Dopo la resistenza vittoriosa di tutti gli gnostici di sinistra nelle ultime elezioni, e dopo il disappunto nemmeno velato del Vaticano per la vittoria dei molto meno gnostici di destra in Calabria, giudicata «senza speranza», i cattolici italiani si confermano nella loro sostanziale irrilevanza politica senza nessuna strategia religiosa. Nella subordinazione alla gnosi pubblica più massificata

Il rafforzamento del totalitarismo gnostico di sinistra in un suo feudo storico è ora l’evidenza indiretta della dissennatezza politicistica di quasi tutti i cattolici : dal clero sinistrorso a quasi tutti i laici tradizionalisti, nel rifiutarsi a costruire il loro partito cristiano e rigorosamente fedele alla DSC
Si è comunque persa la bussola dell’Unità cattolica a causa dello smarrimento volontario del senso sacro dell’Autorità intangibile nella Chiesa. E, soprattutto, del Magistero almeno formale e rispettoso, oltreché sempre giustificato teologicamente ; e per questo, conforme anche alla DSC (Dottrina Sociale della Chiesa). Come infatti porsi l’obiettivo della propria unità religiosa, almeno operativa sul piano indispensabile sociale e pubblico, senza il riconoscimento esplicito, primordiale e centripeto, del Corpo mistico del Dio Trinitario nell’Adorazione Eucaristica? E nell’immensa ricchezza dello splendore della Verità Unica pubblica, insita nell’insegnamento del Cristo capo della Chiesa!
Siccome la Verità è e sempre sarà Una, il partito dei cattolici non può che essere unico.
Cosa afferma solennemente in primo luogo la DSC, sul piano politico? Su quello quindi specifico e proprio del suo Dicastero: «Il cattolico non va nemmeno a votare  – afferma  solennemente nella sua dottrina eterna – senza la presenza sul mercato politico del  Partito Unico e laico dei cattolici, rigoroso rispetto ai ‘principi non negoziabili‘ ». E in grado di accomunare i cattolici tra loro e pure agli ‘uomini di buona volontà’, amanti almeno della razionalità intrinseca al Naturalismo.
La cosa indica chiaramente l’importanza primaria e preliminare dell’autentico partito dei cattolici.
Il gigantesco problema attuale è però costituito dal fatto, tragicamente e a priori maleficamente divisivo, che i vertici della Chiesa non credono più indefettibilmente alla semplice filosofia naturalista e nella Tradizione eternamente veritativa del suo Magistero (peraltro sempre perfettibile nella sua intrinseca e costante Verità). Tutti questi problemi e lacune costituiscono i primi punti in negativo del modernismo cui si è votata la Chiesa dell’ultimo Concilio e, soprattutto, dell’attuale Pontificato di Papa Francesco. In sovrappiù, si è ora accelerata la velocità, secondo siffatto modernismo ancora re-installato e rimesso in  auge con il Vaticano II e, in modo particolare, con questo Pontificato cosiddetto e sedicente pastorale. Così tutto il patrimonio del Magistero ecclesiale sarebbe  abusivamente diventato «in divenire», in continua trasformazione «creativa e progressista». Che i cattolici dovrebbero  letteralmente inventare secondo i loro preferiti e diabolici criteri «moderni» e del mondo! Tutta la continuità storica della Rivelazione e del Magistero ecclesiale è stata così radicalmente attaccata. Come non constatare allora lo stato di apostasia scismatica incipiente e, nel contempo, rimanere «semplicemente cattolici» nella Chiesa ?  Con i suoi attuali vertici già quasi tutti scelti secondo i criteri del modernismo dell’eterna eresia resa classicamente e incondizionatamente conforme alla sempre eterodossa mentalità del mondo ? La Dottrina Sociale della Chiesa, giust’appunto, si occupa specificatamente e rettamente di questo problema cruciale e oggi centrale, di reale e strisciante eresia.
La prima divisione nella Chiesa, che induce tutte le disobbedienze, anche quelle legittime e doverose, è sempre determinata dal porsi del Papa in modo non cristocentrico e non petrino: cioè senza la preoccupazione primordiale e pontificale del «Non possumus», imperativo e tradizionale della fedeltà alla Verità e alla Fede.

Ma cos’è in realtà la gnosi moderna anchesì cattolica ? Il connubio innaturale tra il modernismo  dell’ateismo statalista con il cattolicesimo pontificio ora anche eterodosso nel relativismo
Dalla fine del Medio Evo, l’intellettualità ha iniziato a preparare e a motivare il proprio divorzio detto cognitivo dall’immensa saggezza e sapienza magisteriale del cristianesimo oltreché rivelata della Fede. Giungendo così già a negare la prevalenza di Dio sulla conoscenza unicamente e autonomamente umana : la gnosi! Fino ad eliminarne le basi divine e metafisiche praticamente in modo totale, anche se saltuariamente. Il laicismo, più o meno completo, ne è l’esito attuale sempre più escludente e in negazione esplicita della regalità inoppugnabile del Cristo Re nell’universo e nella storia. Come minimo questa eterna regalità suprema è stata abusivamente esclusa e negata totalmente, almeno dalla dimensione politica. E confinata, al meglio, nella sfera privata. Al punto che questa nuova falsa certezza si è infitrata anche all’interno della Chiesa, progressivamente da almeno il Cinquecento rinascimentale. E questo particolarmente in corrispondenza dello scisma protestante. Prima anglicano e poi, soprattutto, di Lutero con le sue ulteriori e fatalmente successive due centinaia di  sette «religiose» ora da loro chiamate… Chiese.
Il modernismo, vale a dire l’eresia del cattolicesimo influenzato dalla rivoluzione antropologica sostanzialmente ateista e da tutta la sua filosofia gnostica, ne è ora l’ultima espressione protestantizzante. Da quella dei primi cinque secoli della Chiesa fino all’attuale teoria razionalistica, solo apparentemente affascinante e alla moda anche del filosofo Martin Heidegger. Il quale ha quasi pervaso tutto il pensiero moderno. Rendendolo falso e sofisticatamente devastante: vedi il nefasto teologo eretico Karl Rahner, cioè il neo-gesuita tedesco suo seguace dall’università e prolifico affabulatore irreligioso (anche personalmente immorale, in quanto viveva pubblicamente, fino alla sua morte nel 1984, more uxorio con l’amante altrettanto tedsca).
Il modo con cui siffatta devastazione si realizza sempre più è l’utilizzo della sempre falsa filosofia gnostica e antiumana all’interno e in commistione con la teologia veramente cattolica, come struttura di servizio alla formazione stessa del pensiero. E videntemente nella medesima Chiesa e da parte dei prelati bergogliani detti sempre «cattolici», ma seguaci della perversa ideologia sangallese sotto l’eterodosso volere dei cardinali – trapassati o viventi – Danneels, Kasper, Marx e Martini (per citarne solo i principali). Anche per la ragione che si è diffusa oggi con l’attuale orribile nuova «teologia cattolica» della cosiddetta  Nuova Chiesa ranheriana. Propugnata dalla vasta tendenza dell’attuale pontificato verso il relativismo sincretico nonché riduzionista, molto massone e onusiano. Per cui, si attua oggi il cocktail continuo tra verità tradizionale ed eterna con la bestialità sempre più totalitaria e demente nel pensiero massificato (unico o liquido che si voglia definirlo).
Soprattutto nella prassi apertamente acefala dell’eterna gnosi generatrice della politica corrente.
Di sinistra naturalmente, ma anche di centro e di destra, sebbene in misura parecchio ridotta in queste due ultime concezioni politiche! Non a caso l’attuale pontificato di Papa Francesco si è schierato e si ripropone continuamente, in rottura con i Papi precedenti, almeno con gli ultimi tre,  del post-Concilio. Col cosiddetto progressismo gnostico e ideologico, oltreché intermittente rispetto al cattolicesimo autenticamente ortodosso e tradizionale.
Come ora realizzare l’unità distrutta dei cattolici con la sola preghiera in queste condizioni?
Problema non facile. E pure praticamente e apparentemente impossibile senza dapprima riconoscerne la mancanza dell’indispensabile principio di Autorità dipendente dalla sola Verità : cioè dal Cristo stesso con l’obbedienza alla Chiesa rigorosamente petrina e non solo papale, papalina o papista. Alla Chiesa quindi eterna fondata naturalmente sulla Rivelazione (terminata con la morte dell’ultimo Apostolo) e continuata dal Magistero infinito e globalmente infallibile nella grande Tradizione. Di cui la Dottrina Sociale della Chiesa, artatamente molto sconosciuta da parte anche della gerarchia ecclesiale, è l’espressione massima. La lotta ora della DSC  è così senza quartiere con l’idea della supremazia del modernismo gnostico attuale, e pure della sua esclusività, contro il Magistero di questo Pontificato detto ancora totalmente cattolico.
Questo modernismo gnostico mondano altro non è che lo statalismo, evidentemente non solo economico e soprattutto culturale oggi imperante. Di cui i partiti borghesi (tutti più o meno) sono i latori più diffusi. Essi sono quindi alla base dell’ideologia stradominante: siano essi di origine idealistico-marxista o laicistico-liberale. Siffatti partiti sono quelli per cui vota la quasi totalità dei cattolici, da circa un quarto di secolo, cioè da quando è stato dissennatamente eliminato il partito cosiddetto «cattolico confessionale» (l’ormai all’epoca già completamente secolarizzata Democrazia Cristiana). Da cui la comandata e indotta diaspora dei cattolici sottomessi all’insignificante marginalizzazione nei partiti gnostici i quali, va da sé, li strumentalizzano in modo beffardo.

Si è così giunti all’incitazione dei vescovi bergogliani per realizzare lo scisma tanto negato dai cattolici col rigore della supplicante preghiera, almeno formalmente obbediente in modo petrino
La cosa non deve meravigliare: il modernismo, ri-definito da san Pio X nella sua famosa enciclica del 1907 e nota sotto la denominazione La Pascendi, come «la sintesi di tutte le eresie» (dopo il casuismo del Diciassettesimo, e dopo quello combattuto di Pio IX nel Diciannovesimo). Anche il modernismo attuale che ha origine, da almeno mezzo millennio e fra l’altro nella tragica esperienza del protestantesimo, non si è privato della devastazione ultima di utilizzare la filosofia agnostica contemporanea a supporto della sua fatalmente perduta teologia veramente evangelica!
Come al solito, quest’ultimo modernismo si pone in posizione di entrista per modificare la Chiesa dall’interno. Trasformandola in modo «rivoluzionario» e non con una giustificabile evoluzione veritativa secondo la Grazia di Dio, rispetto alla santa ed eterna dottrina dogmatica della Scolastica tomista! Questa sempre erronea e abusiva tendenza a voler stravolgere dall’interno della Chiesa è ancor più incoerente con il profondo disaccordo con tutto il clero e i grandi prelati cattolici dell’Africa e del Medio Oriente che non finiscono mai di disilludere l’emigrazione verso l’Europa. E di porsene,  all’opposto radicale del Pontificato attuale, reiteratamente e irrazionalmente alla testa.
Ma poniamoci ora l’interrogativo messo in esame da questo post.   
Qual è questo « partito cattolico »? Esso è preliminarmente laico e naturalmente non laicista!
La cultura moderna è anche piuttosto incapace di formulare la differenza tra «laico» e «laicistico», tanta è la confusione ideologica accumulata e proveniente dall’illuminismo supremamente gnostico.
In Italia esiste da appena quattro anni un partito unico totalmente fondato sui  «principi non negoziabili»  rigorosamente fedeli alla DSC. Tutti i partiti detti borghesi sono invece completamente estranei e pure ignari a questa tematica. L’assurdo dunque è dato dal fatto che i cattolici detti residuali votino in massa e in maniera molto militante per detti partiti tutti fatalmente differenziati dal solo situarsi nell’area storicamente relativa della politica : principalmente di sinistra ma anche di centro e di destra. Vale a dire più o meno «fanaticamente» a sostegno della dittatura molto spesso totalizzante dello Stato e derivante dalla sua pretesa prevalenza su Dio.
Il processo di decristianizzazione delle società moderne, dopo alcuni secoli di meticolosa attuazione, soprattutto nel contesto occidentale della storica civiltà cattolica, fa in modo (riuscendoci fattualmente molto bene) che tutta questa analisi e valutazione non esista nemmeno più. Ragion per cui il neo-partito cattolico italiano fondato  nel 2016, denominato il Popolo della Famiglia, si confermi già ad ogni elezione ben al di sotto del l’1 per cento dei suffragi! Appena quindi al livello della neonatalità di un organismo politico senza troppe speranze di successo a brevissimo termine. Nell’era in cui tutta la politica, o quasi, si svolge nelle molto pleonastiche, mistificate e soprattutto superficiali trasmissioni televisive riduttiviste. E questo, malgrado i molto  residuali cattolici attivi e intensamente praticanti, appartenenti spesso a movimenti ecclesiali anche parecchio vivi. Ma che, pur non seguendo consapevolmente la mentalità massificata cui la politica si è consegnata ormai stabilmente, con molta tranquilla ignoranza votano e si candidano per detti sempre scellerati partiti. Linea politica questa, ora anche resa liquida dal complesso potere mondiale e dei suoi media tutti schierati. Il numero dei voti del partito laico dei cattolici teleologico e profetico, il PdF, ancora praticamente appena messo in vita e inevitabilmente anche in intuibile formazione e organizzazione in corso, non è lontanamente rappresentativo e proporzionale al numero dei cristiani attivi e tradizionalisti (secondo le leggi naturaliste del «lievito evangelico»).
E nemmeno si pone l’obiettivo di influenzare, in modo realmente critico e positivo, tutta l’area dei  cattolici «passivi», poco praticanti e ancora molto esistenti nella loro vaga identità, malgrado le scontate opinioni contrarie.

Non solo si son persi almeno quattro anni nella costruzione oggi complessa del massimamente urgente partito laico dei cattolici ma, sostenendo col voto queste formazioni di destra e di sinistra, si è avvalorata l’idea modernista e gnostica che il cattolicesimo non ha una soluzione unica, univoca e salvifica della cosa pubblica. E, soprattutto, si è rafforzata la tesi, erroneamente supposta cristiana, della molteplicità relativistica dei «suoi» partiti e delle «sue» linee politche
Occorre subito chiarire che la critica a siffatti partiti borghesi mette in evidenza l’inaccettabilità completa per la scelta, verso le formazioni di sinistra, gnostiche al massimo grado e intrinsecamente sempre dannose in quanto dotate di ideologie politicistiche particolarmente stataliste e quindi sempre e già sommamente dittatoriali. Per cui il voto dei cattolici a favore dei partiti di centro-destra ha molto contribuito alla conquista di reali libertà delle sociètà pur sempre solo democratiche. Mentre i partiti di sinistra, malgrado la loro apparente deideologizzazione, dopo l’avvenuta dichiarazione, dai tetti del mondo, riguardo al fallimento del comunismo a partire dall’’89, a causa della loro tendenza ideologica oltretutto trans-umanamente perversa, costituiscono sempre il più alto stadio di nefandezza pubblica e di supremo abbrutimento politico. L’assurda opposizione radicale al minuscolo partito Popolo della Famiglia si esprime con la più classica delle tecniche bellicose seguita fedelmente da tutti gli altri cattolici per anni. Si tratta della collaudata tecnica del  «silenzio»: mai parlarne per non dover motivare le (impossibili e comunque  inaccettabili) ragioni, del resto inconsistenti se non grossolanamente mistificate.
Peraltro, non si era nemmeno molto parlato, venticinque anni fa, intorno alle ragioni di aver messo in diaspora i cattolici regalati ai partiti borghesi ! Una della ragioni tuttora alla base e mai confessata è quella per cui il partito dei cattolici implicherebbe il fatto di farsi contare con i voti delle molte elezioni  mentre il cristianesimo militante è oggi ai minimi termini quantitativi. Meglio non farsi contabilizzare con misure in quanto minoranza, estrema minoranza.
Allora la Verità ? Se ne potrà sempre riparlare…
« Dopo la parola Dio – ripeteva spesso don Giussani che non aveva esitato ad allearsi politicamente perfino con Berlusconi pur di posizionarsi nel centro-destra! – il termine «libertà» viene prima di ogni altra parola o pseudo-concetto politicistico ». Soprattutto se si pensa che per il cattolicesimo, l’obiettivo della politica non è innanzitutto la democrazia (lo strumento!) ma, come non cessa di ripetere la DSC, è il «Bene comune» (il fine !). È per questo che risulta inconcepibile la scelta dell’attuale Pontificato di appoggiare la sinistra con tutte le sue criminali scelleratezze che hanno infestato e continuano a mutilare e ad handicappare – ancora oggi! – la vita pubblica e privata dei popoli. Ogni azione politica che non si pone l’obiettivo prioritario di liberare l’uomo è deleteria e da proscrivere, sempre e a priori. Come minimo, il risultato della sinistra è sistematicamente quello di installare una pesantissima cappa liberticida di burocrazia tecnocratica per l’abbrutimento e lo  sfruttamento del lavoro umano, oltretutto molto dispendioso.
In realtà, se i più numerosi e radicali laicisti si trovano sempre a sinistra, occorre mettere in evidenza che il laicismo è il prodotto primo della gnosi ed è quindi il nemico di Dio per antonomasia e particolarmente dell’Incarnazione. Lo spiritualismo ne è la forma gnostica all’interno della Chiesa !
Molti cattolici oggi, che anche votano indifferentemente per i partiti borghesi, ricordano spesso questo principio squisitamente cattolico, nella sua accezione sia salvifica che politica ed economica.
E ne fanno la strategia della loro linea di centro-destra comprensibilmente preferita anche a livello di massa, per cui con una Italia di destra si ha oggi un governo di sinistra. E nemmeno eletto.
Ma l’assuda e risibile pretesa dei cattolici in questi anni di influenzare detti partiti borghesi (concepiti come sempre nella bieca prassi e nemmeno teoreticamente motivati), mettendoli in guardia sull’orrore impervio riguardo ai principi della gnosi, è proprio nella definizione del soggetto che eserciterebbe, o dovrebbe esercitare, questa ciclopica funzione : l’individuo singolo!
L’illusione degli «influenzatori» – anche nella loro sommatoria aritmetica – non può che raccogliere la sconfitta che è impressa nella letale debolezza del soggetto-individuo e nella onnipotenza operativa del partito. Soprattutto oggi europea e mondialista.
Ed ecco invece che si capisce facilmente l’importanza cruciale dello strumento «partito dei cattolici» indispensabile per ricordare e veramente influenzare tutti gli altri oganismi politici correnti, secondo il famoso giudizio di Churchill, per cui la democrazia è il minor peggiore sistema politico finora trovato. Come si sa, è la forza fatalmente e banalmente quantitativa che muove la linea del proprio partito gnostico. Apparentemente, per il momento, non altro!
Anche l’analisi acuta molto cattolica di amici cattolici come Casadei su Tempi, o quella consueta molto intelligente e realista del grande «strano cristiano» Socci (come si era definito nel titolo di un suo libro di una quindicina di anni fa), appena esposta in due articoli (scaturite dalla «sconfitta» in Emilia e Romagna), non possono limitarsi alla dimensione personale e personalistica.
E il partito dei cattolici ? Pure Socci che ne aveva a lungo rivendicato da anni la necessità come urgenza da fondare, si è poi reso stranamente silenzioso sul tema così fondamentale. Sorvolando.
In realtà, salendo implicitamente, tutti o quasi di fatto, sul carro del vincitore dei partiti sovranisti e pertinentemente antieuropei, si è generalmente abbandonato in solitudine immeritato l’incredibile genio politico cattolico di Mario Adinolfi. Il quale eroicamente insiste alla testa del suo quantitativamente embrionale PdF. Rigoroso almeno quanto il partito Popolare di don Sturzo spedito però in esilio in Inghilterra un secolo fa dal suo clero romano. Proprio come sant’Attanasio, nominato molto dopo Dottore della Chiesa ! Ma naturalmente solo post-mortem, non meno di 1600 anni fa.

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