{"id":1385,"date":"2015-10-16T20:39:13","date_gmt":"2015-10-16T19:39:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francamente2.com\/?p=1385"},"modified":"2015-10-17T11:36:58","modified_gmt":"2015-10-17T10:36:58","slug":"da-dove-viene-lo-statalismo-beninteso-e-lo-stato-che-e-statalista-affermando-il-suo-dominio-sulla-persona-malgrado-la-liberta-individuale-e-sociale-ma-chi-gli-conferisce-questo-potere-statalista-no-4","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.francamente2.com\/?p=1385","title":{"rendered":"Da dove viene lo statalismo? Beninteso \u00e8 lo Stato che \u00e9 statalista affermando il suo dominio sulla Persona malgrado la libert\u00e0 individuale e sociale. Ma chi gli conferisce questo potere statalista? Noi i popoli subordinati! Il ruolo dei nonni."},"content":{"rendered":"<p>Ho appena letto una intervista ad un sindacalista pubblicata da un quotidano cattolico in cui si lamenta della decisione del governo di non ridurre, come promesso in modo peraltro scervellato, l\u2019et\u00e0 pensionabile. Abitualmente quasi tutti vorrebbero essere pensionati come in&#8230; Grecia, secondo l\u2019attuale ideologia dei sindacati e dell\u2019edonismo straccione generalizzato, all\u2019et\u00e0 di ventiquattro anni (senza mai aver lavorato e se figlio di statale!); oppure come in Italia fino a non moltissimi anni fa per tutti a 38 anni, a condizione di avere 18 anni di lavoro: ho una parente pensionata che ha lavorato giust\u2019appunto da 20 a 38 anni, con il precedente di sua madre molto vivace malgrado i suoi 97 anni&#8230; Se tutto dovesse \u00a0riprodursi, questa imparentata potrebbe vivere pensionata, in tutta legalit\u00e0, una sessantina d\u2019anni o pi\u00f9 avendo pagato marchette per meno di una ventina!<br \/>\nInutile cercare in tutti i propositi rivendicativi registrati nell\u2019intervista letta una preoccupazione economica o un paragone probante con altri paesi virtuosi, per esempio europei. Siccome abitualmene i sindacati non parlano mai dell\u2019et\u00e0 reale dei pensionati e prepensionati in Europa che, ohib\u00f2, \u00e8 mediamente di 56 anni e qualche mese (secondo statistiche per difetto di tre anni fa); e siccome a 71 anni lavoro ancora, e ce n\u2019\u00e8 molti che lo fanno anche pi\u00f9 tardi, la media reale \u00e8 anche superiore! Se poi si aggiunge che si \u00e8 calcolato che i contributi versati non superano mai il 15-20% dei costi reali delle pensioni, si ha una idea veramente globale del problema: chi paga? N\u00e8 il sindacalista n\u00e9 il giornalista se lo chiedono. Il cosiddetto giornalista, come quasi tutti i suoi colleghi sono completamente ignari di queste cose. Sarebbe troppo colto e professionale per la loro funzione e per pensare di realizzare una intervista la quale non pu\u00f2 assolutamente assecondare pedissequamente e sostenere le tesi dell\u2019intevistato. Bisogna piuttosto porsi dal punto di vista di chi paga: vale a dire i suoi lettori che vorrebbero essere informati veramente, e il \u00a0contribuente che salda la fattura globale dei costi sociali con le tasse che, va da s\u00e9, aumentano incredibilmente e di cui non si parla spessissimo neanche per sottintesi o allusioni.<\/p>\n<p>Di cosa invece parla l\u2019articolo sia nelle domande che nelle risposte?<br \/>\nInnanzitutto del fatto che i loro famosi \u201clavoratori\u201d ormai si apettano che la riduzione dell\u2019et\u00e0 della pensione sia velocemente introdotta e \u201cliberalizzata\u201d (secondo pure il \u201ctipo di professione\u201d e i \u201cdesideri espressi\u201d). La teoria dei desideri delle masse popolari che, ripetono anche senza esplicitarla nell\u2019intervista, di cui i sindacati (ma non solo) hanno fatto il loro idolo, porta a considerare gi\u00e0 un diritto acquisito una possibile concessione elettoralistica come la maggior parte dei privilegi accumulati ind\u00e9bitamente in cinquant\u2019anni. Perch\u00e9 accumulati indebitamente? Per il semplice motivo che, perch\u00e9 la cosa potesse realizzarsi, gli Stati hanno dovuto indebitarsi mostruosamente senza mai rimborsare un centesimo! E la cosa continua mettendo tutto ed incredibilmente sulle spalle delle generazioni future.<br \/>\nIl secondo argomento avanzato nell\u2019articolo \u00e8 stato il <em>remake<\/em> di un molto vecchio paralogismo, come sempre falso e ipocritamente odioso, che viene ripetuto impunemente dall\u2019inizio degli anni \u201970: non mettere in pensione la\u00a0 gente sarebbe a discapito dei giovani che non potrebbero prendere il loro posto di lavoro&#8230; Ma chi paga? Si dovrebbe piuttosto dire che i candidati alla cuccagna della pensione a gogo, e pagata sulla base dell\u2019ultima paga (spesso anche regalata, tanto paga Pantalone), dovrebbero lavorare anche pi\u00f9 a lungo per creare ricchezza da investire in innovazione e tecnologia per generare veri posti di lavoro, nuovi e necessari. Quante volte lo si \u00e8 gi\u00e0 inutilmente ripetuto, nei decenni passati! Si tratta di una evidenza economica e progettuale anche intuitiva, oltre che stabilita dai pi\u00f9 grandi economisti della storia e da molte esperienze. Invece le societ\u00e0 narcisistiche e spendaccione nell\u2019ultimo mezzo secolo non han fatto che creare debiti non rimborsabili: pagheranno i nipoti! Senza contare che gli interessi di questi debiti, per l\u2019Italia, si aggirano sui 90 miliardi (!) di euro che devono essere pagati, quelli s\u00ec, puntualmente ogni anno. Naturalmente sottratti, fra l\u2019altro, agli investimenti per l\u2019innovazione, lo sviluppo e la lotta alla disoccupazione record. Ma sa il giornalista intervistatore che il governo non ha potuto investire che quasi un trentesimo di questa somma gigantesca malgrado che la disoccupazione dei giovani (al 50% in Europa) e la sua precariet\u00e0 generale sono\u00a0 considerate i problemi pi\u00f9 importanti? Il livello di falsificazione beata e beota disseminato nell\u2019articolo in questione \u00e8 ben pi\u00f9 spaventoso che ridicolo. Da cui la risposta alla domanda sull\u2019origine dello statalismo proprio a questo <em>welfare state <\/em>in fallimento: sono le popolazioni con la loro avidit\u00e0, la loro ignoranza e la loro cattiva fede a generare presso gli Stati uno statalismo catastrofico e corruttore.<\/p>\n<p>Quanto all\u2019avidit\u00e0 e alla cattiva fede, non penso\u00a0 che sia necessario ulteriormente argomentare.<br \/>\nI cattolici, in sovrappi\u00f9, che hanno ancora il senso del peccato, non hanno (non dovrebbero aver) bisogno che si spieghi loro lungamente che fare debiti pure antidemocraticamente sulla schiena dei nipoti, sia molto&#8230; cristiano. Invece relativamente all\u2019ignoranza delle cose, non sono per nulla affrancati. Per una ragione propria alla mancanza di coscienza in relazione ai valori specificatamente cristiani, non inclusi generalmente nelle formazioni delle loro organizzazioni ecclesiali. Cos\u00ec sul piano sociale, sfugge loro il valore non negoziabile della Persona e della sua libert\u00e0.<br \/>\nHo anche appena letto, da parte di una corrente cattolica di questi militanti in un partito di sinistra ex-comunista, un comunicato che ricorda il loro sostegno \u2013 senza che lo sospettino \u2013 alla supremazia dello Stato sulla detta Persona. Il tutto in nome del loro famoso progressismo: il cancro mortale delle nostre societ\u00e0 stataliste e falsamente edoniste.<br \/>\n\u00c8 l\u00e0 che il ruolo dei nonni diventa cruciale: la loro esperienza \u201cstorica\u201d molto lunga e ormai necessariamente sapiente, dovrebbe fornire loro gli strumenti critici in grado di analizzare la massificazione culturale (nel qualcaso, il \u201cpensiero unico\u201d del <em>politically correct<\/em>) nel quale viviamo.<br \/>\nAlla condizione per\u00f2 che prima facciano una autocritica radicale per gli errori commessi dalla loro (la mia!) generazione scialacquatrice: tutti gli orrori presenti non sono per nulla estranei alla loro esperienza (e responsabilit\u00e0).<\/p>\n<p>Non mi resta a questo punto che svelare il titolo del quotidiano e i nomi dei due protagonisti dell\u2019articolo-intervista. Si tratta de <em>Il Sussidiario<\/em>, il quotidiano cattolico del movimento a cui appartengo e che che ho gi\u00e0 inserito nella lista dei <em>link <\/em>di questo Blog. Il sindacalista naturalmente statalista \u00e8 Domenico Proietti. E il giornalista molto complice \u00e8 Pietro Vernizzi. Bisognava che lo dicessi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho appena letto una intervista ad un sindacalista pubblicata da un quotidano cattolico in cui si lamenta della decisione del governo di non ridurre, come promesso in modo peraltro scervellato, l\u2019et\u00e0 pensionabile. 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