L’ecumenismo costituisce la falsificazione ecclesiale forse più mistificante. Esso ha contribuito al compimento della crisi identitaria della Chiesa cattolica nell’ultimo mezzo secolo. Il suo attivismo scatenato è stato paragonabile e proporzionale solamente alla mancanza totale del minimo risultato reale di avvicinamento tra le diverse religioni. Ma soprattutto, lo sforzo della sedicente «unità» con i detti «fratelli separati» si è concluso già nella devastazione e nella degenerazione del solo cattolicesimo. Il quale non ha fatto altro che aumentare la nullificazione della sua eterna, incommensurabile e intangibile Verità Unica: supremazia senza possibilità di mediazioni e di contaminazioni.

L’ottimismo infantile del Concilio Vaticano II ha aperto e accelerato radicalmente i processi fondati sulla parola più vuota di significato della nostra era detta moderna: il dialogo. Il cattolicesimo può veramente dialogare solo se è profondamente certo della sua propria identità trinitaria rivelata, esclusivamente salvifica e soprattutto dottrinariamente dogmatica della sua religiosità millenaria.
Sarebbe necessario riprendere tutta la grande tradizione della logica formale, ormai quasi persa, per la quale – ad esempio – la parola «dialogo» è stata svuotata di ogni suo senso, essendo che i soggetti, vale a dire le Persone, concepiscono lo scambio interlocutorio come una sorta di addizione al minimo  denominatore comune, naturalmente verso il basso. E non invece verso l’alto dove la Verità totale ed unica dovrebbe sempre predominare : la cultura contemporanea esclude l’esistenza di questa Verità globale e coltiva piuttosto l’idea di verità multiple, soggettive, occasionali e, per conseguenza, orribilmente relativiste. La discussione sedicente «dialogica» ipostatizza, fissa, come puro risultato quello appena della sua partenza: la sua molteplicità relativa, vale a dire quella dell’inutilità programmata! Infatti, il vero dialogo non può essere che teleologico (lo si ricordi come derivato dalla parola greca telos che significa «finalità»), naturalmente condivisa veramente tra i detti dialoganti. Ma, allo scopo che almeno la comunicazione possa installarsi, bisogna innanzitutto che l’identità individuale e collettiva siano ben riunite e rese esplicitamente operative in una realtà interlocutoria fondata sull’ascolto reale e reciproco… Invece il sedicente ecumenismo è di fatto basato – se non teoreticamente almeno praticamente! – sul fatto che si debbano fare piuttosto concessioni verso l’altro e non decisamente verso la Verità unica e supposta comune; che si debba cioè tagliare la pera a metà, molto prosaicamente! Da cui il fallimento corrente del sedicente «dialogo»: da più di cinque decenni.
Ora, siccome il cristianesimo cattolico è la sola religione che originalmente suppone veramente l’unica  Verità eterna nella sua tradizione classica, tanto più trinitaria ed ecclesiale (quella annunciata dalla Rivelazione e fondata sul Magistero della Chiesa sempre aperto all’approfondimento, se necessario, e non alla sua totale contestazione esplicita o implicita), siffatto dialogo non può che concludersi nella del resto prevedibile nullità. Non a caso, gli ecumenisti hanno anche abolito il termine «proselitismo» come non ecumenico. Ma in modo tassativo solo per il cattolicesimo… La sola religione così ad essere sottoposta ai danni conseguenti a codesta lunga pratica sterile, è naturalmente la cattolica. La quale ne è stata la proponitrice. Essendo le altre più o meno concrétamente relativiste e molto dogmatiche, anche senza dirlo. E, in sovrappiù, molto interessate alla loro propria visibilità mondana e internazionale.

L’idea stessa di ecumenismo deve prendere atto attivamente del progetto ora vincente del mondialismo gnostico, fatalmente fagocitante quella del sincretismo religioso che, sulla base del diabolico progetto secolare massonico e attualmente onusiano planetario, sta realizzando il regime più totalitario e laicista della storia. In luogo di promuovere detto ecumenismo, che mai ha fatto parte della tradizione ecclesiale né evangelica, dovrebbe piuttosto opporcisi energicamente.
Il cattolicesimo si è così reso colpevole di questo inutilmente rischioso, illogico e avventuristico progetto. Si è reso colpevole di questa azzardata vicenda avventurista, fondamentalmente cieca malgrado l’immensa cultura molto sapiente della teologia e della storia della sua Chiesa.
Anche la realistica saggezza proverbiale di Papa san Giovanni Paolo II ha potuto essere deviata dall’ottimismo ambiente che aveva conquistato il mondo ecclesiastico all’inizio del Pontificato di san Giovanni XXIII. Quest’ultimo aveva autorizzato il cardinale francese e russofono Tisserant a concludere molto superficialmente un accordo a Metz, prima dell’ultimo  Concilio, con il Soviet Supremo dell’epoca. Esso perseguiva l’obiettivo di ottenere l’autorizzazione al… permesso per prelati e preti  ortodossi russi, sotto il regime dittatoriale comunista, di partecipare all’océanica assise cristiana romana.
La contropartita di questo accordo era il fatto di rassicurare gli astuti comunisti di Mosca (ma non solo) che, durante il Concilio, la parola comunismo non sarebbe mai pronunciata, né trattata : così il più diffuso e cruciale problema per il quale tutta la religiosità ha sofferto nel mondo, per tutto almeno il ventesimo secolo, non sarà effettivamente nemmeno toccato in tutto il Concilio, già falsificato dall’inizio!
In tal modo, si era dimenticato, secondo la regola già modernista che doveva diventare un postulato permanente, che Pio XII aveva scomunicato il comunismo appena un po’ più di una dozzina d’anni.
Ma ancora più grave – se così si può dire – l’ottimismo fiducioso e rassicurante dell’epoca aveva fatto dimenticare che i massoni, a loro volta, perseguivano sempre più il loro progetto, senza alcun ostacolo, di mondialismo sincretico planetario, come pure sempre nella loro tradizione, dispotica sempre peraltro al loro ordine del giorno internazionale, anche attualmente. Essi avevano incamerato, infatti, meno di una quindicina d’anni prima la legge universale dei « Diritti dell’uomo », laica e laicista (sottilmente antiumana e soprattutto anticristiana) che avevano desiderato e rincorso da secoli. E avevano già messo in cantiere – dopo il Congresso delle Nazioni totalente diretto dai responsabili delle loro logge internazionali – la Comunità europea che doveva essere chiamata, molto più tardi, Unione Europea. L’organismo attuale cioè dalla dimensione mondiale in grado di sostenere, apparentemente, il progetto onusiano del totalitarimo più potente detto « mondialismo gnostico ».
Nella leggerezza spensierata tra le più ingenue, credule e sempliciotte, il detto « Papa buono » e ora santificato canonicamente, aprì il solo Concilio della storia non dogmatico, mutilato e solamente creduto «pastorale». In realtà molto modernista sia nelle sue premesse che nei suoi documenti preparatori in disaccordo con ciò che il Vangelo aveva messo ben in guardia : la mentalità del mondo.
Un nuovo linguaggio ecclesiastico era nel frattempo sorto. Quello «rivoluzionario» antidogmatico basato sull’ambiguità. Siffatto linguaggio rimpiazzerà quello rigorosamente univoco e chiaramente significativo che aveva fatto suprema la tradizione della Chiesa cattolica. Ogni rivoluzione è produttiva, in effetti, del suo linguaggio di riferimento. L’epoca ateista e piuttosto panteista (ecologista) che si sta ora vivendo – e che domina sempre più nella nostra sciagurata era – poteva solo produrne uno. Che ci si ricordi il caso di Pio XII, il Papa più calunniato, al quale si era già proposto di proclamare aperto il Concilio «inventato», subito dopo e alla sua morte, dal successore Papa santo Giovanni XXIII. Così il Papa dell’assistenza agli ebrei e antinazista, aveva rifiutato di aprire detto Concilio, quasi una decina di anni prima, temendo molto opportunamente le ragioni per le quali si è poi dovuto constatare, con sorpresa, un risultato che aveva sconvolto persino Papa Montini. E di totale rottura e non di continuità con tutti gli altri nella storia cattolica.

Il modernismo eretico, nel quale sono impantanati maggioritariamente i cattolici postconciliari, e che costituisce il contenuto dell’attuale crisi ecclesiale mondiale (a l’eccezione del consenso), è la patologia di agonia che bisognerebbe fosse interiorizzata soprattutto da parte del clero bergogliano. È un diabolico problema quello di creare una religione (anche di dirigercisi all’incirca e in modo intermittente) : progetto proprio e da sempre della religione dell’anticristo!
Anche san Gionanni Paolo II, tra le sue finalizzazioni dottrinarie molto necessarie e ben cattoliche del suo lungo Pontificato, aveva realizzato molti viaggi nel mondo il cui lo scopo era anche quello di avvicinarsi alle altre religioni. Quante volte lo si è visto chiedere perdono a tutti questi capi religiosi per una ragione o per l’altra, senza alcuna reciprocità anche solo preliminarmente simbolica… Pure se si è cimentato costantemente a resistere al modernismo di massa della sua Chiesa, l’inefficacità alla marea montante del  «pastoralismo» ormai irrefrenabile si è reso comunque evidente…
I risultati contro il comunismo, di cui era stato prima un protagonista assoluto già in Polonia, avevano un po’ nascosto la nuova – se si può dire – pratica ecumenica : soprattutto ad Assisi, con il contributo permanente dei Francescani. Il lato oscuro del suo Pontificato si racchiude piuttosto in questa deriva. Ed è a partire da questa esemplificazione ambigua, che Papa Francesco ha potuto legittimare la partecipazione anche alle «festività» (!) in Svezia, con i luterani. All’anniversario del mezzo millennio del protestantesimo. Per non parlare della scandalosa esposizione in Vaticano della statua di Lutero stesso, dopo che il Concilio di Trento l’aveva debitamente destinato naturalmente all’inferno !
Questa infedeltà flagrante e clamorosa alla tradizione magisteriale della Chiesa è diventata, come già visto, una norma attualmente ben seguita.
Per fare un altro esempio, che si pensi à mondignor Paglia, uno dei più vicini collaboratori e all’unisono dell’attuale Papa.  Nella neolingua tipica del modernismo ormai in vigore, ha dichiarato in modo emblematico: «Se la religione cattolica è l’unica e la vera, la cosa non vuol dire che le altre siano false»! San Tommaso d’Aquino si è girato, col suo scheletro naturalmente, nella tomba.
Degli ebrei talmudisti, i nemici più giurati del cattolicesimo, parlerò in un’altra occasione. Per il momento che ci si ricordi della definizione esatta da parte di Papa Vojtyla ma anche molto generosa e restata senza alcuna reciprocità : «Gli ebrei, i nostri fratelli maggiori» !
Quanto ai musulmani, forse l’ultimo scandalo più famoso è stato con la firma (!) ad un compromettente protocollo (condannato da molti teologi cattolici) con uno dei leader, sempre contestato dagli islamisti storici stessi, ad Abu Dhabi !
Nella continuità, invece, questo Papa sinistroso e definito «principe del bipensiero», ha fatto anche peggio che certi suoi predecessori i quali si sono accordati in modo limitato, puntualmente con gli ateisti sempre europeisti mondialisti, soprattutto italiani. L’infame ignomigna continua da anni, ancora ai notri giorni, essendosi il Pontefice dichiarato a favore dell’immigrazione selvaggia e clandestina dei popoli (di preferenza islamisti!) manipolati e resi schiavi dai trafficanti di esseri umani e delinquenti assimilati. Popoli costituiti in larga parte da sedicenti in fuga da guerre più o meno fantomaticamente terminate (in realtà, si è calcolato, pure al di sotto del 10% del totale) per approfittare, come minimo, del welfare peraltro totalmente impoverito, concretamente diventato un miraggio e in piena crisi economica di tutta Europa. Ora anche massimamente martoriata dalla pandemia coronavirus che ha già vanificato le già residue possibilità precedenti di integrazione europea degli immigrati… Ma, in realtà, a scapito della sola Italia (o quasi) in quanto gli altri Paesi europei del nord, sebbene mondialisti e sinistri del terzo millennio, in maggioranza elettorale anche apparente, hanno sigillato da anni sovranamente le loro frontiere!
Papa Francesco, completamente sganciato dalla realtà e fanatizzato (sì, sì, che ce lo si dica se lo si ama in verità e petrinamente!) dalle sue ideologie anticattoliche relative alla sudamericana «teologia della liberazione», invoca totalmente in maniera impertinente, i principi evangelici di Carità. Peraltro giustificativi della cosa, mentre gli stessi principi cristiani sono rivendicati, da anni, dai vescovi dei Paesi di partenza, restati solitari e senza replica! Questi hanno sempre condannato ogni emigrazione. A causa della sottrazione parassitaria delle loro masse giovanili, migranti e piuttosto mascoline (!), alla ricerca di uno statuto per loro totalmente illecito dal punto di vista storico.
Statuto che il mondialismo loro offre secondo la profezia dell’antecristo. E pure in ordine alla natura di peccatori oggettivi per le condizioni di vita immeritate, totalmente impertinenti e arroganti «esigite» da loro stessi. La Carità invece pretende anche l’ordine e la responsabilità attuatrice !
Il tutto in un Vecchio continente in crisi di denatalità criminale (aborti sempre delittuosi anche se depenalizzati e come contracezione immorale e anticristiana oltre che con l’edonismo antifamigliare). Ed in crisi economica dove l’emigrazione costa una piccola fortuna anche ai suoi protagonisti scervellati (attualmente quasi 10.000 euro!). Si tratta generalmente di sperduti e disorientati sul piano psicologico – ma non solo! –, spesso anche esplicitamente «personae non gratae», certamente a causa anche di ragioni inconffessabili. Una perdita di una piccola fortuna per i Paesi potenzialmente molto ricchi e considerati apparteneti al molto ormai trapassato « Terzo mondo ». Preghiamo !

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