Ma sanno i politici europei perché i sovranisti si scontrano sempre con i Paesi detti renani (Germania, Francia, Benelux e associati)? Bisogna riconoscere che questi carolingi non sono molto diversi dalle loro vittime più povere del sud. Il loro istinto predatorio li induce allo stesso discorso delle regioni del nord di ogni Paese (per esempio l’Italia padana o la Catalogna) contro la vulgata meridionale dei cosiddetti sempre parassiti!

La ragione è che i nordici europei sono in genere veramente totalitari nel loro fatale mondialismo ideologico vizioso e razionalista. In fondo, sono quasi sempre gnostici e senza Dio…
La lotta feroce nell’Unione europea tra Paesi del nord e mitteleuropei contro quelli del sud e mediterranei si è ancora più ingigantita a causa della devastazione economica del coronavirus. Soprattutto per la storicamente troppo ricca e sempre molto concupita Italia in quanto abitata da millenni dall’impareggiabile ricchezza materiale,culturale e spirituale del centro del cattolicesimo storicamente tanto odiato e bramato anche per la sua voluttuosa ed «ingiusta» bellezza della natura geografica. Persino l’Unicef le ha riconosciuto il patrimonio di più del 70% dell’arte al mondo!
Tanto più che la sua presunta frattura detta apparente tra la sinistra mondialista e la destra sovranista, si manifesta dappertutto nel mondo in modo però verticale: nella società degli Stati Uniti tra repubblicani e detti liberali, così come nel troppo stupendo Stivale bagnato da quattromila chilometri dal mare più opulento e fortunato in cui si specchiano anche le montagne più alte del Vecchio e glorioso continente. I cosiddetti detestati populisti di destra e materialisti sedicenti di sinistra, così simili nella loro indole all‘Europa intera così segretamente ammirata e eternamente seguita da tutto il mondo, malgrado le attuali apparenze sono umani e troppo umani da non poter non essere i genitori del pianeta. Da sempre tenuti a modello anche nei lontani Paesi in dittatura ormai classica, come la Cina dove la vittoria degli stessi mondialisti è ora prodigiosamente e provvisoriamente assicurata dall’alleanza tra il partito dei materialisti dispotici e – molto sorprendentemente – il fantasma del cattolicesimo, ora mediatizzato dell’attuale Pontificato.
Peraltro questo mondialismo, vale a dire il nuovo e tanto sperato e costruito potere totalitario a livello planetario – come già all’inizio della prima guerra mondiale anche parzialmente finanziata con le sue banche massoni anglo-occidentali – sosteneva sia il comunismo che il nazi-fascismo, sempre concepiti e generati dal nord, sebbene alle loro prime armi moderne. Era il tempo, ci si ricordi, di Trotski che era arrivato in Russia col finanziamento a favore della rivoluzione bolchevica con i 40 milioni in oro, prima guerra mondiale in corso,  provenienti dalle banche americane…

Le due guerre mondiali come una sola guerra civile planetaria (Nolte) per distruggere la civiltà cristiana e installare lo statalismo al posto della supremazia globale anche pubblica di Dio.
La sedicente deideologizzazione del mondo era ben iniziata con la realizzazione, soprattutto sul teatro europeo, delle due grandi guerre mondiali costituite dai conflitti di massacro, durati dal 1915 al 1945 in una sola carneficina in cui le centinaia di milioni di morti erano più del 90% tra le popolazioni civili. Il tedesco Ernst Nolte, studente universitario di Heidegger, l’aveva definita una «unica guerra civile». L’ho potuto scoprire veramente molto tardi, così genialmente formulata dallo stesso storico molto visionario, ad un congresso dato a Trieste all’inizio degli anni 2000, dove mi trovavo per dare una conferenza professionale all’Istituto locale per traduttori e interpreti dell’Univesità, sulla trduttologia applicata… Bisognava distruggere ancor più – e la cosa è ben riuscita – la civiltà cristiana (soprattutto cattolica) con la devastazione totale, innanzitutto, dell’Impero austro-ungarico (erede del Sacro Romano) e direttamente del Regno del Vaticano col risorgimento.
E poi appena  di seguito, dell’Impero russo anch’esso monarchico compresi, quello della Cina e del Giappone.  La guerra civile era planetaria! Tutto il ventesimo secolo fino all’orrendo Olocausto soprattutto giudaico ha portato a compimento così il progetto della Morte di Dio, anche in pratica, nelle massime istituzioni storiche del mondo. Lo sradicamento di Dio e della Sua metafisica dalla vita almeno pubblica  – dal Regno Pontificio fino al Giappone – s’è realizzato, si può dire, nel secolo di tutte le maledizioni volute dall’uomo ateo. Quindi malvagiamente totalitario da parte dell’umanità «finalmente ‘liberata’ e con la sua ideologia prediletta infine detta ‘autonoma’ scaturita dal Rinascimento e dall’Illuminismo»! L’unificazione dell’Europa, con il passaggio dalla religiosa e cristiana Comunità europea all’attuale miscredente e laicista Unione europea, è stato il compimento di questo progetto di totale spappolamento e decostruzione delle basi di tutta la civiltà cristiana, cominciato con il doppio scisma protestante, l’anglicano e il luterano.
La restaurazione della civiltà fatalista pagana, quella gnostica che aveva sempre costituito la sostanza della barbarie con quasi due millenni di lotta al cristianesimo, è così giunta al completamento con la quasi esplicitazione totale della civiltà anti-religiosa e selvaggia, del mondialismo ecumenico nei contenuti,  benché borghesemente civici e formalmente educati, che ci stanno cercando di installare definitivamente. E questo, quasi a totale insaputa delle ignare e generalmente sempre più abbrutite popolazioni. La lotta anti-sovranista ne costituisce l’entrata nello stadio finale, anche se quasi tutti i politicisti ne sono perfettamente, oppure più o meno, inconsapevoli.

Il problema di tutti questi politicanti attivi, intorno al quale essi corrono instancabilmente senza saperlo, è il fatto che hanno tutti perso il loro senso umano divenendo nichilisti e massificati.
Gli operatori della « res pubblica », della cosa pubblica, cioè gli uomini politici della nostra epoca, hanno un problema centrale appena più grave di quello dei loro omologhi di cinque secoli fa.
L’uscita, del resto lenta e progressiva, dalla cultura del Medio Evo, compatta e armonica, poneva loro almeno il costante dilemma, lo stesso all’incirca dell’attuale : oggi si esce di fatto dalla molto postmoderna delusione nella quale si è sperimentata l’inconsistenza inane di sperare nel cosiddetto «benfondato» laicismo ideologico che era già prospettato all’alba del sedicesimo secolo. Ma almeno, allora si aveva ancora parecchia speranza di una possibile riuscita (malgrado l’evidente infondatezza teorica della visione antropocentrica). Oggi, dopo un mezzo millennio, non si ha nemmeno questa speranza molto razionalista e anti-teoretica come all’era delle « magnifiche sorti » promesse dai politici e filosofi nell’epoca delle scoperte di nuovi continenti. Non esiste infatti ai nostri giorni alcun autentico nuovo Machiavelli che possa compilare un nuovo programma veramente strategico come quello del libretto parecchio datato e intitolato «Il Principe» dal grande politologo fiorentino. Attualmente, si cerca di compensare al pensiero progettuale con un attivismo acefalo dove l’orizzonte è riempito dal perseguimento cieco del potere economico. Anche al prezzo del politicismo. Se c’è una parola che è praticamente sparita, è il termine «dimissioni»: l’idea del prestigioso cittadino romano Lucius Cincinnatus, il console «contadino», che dopo il periodo prestabilito di pieno potere pubblico al servizio totale dello Stato, ritorna al suo lavoro abituale e in anonimato di agricolo molto felice, ebbene questa idea non esiste purtroppo più. Una volta che si è conquistato il potere detto politico, anche se si è stati completamente privati di ogni significato come nell’attuale parlamento europeo, questi attuali uomini politici si aggrappano ai vantaggi economici incomparabili della «poltrona» acquisita, come se fosse senza alcuna alternativa possibile. Si è ormai al colmo dell’assurdo insensato. Il livello carrierista di corruzione e di abbrutimento più elevato è stato così raggiunto. Eppure questo tipo abominevole e disprezzabile di umano è ora tranquillamente abituale nella categoria dei nostri eurogovernanti!
Era in effetti l’obiettivo dei mondialisti da secoli: che ci si ricordi dei propositi espliciti dei massoni di qualche secolo fa, in cui perseguivano già la passivizzazione delle popolazioni al livello più elementare e al massimo manipolabile. È quindi per difetto, in modo quasi nascosto, che le elite internazionali del mondialismo siano pervenute a dirigere le dette « istituzioni » che ci riducono alla finalistica schiavitù volontaria. L’imposizione implacabile del mondialismo, sebbene ancora a venire, non totalmente anche se ben incipiente, è il più riduzionista e anti-umano mai esistito e immaginato: è in tal modo che ci si sta conducendo!

L’imperativo categorico che riunisce tutti è che si desidera essere esclusivamente moderni, ma con l’esito di diventare modernisti senza alcuna strategia al di fuori, va da sé, dalla mondializzazione.
Allo scopo di realizzare pienamente questo progetto di passivizzazione totale e massimamente masochista nella « felicità coatta » (almeno nelle intenzioni dei marionettisti), bisogna in supplemento che le masse abbrutite, di cui parlava approfonditamente lo spagnolo OrtegaY Gasset già negli anni ’30 del secolo scorso, siano attivamente convinte che i loro destini possano sicuramente assicurare le «vette della felicità»! La sedicente modernità di questo progetto non può essere che indicata come ideale ideologia suprema da raggiungere pienamente. I mondialisti, ormai percepiscono questo riduzionismo estremo come la demente teleologia paradisiaca possibile all’uomo reso massa, anche modernista e involontariamente comico dotato di cosiddetto «buon senso» sovranazionale e anti-sovranista. Quello stesso il cui concetto di libertà è minimizzato e ridotto al poter fare ciò che si vuole (o piuttosto, pensare di fare ciò che si voglia) a condizione che il limite sia determinato dalla frontiera della maggioranza consenziente degli elettori. E non dalla Verità nella sua ovvia naturalezza.
Tale  frontiera è anche indeterminata per definizione nell’affermazione dell’accennato diritto all’utopica «felicità senza libertà». Così come è prestabilito nella costituzione americana: meno folle, in ogni caso, di quella già predisposta europea. Questo principio non può che diventare totalmente totalitario e portarci completamente e sempre più, nella demenza quasi inevitabile. Il cui scopo, nel migliore dei casi, è di convincerci tutti che il mondialismo stesso è la sola soluzione umana possibile: una evidente follia.
Il mondo a rovescio, dunque, con tutti convinti – va da sé e pure coatti – di essere diventati dei  grandi Napoleoni da manicomio e che i veri matti siano quelli che pregano consapevoli della loro creaturalità. E che sono credenti nell’eternità o nel Corpo Mistico della Chiesa. Oppure, come lo diceva il genio di Chesterrton, che l’erba è di colore… verde. Così, si ha che il molto normale è dato dal modernismo; mentre è reazionario invece la semplice modernità. Nello stesso sarcasmo, in supplemento, si ha che la strategia è sistematicamente demente mentre la cosiddetta concreta tattica è – in  ogni caso ! – intelligente; o che la virtù e la santità non sono altro che per i pii imbecilli, e l’edonismo narcisistico per gli astuti furbi… Non si capirebbe in effetti il perché nel 1966, ad un anno dalla chiusura dell’ultimo sciagurato Concilio e due anni prima dalla promulgazione della miracolosamente molto ortodossa enciclica in contro-corrente «Humanae vitae» di Papa ora beato Paolo VI, lo stesso pontefice ha deciso decaduto, molto modernisticamente  senza alcuna motivazione (!), il provvidenziale «Giuramento anti-modernista» di  Papa san Pio X. Il quale, già nel 1907, lo aveva pubblicato profeticamente prevedendone una sempre più benefica indispensabilità!

Da dove viene questa visione iper-nefasta del modernismo fatalmente dispotico ? Essa deriva dal nuovo dogma laicista – anche nella Chiesa – che privilegia la volontà politicistica detta democratica della maggioranza quantitativa, piuttosto che la vittoria anti-statalista della Verità eterna.
Prendiamo un solo punto di riferimento: il «Principio di sussidiarietà» cattolico che è stato, di fatto, quasi eliminato progressivamente e che la stessa Chiesa attuale sembra aver collocato nella dimenticanza. Questa sparizione costituisce la causa più grave alla base di tutti i malori non solo economici della nostra era. Essa è conseguente a tutta l’ideologia statalista inutilmente inventata e che cerca ancora di rimpiazzare la divina Rivelazione anche dall’ottima salute intangibile di Dio e della Sua incarnazione Trinitaria : nel Mistero della Passione e Risurrezione! La cosa vuol dire semplicemente che Cristo è e sarà sempre il Re dell’Universo (almeno nel cuore dell’uomo). La cui festività conclude la liturgia della Chiesa da secoli, anno dopo anno. La celebrazione devota cioè della sola collaborazione alla Creazione divina che l’ontologia permette sempre all’uomo dedicato alla vera  ricerca del Dio vivente!  E questo nel processo créativo di cui Dio è naturalmente il supremo protagonista, va da sé eterno, in unità con gli uomini del Corpo Mistico e di «Buona volontà». Contrariamente a tutti i proclamatori della morte teoretica di Dio (da Spinoza a Hegel e da Nietszche a Hidegger), tutti concretamente e dovutamente sepolti e polverizzati nei secoli passati.
La sussidiarietà, così, è sempre ben viva, eternamente determinante in ogni caso nel Mistero della storia, per la libertà anche personale di ogni uomo. La sua superiorità, sebbene sempre comunque intellettualisticamente e reiratamente negata, rispetto al potere pubblico e alternativo dello Stato sempre più mondiale, è costantemente celebrata, anche se molto minoritariamente. E sebbene che le collettività sembrino pure aver perduto in modo scervellato le sue stesse tracce. Come pure appare smarrita persino la sua  esistenza nelle convulsioni delle «ricerche» degli uomini attualmente ed apparentemente accecate.

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