Due ideologie governano le attività economiche e culturali sulla Terra, la liberale e la socialista. Esse dispongono della stessa concezione di fondo: la realizzazione di un massimo di profitto illimitato; e quella riduttiva al più basso grado intellettivo, massificando entrambi nel pensiero unico e liquido. Da cui le loro conseguenze sempre nefaste: non si fa altro che passare da una crisi all’altra, sempre nella tragica schiavitù economica e culturale di quasi tutti i lavoratori (manuali e intellettuali), attenuando con il sempre minimo e molto generale edonismo residuale e di massa. Ma la Dottrina Sociale della Chiesa ha appena pubblicato un nuovo dossier che ri-presenta la sua concezione dimenticata, soprattutto da tutti i partiti politici borghesi nel mondo. La quale visione risolve veramente ciò che le ideologie rifiutano sistematicamente, il molto cattolico “distributismo”!

Il Cristianesimo, necessariamente cristocentrico, non poteva che risolvere il cruciale problema completamente irrisolto del capitalismo e del socialismo, relativo al “Bene comune” nella Giustizia: grazie ai grandi cattolici Belloc, Chesterton e il monaco McNabb, tutti “distributisti”.
I più prestigiosi cattolici inglesi moderni, G.K. Chesterton, suo fratello minore e soprattutto il loro vicinissimo amico, l’uomo politico Hilaire Belloc, diretti spiritualmente dal monaco irlandese McNabb, costruirono, da più di un secolo, la dottrina del “distributismo”, in radicale polemica contro le ideologie politiche, gnostiche  e riduzioniste del liberalismo e del socialismo. Il tutto, a partire della grande enciclica sociale “Rerum novarum” di Papa Leone XIII e sulla base di tutto il Magistero sociale cattolico della storia della Chiesa. Sotto la suprema egida del presidente ormai emerito, Giampaolo Crepaldi dell’Osservatorio Van Thuàn, ancora alla testa della DSC (Dottrina Sociale della Chiesa), la pubblicazione qualificata di questo dossier nel suo ultimo Bollettino (2020, n° 3), di non meno di sei principali saggi approfonditi, ha rinforzato il libro faro di Belloc “Lo Stato servile” (1912) e l’annuncio del 1991: quello di un gran congresso al Vaticano voluto da Papa san Giovanni Paolo II, dedicato al distributismo originario, non solamente inglese, come teoria economica ben sperimentata in due millenni di storia cattolica! Gli esperti tra i più prestigiosi in distributismo al mondo come Thomas Storks, marco Semerini (presidente della Società Chestertoniana Italiana), Fabio Trevisan dell’Osservatorio stesso, Matteo Mazariol autore del centrale intervento su Belloc hanno dato consistenza a questa pubblicazione che non potrà ora sfuggire all’inoltrarsi del dossier verso  un passo da gigante nella DSC. Tutti questi esperti si son dati alla gioia di ri-presentare – con l’introduzione storica e teologica del supremo Crepaldi – la dottrina centrale sociale e politica del Cattolicesimo. Anche da un punto di vista pratico, con un’abbondante quantità esemplicatrice di esperienze distributiste, pure spontanee, si è passati definitivamente ad una nuova epoca, dopo quella segnata nel 1991, dove il presidente attuale della DSC, Stefano Fontana aveva già partecipato!

Come distribuire la Giustizia nella Libertà nell’era della predazione oligarchica? Innanzitutto con la diffusione massima della proprietà dei mezzi di produzione e della difesa ad oltranza della Famiglia, come soggetti ontologici e spontanei, nuclei naturali produttori della felicità umana.
I detti diversi e vasti interventi hanno messo ben a fuoco i concetti centrali del distributismo scaturiti, in ogni caso, dalla critica totale e globale alle parecchie false ideologie, liberali e socialiste, fondamentalmente materialiste, relativiste nonché razionaliste e minimaliste. Il distributismo si è così immediatamente presentato, molto cattolicamente, come approfondimento del ” solidarismo” inizialmente proposto dal tedesco Pesch. Egli si era rifugiato in Inghilterra (già come seminarista), a causa della repressione di Bismark con la sua Kulturkampf che si opponeva alle ideologie liberal-comuniste, in guerra paeraltro sempre acerrima tra loro: vale a dire lo statalismo assassino della predominanza dello Stato su Dio! Così, dopo le analisi tutte costatate intorno al fallimento continuo e reiterato delle ideologie economiche, dal Leviatano hobbesiano (del 1651) a quello del famoso e molto pessimista fino al nichilismo dell'”homo homini lupus” e ai trionfi disastrosi dopo la rovina, pubblicamente confessata nel 1989 al mondo intero, a riguardo della teoria marxista e demo-comunista (socialdemocratica, già in divenire marxiana alquanto trasformista). Il dossier si è così  sostantivato, molto concretamente, a partire dall’analisi del “Principio della proprietà” della Famiglia naturale, fondamentale per la visione metafisica e spirituale dell’umanesimo di civiltà cristiana e occidentale. Le due polarità (la proprietà diventata in effetti normale, sacra e primordiale e appartenente alla santità della Famiglia grazie al Sacramento cattolico del Matrimonio), fondano ontologicamente l’idea pure originaria del distributismo. In forte opposizione, naturalmente, all’idea predatrice della proprietà, a condizione che appartenga ad altri, attraverso l’accumulazione artificiale! Distanziandosi nettamente dall’infernale illimitato del liberalismo intrinsecamente individualista e amorale. E mettendosi in contrasto alle pratiche multiformi delle peraltro riconosciute fallite nella prassi, dagli stessi comunisti epigoni protagonisti delle teorie marxiste inevitabilmente e accuratamente totalitarie (altrettanto quelle dette  moderatamente liberticide del liberalismo). Tutta la decisionalità positiva è così restituita al solo protagonista che si vede  riappropriato, come ontologico detentore, della sua legittima impresa (spesso piccola o cooperatrice e sempre contribuita in capitale). E, allo stesso tempo, del proprio lavoro quotidiano sempre utile, creativo e inalienabile. L’alienazione invece fatalmente passivizzante, denunciata anche dal marxismo contro la falsa idea libertaria, anche se affascinante della “mano invisibile” nel mercato meccanicista e ciecamente anonimo, è conseguente alla separazione della privazione di fatto dei suoi mezzi di produzione, soprattutto sul piano culturale, da parte delle moltitudini di lavoratori. Questa  separazione è risolta con la globalità dell’esistenza di ogni uomo che riacquista la sua  totale libertà con la Fede. E che strappa il lavoro dal non-senso di una produzione oggettivamente depersonalizzata in modo inevitabilmente disperante, nonché ignobilmente subordinante. Quindi, una proprietà assicurata, per definizione, e imprenditoriale in una continuità naturalmente cooperativa e creativa. In altri termini, si tratta della riappropriazione della teleologia, cioè della finalizzazione del lavoro – nella piccola impresa fino a quella pure molto grande e necessariamente societaria – attraverso “corpi intermedi” sani e vivi. Quelli che nel Medio Evo venivano chiamati  “corporazioni”, già molto democratiche e liberatorie…

L’ideale della famiglia cattolica, proprietaria e imprenditoriale come unica vera vittoria contro una società capitalista, inevitabilmente schiavista e massificata, di uomini concepiti stolti e servi, anche  illusoriamente edonisti in una oppressione apparentemente soft, fatale e preordinata.
L’astrazione anonima del capitalismo massificato e falsamente minimalista, vale a dire dello statalismo ateista e dominante sulle Leggi divine che, invece, permettono un vero e pieno umanismo universale. Il quale azzera la reificazione riduzionista in opposizione alla quale si è assicurati dalla perfezione costruita dalla coppia coniugale nella sacra proprietà della famiglia. Appare così fatalmente normale che il mondo sia attualmente dominato dalla mancanza di senso, se la proprietà è ridotta ai minimi termini da un quasi totale e scontato salariato. E la famiglia sia snaturata fino all’insensata istituzionalizzazione “sessuale”, a venire e oggi già a gogo. O sottoposta allo pseudo-psicologismo orribile (per esempio il gender LBGT)… Il principio di responsabilità alla base della libertà personale e sociale, non può essere in effetti  fissato che dalla concretizzazione dello stesso principio distributista – per  incentivazione culturale, naturalmente! – della proprietà del lavoro.
E dell’appartenenza naturale all’istituto produttore per eccellenza delle attività: il lavoratore (compreso il comunemente detto padrone). La follia sociale è così installata, costatabile e costatata dagli uomini nel loro non-senso d’appartenenza alla miscredenza scaturita dal nichilismo filosofico e pure religioso (per induzione), a partire dal Rinascimento. È invece il Cristianesimo, la sola religione alla base negletta e rinnegata ora dalla civiltà occidentale, che può veramente e sempre ricondurre, la sola  al mondo, tutta l’umanità alla sua auto-coscienza e alla lotta contro la dimenticanza diabolica della sua creaturalità. Per la quale non si interferisce e non si può interferire né quando si nasce né quando si muore. Il tutto per poi “godere” abitualmente di una molto falsa libertà parecchio ridotta e sempre più finalizzata a “fare apparentemente quello che si vuole“. La cui dimensione si riduce sempre più nell’inconsistente, per obbedire ai desiderata giudicati correntemente legittimi e sempre più anche invisibili. Si tratta là della classe della finanza internazionale detta apolide. La quale ha escogitato, progressivamente da secoli, il progetto che ora viene chiamato NOM (Nuovo Ordine Mondiale), di sinistra origine massone e attualmente pure onusiana. Questo, in cambio di un miserabile e apparente edonismo straccione, sempre più impoverito e in via di sparizione limitata e arbitraria. Esso richiede un’adesione totale all’ideologia mondialista pseudo-religiosa e riduttrice, ancor più che di concezione totalitaria.
Il completamento di questo obiettivo è diventato lo scopo principale della classe dei politicanti che son diventati gestionari lacché, essi stessi massificati e molto spesso incoscienti, di una umanità ai destini schiavizzati, fatalmente in divenire verso l’abisso, previsto inevitabilmente da tutti i regimi politici gnostici (praticamente tutti). E questo, in contropartita di privilegetti, ingigantiti dalla crisi economica, al personale politico che deve in ogni caso accordarsi, quasi di nascosto, con popolazioni ostili che i detti responsabili politicanti devono subordinare sempre più (indipendentemente dalla loro ideologia politicistica che li ha fatti eleggere).

L’assurdo masochismo dei cattolici in diaspora elettorale presso partiti fatalmente più o meno gnostici: senza un partito unico cattolico per ogni Paese, il caos è assicurato, sia di tipo eretico religiosamente nel modernismo, che totalitario e inutilmente volontarista in economia.
La funzione principale della dottrina distributista appare ora come quella di mettere in evidenza il deficit spaventoso sul piano intellettivo, malgrado la ricchezza oceanica della sapienza religiosa sul piano teologico ed ecclesiale dell’Occidente. Così, ci si chiede in che cosa e a cosa si dedicano i cattolici residuali, laici e del clero, nella diaspora prima di tutto eretica e a sostegno dei partiti più o meno totalmente gnostici, miscredenti e laicisti (assolutamente irrazionali e non laici). L’urgenza della fondazione in ogni Paese di un partito politico cattolico e unico, molto fedele alla DSC e, attualmente, alla dottrina distributista (dalle radici, come già detto molto antiche), è diventata intollerante con le dilazionate esitazioni e le false analisi della situazione. Com’è possibile infatti continuare a militare, dopo aver preso atto che il dicastero sociale della Chiesa cattolica si è impegnato nel distributismo (giudicato equivalente al precedente solidarismo, ma ben più applicato al reale…), nei partiti gnostici che non conoscono nemmeno, oppure ormai più, i “Principi non negoziabili”? Alla questione molto esplicita già negli anni trenta del secolo scorso, da parte dei cattolici al tempo di Papa Pio XI, vale a dire: “Si può essere cattolico e aderire a un partito socialista o laicista?”, la risposta era stata, naturalmente, molto chiaramente e ben nota: “Non!”.
Oggi, in sovrappiù, il laicismo ha preso anche la forma piuttosto dello statalismo endemico che ha sempre affermato la superiorità e la dominazione soggettivamente assoluta e “legittima” dello Stato su Dio e la sua Chiesa. Fino all’esclusione – sia assurda che impossibile – di ogni religione dalla cosa pubblica! Sul piano economico, in sovrappiù, le attività finanziarie sono anche diventate preponderanti e dirigiste in relazione alla globalità delle attività industriali, commerciali e agricole: esattamente il contrario di ciò che dovrebbe essere! Contro questa perfetta surreale devastatrice tendenza, il distributismo si pone strutturalmente agli antipodi con il suo sistema di “comunità delle comunità”, dei suoi “corpi intermedi ma ben deburocratizzati”. E antipopolari! Dunque, che fare?
Ne riparlerò.    

 

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