Perché le imposte aumentano sempre ? Cosa rivendicare ? L’ideale di riferimento è che lo Stato (minimo e indispensabile!) sia piuttosto finanziato dalla fiscalità sul consumo e non sulla base dei redditi: che si tassi soprattutto la consumazione e non il lavoro e il merito! Che si sia liberi cioè di creare la ricchezza senza troppo consumare (l’orribile sovraconsumo massificato!). C’è la regola dei sacrifici già ben conosciuta dei piccoli imprenditori, sempre più soli nella creazione di richezza materiale, culturale e spirituale

Perché si è confusi dal pensiero unico? Non si hanno più infatti ideali solidi nella Verità, almeno come criteri di giudizio! Chi è più importante e deve quindi prevalere, la Persona o lo Stato?
Ormai è un luogo comune: lo Stato è sempre più in larga prevalenza e dominio sulla Persona. La cosa non è altro che la derivazione della negazione dell’eterna e ontologica priorità di Dio, dunque dell’uomo (la Persona!) sullo Stato. Quest’ultimo deve invece sempre sottostare all’eterno umano, protagonista e libero, nella dipendenza e nell’unica appartenenza amorosa al suo Creatore. E verso il quale tutti dovranno inevitabilmente ritornare un giorno, così come, in un altro, sono totalmente e in modo involontario nati. Noi tutti! Anche millenni di tutta la civiltà, non solamente occidentale e cristiana, lo mostrano molto inutilmente e chiaramente. Così, affidare la diminuzione delle tasse ai parlamentari gnostici, politicistici e ideologici è oggi una illusione gigantesca e tragica, sempre culturalmente di sinistra che predilige sistematicamente lo Stato a Dio. E che costituisce storicamente il principale responsabile delle più gravi devastazioni umane. È sulla fiscalità che si fonda oggi lo Stato e non sulla società civile operosa. Questa funesta pratica non fa che continuare ad assicurare pure il debito pubblico sul gobbone totalitariamente delle future generazioni. Vale a dire l’aumento dei deficit più o meno falsificati per difetto (in nascondimento) dagli statistici statalisti: se non si aumentano le tasse, lo si fa – infatti – aumentando demagogicamente il debito pubblico, ben caricato d’interessi oceanici di cui mai artatamente si parla. Ed è in questo che è insita comunque la responsabilità delle popolazioni le quali, se non avvantaggiate economicamente dai programmi politici dei partiti da votare (di sinistra o di destra che siano), la loro scelta elettorale va al sempre “generoso” partito d’opposizione, in elargizione statale e statalista di turno. In realtà, il debito pubblico o le tasse non fanno che aumentare al solo vantaggio dei nuovi ceti finanziari creditori, sempre molto parassitari in quanto politicamente privilegiati anche ideologicamente. La cosa va da sé, ormai. Noi viviamo in un modello sociale fondato sul consumismo ancor più che sulla produzione: l’onore e la teleologia finalistica dell’uomo, invece, dovrebbero indurre a produrre più di quanto si consumi, o di quanto si possa legittimamente consumare. E questo, per il dovere riconoscente naturalmente verso il Dono gratuito della Vita e nei confronti del suo frutto, le generazioni seguenti.
La cosa soprattutto da più di mezzo secolo in cui si verifica nel mondo occidentale, generalmente in modo massificato ed immoralmente, l’esatto contrario. La prova, per esempio, può essere constatata  nel fatto che tutte le imprese producono a quasi la metà di quanto sono già capaci e pronte!

Non esiste sviluppo economico senza sviluppo naturale della natalità, perdipiù già dagli anni ’60 in deficit: ecco la semplice verità spesso negata, a causa della nostra attuale penuria occidentale
La conseguenza macroscopica di tutta questa ideologia perversa è il crollo pauroso delle nascite.
Così “bisogna aumentare al massimo i consumi”: affermano i grandi padroni finanziari internazionali.
I quali ci rendono, per conseguenza, anche diabolicamente infelici e insoddisfatti in ogni campo. Allontanandoci così, gnosticamente e in piena ideologia, da ogni Verità essenziale e di Salvezza. Peraltro, les masse in grave abbrutimento (ma non eternamente!) sono deviate massicciamente avendole provvisoriamente convinte pure di falsità storicamente ben provate: secondo cui, ancora per esempio, la ricchezza non è fondata – come sempre e intuitivamente esperimentato anche dal semplice contadino analfabeta  – sulla crescita primordiale della demografia. Vale a dire l’opposto dell’attuale denatalità progressiva e contro natura. E questo, già da sue generazioni. Gli esperti conteggiano a più di 2 miliardi nel mondo le non nascite: i primi non nati di mezzo secolo fa già sarebbero felici nonni di ragazzi ora anche entrati bene in produzione e attivi consumatori!
In effetti, come permettere una crescita economica – secondo quanto affermato all’incirca inutilmente da decenni da grandi economisti ridotti al silenzio o inascoltati (Gotti Tedeschi) – senza uno sviluppo demografico almeno proporzionale?
Eccoci quindi in crisi anche economica senza neanche possibili soluzioni a breve termine, a causa del sedicente edonismo (diventato sempre più straccione!) volendo evitare le nascite di bambini a un livello superiore al minimo calcolato dai demografi: 2,1 bambini per coppia, pure solo per riprodursi. Invece noi Occidentali, siamo drammaticamente fermi, da decenni, a 1,3 di media. E questo allo scopo di affermare le orribili falsità correnti: il potere e i loro lacchè (soprattutto la generalità dei giornalisti e i politici gnostici oltre che ideologicamente relativisti) lottano, da convinti vincitori, contro le verità. Verità riaffermate anche da molti scienziati anglofoni, nei tre ultimi anni. I quali si sono (infine) rivoltati alla dittatura degli assurdi e già smentiti malthusiani da due secoli, da parte della Chiesa. In che modo conducono ancora oggi questa lotta? Abitualmente ignorando l’oggetto della questione, non parlando del dibattito, pure attutitamente in atto, per soffocarlo del tutto. Obbedendo alla “voce del padrone”, in maggioranza dei loro editori al potere. Bisognerebbe invece affermare insistentemente e con lunga perseveranza, completamente tutta la verità.

I piccoli imprenditori, anche diventati grandi (quelli cioè che avevano iniziato nei garage dei loro genitori), lo sanno molto bene: per cominciare le loro imprese già bisognava fare sacrifici
La mitologia massificata pensa invece che i miliardari attuali, anche quelli che “si sono fatti da soli”, sono sempre vissuti con le disponibilità degli standard economici ultimi raggiunti. E dimenticano volontariamente i lunghi anni da loro trascorsi  nell’attiva “miseria economica artificiale” e nel rischio di fallimento sempre possibile: niente vacanze, consumo solo di sopravvivenza personale, indebitamento almeno familiare finalizzato al loro progetto di attività e totalizzazione completa nel lavoro. Senza contare le ore settimanali di impegno e di radicale fatica…
In mancanza progettualità e sacrifici, niente successo economico! E il progetto non deve essere forzatamente già grandioso: normalmente la magnitudine progettuale è progressiva e inizialmente sconosciuta quasi completamente. Gli inizi sono molto spesso, se non sempre, ciechi, fideisti e pure spesso sottoposti a insuccesso. Lo stile ideale generalizzato di vita consumistico e scervellato loro diventa così quasi sempre estraneo anche quando le loro condizioni economiche personali sono diventate, finalmente, ben cambiate ed anche a volte planturose. È una questione di sana mentalità imprenditoriale acquisita e nel frattempo anche diventata culturale nella sempre sana parsimonia.
In realtà, cos’è la vita se non una piccola o grande impresa di libertà creativa per ciascuno?
E, in ogni caso, indipendente e ben all’opposto della visione della squallida subordinazione passiva habitualmente acquisita perfino nella famiglia (consumista). Il potere detto capitalista è riuscito a creare una cultura esistenziale veramente neo-schiavista dove le masse “proletarie” di una volta son diventate anche senza prole, senza figli o quasi e senza vera famiglia. E questo allo scopo di illusoriamente consumare in modo indifferenziato, meglio e più. Questa condizione è conforme all’agnosticismo religioso (o meglio, irreligioso) con l’identità nel solo valore del denaro, il falso segno di una vita dispendiosa e eufemisticamente detta “confortevole”. Questa classe sociale statalista, veramente attiva con la frode clientelista, è divenuta corrente. L’idea fondante della cooperazione con la bellezza e il senso compiuto della Creazione da parte del Creatore, finalizzata all’esistenza piena di significato e di Salvezza per l’uomo, si è praticamente molto persa nell’ideologia mondialista massificata e pure panteista delle élite. Questa ideologia è stata analizzata mirabilmente già negli anni 30 dallo scrittore spagnolo Ortega Y Gasset (La ribellione delle masse). Tutta la civiltà occidentale, diventata o in via di divenire completamente secondo il modello di civiltà transumana planetaria, deriva da questa visione irreligiosa (dal latino religare, riunire insieme). Nella disarmonia di tutti gli aspetti dell’esistenza nei loro rapporti reciproci. Non è un caso se i partiti politici occidentali sono tutti politicistici, falsamente gnostici ideologicamente e senza vera strategia globale ed economica. Salvo quello del Popolo della Famiglia che non ha avuto ancora, va da sé, il più piccolo “successo” elettorale, dopo tre anni dalla fondazione se non di tipo teoretico, dottrinario e programmatico: seppure essenziale! Questi partiti borghesi, anzi piccolo-borghesi, sono solo opportunisti e tutti legati alle pratiche dell’antipolitica nichilista.
E questo, anche sul piano della vera politica economica:  al meglio e in generale, si tratta della  conseguenza da una strategia di predazione o pure di sottomissione anche nella ribellione.
È per questo che le spese degli Stati sono diventate demagogicamente e systematicamente superiori alle entrate: da cui i deficit per le generazioni future oppure le tasse per quelle attuali.

La creazione della ricchezza è sempre precedente alla sua possibile distribuzione e dipende fatalmente dalla creazione e dalla spiritualità propria dell’unica religione salvifica: il Cattolicesimo
Produrre la ricchezza, vale a dire veramente lavorare, è in effetti la prima, unica nella sua essenzialità e la più inaggirabile vocazione umana. La Creazione non è assolutamente terminata una volta per tutte, essa continua sempre ed eternamente come risultato della collaborazione permanente tra Dio e l’uomo. Tutta la superiorità della civiltà ben trascendente occidentale e cristiana in relazione ad ogni altra cultura, è conseguente da questa verità ontologica, naturale e teleologica. Essa è talmente universalmente spontanea che l’uomo l’ha pure paradossalmente dimenticata o ha tendenza a rimuoverla. Come se la legge naturale e razionale  – in sovrappiù – non avesse nulla a che vedere con il Cristianesimo: la cultura cristiana si è così e in gran parte perduta nella coscienza pubblica, sotto l’azione irreligiosa dell’ateismo e del laicismo progressivamente scatenati. Diventati anche totalitari ai nostri giorni. E questo, già dai secoli detti del Rinascimento, la cui vitalità e ricchezza non potevano essere che il portato dei secoli calunniati “oscurantisti” del Medio Evo.
Dove la calunnia anticristiana era stata messa in moto da tutti i miscredenti storicamente ignoranti e materialisti tuttora in auge. È questo pure l’effetto del Leviatano, il libro della metà del Diciassettesimo, del britannico Thomas Hobbes, che s’è strutturato ideologicamente e in piena esplicitazione secondo la critica gnostica e modernista, nei confronti della società teocentrica.
E questo al fine di appiattirla al livello superficiale e pseudo-moderno antropocentrico che celebra la nuova mitologia della supremazia assoluta dello Stato sulla visione soprattutto cristocentrica (oltre che in rapporto alla Bibbia nel libro d’Isaia, dunque sulla Persona). Da allora si è progressivamente parlato della Giustizia dissociandola, fino a separarla completamente dalla coppia simmetrica e indivisibile Dovere-Diritto. Il politicismo ideologico sedicente moderno si fonda ora solo sul diritto mutilato della sua sorgente essenziale: il Dovere! La decristianizzazione, con al centro il Cattolicesimo, è stata realizzata con la diffusione ribellista della cosiddetta civiltà dei diritti infondati e handicappati.

L’idolo Stato ha così sostituito il posto supremo del Creatore fino ad eliminarLo totalmente: da allora, lo statalismo si è mosso verso il totalitarismo attuale, ormai presentato senza vergogna
Ecco dunque perché les tasse e la menzogna pubblica non fanno che aumentare, se mai questa tendenza fosse stata sempre assente. La creazione della ricchezza non può che prodursi – va da sé –dopo essere stata concepita naturalmente dal dovere primario del lavoro. Realizzato ben all’interno dei duri e ormai apparentemente segreti sacrifici, con il capitale umano (soprattutto di saper fare e voler fare) oltre che tecnico (di diffusa tecnologia)!
Questi sacrifici sono resi tanto più gravi che la tassazione sulle attività è diventata fatalmente insopportabile a causa della celebrazione dell’assurdo e sempre sommamente eretico statalismo.
Peraltro il personale necessario al suo funzionamento è, in sovrappiù, pure volontaristicamente parassitario e molto costosamente abnorme! Tutta la libertà individuale e personale rubata alla prevalenza di Dio e non solo morale sullo Stato perdipiù statalista è, va da sé, rimpiazzata dall’ingerenza del correntemente detto Stato Provvidenza. Così “religiosamente” aggettivato nell’ironico involontario e, non a caso, nel puro assurdo! Il pensiero unico mondialista, onusiano-massone oppure “europeista” attuale, che ne rappresenta l’ideologia idolatra, si diffonde inevitabilmente rendendo schiavizzate e schiaviste le masse già ben abbrutite contemporanee: esse sognano solo, al meglio, di essere salariati in un posto pubblico fatalmente e scandalosamente reso privilegiato. I funzionari pubblici, indipendentemente dal fatto che siano operai, impiegati, manager o politici – sempre in grande sovrabbondanza rispetto ai lavoratori del privato che devono mantenerli con la loro fiscalità immancabilmente ingiuste – sono diventati, nell’ultimo mezzo secolo, una nuova classe sociale preponderante a sostegno dello stesso orribile statalismo mondialista. Anche sempre più dispotico e antidemocratico.
Chi paga tutto questo mastodontico spreco perverso, immorale e abbrutente?
Soprattutto i piccoli imprenditori, che sono naturalmente sempre unicamente dipendenti dai mercati i quali comperano i loro prodotti e i loro servizi, a condizione però della loro supposta e certa qualità, soprattutto della loro competitività economica. Di cui gli imprenditori sono i creatori ad ogni costo e che devono inevitabilmente produrre e assicurare con il loro sudore, dopo aver sostenuto il pagamento delle loro immense tasse e contributi. E i grandi imprenditori? Essi quasi non se ne accorgono sul piano personale, nella loro molto relativa abbondanza attuale di guadagni. Allorquando non incorrono anch’essi nei tragici fallimenti. Anche se sono protetti dalla politica radicalmente statalista e ad essa, in genere, lettereralmente venduti.

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