Pubblico qui una “Intervista impossibile”, immaginariamente concessami dal più famoso e citato filosofo del secolo scorso, morto nel 1976, Martin Heidegger: alla maniera di quelle numerose trasmesse alla radio italiana nei primi anni ’70. Ne avevo pubblicate altre due sempre su questo blog facendo incontrare san Gerolamo (il traduttore della Bibbia dall’ebreo e dal greco verso il latino, nel quarto secolo) con Gutenberg (l’inventore della tipografia nel 1445) e con anche il primo inventore di Internet, Tim Berners-Lee. Lo scopo è sempre lo stesso: evidenziare anche con aspetti anacronistici, ma pure molto significativi, per cui ognuno è giunto alla celebrità.

L’impossibilità di poter intervistare Heidegger da vivente, permette di andare subito al centro della questione senza troppi preamboli, ponendo subito la prima domanda che tutti si chiedono. Tutta la filosofia contemporanea, in effetti, tratta del pensiero proprio del grande filosofo, dalla sua pubblicazione di “Essere e Tempo” nel 1927, fino ai “Quaderni neri” scritti nel corso di una trentina d’anni e ora appena editi. Tutta la ricerca filosofica heideggeriana si fonda sulla critica suprema e radicale contro l’approssimativa filosofia razionalista e globalmente nichilista prodotta a partire dal Rinascimento, “dimenticando” l’Essere!

La Grazia misericordiosa
Maestro Heidegger, come spiega che, battezzato in una famiglia cattolica tedesca con anche un padre sagrestano, non si è mai ufficialmente fatto “registrare diversamente”, come costume abituale in Germania, malgrado la totale incredulità dichiarata di tutta la sua opera. E mai si è pentito di essere sempre stato iscritto al partito nazista, per tutta la sua vita?
Avreste potuto anche chiedermi perché, nelle lunghe mie passeggiate nei pressi della mia baita sui sentieri della Foresta Nera, non mancassi mai di inginocchiarmi nelle piccole cappelle per una sentita preghiera. I miei amici accompagnatori, filosofi famosi perlopiù seguaci che giungevano spesso da molto lontano (anche dalla Gran Bretagna), rimanevano stupiti e s’interrogavano sul senso di questo mio comportamento. “Ma come – si chiedevano – il nostro nume ateo e sommo filosofo nella più assoluta teoretica limitatamente razionale, si ferma in intensa meditazione religiosa ad ogni cappella davanti al codazzo della sua corte gnostica e agnostica”. Confesso che rispondevo anche con spocchia sicuramente malcelata, a causa della loro ristrettezza d’idee, indegna della profondità delle nostre conversazioni. I piccoli “luoghi di culto e di memoria” che incontravamo erano quelli in cui, durante centinaia di anni, si era accumulato il pensiero più concentrato, spirituale e metafisico che la storia ricordi: fin dalla formulazione in greco dei supremi pensatori anche precristiani !

Il ben meritato Purgatorio
Ecco, è giustamente su questo punto che avevo già pensato la mia seconda domanda. In un’altra intervista, però vera, da lei rilasciata alla fine degli anni ’60, ha affermato tra l’inquieta meraviglia dubbiosa o disperata, di tutto l’universo intellettuale planetario suo ammirativo, che “solo un Dio  avrebbe potuto sciogliere l’enigma dell’Essere. Ho sempre accusato tutto il pensiero filosofeggiante per aver  continuamente sfuggito la nozione dell’Essere, dopo l’uscita dall’era del Medio Evo” !
È vero! La filosofia è una ricerca infinita per mettere nella luce totale l’Essere nel Tempo. Il “Quaerere Deum, il cercare Dio dei cattolici, compreso mio padre che puliva i banchi della chiesa del nostro villaggio, suonava le campane e si occupava, come attività economica di famiglia, della riparazione delle botti di vino, oltre a farci pregare prima della minestra, non era veramente altro. Anche l’essenza del pensiero vero non può essere altro, cioè Dio (ora ne ho la certezza !).
Sapevo benissimo che tra i miei amici che camminavano al mio seguito e parlavano disquisendo tra Essere, Enti ed Essenti, ce n’erano parecchi che avevano una concezione ideologica della filosofia, di tipo anticipativamente dogmatica. Ancora oggi, li vedo dal Cielo dove dimoro eternamente, fissati e pure innamorati narcisisticamente dell’emozione vertiginosa del loro argomentare “genialmente”: vanità, pura vanità intellettualistica ! Vede, nella Grazia in cui mi trovo ora, dopo aver scontato parecchio e imparagonabile Tempo di penitenza in Purgatorio, a causa dei miei peccati non solo di narcisismo filosofico, ma anche morali (chi ha detto che i grandi pensatori non peccano in quanto sarebbero affrancati dal “Peccato originale”?), ho potuto verificare che le piccole soste sugli inginocchiatoi delle dette cappelline in foresta hanno indotto a mio favore l’immensa Misericordia dell’Onnipotente. La stessa che ha permesso di perdonare i peccati nei secoli di semplici contadini lavoratori come… me, veramente e precisamente, però sul piano intellettuale.

Dio non è ideologico
Ma allora come se l’è cavata di fronte al giudizio di Dio, con l’adesione al nazismo rimanendo sempre iscritto al partito dell’olocausto e delle distruzioni di massa anche in guerra?
“L’Essere è”, incommensurabilmente ed anche pseudo-autonomista. Come si fa, dunque, in quanto vero  filosofo, cercatore dell’incombente Mistero della Creazione continua, la quale comporta il Creatore (e la creatura!), a rimanere impassibilmente indifferente nei sobbalzi naturali del proprio cuore? Verso la fine della mia vita – troppo tardi, ragion per cui ho meritato il mio giusto e atemporale Purgatorio – almeno la parola “Dio” ha dovuto essere scritta dall’intervistatore sul suo giornale tedesco in quanto ben sentita e pronunciata dalle mie labbra: a salvezza dell’umanità, visto che la filosofia non ce l’aveva per nulla veramente fatta nella sua impresa smisurata e impossibile, per noi uomini volontariamente soli e atei. Tutta la storia della metafisica, solamente fondata sulla ricerca filosofica, già da Platone e Aristotele, greci ben precristiani, si era quasi fermata, o meglio ritornata al punto di partenza (con una sorta di eterno ritorno nietzchiano). Essa non aveva ascoltato o creduto al triplo annuncio di Gesù: “Io sono la strada, la vita e la verità“. Per i filosofi, l’adesione ad una ideologia – soprattutto se politica – non è mai da prendere molto sul serio e totalmente vincolante. Eppoi, per me, il nazismo era allora tutta la grandezza della imparagonabile ideologia tedesca : solo la Grecia e la Germania – grazie al rigore intrinseco delle loro lingue madri – possono proporre una filosofia teoretica veramente veritativa e salvifica. Tutte le altre lingue sono approssimative, imprecise, dunque inaffidabili anche già solo metodologicamente. La mia concezione sull’essenza dell’ente – lei dovrebbe sapere cosa significhi – è rimasta totalmente integra nonostante la sconfitta definitiva, fattuale e ideale, della Germania, anche nella seconda guerra mondiale. Dunque, perché pentirsi?
Del resto lei sa, non ho mai considerato nemmeno gli Stati Uniti un Paese veramente “occidentale”…

La Grazia misericordiosa
Eppure ci sono moltissimi marxisti che hanno abbandonato Marx e il comunismo (e non solo), che la accusano di universalismo nichilista, e di esser sempre stato un totalitario aguzzino nazifascista.
I veri filosofi molto rigorosi – gli altri non lo sono affatto! – sono pure pochissimi. Nell’ultimo centinaio d’anni, dalla fine della prima guerra mondiale quando non avevo nemmeno trent’anni, si possono contare sulle dita di una mano nel mondo quelli che, nonostante il pieno successo attribuitomi, hanno veramente capito tutto quello che ho scritto in ogni occasione. Ancora oggi da parte di tutti i filosofi razionalisti, illuministi, idealisti ed economicisti mi riducono a un banale filosofo… esistenziale! Ero, e spesso lo sono ancora, paragonato a un intellettualino massificato da “movida parigina mondana”, alla Sartre!
Io passavo invece annate alla mia baita, nel più profondo silenzio forestale a concettualizzare sull’Essere espressamente senza alcun libro a disposizione… Ho appena fatto allusione alla vera intelligenza e all’ignoranza (neo-gnostica) dei contadini di fronte alla metafisica anche precristiana. Gli intellettuali sono molto più malmessi, di fronte all’unico ente cui devono fare i conti : la categoria della Verità! Tutta la filosofia, dal Rinascimento in avanti, è ridiventata pagana, vergognosamente riduttivista con tutti i suoi partiti borghesi modernisti (anche politici), assurdamente più o meno relativisti e inutilmente – in ultima analisi – falsi, corrotti moralmente e inconcludenti. Quelli stessi dell’attuale diaspora (piuttosto coatta) dei cattolici! O meglio, la cui sola conclusione è quella della sua assoluta e resa “spontanea” subordinazione al pensiero unico planetario di sinistra. Sul modello di quello del Nuovo Ordine Mondiale (NOM), idolo prediletto di Papa Francesco, con la concezione affine del “suo” cattolicesimo totalmente rahneriano, come si sa. Il vuoto politicismo soprattutto sinistroide in auge e razionalista (per nulla razionale!) in cui rifulge cioè la superficialità mondialista più disarmante. Ma pure i partiti detti di destra non sono totalmente lontani da siffatto disastro dato dalla loro tabula rasa teoretica e strategica, sempre di fondo. Veramente irreligiosa! Me ne ero accorto, naturalmente con molto anticipo, per cui mi venne lo sghiribizzo di lanciare quella frase sibillina da lei ricordata (nulla avviene per puro caso) al mio intervistatore tedesco, per cui invocavo l’intervento non meno che di Dio! L’uomo da solo è incapace – per definizione – di assolversi e di perdonarsi. Infatti, miscredente, si odia! Così, non può che diventare o continuare ad essere un diabolico anarchico, senza la sua ontologica ed eterna religiosità primaria.

Sic transit gloria mundi” (è così che passa la gloria del mondo, secondo i latini)
È proprio su questo tema che volevo formularle la mia ultima domanda. Per cui l’estremo dubbio della sua filosofia ha rimesso almeno in gioco ciò che costituisce il nucleo della gloria relativa a tutto il suo pensiero!
Anche i pochissimi più grandi pensatori non possono e non sanno più veramente filosofeggiare all’interno del principio di non contraddizione aristotelico. Proprio come Platone, il cui apice non può andare oltre – senza la per lui naturalmente indisponibile Rivelazione – alla metafora della sua “Caverna” descritta mirabilmente nel VII° capitolo della sua La Repubblica. È la filosofia, la scienza loica dei semplici, ad essere umilmente al servizio di quella ancora più supremamente foriera di verità e popolare, la teologia (philosophia ancilla theologiae, ripetevano a Roma). L’uomo non può che vocazionalmente collaborare alla sua grandezza nell’alleanza più metafisica con la Santa Trinità, eternamente pregante dopo il sempre iniziale segno di Croce. Tutta la sua intelligenza, l’ancòra sua inimmaginabile capacità di intelligere nella vita come nella scienza, è racchiusa nel… ginocchio che scandalosamente mi si piegava alla vista dei miei gnostici cortigiani, apparentemente sicuri di sé nella cappellina. La quale implacabilmente ci si appalesava mentre semplicemente passeggiavamo nella suprema e dantesca sempre definita, Foresta più Nera. La cosiddetta “Nuova Chiesa”, piuttosto che diventare eretica, così come la più geniale filosofia (la mia, senza falsa modestia), soprattutto petrina e non solo papista, non può essere altro. Altro che la dannazione devastante e desolata del NOM attualmente privilegiata. E scelta, apparentemente, da un clero maggioritario e scelleratamente superficiale. Mondialista e di totale logica mondana e modernista: non evangelica!

Grazie, maestro Heidegger, anche per la sua preoccupazione evidente di usare un linguaggio non troppo specialistico per questo mio blog, per nulla pretenziosamente filosofico!   

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