È possibile, per un movimento cattolico ed educativo, conservare veramente la Fede rinunciando alla testimonianza nella propria dimensione politica? Delle tre grandezze esistenziali – la intima, la privata e la pubblica – nessuna può essere soppressa nell’educazione religiosa, sotto pena di rendere questa ultima fatalmente nulla e non avvenuta. Ogni missione cristiana nella storia di Gesù (dalle nozze di Cana alla Sua morte sulla Croce e alla Risurrezione) è stata, non a caso, ben pubblica.

La vera chiave preliminare del Cristianesimo è costituita dal rigore culturale dei tre aggettivi della sua esistenza sociale: pubblica, politica e partitica, quest’ultimo spesso inesistente.
Ai nostri giorni, la dimensione più sconosciuta o più inutilizzata dell’esistenza sociale è la differenza tra la politica e la partitica, vale a dire tra il sociale scaturito dalle attività pubbliche, anche statali, e le funzioni dei diversi partiti più o meno gnostici che operano in ogni Paese. La lingua francese, per esempio, vanta di possedere la più sofisticata cultura politica al mondo, ma non dispone nemmeno dell’aggettivo “partitico”, in grado si differenziare la nozione semantica delle attività di ciascuno dei partiti rispetto a quella generale di politica sociale. Oppure in relazione al partito espressamente cristiano che bisogna assicurare per ogni Paese, non fosse che come rigoroso modello comportamentale nella confusione e l’ignoranza di quanto cattolico vuol dire! Si tratta cioè, della principale devastazione culturale che si è ereditata forse dalla pratica delle dette “rivoluzioni” – tutte politiciste e gnostiche – degli ultimi secoli. Il tutto diventato esclusivamente politico in approssimazione: dall’utopia sessantottesca o dalle rivoluzioni del bolscevismo nonché dall’illuminismo in Francia. Esse hanno lasciato in eredità questa orribile sua mutilazione immiserita e riduttiva sul piano non solamente della cultura. E inaccettabile per l’accezione di “pubblico”, in accordo alla nozione riunificante nella confusione delle due attività, la politica e quella, al plurale, dei vari partiti che si oppongono sui mercati per la conquista del potere diventato e detto democratico. Quello cioè che definisce l’aggettivo partitico così costituito dalla pluralità delle diverse ideologie alla base dei diversi contenuti di partiti in tal modo particolarmente detti ancora borghesi.
Quando si afferma che la Chiesa cattolica “non deve fare politica”, non vuol dire solamente che essa non ha per nulla la vocazione di contribuire alle ideologie dei partiti correnti e nichilisti. E nemmeno significa che essa non deve occuparsi dell’esito pubblico di siffatte attività che decidono e determinano le regole di funzionamento della civiltà. Bisogna dunque che la Chiesa romana non si identifichi in questi partiti generalmente ideologici e gnostici, maggioritariamente laici e ormai chiaramente pure laicisti. Ma non significa neanche che essa non debba formulare, sempre e continuamente, per l’insegnamento del suo magistero con i suoi giudizi precisi, dottrinari e operativi. Quelli propri del cristocentrismo, che si applicano in modo vocazionale su tutti gli aspetti della vita: che siano pubblici, privati o intimi!

La teleologia di un movimento ecclesiale può concepirsi solo sull’adesione totale e originale alla Chiesa petrina, come Sacramento del Corpo Mistico. Il tradimento pastorale di CL.
Attualmente, la concezione corrente acritica e sempre discussa del rapporto dei cattolici con la “politica” consiste a ripetere che la religiosità non ha niente a che vedere con le scelte legislative. La teologia è invece incommensurabilmente superiore e globale in relazione a qualsiasi politica di partito. È piuttosto abituale, infatti, credere il fatto di essere cattolico come una opzione limitata a quella di applicarsi alla dimensione al massimo intima o privata. E mai pubblica! Per conseguenza, essendo l’identificazione inevitabilmente confusa tra le accezioni del politico e del “partitico” (anche in una lingua che dispone dei due termini distintivi, ma caduti in desuetudine), la Chiesa con tutti i suoi cattolici non avrebbero nulla da dire e da fare all’occorrenza. E questo, secondo il giudizio sommario soprattutto di ogni laicista operativo nella politica statalista. Mentre si sa che è il Cristianesimo ad aver inventato, storicamente e in totalità, il concetto di laicità! Tutta la civiltà di migliaia d’anni giudaico-cristiani sarebbe così cancellata – secondo questa idea anche ignorante e, purtroppo,  ormai maggioritaria – con siffatto assurdo sillogismo demente: divenuto corrente e dispotico nell’ultima generazione. Tutte le ideologie e tutta la conseguente follia del mondo derivano da questa non-idea fanatica e fatalmente nichilista della vita sociale e storica, dove la religiosità sarebbe confinata, al meglio, nella dimensione intima e privata: tutt’al più all’interno delle mura delle sagrestie. Questa ideologia è stata beneficiaria di un progressivo successo negli ultimi secoli anche e soprattutto presso i “fedeli” del Cattolicesimo progressista e delle sue gerarchie. Particolarmente a partire dal Concilio Vaticano II.
La civiltà cristiana, che coincide con ciò che viene chiamato l’Occidente, è fondata invece sull’esatto contrario di questo nuovo e pernicioso principio innanzitutto sempre statalista (lo Stato superiore a Dio e alle sue leggi), poi massone e attualmente onusiano. Vale a dire derivante virtualmente dal protestantesimo, dall’ONU o dall’ideologia mondialista. Cioè da una nuova religione unica, civile e planetaria, ridotta al minimo comune denominatore. E in opposizione antagonista con la nozione di civiltà e di cultura. Si tratta, in altri termini della distinzione culturale di sovranità fondata, sul principio generalmente contrario, sulla Persona e sullo sradicamento di ogni specificità. Compreso e in primo piano, ciò che i cattolici chiamano il Corpo Mistico sacramentale e vivo nella Chiesa petrina non solamente papista, e completamente nella Tradizione cristiana. Ciò che è stupefacente, appare nell’attuale Chiesa cattolica, con le sue vaste lobby interne, centrifughe e individualiste a sostegno attivo di queste linee teologiche intrinsecamente protestanti e molto politiciste. Sebbene in modo alquanto intermittente con il tradizionalismo ortodosso. La cosa coincide con la regola principale dell’eresia modernista che alterna, indifferentemente e superficialmente, la Tradizione con la “rivoluzione” esclusivamente mondana, umana e toppo umana, della Nuova Chiesa. La cui architettura – relativista! – è stata concepita dall’eterodosso Karl Rahner, il gesuita tedesco morto nel 1984 (e vivente more uxorio con la sua amante). La sua molto prolifica produzione “teologica”, quasi tutta eretica, è alla base del famoso gruppo detto di San Gallo costituito da molti cardinali e grande elettore infelicemente determinante all’elezione di Papa Francesco . Per esempio, il fiammingo belga Danneels, i tedeschi Kasper d’Amburgo e Marx di Monaco, gli italiani Martini e Silvestrini…

L’indispensabile educazione al Cattolicesimo dura tutta la vita e può solo realizzarsi nella verifica puntuale e veritativa rispetto alla sua tripla dimensione esistenziale, al totale e completa.
Rispondendo ad un membro di primo piano della Fraternità di Comunione e Liberazione che aveva appena comunicato a una grande assemblea a Roma, nel 2014, il suo abbandono dell’ormai molto pregressa e tanto amata comunità ecclesiale, il nuovo presidente successore nel movimento di don Giussani, Julian Carron, aveva subito replicato chiaramente. Le attività pubbliche testimoniali che il membro dimissionario reclamava fossero prodotte dalle comunità cielline come sempre, non se ne sarebbe parlato nemmeno. Esse potevano “eventualmente essere realizzate da ogni membro, individualmente e sotto la propria responsabilità personale, ma non come movimento di CL“!
Si è stati informati di questo episodio emblematico (di cui non relato i corollari vergognosi della risposta completa di Carron, per carità di antica patria), da una lettera di questo stesso membro ben dissidente spedita e pubblicata sul sito web “Cultura cattolica”, gestito e diretto da don Gabriele Mangiarotti, uno dei più perfettamente fedeli a monsignor Giussani, fondatore del più importante movimento del ventesimo secolo. Come pure nella concezione della Chiesa e rispetto al mondo intero. Al punto che Papa Bergoglio e i suoi fedeli, con la loro “Nuova Chiesa”, vogliono appropriarsi totalmente del suo scalpo ben ritagliato e in modo anche molto pubblico (clamoroso) come trofeo vittorioso. Il prestigio internazionale di questo movimento era infatti fondato sull’idea che la Cattolicità riguarda giustamente tutta la dimensione pubblica, dunque politica, oltre a quella intima e privata di ogni uomo. Sotto la sempre completa – va da sé – responsabilità personale e individuale del semplice umano. Appartenente però a un movimento ecclesiale qualificato dal magistero rigoroso della Dottrina Sociale della Chiesa. Siccome il libro più importante scritto da don Giussani è particolarmente “Il rischio educativo”, pubblicato in varie lingue, il servo del Signore e autore del volume ripeteva che l’educazione – qualificata cattolica ! – era possibile solo se tutte, veramente tutte, le componenti della realtà completa, compresa la politica pubblica (naturalmente non partitica e gnostica), fosse contemplata dal suo movimento ecclesiale e da ciascuno dei suoi membri !
Un movimento cattolico neutro non esiste (letteralmente!). E soprattutto non esiste una educazione personale senza situarla sempre nell’esperienza reale sul palcoscenico del teatro politico, vale a dire pubblico. Nel rischio, dunque. Nella globalità intrinseca del Cristianesimo che riguarda tutta l’esistenza naturale e umana. Il tradimento della linea semplice, chiara e pubblica di CL, doveva così   essere corroborata anche dal rifiuto pratico, nemmeno detto, di aderire al partito laico e cattolico appena fondato nel 2016 e denominato Popolo della Famiglia. Nell’esperienza del partito cattolico precedente sempre unico, Democrazia Cristiana, al quale il fondatore don Giussani non risparmiava nessuna critica di giudizio rigoroso, alla morte di questo partito negli anni 93-94, in mancanza di alternative, aveva fatto allineare tutto il movimento con quello di Forza Italia, dichiarato cattolico (vale a dire esplicitamente fedele alla linea religiosa pubblica e politica della DSC…). Meglio il rischio che la sedicente e inesistente neutralità! Ai nostri giorni, il nuovo partito, ben cattolico, è stato anche fondato, ma CL non ne ha mai parlato, nemmeno di passaggio o occasionalmente…

Perché anticipare le catacombe o praticare la diaspora? Piuttosto bisogna intensificare le pratiche religiose più abbandonate dagli adepti modernisti del Nuovo Ordine Mondiale!
È sempre la visione dell’intierezza di un pensiero che permette di concludere un giudizio veramente globale e pertinente. Per il movimento di Comunione e Liberazione, alla morte del suo fondatore, dopo essere stato leader per sessant’anni, il successore, detto spagnolo Carron (designato paradossalmente dallo stesso don Luigi Giussani già tanto celebrato), s’è dedicato abbastanza rapidamente a una operazione con la quale ha totalmente rovesciato i destini e le modalità di conduzione del movimento ereditato, dunque della sua natura stessa. Si potrebbe dire che si trattasse della stessa constatazione fatta dalla globalità della Chiesa bergogliana, nella fattispecie la sconfitta certificata provvisoria delle forze ridotte della Fede, dopo una quarantina d’anni dalla fine dell’ultimo Concilio sedicente “pastorale”.  E questo di fronte a quelle almeno tanto accresciute, se si può grosso modo così semplificare in maniera grossolana, se non dell’ateismo, quantomeno del nichilismo mondano e modernista più consapevole. Questo bilancio ha condotto il già piuttosto opportunista prete spagnolo, dall’altezza vitale parecchio rallentata, a ridurre la superficie delle vele spirituali del movimento ciellino, già giudicata inutile per scarsità o mancanza di vento religioso. “Ecco – si sarebbe detto il nuovo presidente ispanico all’occasione – è finita la strategia tradizionale e salvifica della cristocentricità a tutto campo di don Giussani” (che aveva stupito per decenni il mondo detto moderno). “Attualmente, bisogna essere realisti e concreti nell’educazione… A  rischio di diventare un movimento anche spiritualista: CL come movimento educativo, punto finale“.
Le dimissioni quasi totali dell’ultimo Papa della Fede cattolica, erano così rigorosamente teologiche e di Speranza teologale, in congiunzione soprattutto all’elezione dell’alquanto eretico modernista e falso semplicista Papa Francesco. Perdipiù di provenienza gesuita, argentina di sinistra e pure alquanto simpatizzante della molto condannata anche ufficialmente “teologia della liberazione”.
I due eventi hanno completato il progetto certamente diabolico di don Carron e dei suoi dirigenti dimezzati, dalla Fede naturalmente ormai molto spagnoleggiante. In effetti, perdere la Speranza cristiana può solo essere un peccato mortale, almeno apparentemente. Così l’illusione di poter almeno gestire “senza gloria nelle catacombe” il movimento di CL, ancora vivente e quasi ancora brillante di Fede vitale pregressa, ha finito per  ritrovasi a sostenere attivamente e incredibilmente – de facto – la linea pontificale della “Nuova Chiesa” bergogliana e rahneriana. San Papa Pio X l’aveva anche profeticamente già definita “la sintesi di tutte le eresie della storia“, nel 1907! Altro paradosso del paradosso, nemmeno sette anni dopo l’ultima elezione papale, lo stesso vertice del Vaticano ha deciso di mettere sotto commissariamento predatorio tutto il movimento (già praticamente acquisito) con la trasformazione della Fraternità dei Memores Domini, dotato di più di 1600 militanti laici nel mondo. Tutti adulti lavoratori, questi membri, sottoposti volontariamente ai tre sacri impegni ecclesiali (di obbedienza, povertà e castità)! E questo malgrado tutti gli sforzi di CL di allinearsi alla nuova tendenza mondana di netta apostasia da parte del Papa impegnato a indirizzare tutta la Chiesa verso, per esempio, la protestantizzazione del Cattolicesimo (la statua di Lutero è stata esposta agli onori nella sala Nervi in Vaticano, mentre il Concilio di Trento aveva condannato il grande scismatico all’inferno, ritenuto dallo stesso Papa… “vuoto”!). Oppure orientarla verso l’islam che ancora sta bruciando le chiese cattoliche (e massacrare i martiri dalla Fede romana per migliaia all’anno). Si assiste così stupefatti alla conquista completa e definitiva di questo movimento ex-prestigioso internazionale nato a Milano, da parte del potere Pontificale mentre Papa Francesco non smette di “ricordare” che abbiamo – cosa assolutamente falsa! – lo stesso Dio dei musulmani!
La nuova fedeltà di CL, rapidamente manifestata fino alla sua insignificanza pastorale e alla perdita identitaria (!), anche se rimasta più o meno segretamente eccentrica e alquanto reticente a questo pontificato, non ha pagato nemmeno sul piano della sopravvivenza della propria garanzia carismatica. In effetti, non si resiste anche se tiepidamente al modernismo sempre estremista, anche alla sua forma specifica dell’attuale eresia generale del Cattolicesimo. Questo è il fenomeno nichilista del riduzionismo intermittente e conforme al mondialismo relativista d’apostasia del Nuovo Ordine Mondiale. Particolarmente incarnato, sul piano politico, dal vertice dell’Unione Europea.

Non si abbandona la Chiesa cattolica anche se in via di protestantizzazione mondialista, come un qualsiasi ribelle e secondo la cultura del mondo. Si abbia Fede nell’immensa sapienza della Trinità!
Ogni forma di autonomismo religioso petrino non ha possibilità di sopravvivenza nell’attuale strategia del mondialismo gnostico e implacabile. Il quale non lascia alcuna possibilità nemmeno al suo livello politico di abituale continuità, nell’UE. Dove bisognerebbe mettere in crisi immediatamente, almeno in modo limitato ma essenziale, il suo sistema di funzionamento, l’Euro.
Bisogna essere con la leadership mondialista in modo totalmente esplicito, secondo i suoi sostenitori  fanatici e totalitari. Minacciandone invece l’abbandono della sola moneta, ben messo all’interno del proprio sovrano ordine del giorno, allo scopo di poter veramente rinegoziare tutti i Trattati dispotici a partire da Maastricht: è la sola possibilità di farsi veramente ascoltare e pure rispettare!
Analoga attitudine di fronte al potere religioso, salvo che non si esca mai abbandonandola, dalla Chiesa cattolica ma si deve solo pregare per Essa. La grande tragedia della Chiesa romana e ufficiale, attualmente in piena eresia, non giunge nemmeno a proporre un partito unico, urgente e veramente rigoroso per ogni nazione culturalmente sovrana! Oppure sostenere il partito rigoroso appena fondato. Essa prona invece lo spiritualismo della falsa neutralità moralisticheggiante propria delle catacombe come fossero già coatte o necessarie. Oppure, molto più spesso, essa è costretta ad obbligare la diaspora irrilevante dei suoi fedeli presso i partiti borghesi e approssimativamente gnostici. Ma è sufficiente guardare i penosi destini di questi cattolici sempre più realmente marginali e dediti ai metodi di dover millantare la loro personale importanza, peraltro molto demagogicamente richiesta dal punto di vista elettorale dai sistemi parlamentari bisognosi solo di “mostrare” le loro mistificate libertà democratiche… Naturalmente, l’obiettivo finale non deve essere: abbandonare l’Europa di Bruxelles, continente politico naturale di destini di popoli storicamente ormai abbastanza omogenei (e sovranamente diversi)  durante millenni. Errore strategico della brexit ad averlo fatto, anche se vantaggioso tatticamente per tutti i Paesi della Gran Bretagna. Allo stesso tempo, è naturalmente impensabile di abbandonare, in modo sempre scellerato, la Chiesa cattolica: bisogna sperare nella potenza incomparabile della sapienza della Trinità. Che si intensifichino piuttosto le pratiche religiose, specialmente quelle maggiormente abbandonate, nel frattempo, dal nichilismo modernista, come l’Adorazione del Santissimo Sacramento!

 

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