Alberto fu messa sulla bilancia anche col peso morale della madre. Con l\u2019aggiunta di pi\u00f9 di 200.000 euri per pick-up, rimorchi, macchine di giardinaggio professionali, strutture da cantiere, vasta utensileria, scorte in deposito, eccetera. E tutto il suo lavoro gratuito in natura, appassionato e professionale, difficilmente valutabile monetariamente. Non solo sul piano manuale ma pure marketing e pubblicitario oltre che amministrativo (dal saper fare delle belle e serie offerte alla contabilit\u00e0 legale e amministrativa).<br \/>\n\u2013 Inevitabilmente, i miei figli, comprese le due ragazze, se ne accorgeranno col tempo, aveva dichiarato ben convinto in varie occasioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In effetti, non solo i suoi figli, ma anche molti altri giovani e meno giovani erano stati attratti, non solamente nella regione, da questa idea economica. Franca stessa, anche nel quadro delle sue attivit\u00e0 di volontariato sulla Famiglia, aveva potuto conoscere Roberto proprio per la notoriet\u00e0 che le scelte private del vecchio pubblicitario avevano \u00a0operato. Le opere, anche silenziosamente realizzate, sono irresistibilmente prorompenti pure nella comunicazione sociale. Perdipi\u00f9 oggi i minimedia e i <em>network <\/em>internet veicolano sorprendentemente informazioni che i grandi media non vogliono e non \u201cpossono\u201d ideologicamente \u00a0comunicare. Alberto aveva firmato articoli intorno alla sua innovativit\u00e0, su qualche media regionali e <em>online<\/em>. E gi\u00e0 un libro su tutta la loro storia era in corso di realizzazione. Due catene di televisione non solamente locali l\u2019avevano intervistato. Il padre aveva portato sullo schermo il giovane Roberto che non si aspettava tanta notoriet\u00e0 gratuita. Il discorso di Alberto, comunicatore maturo, li aveva resi gi\u00e0 relativamente famosi e i cantieri di lavoro si seguivano senza sosta.<br \/>\nQuali erano i contenuti di tutta questa comunicazione, peraltro soprattutto scritta, provocata dal vecchio copywriter Alberto?<br \/>\nI giardini, le piscine e le architetture conviviali costituivano solo una parte minima e pure ormai marginale \u2013 efficacemente oggettiva e scontata \u2013 delle comunicazioni richieste dai vari media alla coppia di padre e figlio. L\u2019uno giovane professionale titolare e l\u2019altro vecchio uomo marketing detentore del discorso generale assolutamente \u201cintelligente\u201d e interessante per cui, finalmente, erano richiesti e a cui venivano tesi i microfoni.<br \/>\nIl discorso di fondo era molto semplice e fondato con evidenza: la colossale crisi economica che da molti anni attanagliava \u2013 e ancora attanaglia \u2013 il mondo, \u201cdipendeva da una sola causa fondamentale, quella della denatalit\u00e0\u201d!<br \/>\nL\u2019interesse per questo tema era dovuto principalmente al fatto che, malgrado le reiterate speranze indotte di uscita dalla crisi economica, questa continuava imperterrita anche a livello internazionale. Malgrado i continui annunci di esperti economici che analizzavano con molta precisione tutte le concause economiche fino alla nausea, ci si accorgeva progressivamente che queste ragioni erano, tutt\u2019al pi\u00f9, conseguenti e quasi irrilevanti. Siccome nessuno o quasi parlava del fatto che si era artificiosamente impedito, in due generazioni secondo idemografi, la nascita di almeno due miliardi di persone, la domanda di beni e servizi nel mondo \u2013 la domanda cosiddetta interna \u2013 era progressivamente crollata e stabilizzata nella penuria depressiva e proporzionale.<br \/>\nLogico, con la met\u00e0 di non nascite naturali in Occidente, che ci sia crisi!<br \/>\n\u201cEcco la crisi economica, per l\u2019essenziale\u201d, ripeteva senza stancarsi Alberto, allorquando gli piazzavano i microfoni sotto il naso. Cos\u00ec dicendo si affrettava anche a chiarire, soprattutto nei suoi articoli, che non bisogna essere particolarmente intelligenti ed esperti per capirlo. Bastava invece l\u2019ottusit\u00e0 e la protervia dei cosiddetti esperti sofisticati e dirigenti nichilisti che continuavano a non comprendere la realt\u00e0 a causa degli occhiali deformanti della loro ideologia edonista e superominica.<br \/>\nAlla domanda inevitabile intorno al perch\u00e9 del successo della ditta del figlio, il quale aveva appena assunto altri due operai, la risposta dell\u2019uomo marketing era altrettanto semplice: si trattava di una nicchia la cui attivit\u00e0 \u00e8 richiesta a causa di una offerta innovativa e non esosa \u2013 la loro \u2013 a propietari relativamente ricchi e colti. Quindi non da professionisti primitivi e relativamente ignoranti, ma da laureati, pari ai facoltosi clienti, che sapevano utilizzare anche il marketing moderno e che non avevano per\u00f2 paura di \u201csporcarsi\u201d le mani di terra. Quella rimasta sempre alla stessa altezza: molto bassa. Anzi che amavano quel mestiere con passione e dedizione culturale totalizzante. E con una competenza, un gusto assolutamente moderni e di punta!<br \/>\nI telespettatori, gli ascoltatori alle radio e i lettori erano naturalmente deliziati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u2013 Il primo non nato, per aborto o per contraccezione gi\u00e0 di massa negli anni \u201960, avrebbe oggi gi\u00e0 dei nipotini di pi\u00f9 figli. Tutti mancati produttori o consumatori di case, mobili, scuole, cibi prelibati, ospedali. Non essendo nato, gli attuali governanti \u2013 anche a causa delle loro politiche dissennatamente stataliste, in sovrappi\u00f9 \u2013 sono costretti a riempire di tasse le popolazioni. Sottoponendole, nel frattempo, alla demagogia e all\u2019inevitabile dittatura centralistica di una tecnocrazia e di una burocrazia kafkiane.<br \/>\n\u2013\u00a0\u00c8 proprio quanto sta succedendo anche in Francia, gli aveva aggiunto, con un italiano stentato, un turista francese sull\u2019Adriatico, stranamente interessato, in quanto gallico, alle cose non laiciste.<br \/>\nAlberto, a volte vestito ancora con la tuta verde dell&rsquo;azienda e con le scarpe leggermente infangate di terra, distillava \u2013 da neo-operaio marketing comunicatore \u2013 anche in ammirate conferenze la sera e pure di domenica, queste osservazioni evidenti presso circoli o parrocchie. Non solo a queste ultime, egli ricordava che \u201cl\u2019edonismo criminalmente lobotomizzato \u2013 era il suo aggettivo pi\u00f9 caro con <em>abbrutito<\/em> \u2013 altro non era che la ribellione alle leggi naturali e a quelle rivelate da Dio\u201d. Per cui la soluzione a tutti i problemi in questione poteva solo partire \u2013 innanzitutto \u2013 da un ritorno creaturale alla sapienza magisteriale e anche pratica del supremo monachesimo medievale: di cui tutti potevano ancora vedere i meraviglioci monasteri in ogni regione soprattutto d&rsquo;Europa, ricolmi di tecnologia di punta del tempo.<br \/>\nI responsabili politici regionali gli avevano offerto, alle ultime elezioni a lui e al figlio, posti nei loro partiti, sicuri del loro successo elettorale. Ma sia Alberto che Roberto declinarono gli inviti. Il figlio a causa di una sua sostanziale impreparazione globale alla carriera proposta: amava troppo il suo lavoro, il grado di libera indipendenza che gli procurava e soprattutto la soddisfazione per la realizzazione di bellezza concretamente visibile.<br \/>\nE Alberto a causa del fatto che non esistono oggi partiti in grado di digerire i suoi discorsi politici ed economici cos\u00ec apertamente antistatalisti. E poi, la sua missione personale non era ancora finita: aveva ancora due figlie da \u201csistemare\u201d. E, per completare sulle ragioni dei suoi rifiuti, la sua et\u00e0 cominciava a parlargli di acciacchi&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Franca seguiva con molto interesse tutte queste esternazioni di Alberto nei media limitrofi che sistematicamente riportavano in prima fila anche Roberto. Tutto il discorso del pubblicitario sulle conseguenze economiche disastrose della denatalit\u00e0, la interessava anche particolarmente in quanto delegata a Bruxelles sui problemi della famiglia. Malgrado la sua convinta laicit\u00e0 personale (ma non laicista), si era da quache anno impegnata nell\u2019associazione italiana affiliata a quella europea di tendenza cristiana. La cultura seriamente cattolica, della madre non era estranea a questa sua militanza. \u00c8 lei, infatti, che l\u2019aveva attirata al volontariato in una associazione a difesa della Famiglia. Attaccata ferocemente da molte parti e intimamante disgregata dall\u2019interno, da forze centrifughe fondamentalmente ideologiche dette moderniste, la famiglia naturale, struttura di base universale di ogni cultura, ogni tempo e ogni societ\u00e0 civile, invoca aiuto. Franca, in modo oscuro e pure contraddittorio col suo stile di vita apparentemente dissipato, non seppe resistere all\u2019invito dei suoi genitori cui si sentiva in ogni caso ancorata. A questa era gi\u00e0 grata di averle permesso di sperare un livello di vita non inferiore ad essa com\u2019era invece il caso per la maggior parte delle sue amiche. Non era mai successo nella storia che una nuova generazione non potesse riporre fiducia in un tenore di vita superiore a quello familiare precedente. Per guerre o epidemie, a causa delle innumerevoli morti premature, i giovani hanno sempre approfittato di eredit\u00e0, a volte relativamente modeste, ma migliorative rispetto alle condizioni loro anteriori.<br \/>\nOra le societ\u00e0 stataliste, indebitate e depressivamente denatalizzate, hanno completamente rovesciato il tradizionale schema di sviluppo naturale trasformandolo, nel migliore dei casi, in triste stagnazione vitalmente deludente e deprimente. I giovani di gran valore, come Franca e Roberto, sono ora situati tra due polarit\u00e0 esistenziali quasi sempre contraddittorie, anche in modo apparentemente antagonista. Da una parte l\u2019iperattivismo irrazionale e dissennato sul piano vitalistico, in cui vengono ricercati, nella scia del desiderio continuo che non esclude la propria dissipazione, gli estremi del piacere coatto, anche convulsivo; e dall\u2019altra, il semplice ascolto ontologico e naturale del linguaggio del cuore che, da sempre, coincide con la verit\u00e0 della vita e con i suoi valori eterni veramente umani. La tenuta su questi due binari fatalmente divergenti richiede quasi sistematicamente l\u2019oblio o l\u2019alienazione di s\u00e9. Perch\u00e9 Franca beve?<br \/>\nE perch\u00e9 Roberto pensa, in fondo, a collezionare segretamente e principalmente reggiseni e mutandine di ragazze?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Pap\u00e0 Alberto, all\u2019idea di spedire Roberto a Chicago prima della laurea ci stava gi\u00e0 pensando da parecchio. L\u2019agenzia di pubblicit\u00e0 e di affissioni ad Ancona in cui lavorava e continua a lavorare da sei anni dopo la sua pensione,\u00a0 collaborava con una dell\u2019Illinois gi\u00e0 dagli anni \u201980: avevano anche scambiato un 2% del loro capitale per consolidare l\u2019accordo fondato sulla necessit\u00e0 reciproca di localizzarsi internazionalmente. Spesso le loro clientele locali avevano la necessit\u00e0 crescente di esportare i loro prodotti o di creare reti di distribuzione nei mercati esteri. Ormai la mondializzazione dell\u2019economia diventava, gi\u00e0 da una ventina d\u2019anni, una necessit\u00e0 imprescindibile. Con l\u2019informatizzazione degli anni \u201980-\u201990 e con l\u2019avvento d\u2019Internet, la globalizzazione sarebbe divenuta anche l\u2019attuale \u201cglocalizzazione\u201d, vale a dire la fusione in un termine di due concetti chiave: la globalizzazione e la sempre indispensabile localizzazione. Da cui il neologismo californiano \u201c<em>glocalization<\/em>\u201d sorto e diffuso rapidamente dalla met\u00e0 degli anni \u201990 anche in Europa. Gi\u00e0 all\u2019anno 2000, erano presenti su Internet pi\u00f9 di un milione di occorrenze di <em>glocalization<\/em> nelle sette lingue principali. Ormai, anche con la crisi economica, non \u00e8 pi\u00f9 possibile praticare veramente l\u2019esportazione senza la glocalizzazione. Soprattutto per le agenzie di comunicazione e inevitabilmente traduttive, quindi bisognose indispensabilmente di un partner qualificato e di fiducia nel mercato target e geostilistico. In effetti, l\u2019agenzia anconitana sottoscrisse molti accordi collaborativi di partenariato \u00a0o in franchising con parecchie altre agenzie pubblicitarie dislocate nel mondo intero. Con una di queste, ad Edimburgo, gi\u00e0 la figlia minore di Alberto aveva potuto fare uno <em>stage<\/em>, come dicono da quelle parti, di sei mesi. Fra l\u2019altro \u00e8 stata quella l\u2019occasione per fidanzarsi con un giovane irlandese anche lui stagista: il loro matrimonio, molto cattolico, si celebrer\u00e0 fra non molto a Dublino.<br \/>\nMa pap\u00e0 Alberto volle qualificare pi\u00f9 precisamente il soggiorno americano di Roberto. Prima di partire lo forn\u00ec di un solo libro, in inglese, raccomandandogli di leggerlo a Chicago. Oltre alla padronanza della lingua, un anno negli Stati Uniti doveva servirgli per familiarizzarsi con un certo grado diffuso di liberalismo quasi introvabile sul Vecchio Continente. Cos\u00ec, abbracciandolo prima che partisse, gli consegn\u00f2 il capolavoro di Alexis de Tocqueville in inglese, <em>Democracy in America<\/em>, che il geniale parigino aveva scritto, quasi alla giovane et\u00e0 del figlio, in occasione del suo viaggio molto analogo in America, nella prima met\u00e0 dell\u2019ottocento.<br \/>\nFu la sola raccomandazione che gli fece: \u201cLeggilo attentamente e guardati bene in giro\u201d. Laconico e virile, lo salut\u00f2 tra le lacrime di emozione della madre parrocchiana devota e delle sorelle.<br \/>\nRoberto cos\u00ec fece. Veramente non solo cos\u00ec, in quanto torn\u00f2 in Italia per le vacanze di Natale, si spinse anche in California fino a installarsi per quasi un mese a New York, prima di rientrare nelle sue Marche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Con l\u2019inglese abbastanza sciolto in bocca e un po\u2019 di francese appena pi\u00f9 che scolastico, Roberto non temeva pi\u00f9 per il suo futuro. Ma furono le idee veramente liberali di Tocqueville consigliate dal padre e quelle strutturalmente presenti nelle realizzazioni viste negli Stati Uniti \u2013 malgrado le pericolose tendenze ideologiche paneuropeiste e stataliste dei democratici americani \u2013 che lo convinsero a fondare la sua ditta. Finito alla bell\u2019e meglio l\u2019ultimo suo anno di studi e la tesi (al livello minimo, come lui diceva, \u201cdella mutua\u201d), apparentemente pi\u00f9 che per l\u2019insistenza di Alberto e della madre, si sent\u00ec pronto ad aprire le nuove attivit\u00e0. Con un vecchio compagno di istituto tecnico per periti, Matteo, il quale si era messo subito a lavorare in una vecchia ditta di gestione di boschi e di arredi urbani, cominci\u00f2 a progettare una associazione con lui e per lui minoritaria all\u20198%, ancora abbastanza simbolica ma significativa per le sue esperienze pratiche acquisite sul lavoro degli ultimi anni&#8230; Matteo piaceva molto a Roberto: la sua aria posata da non pi\u00f9 ragazzo scapestrato, sposato e con un bambino, una vita regolare e responsabile, da anni anche religiosa, gli mostravano la fatuit\u00e0 dei suoi amici tradizionali nei quali ancora si identificava ma sempre pi\u00f9 stancamente. \u00c8 come se percepisse che anche per lui fosse passata l\u2019et\u00e0 che Kierkegaard aveva definita dell\u2019\u201destetica\u201d. Aveva letto, dell\u2019autore protestante danese di cui un suo professore all\u2019universit\u00e0 aveva parlato molto bene a causa del suo \u201cesistenzialismo <em>ante litteram<\/em>\u201d dell\u2019ottocento, un libro che gli era piaciuto particolarmente. Si trattava di \u201cAut-aut\u201d. Kierkegaard vi descriveva la vita in tre grandi fasi che gli erano rimasti ben impressi. Quella dell\u2019\u201destetica\u201d, della giovinezza in cui la dominante era l\u2019esplorazione dell\u2019esistenza, con tanto di errori e dissipazioni. La ricerca dei propri limiti e della propria \u201cdensit\u00e0\u201d avevano soggiogato Roberto mentre lo leggeva e cercava lui stesso la sua vocazionalit\u00e0. La seconda fase, quella dell\u2019\u201detica\u201d, vale a dire della maturit\u00e0, dell\u2019adulto in cui il cosiddetto esistenzialista presentava l\u2019uomo situato liberamente nel suo recinto che lo aveva definito e continuava a definirlo: nelle sue opere e nel matrimonio con la donna della sua vita. E nella paternit\u00e0.<br \/>\nLa terza fase, definita come quella della \u201creligione\u201d, cio\u00e8 della contemplazione globale della vita in cui tutto si fonde in una unit\u00e0 \u2013 la religiosa ben \u201creligata\u201d \u2013 anche primigenia e totalizzante.<br \/>\nRoberto cap\u00ec subito che la distinzione delle\u00a0 tre fasi era s\u00ec reale ma, in profondit\u00e0, esse coesistevano. Era un po\u2019 cos\u00ec che le viveva. E si era accorto che era venuto il tempo, gi\u00e0 da tempo, affinch\u00e9 la sua vita \u201cestetica\u201d finisse la sua preminenza e il primato in una grande svolta. L\u2019incontro con Franca gli aveva dato anche le sensazioni fisiche di questa mutazione radicale. La parola etica significava per lui la fine delle sue scorribande tardoadolescenziali che aveva gi\u00e0 fin troppo prolungato. Anche il suo innamoramento non era pi\u00f9 predatorio. Aveva cominciato a sperimentare l\u2019abbandono all\u2019altro, nella fattispecie alla bellezza e alla grazia. \u00c8 come se l\u2019amore per Franca lo aprisse ad una dimensione globale fino ad allora pi\u00f9 che sconosciuta, pervicacemente negata contro natura. A causa quasi della sua ultimamente compresa appropriazione precedente come abbrutita e iniziale, troppo a lungo di fatto \u201cviolenta\u201d. Violenta contro anche se stesso.<br \/>\nFranca lo stava gi\u00e0 capendo, anche se in modo ancora naturalmente incompleto. Pure lei era sulle stesse orme, ben diversamente e pi\u00f9 anticipatamente, da consueta ragazza di valore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Matteo, il socio minoritario di Roberto, cosciente di non essere portato per le teorizzazioni e le ricerche per lui quasi sempre intellettualistiche, non volle la laurea, prefer\u00ec subito dopo il diploma il lavoro anche duro in foresta o in citt\u00e0 nelle piazze. Non leggeva ormai quasi pi\u00f9 libri. \u00c8 sua moglie, pia donna giovane, di cui era caduto come una pera innamorato, che stava leggendo un libro di Carrel sui miracoli di Lourdes, scritto anche in quanto medico. La sua dolce met\u00e0 gli mostr\u00f2 un passaggio, sapendo di fargli piacere. In esso il francese Carrel metteva in evidenza che <em>la troppa conoscenza, il troppo specialismo \u2013 gi\u00e0 al suo tempo \u2013 accecava spesso totalmente fuorviando la semplice osservazione della realt\u00e0<\/em>.<br \/>\nAnche l\u2019incredibile longevit\u00e0 del malthusianesimo e della vera incomprensione da parte degli \u201cesperti\u201d riguardo alla causa della macroscopica crisi economica, possono essere spiegati da questa piccola osservazione acuta di Alexis Carrel, premio Nobel un centinaio di anni fa. L\u2019ideologia miscredente che necessita assolutamente, va da s\u00e9, la negazione della trascendenza, della creaturalit\u00e0 della vita, acceca anche e soprattutto i detentori di grandi capacit\u00e0 analitiche: generalmente gli \u201cesperti\u201d. La capacit\u00e0 di sintetizzare e ordinare tutte le possibili conoscenze \u2013 si sa \u2013 non \u00e8 \u00a0infinita.<br \/>\nQuesto piaceva molto a Roberto. Anche Franca riconosceva in Matteo, per quel poco che ancora lo conosceva, la semplice e solida cultura popolare sempre prodotta da un giudizio univoco e preciso su ogni cosa. Anche per difetto. Gli \u201cesperti\u201d economisti o politici \u2013 nemmeno \u00e8 il caso di considerare gli intellettuali, arroganti tuttologi massificati di attualit\u00e0 e le molto ignoranti e banali star dello spettacolo \u2013 nella finzione di sempre e sistematicamente evitare questo giudizio univoco, finiscono per perdere o distorcere il loro rapporto con la realt\u00e0. Secondo il pensiero <em>politically correct<\/em>, si prostano cos\u00ec senza saperlo, oggettivamente, all\u2019ideologia dell\u2019infinita analisi relativistica che esclude intrinsecamente la verit\u00e0.<br \/>\nFranca rimase ancor pi\u00f9 ammirativa davanti alle ultime spiegazioni di Matteo cui era giunto con Roberto di fronte a una birra nel porto di Ancona, a riguardo della sua decisione di fondare, a suo tempo, l\u2019impresa di giardinaggio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u2013 Vedi Roberto, lavoravo da pi\u00f9 di cinque anni come operaio e capomastro in quella ditta di Loreto, situata alla base della collina ovest del Santuario. Prospettive di miglioramento? Nessuna, strutturalmente nessuna. Anche se operaio specializzato e capocantiere, ero e sarei rimasto sempre subordinato nella ripetitivit\u00e0 fatalmente declinante delle funzioni e dell\u2019impresa non innovativa, vecchia e cristallizzata come i due proprietari.<br \/>\n\u2013 Davvero cos\u00ec passeisti i tuoi vecchi padroni?<br \/>\n\u2013 \u201c<em>La parola subordinazione \u00e8 anche scritta in testa a ogni contratto di lavoro<\/em>\u201d, era la loro concezione dell\u2019impresa.\u00a0\u00c8 invece \u2013 tu lo sai \u2013 di coordinazione, collaborazione responsabiizzata, che si dovrebbe oggi parlare. Fino al giorno in cui, fatalmente, questa impresa sarebbe finita con il non essere pi\u00f9 competitiva: gi\u00e0 quando t\u2019ho reincontrato dopo la tua laurea non lo era pi\u00f9, anche a causa delle condizioni surreali imposte dal sindacato e dal governo. Ma anche a causa delle sue deficenze strutturali che oggi favoriscono invece la nostra ditta.<br \/>\n\u2013 Sai bene che sono felice che tu sei venuto con noi&#8230;<br \/>\n\u2013 Quindi mi si profilava pure la possibilit\u00e0 di essere licenziato non appena non fossi stato pi\u00f9 capace di sollevare un tronchetto, sebben tardi nel pomeriggio, o di arrampicarmi su un pino da tagliare&#8230;<br \/>\n\u2013 Ma in che modo c\u2019entra il sindacato?<br \/>\n\u2013 Attualmente devi considerare che l\u2019et\u00e0 media della pensione e prepensione in Europa \u00e8 di 56 anni e qualche mese. Per gli italiani deve essere anche peggio, cio\u00e8 inferiore!<br \/>\n\u2013\u00a0S\u00ec, s\u00ec. Basta guardarsi in giro, ce n\u2019\u00e8 a bizzeffe di cosiddetti pensionati e prepensionati con una speranza di vita anche centenaria o quasi. E che han lavorato, calcolando le casse integrazione o i periodi di cambiamenti di lavoro, intorno a un po\u2019 pi\u00f9 del terzo del totale. Una prospettiva di almeno quarant\u2019anni vissuti senza lavorare, quasi a ufo. Roba da matti o da diventare in ogni caso matti. Con tutti i licenziamenti e chiusure d\u2019imprese, per molti milioni negli ultimi anni, la media continentale dei pensionati e prepensionati deve anche essere peggiorata. Mia moglie non ha trovato dati pubblici di cui, del resto, nessuno parla negli ultimi tempi. Soprattutto i sindacati che abitualmente sono cos\u00ec documentati in statistiche manipolate favorevoli alle loro politiche sostanzialmente parassitarie.<br \/>\n\u2013\u00a0\u00c8 incredibile quello che dici&#8230;<br \/>\n\u2013\u00a0Incredibile? Senti anche quest\u2019altra. Il debito pubblico che ora il primo ministro e compagnia cantante alla televisione, tutti i giorni (e quante volte al giorno!), vogliono ancora aumentare e per cui stanno pure litigando con Bruxelles, se verifichi bene, \u00e8 giunto a 90 miliardi all\u2019anno, solo per il pagamento degli interessi. Mi segui sempre?<br \/>\n\u2013\u00a0Certo che ti seguo, ma chi te l\u2019ha detto di questi 90 miliardi?<br \/>\n\u2013\u00a0Si chiama Vignali. Era presidente della CdO una decina di anni fa, la Compagnia delle Opere, quella fondata da don Giussani e ora diventata anch\u2019essa principalmente statalista. Il Vignali, da un bel po\u2019 di anni s\u2019\u00e8 piazzato ed \u00e8 diventato parlamentare. \u00c8 in quanto onorevole che ha fatto questo calcolo.<br \/>\n\u2013\u00a0Non sono al corrente di niente.<br \/>\n\u2013\u00a0Neanch\u2019io lo ero. \u00c8 stata mia moglie che mi ha messo al corrente. Da giovanissima era di Comunione e Liberazione e conosceva tutta la banda che ora \u00e8 pure peggio che statalista: CL non prende ufficialmente posizione, cio\u00e8 \u00e8 subordinata di fatto alle scelte del potere! Il contrario di don Giussani, ne avrai sentito parlare.<br \/>\n\u2013\u00a0Certo, anche in America CL \u00e8 presente.<br \/>\n\u2013\u00a0Ebbene, tu sai che quando accendi un prestito, gli interessi li devi pagare subito e prima del rimborso del cosiddetto capitale.<br \/>\n\u2013\u00a0S\u00ec, certo. Mi pare pure logico.<br \/>\n\u2013 Naturalmente.\u00a0Ora Vignali ha fatto come Pagliarini, sai quello che \u00e8 stato sbattuto fuori dalla Lega molti anni fa. Lui era un ragioniere che sapeva fare i conti e ne aveva il pallino.<br \/>\n\u2013\u00a0Toqueville, lo specialista francese della met\u00e0 ottocento sul liberalismo americano, amava molto i ragionieri, vicini alla realt\u00e0 con i loro conti. E che conti ha fatto Vignali?<br \/>\n\u2013\u00a0Molto semplice, quelli che puoi fare anche tu: su pi\u00f9 di duemila miliardi di debito, tutti gi\u00e0 trangugiati dal nostro popolo vorace in una quarantina e pi\u00f9 di anni, quant\u2019\u00e8 l\u2019interesse annuale?<br \/>\n\u2013\u00a0Beh, non saprei ora&#8230;<br \/>\n\u2013\u00a0Non te lo diranno mai, n\u00e9 sui giornali n\u00e9 alla televisione! Vignali l\u2019ha fatto: una novantina di miliardi per anno. Vale a dire tre volte \u2013 ho detto tre volte \u2013 una manovrina fiscale che a momenti non \u00e8 passata in parlamento. Oppure una ventina di volte quanto \u00e8 stato stanziato per l\u2019occupazione dei giovani. Ma in due o tre anni!<br \/>\n\u2013\u00a0Da non credere. E allora?<br \/>\n\u2013\u00a0E allora, prepariamoci ad aumenti ancora di tasse. Meno male che tuo padre lavora gratis e ci ha messo la grana per cominciare \u2018sta ditta, \u2018ch\u00e9 tra pensioni baby e solo interessi per i debiti (perch\u00e9 nessuno rimborsa niente!) anzi vogliono aumentarli, bisogner\u00e0 pur pagare i debiti le spese correnti. Puoi stare sicuro pioveranno altre tasse.<br \/>\n\u2013\u00a0Ma siccome parlano continuamente tutti di \u201cpi\u00f9 societ\u00e0 e meno Stato\u201d, ci sar\u00e0 bene un altro metodo&#8230;<br \/>\n\u2013\u00a0Parole! C\u2019\u00e8 solo un altro metodo: liberarsi del peso colossale dell\u2019almeno milione di statali che, oltretutto, infestano il buon funzionamento dello Stato con i loro soliti metodi e clientele fatalmente parassitarie e corruttive. Ma come ti dicevo anche CL, la vecchia liberale CL del secolo scorso, \u00e8 diventata statalista.<br \/>\n\u2013\u00a0E poi, ti rendi conto di che tragedia sarebbe: licenziare un milione di statali!<br \/>\n\u2013\u00a0Certo che me ne rendo conto. Basterebbe pagar loro lo stipendio attuale per un certo periodo, chiedendo anche loro scusa per averli ingannati per cos\u00ec tanto tempo. Anche nei sindacati parlano di \u201cmisure di accompagnamento\u201d. Il tutto per\u00f2 senza farli lavorare, pagandoli dopo averli licenziati per risolvere veramente il bubbone. Del resto quanti milioni di lavoratori sono stati licenziati silenziosamente nel privato in questi ultimi anni in tutta Europa!<br \/>\n\u2013\u00a0Ma qui il costo sociale \u00e8 gigantesco&#8230;<br \/>\n\u2013 E perch\u00e9, nel privato non non c&rsquo;\u00e8 stato lo stesso costo sociale perdipi\u00f9 moltiplicato?\u00a0In realt\u00e0 il guaio \u00e8 gi\u00e0 stato compiuto in pi\u00f9 di cinquant\u2019anni: la catastrofe c\u2019\u00e8 gi\u00e0 stata e non \u00e8 futura. Prova a pensare a quanto ci costano e ci sono costati ingiustamente, e da quanto tempo il milione e pi\u00f9 di statali!. Oppure pensa un po\u2019 a quanto ci costano i terremoti e i dissesti idrogeologici: ebbene, non solo non c\u2018\u00e8 un centesimo messo da parte per affrontarli, ma abbiamo anche debiti e stipendi pagati inutilmente da decenni! Credi che si possa continuare ancora cos\u00ec?<br \/>\n\u2013\u00a0Eppure parlano sempre al governo di diminuire le tasse!<br \/>\n\u2013\u00a0In effetti ne parlano tutti i giorni, il primo ministro come pure quello delle finanze: come il gatto e la volpe, in Pinocchio.<br \/>\n\u2013\u00a0Beh, l\u2019intenzione c\u2019\u00e8&#8230;<br \/>\n\u2013\u00a0Quale intenzione? Te ne dico ancora un\u2019altra, cos\u00ec ti convinci definitivamente. Forse sei stato troppo all\u2019universit\u00e0. In ogni caso vedrai adesso le tasse ancora da pagare in ditta, soprattutto con i contributi dei nuovi assunti&#8230;<br \/>\n\u2013\u00a0Dimmi, ma qui ci vuole un\u2019altra birra.<br \/>\n\u2013\u00a0Vedi \u00e8 mia moglie che m\u2019informa su queste cose. Giussaniana com\u2019\u00e8 \u2013 che Dio ce lo faccia santo! \u2013 non se ne fa scappare una.<br \/>\n\u2013\u00a0S\u00ec, don Giussani, il grande fondatore e conduttore di CL per pi\u00f9 di sei decenni. Lo stanno facendo santo (lo era gi\u00e0), canonizzandolo dicono.\u00a0Perfino Giorgio Vittadini, uno dei leader storici di CL, ha confermato (senza dirlo) nel marzo 2016 i dati comunicati da Luttwak, anche alle televisioni nel 2015. Mia moglie legge tutti i giorni <em>Il Sussidiario online <\/em>su cui scrive il Giorgio. Con una rigorosa inchiesta statistica, egli ha dimostrato \u2013 lui che \u00e8 professore di statistica all\u2019universit\u00e0 Bicocca di Milano \u2013 secondo cui 750.000 statali italiani sono eccedentari da decine di anni.<br \/>\n\u2013\u00a0Cosa c\u2019entra Luttwak?<br \/>\n\u2013\u00a0Il grande esperto americano di cose italiane non faceva altro che riportare all\u2019opinione pubblica italica una ricerca statunitense che contabilizzava l\u2019orrore di tutti questi eccedentari: ragione per cui i potenziali investitori di tutto il mondo in Italia (non solo americani), riportano ogni decisione di venire nel nostro Belpaese.<br \/>\n\u2013\u00a0Ma perch\u00e9 CL sarebbe statalista?<br \/>\n\u2013\u00a0Mia moglie, forse non la conosci abbastanza, mi fa cento dimostrazioni. Ma per esempio, prendiamo lo stesso caso degli statali che in Lombardia chiamano \u201cfanigottun\u201d: Vittadini ha immediatamente dichiarato, scritto nero su bianco nel suo articolo, che non si tratta assolutamente di licenziare questi almeno 750.000 parassiti, anche involontari, sulle spalle da molti anni per\u00f2 delle nostre tasse. Nota, lo stesso numero di eccedenti presentato \u2013 sempre inutilmente e nel silenzio generale \u2013 l\u2019anno prima da Luttwak alla televisione nazionale&#8230;<br \/>\nQuando vai con tuo padre alla televisione dovresti almeno dirlo. In realt\u00e0 gli statali sono pure almeno un terzo in pi\u00f9: pi\u00f9 di un milione a ripartirsi equamente le loro spesso rare, inutili e dannose attivit\u00e0. Quando non li arrestano in quanto, a turno, non vanno nemmeno al cosiddetto lavoro dando il cartellino da timbrare ai colleghi: non hanno niente o quasi da fare, di veramente necessario. Dimmi tu se tutto questo non \u00e8 furto colossale, anche teorizzato e organizzato. E peccato gravissimo contro natura e contro l\u2019Eterno Creatore. Credo che tu capisca bene, malgrado tutto, perch\u00e9 mi son messo con voi.<br \/>\n\u2013\u00a0Ma non mi dire che gli statali non lavorano&#8230;<br \/>\n\u2013\u00a0Ti faccio un esempio corrente per darti l\u2019idea. Ho conosciuto un vecchio e valente concorrente lombardo della mia ditta di gestione boschi che ha fatto \u2013 mi diceva \u2013 tutte le sue cinque classi elementari con due maestre: prima, seconda e terza elementare con una; e quarta e quinta, con la seconda insegnante. Ora suo nipote ne ha tre nella sua piccola classe sul Lago di Como. Tre insegnanti per classe. Perdipi\u00f9 di pochissimi bambini perch\u00e9 la met\u00e0 non \u00e8 nata!<\/p>\n<p>Roberto, intanto, rifletteva anche sulla parola \u201cetico\u201d della seconda fase kierkegardiana su cui tanto stava meditando in quel periodo divenuto per lui progressivamente cruciale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Franca era stata accolta da un gruppetto di sue amiche che si trovavano al ristorante ogni tanto. Dopo aver confessato le sue delusioni sui ragazzi che s\u2019era assunta e che aveva dovuto scaricare, le amiche avevano risposto in coro con un sonoro: \u201cBenvenuta nel nostro club delle lamentazioni\u201d.<br \/>\nTutte si erano ridotte o a chiudere con i ragazzi, oppure a offrirsi compensazioni poco confessabili.<br \/>\nProprio come la stessa Franca che continuava a bere per euforizzarsi.<br \/>\nMa la maggior parte si era scelto, ancor peggio, compensazioni ideologiche, di tipo cinico. Meglio una bevutina in pi\u00f9 che la rinuncia cosciente alla relazione totale dove pu\u00f2 avvenire quella coniugazione originaria, generatrice e rigeneratrice, che sempre intercorre ed \u00e8 creata tra il logos e l\u2019eros. Quella stessa che la Chiesa, le ripeteva sua madre milanese, \u201ccontinua a testimoniare malgrado la negazione continua che il laicismo del mondo riafferma, sia teoricamente che praticamente, anche con leggi ora assurde, scervellate e inique\u201d.<br \/>\nAddirittura si \u00e8 giunti \u2013 aveva constatato lei stessa, anche preparando i suoi interventi per Bruxelles \u2013 a far passare, in diversi paesi, leggi che comminano anni di galera per gli obiettori di coscienza. Contro cio\u00e8 i cosiddetti \u201cdelitti di opinione\u201d che gi\u00e0 il diritto romano aveva eliminato, almeno teoricamente, a fondamento, due millenari fa, dai primi balbettii della libera democrazia e della civilt\u00e0 occidentale.<br \/>\nFranca non si accontentava di mezze misure, ideologiche e opportuniste. Quelle che sterilizzano nel congelatore la relazione con i ragazzi applicando alla coniugalit\u00e0 il riduzionismo consueto di tipo pansessuale: sempre pi\u00f9 copule senza vita e multiple, pur di salvare l\u2019immagine relazionale con l\u2019altro sesso in societ\u00e0. E per cercar di sfuggire all\u2019orrenda e vuota solitudine. Insomma, la vita intesa come la famosa accumulazione orgasmatica cullata da molte ore quotidiane di musica, pi\u00f9 sedativa che frastornante, pop e rock.<br \/>\nLa madre di Roberto quando comment\u00f2 la sua partenza a Chicago, non disse altro: \u201cAlmeno capir\u00e0 le scemenze e il vuoto spinto di concetti veri e salvifici nella musica che ascolta senza capire una acca di tutto quello che strillano \u2018ste band\u201d.<br \/>\nAnche Franca cambi\u00f2 molto il modo di prestar orecchio alla musica : praticamente non ascolt\u00f2 pi\u00f9 la disco che tanto le piaceva, da quando studi\u00f2 un anno all\u2019universit\u00e0 di Swansea, nel Galles, le sue materie linguistiche, soprattutto di letteratura inglese. Aveva sempre ringraziato il cielo per il suo studio prioritario del tedesco che l\u2019aveva introdotta alla poesia di Goethe, Schiller e Rilke. Aveva anche visitato il castello di Duino, vicino a Trieste a picco sul mare, dove Rilke, ospite della famiglia von Thurn und Taxis, gli inventori della distribuzione postale in Europa (da cui anche la parola internazionale \u201ctaxi\u201d), aveva scritto liriche di cui a volte recitava a memoria stralci in tedesco. Ma soprattutto aveva conservato l\u2019abitudine acquisita all\u2019ascolto quasi quotidiano, anche mentre studiava, della musica classica. Innazitutto quella tedesca di Beethoven, Schubert, Schumann, Brahms, Richard Strauss o di Wagner. A lei piaceva molto \u2013 come a sua madre \u2013 anche la quinta e la settima di Bruckner. Fino all\u2019austriaco Mahler di cui si deliziava con il suo \u201cAdagetto\u201d. Per non parlare delle tante sinfonie di Mozart tra cui la 40, oppure il sublime Requiem!<br \/>\nCerto le piaceva ancora la disco, ma solo per ballare (un po\u2019 anche da sola). Ma al solo ascolto, lei prestava orecchio\u00a0solo a quella strumentale e principalmente mitteleuropea, compresi Dvorak (la sua nona!) e Liszt (la solennit\u00e0 battagliera dei \u201cLes Pr\u00e9ludes\u201d oppure l\u2019avveniristica sonata in Si minore). Quanto alla musica pi\u00f9 bella mai composta, non aveva dubbi: la 109, 110 e 111 di Beethoven! Di quest\u2019ultima sonata per pianoforte si era innamorata leggendone il supremo commento di Thomas Mann in cui terminava con la carezza del padre ai capelli del proprio figlioletto, alla fine dell\u2019ultima variazione&#8230;<br \/>\nLe sue amiche non avrebbero nemmeno saputo di cosa parlasse nel caso ne avesse loro proferito un accenno: l\u2019avrebbero presa per una vana intelletualoidina&#8230; Invece, tutta la grande musica era per lei la pietra di paragone della bellezza pervasiva. Con sua madre ambrosiana, poteva restare pomeriggi interi, segretamente, a ricamare al punto croce in silenzio per ascoltare Tshaicovsky, Ravel o Vivaldi.<br \/>\nLa musica rock era per lei come i cocktail da \u201cconsumare\u201d: prima di tutto in modo giovanile, molto giovanile o senile, se non in quantit\u00e0 molto moderata e solo in occasione di \u201cfeste, col cipiglio automatico e quasi passivo malgrado le energie cinetiche messe in gioco.<br \/>\nLa fine dell\u2019estate di quel periodo si addiceva molto alla stagione della musica pop convulsiva e propria di un suo mondo ormai inerzialmente ancora apparentemente vivo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Matteo si intendeva molto bene con Michele, il ragazzo leggermente handicappato mentale assunto quasi all\u2019inizio delle attivit\u00e0 anche per il giusto contributo statale per i giovani lavoratori disabili. Ma Michele non era per nulla disabile, aveva solo un bisogno \u2013 per cos\u00ec dire \u2013 di un riferimento nel lavoro molto stretto che Matteo si era assunto non senza una soddisfazione paterna. All\u2019inizio si era fatto spiegare, invitandolo a cena per presentargli sua moglie Luciana e il beb\u00e9 a casa. Cos\u00ec si fecero raccontare come era accaduto il suo handicap e da cosa dipendesse. La cosa sorprese positivamente Michele in quanto non gli era mai successo che degli estranei alla famiglia gli parlassero, in intimit\u00e0, direttamente del suo handicap. Cos\u00ec, come se fosse un problema a lui esterno e di normale amministrazione. Allo stesso modo se stessero parlando delle sue capacit\u00e0 nel nuoto o nell\u2019utilizzo della bicicletta \u201cmountain bike\u201d.<br \/>\nFu cos\u00ec che, a suo agio, Michele spieg\u00f2, non senza iniziali difficolt\u00e0, che alla nascita, aveva rischiato di rimanere completamente soffocato dal suo stesso cordone ombellicale che gli si era attorcigliato al collo. Se la cav\u00f2 ma rest\u00f2 alquanto ritardato nei riflessi intellettivi. La cosa si aggrav\u00f2 inizialmente a scuola dove i compagni, notoriamente un po\u2019 crudeli \u2013 \u00e8 cosa nota \u2013 tendevano\u00a0ad escluderlo. Per esempio lo mettevano sempre in porta quando giocavano\u00a0al pallone.<br \/>\nFu cos\u00ec che, impegnandosi particolarmente, divenne un portierone tremendo, una specie di saracinesca che parava, volando, anche i tiri pi\u00f9 angolati. Presto, a scuola se lo contendevano anche altre classi pi\u00f9 avanti negli studi per la sua abilit\u00e0 e coraggio agonistico: usciva pericolosamente dalla sua porta e bloccava gli attaccanti afferrando i loro palloni pi\u00f9 fulminanti, anche tra i piedi pi\u00f9 abili.<br \/>\nLa madre non conosceva suo padre ma, con la crescita conferm\u00f2 la sua intuizione che dovesse essere quello svizzerotto biondo con cui si era lasciata andare in una settimana sulla spiaggia. Infatti Michele era tutto longilineo con i capelli paglierini e gli occhi chiarissmi: proprio un allemanico del lago di Zurigo, si sarebbe detto. Mai la madre, cassiera in un supermercato medio, confid\u00f2 ad alcuno il suo segreto. Cos\u00ec Michele visse nella grande famiglia dei nonni ignaro anche lui di tutto. All\u2019assunzione come aiuto e <em>alter ego<\/em> fattuale di Matteo, la moglie di questi fu anche colpita positivamente da una osservazione che Michele fece del suo padrone Roberto: \u201cForse anch\u2019io, in sette o otto anni, e con tutti i soldi di suo padre, avrei potuto essere laureato\u201d. Michele era solo ritardato, rallentato, molto rallentato. Ma solo quasi solo mentalmente. Fisicamente avrebbe ingannato chiunque. Con il suo lavoro, praticamente raddoppiava quello di Matteo: in buona parte frutto della naturalit\u00e0 caritatevole del loro rapporto che si prolungava a volte anche a casa in famiglia col bimbetto.<br \/>\nLa figura di Michele non era quindi marginale nella piccola ditta di Roberto. Alcuni clienti non si erano nemmeno accorti della sua anomalia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Roberto si era ritrovato, dopo l\u2019ultima chiacchierata con Matteo davanti alle loro doppie birre, come rivelato, constatato nella sua dimensione tutta nuova e completamente per lui imprevedibile. Ma a pensarci bene, la traccia del percorso compiuto \u2013 soprattutto nell\u2019ultimo anno \u2013 l\u2019aveva seguita nella trama a rovescio della sua dabbenaggine. Come mai aveva beneficiato di tante cose cos\u00ec belle? Da dove e perch\u00e9 gli erano piovute cotante felicit\u00e0 la cui addizione gli si presentava ora in una cos\u00ec abbondante e maestosa pienezza?<br \/>\nAveva una bella ditta, gi\u00e0 solida, conosciuta da molti sul mercato, nota a quasi tutti. Aveva un monolocale gi\u00e0 suo di propriet\u00e0 che lo rendeva indipendente. Aveva un padre meraviglioso che non solo lavorava con una intensit\u00e0 e intelligenza sapiente oltre l\u2019et\u00e0 della sua pensione da anni, ma anche con una visione a lui pi\u00f9 o meno sconosciuta e pi\u00f9 di ogni altro esempio. Aveva una madre di cultura globale e religiosa senza paragoni totalmente dedita alla famiglia, al marito. E a lui stesso per cui aveva sostenuto sforzi economici di gran lunga superiori \u2013 per il momento \u2013 a quelli predisposti per le sorelle per cui si chiedeva come poter ricambiare a breve termine. Aveva un socio, Matteo, un operaio alacre e anche colto, liberale e perfettamente informato, con una moglie fantasticamente intelligente e materna non solo per il suo piccolo ma anche per Michele diventato, per la ditta, un punto di forza insperato. Aveva due sorelle che l\u2019adoravano e che non gliene volevano per i privilegi che aveva accumulato. Aveva, ne era cosciente, un potenziale di sviluppo economico e non solo incomparabile con il futuro di qualsiasi suo amico. Aveva una donna magnifica che aveva accettato la sua dedizione e che l\u2019aveva portato, quasi senza accorgersene, ad una condizione esistenziale che non fa che sorprenderlo per la sua pienezza non programmata.<br \/>\nCosa aveva fatto volontariamente e personalmente per tutto questo?<br \/>\nI conti non gli tornavano. Il suo razionalismo contabile con la partita doppia fatta dai suoi meriti \u2013 poca cosa, molto poca \u2013 da una parte e, dall\u2019altra, tutta la dovizia, la ricchezza della sua lunga lista. La grazia, ecco la grazia. Si accorse di aver scelto questa parola non sua. Era quella di sua madre appena parrocchiana che, semplicemente, perseguiva un progetto comunque grandioso. Con questa lei sottolineva il concetto inimmaginabile di gratuit\u00e0 che l\u2019uomo incontra allorquando l\u2019amore si struttura nella sua vita grazie alla sua logica imprevedibile, perch\u00e9 sovrannaturale.<br \/>\nLa lontananza della sua ricerca abituale da questa dimensione che ora vedeva nell\u2019atteggiamento e nelle scelte di Alberto, Matteo e sua moglie, Michele, le sorelle e di&#8230; Franca lo rendevano ancor pi\u00f9 pensosamente stupito. Pensava all\u2019idea che \u201c religava\u201d tutto questo, compresa la religiosit\u00e0 di Kiekegaard. Cosa doveva, a questo punto fare lui con la sua nuova coscienza? Con la sua incipiente nuova esigenza di volont\u00e0?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Franca era uscita pensosa dall\u2019ultimo pranzo con le amiche. Anche lei pensosa come Roberto. Le posizioni delle ragazze, bench\u00e9 unanimi, non la convincevano assolutamente. Le loro decisioni tra il riduzionismo e la chiusura totale non la soddisfacevano per nulla. Anzi, pi\u00f9 le analizzava e pi\u00f9 ne aveva anche orrore. Come pensare di fingere che la \u201csoluzione\u201d dell\u2019uso parziale e alternativo del maschio subordinato, al sesso consumistico e sterilizzato a tutto, possa essere anche solo concepito? E, del resto, come immaginare la rinuncia pure e semplice alla relazione con l\u2018uomo per incanalarsi in una dimensione autoerotica con le proprie compagne, fatalmente nella teleologia inevitabilmente e teoricamente di tipo lesbico? Franca ne aveva sensazioni orripilanti sia per l\u2019una che per l\u2019altra. Consideva che queste \u00a0sensazioni raccapriccianti costituivano, in negativo, i soli residui di umanit\u00e0 nella femminilit\u00e0 disponibile.<br \/>\nDel resto come concepire una famiglia senza uscire dal solipsismo sessuale nel rapporto con l\u2019uomo riduttivo o addrittura negato? E la propria creaturalit\u00e0? E quella dei maschi in generale? E la visione globale della famiglia come anche piccola Chiesa domestica? E la missione salvifica attribuita oggi alla famiglia come ai monasteri nel medioevo?<br \/>\nFranca si poneva le questioni che avrebbe anche posto a Bruxelles. Ma le stesse domande erano ora anche le sue. Non poteva non porre tutti questi interrogativi all\u2019interno della sua relazione con Roberto. Si rendeva conto per\u00f2 che a tutte queste questioni, la laicit\u00e0, la sua ideologia laica, non solo non risponde ma nemmeno le immagina o le cataloga come fondate.<br \/>\nAveva cos\u00ec realizzato che quelli erano i temi da cui da pi\u00f9 di un decennio lei cercava di sfuggire. In modo simmetrico a quelli che i ragazzi riducevano fino a farli sparire in modo da ridurli alla loro abituale inanit\u00e0.<br \/>\nCome porsi allora i problemi escatologici dell\u2019umanit\u00e0 relativi alla propria esistenza e allo stesso tempo applicarsi a negarli con le ideologie nichiliste e relativiste?<br \/>\nAnche la sua funzione di delegata a Bruxelles \u2013 ma pure in Italia \u2013 aveva l&rsquo;aria cos\u00ec di essere sostanzialmente infondata o scardinata.<br \/>\n\u201cEccomi cos\u00ec, ancora una volta, posta davanti al mio problema classico e sempre di ritorno: quello della mia fede\u201d, si trovava a concludere tra s\u00e9 e s\u00e9.<br \/>\nBen sapendo che questa volta non sarebbe dipeso solo da lei ma anche da Roberto e, naturalmente, dalla sua relazione con lui.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Era domenica mattina e, dopo essere saliti in cima alla collina arrivarono al grande parcheggio del Santuario di Loreto. Roberto e Franca, pur essendo della regione non erano mai stati in quello che era uno dei pi\u00f9 grandi e famosi santuari del mondo costruito anche con le \u201csante pietre\u201d della casa di fronte alla Grotta di Nazaret. Ci erano arrivati in macchina su iniziativa di Roberto che, volendo parlare di s\u00e9 a fondo alla sua amata, voleva portarla una giornata intera, anche simbolicamente, nella basilica di cui aveva tante volte sentito parlare. Era da pi\u00f9 di sette secoli che se ne parlava anche in tutto il mondo. Era stata denominata \u201cl\u2019altra met\u00e0 di Nazaret\u201d dagli innumerevoli \u201cpellegrinaggi lauretani\u201d. Da secoli venivano diretti, dal mondo intero, verso la bellissima e imponente basilica rinascimentale: bastava guardare anche le molte targhe delle macchine e i numerosi pullman esteri parcheggiati.<br \/>\nLa prima cosa da cui furono stupiti appena scesi dalla 4&#215;4 fu il panorama verso il mare a quattro-cinque kilometri, come piaceva a Roberto.\u00a0 E la vista pi\u00f9 lontana di Ancona, in fondo a nord-est, tra le dolci colline tutte uliveggianti e ben coltivate: uno splendore incantevole. Ma la vera sorpresa fu, a mano a mano, la vista di tutto il complesso monumentale dell\u2019ingresso e, soprattutto, delle sculture in marmo finemente in bassorilievo con le storie evangeliche della Vergine Maria e Ges\u00f9. La casa, la vera casa di Dio era stata ricostituita all\u2019interno del grande tempio dietro l\u2019altare. I pellegrini facevano la fila per visitarla.<br \/>\nI nostri due innamorati si erano trovati inginocchiati con altri pellegrini ad una messa solenne appena iniziata: erano le undici e trenta. Avevano previsto di andare al ristorante dopo una visita generale e invece si trovarono a farsi il segno di croce e immersi intensamente nella preghiera dei fedeli. Soprattutto Roberto si sentiva intento e con cura come se il discorso che si era prefissato di fare a Franca fosse tutto implicito nei suoi gesti, nei loro gesti, nell\u2019inginocchiarsi, alzarsi e sedersi all\u2019ascolto della omelia a quella assemblea eucaristica.<br \/>\nIl momento della consacrazione fu molto intenso nel quadro architettonico della \u201cSanta Casa\u201d e nel silenzio raccolto dell\u2019assemblea. L\u2019altro momento struggente fu alla distribuzione della Comunione: i due \u201cfidanzati\u201d si ritrovarono immobili e, come imbarazzati per l\u2019ormai compresa superfcialit\u00e0 con cui avevano consumato un percorso senza osservarne e goderne tutta la bellezza e profondit\u00e0: in due parole si erano sentiti \u201cin peccato\u201d.<br \/>\nDopo essersi segnati alla benedizione finale, si diressero lentamente verso l\u2019uscita e il ristorante situato non molto lontano dal portale, accanto ad altre trattorie e bar, in silenzio e fra di loro uniti come non mai.<br \/>\nFranca aveva seguito alquanto stupita tutta l\u2019operazione, dall\u2019invito alla giornata fino alla destinazione del ristorante con la sorta di ritegno pensoso e piuttosto inabituale di Roberto. Tutta tesa, era stata per\u00f2 rassicurata dalla messa seguita insieme. Fu lei a comiciare a parlare.<br \/>\n\u2013 Negli ultimi tempi, mi sento molto in sintonia con il temperamento e la cultura di mia madre, ambrosiana almeno quanto milanese. Trovo che lei esprima col suo sentimento e pratica religiosa una mia idea di cosa rappresenti la politica e lo statalismo.<br \/>\n\u2013 Non ti ho ancora detto nei dettagli di quanto ho scoperto nel liberalismo profondo e preciso del mio socio Matteo. M\u2019ha confidato che \u00e8 sua moglie che gli dice e lo istruisce su tutte le cose religiose, politiche e sociali.<br \/>\n\u2013\u00a0Sua moglie? Come si chiama, la conosco appena.<br \/>\n\u2013 Luciana. Sembra sia un genietto della cultura. La devi frequentare. Anch\u2019io la conosco da poco, \u00e8 veramente notevole.<br \/>\n\u2013\u00a0Ma se \u00e8 una casalinga.<br \/>\n\u2013\u00a0S\u00ec ma in passato era di CL, sai Comunione e Liberazione, da cui \u00e8 uscita perch\u00e9, anche se \u00e8 una comunit\u00e0 mondiale (l\u2019avevo anche incontrata negli Stati Uniti), \u00e8 diventata per\u00f2 statalista. Non proprio tutta, ma certamente la sua attuale dirigenza e una parte importante dei suoi aderenti. Lei \u00e8 esperta e competente tanto in cose religiose che politiche.<br \/>\n\u2013\u00a0\u00c8 quello che ti stavo dicendo di mia madre e di me. Vedi la sua religiosit\u00e0 \u00e8 tanto radicale quanto la sua sensibilit\u00e0 sociale e politica. Anzi, mi sembra che, ad un certo punto, le due dimensioni si sovrappongano e si identifichino. Non si pu\u00f2 essere religiosi e non liberali. E viceversa, nel senso che quando si \u00e8 liberali si \u00e8 intrinsecamente religiosi anche se in modo non esplicitamente cristiano.<br \/>\n\u2013\u00a0\u00c8 esattamente quello che ho capito anch\u2019io di Matteo e, soprattutto, di Luciana. Assolutamente devo combinare che ci invitino a casa loro come han fatto da parecchio con Michele, sai l\u2019operaio un po\u2019 ritardato \u2013 parecchio ritardato \u2013 ma gran lavoratore, una specie di super garzone di Matteo.<br \/>\n\u2013\u00a0Un po\u2019 l\u2019avevo capito. Ora che me lo dici, penso che ci sia anche dell\u2019amicizia con Matteo.<br \/>\n\u2013 Credo di s\u00ec e non solo da parte sua: \u00e8 Michele che \u00e8 pure in adorazione di Matteo. Ma soprattutto \u00e8 la loro coppia familiale che s\u2019\u00e8 umanamente assunta il giovane disabile mentale con grande generosit\u00e0 e reciprocit\u00e0.<br \/>\n\u2013\u00a0Bravi! Ti dicevo di mia madre. La sua razionalit\u00e0, tipicamente nordica, milanese, \u00e8 intrinsecamente alacre, molto attiva. E in sovrappi\u00f9, anzi intrinsecamente, globale. Per lei, non si tratta di una religiosit\u00e0 intimista, come quella di moltissimi cristiani che, da una parte sono bigotti e molto spiritualisti e, dall\u2019altra, si fanno guidare passivamente e globalmente dalle opinioni della televisione, cio\u00e8 del mondo pi\u00f9 materiale e materialista.<br \/>\n\u2013\u00a0Devo dirti che a me \u00e8 successo, se cos\u00ec posso dire, il contrario: l\u2019esperienza liberale, sul piano economico e politico, mi si \u00e8 presentata sempre di pi\u00f9 come religiosa. Religiosa nel senso che tutta la realt\u00e0 della vita \u00e8 fatta di religiosit\u00e0. In un tutt\u2019uno. Vedi sono stufo di concepire tutti gli aspetti della mia esistenza divisi e separati. E senza mai ritrovarmi con me stesso sia nel lavoro, che nelle mie amicizie, in famiglia e con&#8230; te.<br \/>\nPer cui ci ho pensato parecchio, ti faccio cos\u00ec tre proposte, cio\u00e8 una sola. O meglio che sono riassumibili in una unica&#8230;<br \/>\n\u2013\u00a0Cio\u00e8, non capisco?<br \/>\n\u2013\u00a0Arrivo subito.<br \/>\nPrimo: ci sposiamo, anche e innanzitutto religiosamente, fra non pi\u00f9 di due mesi. Secondo: cerchiamo una bella casa qui a Loreto, in questa stessa parrocchia, dove la \u201cSanta Casa\u201d possa diventare anche la nostra dimora divina. Terzo: ci mettiamo di gran lena a fare l\u2019amore e a fare figli se Dio vuole, solo dopo sposati, sacramentalmente, prendendoci subito tre affiliati a distanza: uno in Asia, uno in Africa e uno in America Latina. Mi sono gi\u00e0 interessato come fare: presso l\u2019associazione AVSI, sempre di CL, si pu\u00f2 fare subito, prima ancora dello sposalizio con tre bambini o adolescenti. Poi mettiamo in moto anche una adozione in Italia.<br \/>\nIl tutto per\u00f2 con un fidanzamento casto, senza sesso fino alla cerimonia: nella ritrovata verginit\u00e0 totale che sempre i cristiani devono avere, sia sposandosi anche dopo il matrimonio sempre amorevole, aperto e fecondo; sia nel caso di consacrazione sacerdotale o monacale. Tutti vergini, cio\u00e8 creature riconoscenti a Dio creatore di tutto.<br \/>\n\u2013\u00a0Ma&#8230;<br \/>\n\u2013\u00a0Ti prego, non interrompermi, ti voglio proporre tutto il pacchetto prima di offrirti l\u2019anello di fidanzamento, dopo il tuo consenso, spero.<br \/>\nInnanzitutto questo pomeriggio cerchiamo casa, una bella villetta qui su questa collina benedetta e che guarda verso il mare. Ho gi\u00e0 preso appuntamento fra due ore con una coppia di appena divorziati che vendono la loro casa con piscina e pi\u00f9 di mille metri di terreno. E poi, dopo sposati, partire subito in viaggio di nozze in Terra Santa: nel paese della \u201cterra promessa\u201d, tra le pi\u00f9 belle del mondo. Senz\u2019altro la p\u00f9 bella: c\u2019\u00e8 tutto, il paese di Betlemme dove \u00e8 nato il Salvatore (!); la montagna della Trasfigurazione (Tabor); il deserto delle tentazioni; il lago pescoso di pesci san Pietro: Tiberiade; la terra rigogliosa di Canaan; il monte degli ulivi della Passione; il fiume Giordano dove perfino Dio si \u00e8 fatto battezzare; tutto il grande paese delle tre religioni monoteiste e, infine Gerusalemme dove la Trinit\u00e0 \u00e8 stata crocifissa e dove \u00e8 resuscitata nella persona di Cristo.<br \/>\nLa destinazione cio\u00e8 pi\u00f9 ricca in quanto piena di orme dove \u00e8 passato Ges\u00f9 per salvare non meno che noi uomini. Fu cos\u00ec \u201cspedito\u201d a Nazaret dove l\u2019Angelo Gabriele \u00e8 venuto a proporre l\u2019Annuncio a Maria. Vale a dire qui a Loreto nella met\u00e0 della \u201cSanta Casa\u201d come stamattina abbiamo visto e come ci aspetta di vederne anche l\u2019altra met\u00e0. Ho finito.<\/p>\n<p>Franca, con le lacrime agli occhi, era quasi senza respiro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il pomeriggio, la scelta era gi\u00e0 fatta. La casa visitata con piscinetta sembrava loro una reggia. Roberto era raggiante. Franca talmente ancora emozionata che non riusciva a stare nella sua pelle. Pensava talmente tante cose che le sembrava di non pensarne pi\u00f9 nemmeno una. Al progetto di Roberto cos\u00ec perfetto e completo non aveva nulla da aggiungere o da levare. Le sembrava di trovarsi in paradiso compiutamente gi\u00e0 realizzata. Nulla avrebbe potuto sminuire la sua gioia. Nemmeno la vista della triste coppia di proprietari che nemmeno capivano la loro determinazione all\u2019acquisto della gi\u00e0 ex loro villetta. Roberto la stava trasformando mentalmente in una futura ristrutturazione per la stagione seguente. Aveva previsto anche una mezza dozzina di argne in fondo al giardino per le laboriose api che si sarebbero subito messe al lavoro alacremente senza inutili e ormai dannosi scioperi \u00ab\u00a0sindacali\u00a0\u00bb. Ma a Franca la casa andava gi\u00e0 bene cos\u00ec. Il suo primo pensiero era di andare a farsi togliere lo sterilet, quel \u201ccoso\u201d estraneo che l\u2019aveva sempre ossessionata senza veramente saperlo e che ora le sembrava insopportabile: la sua sola cosa che la rendeva fisicamente imperfetta.<br \/>\nSoprattutto le sembrava di essere uscita da un pozzo nel quale aveva pensato di poter continuare a vivere indefinitivamente nelle sue corte costruzioni tutte argutamente pensate ma nessuna veramente soddisfacente. Le sue amiche al ristorante, i suoi Margarita, le sue festicciole ben organizzate senza economie, le sue disco indiavolate in danze incestuose, le sue corse per rendersi perfetta e completamente cosmopolita. Tutto le appariva come una giostra vorticosa su cui aveva girato senza meta e follemente. Chi poteva ringraziare di cotanta grazia?<br \/>\nOrmai per\u00f2 aveva visto Chi ne era l\u2019autore. Cos\u00ec gi\u00e0 si vedeva nella parrocchia del Santuario di Loreto eternamente riconoscente per la nuova vita da cui era stata invasa inginocchiandosi nella basilica pi\u00f9 bella e densa che avesse mai visto o che potesse vedere. In quel mistero che l\u2019aveva tenuta legata con tutti quegli sconosciuti di fedeli venuti da chiss\u00e0 dove alla ricerca della sua stessa salvezza. E poi pensava a sua madre.<br \/>\nEcco, doveva subito andare a farsi battezzare. Che era questo il solo fatto che poteva riconsegnarla alla nuova esistenza spirituale che l\u2019aveva invasa ed in cui era stata strasportata. Doveva dirlo alla mamma che aveva anche disobbedito alla Chiesa per la sua libert\u00e0! E poi, nel disordine accumulato pensava alla 111 di Beethoven: ecco da dove aveva potuto strappare le note pi\u00f9 belle che avesse potuto comporre nei soli due movimenti della sonata, ultima delle trentadue per pianoforte. Doveva assolutamente andare a dire tutto questo ai suoi genitori: non sapeva come ma subito. Alle sue amiche. A Bruxelles a Juliette. A Luciana per ringraziarla senza ch\u2019ella capisse forse molto il perch\u00e9: ormai lei apparteneva all\u2019unit\u00e0 con Matteo che aveva legato tutti con la ditta, con Michele, fino al figlioletto della coppia. L\u2019avrebbe ormai guardato con altri occhi. Avrebbe prefigurato i suoi bambini che aveva tanto desiderato senza mai confessarselo. Anche i tre bambini dell\u2019AVSI le sembrava di averli gi\u00e0 identificati, sapeva che i suoi soldi avrebbero fatto pure la loro felicit\u00e0 a tante migliaia di kilometri. Perfino l\u2019adozione italiana, la immaginava fatta col bambino che avrebbero adottato e che gi\u00e0 scorazzava nella sua nuova casa. Come pure in preparazione alla sua prima comunione in parrocchia.<br \/>\nE poi, accavallata, l\u2019immagine di trovarsi sul prato scosceso vicino al grande lago di Tiberiade dove Ges\u00f9 aveva pronunciato il <em>discorso della montagna<\/em> con le sue migliaia di fedeli dimentichi della loro fame fino alla Sua moltiplicazione dei pani e dei pesci.<br \/>\nNel frattempo, Roberto negoziava il prezzo della casa fino all\u2019accordo che fece felici per un momento anche la ex coppia. Li aveva visti subito insanamente stravolti\u00a0senza conoscere la loro storia: sent\u00ec per un momento nei loro confronti una grande pena impotente per cui preg\u00f2 un istante. Si sarebbe preoccupato di fare tutte le pratiche del suo matrimonio dall\u2019indomani, luned\u00ec mattina. Non avrebbe pi\u00f9 perso un solo minuto nella sua vita troppo scriteriata e scialacquata. Avrebbe cominciato dalla confessione col parroco addetto del Santuario portando anche Franca, anche per mettere a sua diposizione la nuova coniugalit\u00e0 della loro relazione, in quanto autorit\u00e0 ecclesiale di riferimento. A lui che si era consacrato in quanto prete servitore di Dio. Avrebbe chiesto la benedizione della loro unione nel sacramento del matrimonio assicurando la loro castit\u00e0 fino alla loro amministrazione della, per loro, molto solenne cerimonia (di cui erano loro stessi ministri). Con i loro padri e le loro madri in prima fila accanto ai propri testimoni Matteo, Luciana e Michele gi\u00e0 designati di fatto e, forse, Juliette.<br \/>\nLa festa del loro matrimonio si sarebbe svolta prima nel Santuario per farsi accogliere dalla comunit\u00e0 locale e poi nella nuova casa, per tutti gli intimi e pure lontani. Anche allo stato di cos\u00ec com\u2019era la villetta: semplicemente in una grande festa generativa e rigenerativa a partire dalla loro fede attiva e dal loro amore reciproco.<br \/>\nTutto questo poteva essere facilmente realizzato affittando l\u2019appartamento di Franca e il monolocale di Roberto.<br \/>\nIl tutto si sarebbe indirizzato verso il loro inginocchiarsi a Gerusalemme, su al Golgota, dove G\u00e9s\u00f9 accett\u00f2 di spirare inchiodato sulla Croce per permettere agli \u00a0uomini di essere liberi come\u00a0 Roberto e Franca lo erano. Liberi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; \u2013 Cara Juliette, \u00e8 proprio un bel ragazzo. Capelli neri e quasi riccioluti con occhi per\u00f2 chiari, un po\u2019 come i miei ma con tonalit\u00e0 verde. Ben rasato, forse due volte al giorno come scriveva Nabokov del suo protagonista in Lolita, ricordi? Si chiama Roberto, non molto alto ma un bel fusto. 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