Come si concilia, nella Chiesa cattolica, la contestazione dell’eresia modernista dell’attuale Papa e dei suoi numerosi prelati, con la rassicurazione della sacra unità ecclesiale antiscismatica? L’indispensabile preghiera nella santa Messa dell’”Una cum” e la radicale differenza tra l’obbedienza “petrina” rispetto a quella solo “papale”

Il capo della Chiesa è Gesù Cristo. Il suo Vicario su Terra non lo è se non in perfetta obbedienza alla Verità della Dottrina evangelica e della Tradizione del Magistero eterno, per il Deposito della Fede
Il modernismo – diceva san Pio X nella sua rigorosa enciclica del 1907 “Pascendi dominicis gregis” – è la sintesi di tutte le eresie”! Già Pio IX aveva combattuto valorosamente contro il casuismo e il modernismo mezzo secolo prima. Ma, si sa, le erbacce ricrescono. Tragicamente, questo pontificato ha già portato una gran parte dell’attuale residua Chiesa contemporanea in una protestantizzazione, naturalmente sempre eterodossa, molto avanzata e non detta. Essa è in perfetta coerenza con le profezie annunciate nelle apparizioni della Vergine Maria (soprattutto a Fatima) e in via di puntuale e progressivo avveramento. Anche a causa delle potenti azioni gnostiche e massoni, mai interrotte, a partire dal Rinascimento. Non farò più qui la storia dell’eresia – già trattata in questo blog – di Papa Francesco, il quale non fa altro che manifestarsi attivamente in modo nefasto, praticamente quasi tutte le settimane: la prossima tappa, già clamorosa, sarà il Sinodo dell’Amazzonia, come abitualmente ben organizzato e preparato nella pratica più eretica. E tra le già rese inutili proteste dei fedeli che denunciano il devastante inseguimento delle concezioni transumaniste proprie del mondo.
Il problema posto a tutti i cattolici semplicemente fedeli – come me, credo – è in qual modo non diventare banalmente scismatici e restare solidamente devoti ai principi immutabili del cattolicesimo, denunciandone però le derive. Questa nostra fede è tradita quasi in alternanza dalla Chiesa di questo pontificato al potere in piena tendenza di apostasia. Ormai in effetti, certe posizioni ufficiali del Vaticano non differiscono sostanzialmente, o quasi, da quelle onusiane, luterane o musulmane. Che si vedano anche gli scandalosi accordi – anche firmati! – per esempio ad Abu Dhabi, oppure l’idea sincretica del cattolicesimo privato persino del Cristo!

Con una accelerazione progressiva, il programma pontificale del Gruppo San Gallo sta realizzandosi scrupolosamente con il cinismo “missionario” della Nuova Chiesa escogitata dai molti rahneriani
Già da anni Papa Francesco, molto casuista e modernista, non si degna nemmeno di nascondere sempre le intenzioni teleguidate di quasi tutte le sue azioni e dichiarazioni. Si preoccupa però di presentare la sua pastorale come sedicente “innovativa”. Invece non si occupa nemmeno di rispondere precisamente ai dubbi e alle obiezioni presentate, con molto rispetto e precauzioni, pure da parecchi cardinali dissidenti della sua cosiddetta linea ecclesiale, anche astutamente ambigua. Ormai, il pontefice e i suoi innumerevoli neo-nominati di prelati, conformi alla sua linea sinistrosa e alquanto gnostica, si sentono perfettamente a loro agio e soddisfatti nella loro “missione” di trasformare la Chiesa in modernista, casuista e pure massone: un vero e proprio progetto scismatico!
E questo secondo le tendenze dei poteri politici internazionali (detti mondialisti e predatori in Europa – ma  non solo – nei confronti dell’Italia) che non mettono mai in discussione la loro nuova ideologia culturale volutamente superficiale, ambigua e molto materialista nel loro opportunismo oggettivamente delinquenziale. Questo è adottato in modo generalmente acritico sul modello dei principi immanenti detti oggi “umanisti”. Peraltro parecchio accolti dalla Chiesa ufficiale oggi casuista. Quelli cioè derivati direttamente dall’ideologia sedicente teologica del gesuita tedesco Karl Rahner, totalmente anche immorale pubblicamente: ha infatti vissuto tutta l’esistenza, lui ordinato sacerdote, con una amante di cui ha pubbblicato una immensa corrispondenza… Il molto speculatore teoretico gesuita considerava in effetti le sue cosiddette verità dottrinali tranquillamente acquisite o acquisibili dal (futuro molto prossimo) magistero ecclesiale. Il programma radicalmente di “rifome” di questo pontificato è infatti considerato una diretta applicazione, senza alcuna grande discussione pubblica e ben critica. Salvo il fatto di essere insegnato, già da alcuni decenni, nei seminari…
Si potrebbe rimproverare ai Papi del calibro di san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI di non aver realizzato una riforma più che necessaria e urgente (di cui, peraltro, potevano anche essere convinti) degli stessi seminari nella formazione dei futuri preti. Così i giovani sacerdoti sono stati abbandonati, nella loro formazione, alle aberrazioni filosofiche e dottrinariamente eretiche del detto eresiarca Rahner. I papi postconciliari erano stati anche certamente sfiorati o affascinati, almeno per un certo momento, dall’apostasia delle sue ideologie ipermoderniste e irreligiose. Questo, per avere una idea della vastità della crisi ecclesiale attuale.

La difesa del Deposito della Fede è pure a carico dei laici oltre che, “in primis”, dei pastori della Chiesa: è questo il motivo per cui si pone il problema dell’Una cum anche per me personalmente
Alla santa Messa cattolica, nel Canone, c’è la provvidenziale preghiera, già in latino, dell’Una cum (“di concerto con” oppure ”una con”…) quando l’assemblea, riunita per il Sacrificio, prega Dio affinché permetta sempre l’unità del Corpo mistico in perfetta comunione col Papa e il vescovo della diocesi specifica. Lo scopo dell’unità, essenziale e primario, è assicurato systematicamente da Maria, madre di Dio e sposa della Chiesa, oltre che dallo stesso Spirito Santo. Come potrebbe l’orgoglio dell’uomo allora sfidare, legittimamente, questa protezione fondamentale garantita dalla Trinità e dal Cielo dell’Assunzione dell’Immacolata, contro i demoni infernali?
E pertanto, c’è l’obbligo anche dei fedeli di vegliare alla Verità della Fede cristiana conforme alla Tradizione della Rivelazione e del Magistero della Chiesa. Oltre che della sua perpetua ricerca veritativa, eternamente in autentica scoperta e approfondimento.
Questa apparente contraddizione deve essere sempre assunta da ciascun cristiano che – in ogni caso – non può mai rivendicare alcun scisma. In quanto, anche se sulla base di evidenze ragionevolmente indiscutibili, non può assolutamente separarsi dal Corpo della Chiesa cattolica, nella sua unità incarnata misteriosamente nella persona del Papa stesso. La ragione è evidentemente religiosa: è l’appartenenza di ogni cristiano obiettiva e soggettiva, oltre che ontologica, che non può, per definizione, essere oggetto d’infrazione alla sua creaturalità resa organica dal Battesimo. L’esperienza giudicata tragica della sedicente “riforma protestante”, infinitamente e ulteriormente divisiva e devastatrice, ne fa sempre fede e supremo insegnamento negativo. Così l’impenetrabile strategia divina non potrà così mai essere doppiata dal narcisismo dell’uomo che può giudicare eretico anche un atto pastorale singolo del Pontificato. Benché obbligato a denunciare pubblicamente e in piena coscienza il suo disaccordo fermo ma ben frenato con l’Autorità suprema, il cristiano non ha certamente diritto di rompere l’obbedienza almeno formale all’Una cum, giust’appunto con il Papa: si tratta del prezzo dell’unità salvifica del cristianesimo, del suo principio fondatore nella creazione e nella continua sua ricreazione nella Tradizione!

Ma allora che fare in caso di Pontificato, come attualmente, sempre creduto in coscienza almeno parzialmente eretico? Bisogna formalmente sottomettersi pregando lo Spirito Santo e l’Immacolata affinché intervengano per ristabilire l’Unità divina. Ma soprattutto in pubblico!
I piani e le strategie divine possono essere veramente e sicuramente comprese solo a posteriori: alla luce della Verità che permette la sopravvivenza certa dell’autentica Chiesa cattolica e dello sviluppo della sua Fede. Ecco perché la vanità dell’uomo di voler ad ogni costo imporre con lo scisma “il proprio piano di salvezza” all’umanità, al posto di quello giudicato eretico, può risultare solo come iattanza umana e infatuata. Questa opzione già giustifica totalmente la sottomissione formale, contro ogni irreparabile e sempre dannato scisma dalla Chiesa cattolica!
Ma l’affermazione e la denominazione analitica dell’eresia in atto, deve essere proclamata con tutte le forze disponibili e sempre pubblicamente: altrettanto quanto l’affermazione dei propositi e degli stessi atti eterodossi. Nessuna concessione, quindi, alla pusillaminità del nascondimento dietro lo spiritualismo interpretativo delle promesse divine. Comprese quelle dei prelati che tacciono malgrado le loro convinzioni personali ortodosse.
Ogni fedele, come è già successo nella storia della Chiesa, deve mortificare nella preghiera il suo giudizio mentre l’estrinseca e l’annuncia – anche dai tetti – con tutta la forza disponibile.
L’Una cum deve trionfare almeno nella sofferenza e nella preghiera, garantendo così la proclamazione della sua Verità, al tempo “opportuno e inopportuno” come già avvenuto nella storia divina della Chiesa.

Quando è il Pontificato stesso ad essere scismatico, si provoca la nemesi delle infinite divisioni interne alla Chiesa: la garanzia eterna dell’Una cum e la differenza tra “petrino “ e “papale”
Due casi, pure opposti, come esempi della garanzia divina. Il primo: la contestazione pubblica di san Paolo a san Pietro,  Papa iniziale nominato da Gesù Cristo stesso. Papa Pietro aveva ancora riaffermato la sua santità accettando umilmente la critica illuminata dell’apostolo gerarchicamente a lui subordinato (non aveva nemmeno incontrato personalmente Gesù e aveva anche perseguitato i primi cristiani)!
Il secondo esempio: la contestazione molto grave da parte del vescovo d’Alessandria d’Egitto, Attanasio, contro l’arianesimo (di Arius) riconosciuto come eresia solo nel secolo seguente (il Quinto), dopo la sua morte. Il fiero e religioso vescovo ha dovuto subire, sempre umilmente, anche l’esilio che gli era stato comminato dalla gran parte del clero del suo tempo diventato quasi completamente ariano. Molto prima che il cattolicesimo lo riconoscesse santo e pure “Dottore della Chiesa”.
Si potrebbe dire che è da questi due episodi che derivano i due aggettivi “petrino” e “papale”.
Il primo, autenticamente espressivo della vera missione del Papa che è quella di continuare a opporsi a tutte le tentazioni proprie di satana nel mondo. Il Papa, per conseguenza, deve innanzitutto sempre rispondere  “non possumus” (non possiamo) aderire all’eresia…
Et il secondo, l’aggettivo “papale”, che presenta l’obbedienza dei moltissimi chierici e cattolici laici, totalmente irresponsable e acritica al Papa, formulata indipendentemente dall’affermazione della Verità evangelica (che lo Spirito Santo farà poi comunque trionfare).
La Chiesa non ha mai obbligato i suoi fedeli ad amare il proprio Papa. Ma solamente alla sua fedelà alla Fede della Tradizione. Per di più, ai nostri giorni, i prelati cattolici – i tedeschi – che amano ancor più di altri questo Papa Franceso protestantizzato e protestantizzante sembrano essere i più vicini – come sempre ripetuto dai fedeli detti pleonasticamente “tradizionalisti” – all’orribile e imperdonabile scisma: nemesi!

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