Papa Francesco fa più che la lavanda dei piedi come liturgicamente insegnato e prescritto da Gesù stesso: il nostro pontefice si è inginocchiato per baciare anche le scarpe dei funzionari di una ambasciata africana, sbaloriti dal gesto senza precedenti. Da quale deriva, piena di complessi multiculturalisti occidentali, viene questo gesto tanto emblematico?

Oltre al fatto che tutti i vescovi – tutti! – dei Paesi di emigrazione sono opposti all’esodo verso i “paradisi”… europei, l’attuale pontefice dovrebbe essere almeno contento delle critiche contro il suo sostegno assurdo all’accoglienza di massa extracomunitaria in piena barbarie
È ben conosciuta l’opposizione unanime dei pastori, non solo cattolici, nei Paesi africani e in Oriente alla migrazione dei giovani – senza sbocco, non richiesta e massimamente ostile – verso l’Europa. Essa è anche molto dannosa per i Paesi di partenza. Tanto più che sono realizzati illegalmente, a grandi costi, quasi esclusivamente da maschi e spesso con pericoli immani verso la morte o la schiavitù, a volte lunga e piena di conseguenze nefaste! Basterebbe ascoltare la stroncatura del cardinal ben africano, Sarah, a tutta siffatta migrazione fondata sul mito edonista, in sovrappiù pure straccione.
Che sia chiaro: non scrivo per il gusto ambiguo di parlare delle numerose, diciamo così, gaffe del santo Padre. Tanto più che sono risolutamente contro la minima mancanza di rispetto per il Papa. Peraltro, siccome sono convinto della sua posizione dogmatica e di indispensabile garante dell’unità petrina nella Chiesa dell’eterna Trinità, sostengo la sua inamovibilità in ogni occasione e per qualsiasi circostanza! Ma, in ogni caso, non sono un papista passivamente subordinato: l’obbedienza deve essere sempre critica e la verità deve essere detta e ridetta, soprattutto ai nostri giorni dove regna la confusione e la manipolazione nichilista quotidiana. Al di sopra di tutto, c’è sempre la verità (divina) per la quale Cristo è morto in Croce. Il Figlio di Dio e dell’Uomo non aveva inutilmente e banalmente affermato che “Essa (la Verità) rende liberi”. L’aveva anche detto solennemente, con la coscienza e l’estrema, oltre che indispensabile consapevolezza di sempre: la sua morte violenta e orrendamente torturata. Ciononostante, Egli ripeteva “sono la verità, la via e la vita”.
Tutti gli innumerevoli martiri della nostra epoca, incomparabilmente anche sul piano quantitativo. rispetto a tutta la storia, prendono il loro coraggio inaudito da questa frase massimamente e semplicemente “identitaria”: il solo uomo, benché di famiglia divina, che abbia mai osato definire così il suo essere e la sua Persona! Eppure la stessa verità contenuta in questa sua affermazione sconvolgente e apparentemente folle, é stata proclamata anche dal molto perseguitato dai massoni Papa Pio XI nel 1870, anche sull’”infallibilità del papa”. I pontefici, del resto, alla maniera del primo papa, san Pietro – nominato da Gesù stesso, malgrado il triplo tradimento del gallo alla Settimana Santa – sono per definizione umilmente contenti di essere contraddetti… San Paolo, aveva in effetti rimproverato pubblicamente il suo Papa Pietro, malgrado che non avesse ricevuto il dono dei primi apostoli nell’essere stati scelti direttamente e nell’aver incontrato e vissuto personalmente con Gésù. E, in sovrappiù, a ragione del fatto che aveva inflitto orribili persecuzioni ai primi cristiani, in quanto funzionario giudeo. La grande fede di san Pietro e la sua umiltà conseguente, in quanro veramente religiosa (che gli avevano già permesso di farsi perdonare i suoi tradimenti), gli conferirono pure la grande autorità di accettare – naturalmente non in quanto “ex cathedra“ – le giuste critiche del suo confratello Paolo che, come ben si sa, era molto esperto in sapienza divina!

Papa Benedetto ha dichiarato, più volte, che l’uomo occidentale coltiva molto odio verso se stesso ed è patologicamente colpevolizzato, diabolicamente, sulla sua xenofobia immaginaria
Il gesto di Papa Francesco, falsamente modesto, irrituale ed anche – va pur detto – alquanto offensivo, è totalmente al di fuori di ogni liturgia pure relazionale: giungere fino a sdraiarsi a terra per baciare, in Vaticano, le scarpe dei funzionari in visita ufficiale! Per questi, che erano presunti essere così ricompensati per immaginarie esazioni colonizzatrici che i loro avi avrebbero subito da parte di occidentali “sicuramente razzisti”; oppure da cattolici a priori “certamente”irrispettosi.
Il gesto del bacio alle scarpe ben lucidate passerà alla storia dell’assurdo. Soprattutto da parte du un papa a cui il giornalista cattolico e giussaniano italiano, Antonio Socci, rimprovera di non essersi mai inginocchiato davanti all’Eucaristia! Mentre si era fatto fotografare ben inginocchiato davanti ad un pastore protestante a Buenos Aires – prima che diventasse papa – il quale lo stava “benedicendo”, da luterano scismatico e sempre scomunicato dalla Chiesa cattolica.
Per cui un semplice cattolico non può che considerarsi almeno risentito nella sua Fede in quanto fedele. Il personale diplomatico potrebbe, a sua volta, pure lamentarsi oltre che per la dabbenaggine approssimativa per eccesso, anche per il gesto di impertinenza intrinseca per una circostanza di visita statale, protocollare e laica. Peraltro, qualsiasi altro fedele cattolico come potrebbe riconoscere la molto ingenua “trasposizione” di una ora inutilmente pleonastica, oltre che inadéguata lavanda con bacio su cuoio rasoterra? Ma ancor più, come il cattolico potrebbe apprezzare l’estremo gesto papale, imbarazzante per la teatralità forzata a causa del fatto che tutto il valore metaforico (anche se, intenzionalmente, senza dubbio di umiltà o quantomeno di modestia) era privo di possibile reciprocità. La lavanda era fondata soprattutto sulla preventiva accettazione da parte degli apostoli di farsi volontariamente lavare i piedi. La prova estrinseca è data dal racconto del Vangelo stesso: l’apostolo Pietro, il grande primo papabile, si è fatto rimproverare radicalmente da Gesù che reagì alla sua falsa umiltà di mai accettare la simbolica del Maestro, non avendone ancora compresa, nel qualcaso, la dimensione universale. Pietro non voleva esplicitamente sottomettersi al lavaggio da parte del “Messia”. Tutto il valore pedagogico del gesto cristiano consiste, in effetti, nell’accettazione attiva della reciprocità, almeno futura e orizzontale. Senza laquale la collera di Gesù non poteva che dilatarsi, nel costante insegnamento del senso parabolico dei gesti e delle cose sacre. Il fatto è tanto più comprensibile oggi che, col Vaticano II, si è eliminata la mai troppo ricca tiara e si è si sostituita l’”umiliante” portantina con la tecnologica e modernista papamobile.

La doppia ignoranza altamente colpevole essa! teologicamente e sul piano dottrinario. E quella narcisistica di voler, ad ogni prezzo, piacere agli interlocutori in una dimostrazione di modestia
Dimostrazione non petita, non richiesta, né necessaria: anche se fossero stati tutti ferventi cattolici, il bacio alle scarpe dei diplomatici era non solamente fuori luogo ma liturgicamente offensivo in quanto totalmente caricaturale e forzato, in contesto “non sacro”: anche involontariamente in rapporto alla santa liturgia, già abitualmente maltrattata.
Da dove viene, dunque, tutta questa vergogna per un gesto apparentemente anodino, inaccettabile in un contesto di cerimonia laica e soprattutto nemmeno neo-liturgica?
Si potrebbe dire che c’è in ballo una doppia ignoranza massimamente responsabile, soprattutto in rapporto alla patologia piuttosto masochista ricordata da Benedetto XVI. E l’altra ignoranza, altrettanto oggettivamente sprezzante, in rapporto alla sterminata cultura cristiana e cattolica della Chiesa. La prima ignoranza scaturisce da quella che anche uno scrittore francese, Alexandre Del Valle, ha descritto in modo molto meticoloso e documentato in un libro di 400 pagine intitolato justamente “Le complexe occidental”, con il sottotitolo “Piccolo trattato di decolpevolizzazione”.
La tesi centrale del grande saggio è la stessa annunciata da Papa Emerito Ratzinger, ma più centrato sul lato sociale e politico. In sintesi, essa mostra come tutti i Paesi occidentali soffrano, nella loro attuale cultura, in modo risoluto modernista (non moderno!) e decadente, di una malattia secondo la quale tutta l’ultima civiltà coltiva una falsa colpevolezza immaginaria e ben inculcata contro se stessa. E contro i conseguenti comportamenti ,soprattutto in relazione ai Paesi che venivano chiamati in altri tempi non molto lontani, del “terzo mondo”. Questa depressione, del detto complesso occidentale, finisce per insegnare a tali popoli, considerati erroneamente come “vittime”, le attitudini simmetriche in suggerimento alla loror attuale aggressività irreligiosamente barbara.
Per poi, in ultima analisi, fare l’imparabile e semplice considerazione per cui ogni Papa, in quanto Vicario di Cristo, non può certamente baciare i piedi di nessun uomo (specialmente dopo che Gesù stesso ha fatto la lavanda pedagogica – senza bacio! – come principio cristiano di fondazione relazionale nella teologale carità).

L’ignoranza generatrice di auto-odio irreligioso costituisce la fonte della depressione mortifera, soprattutto europea: si tratta di un istinto sofisticato di morte anticattolica (pensiero unico)
Siccome si tratta in realtà del “peccato originale” – ben noto da millenni – che è all’origine di tutti i mali della Terra, e allo scopo di liberarsi subito dal sociologismo acefalo che è alla base dell’eterna tentazione gnostica, nichillista e modernista (la quale sembra aver conquistato anche molti alti gradi del clero), bisogna rifarsi al classico adagio “prima la dottrina e dopo il fare”. E non viceversa!
Si tratta dello stesso metodo della civiltà occidentale con cui il vero cattolico francese Del Valle ha potuto scovare quattrocento pagine di complessi occidentali che avvelenano radicalmente la vita del nostro mondo. Soprattutto quello europeo, inevitabilmente anche eurocentrico in quanto a fondamento di tutta la civiltà non solamente occidentale. Ho scoperto questo grande professore intellettuale di cui ho subito divorato questo ultimo libro, il quale parla pure perfettamente l’italiano, attraverso una geniale trasmissione di Radio Maria realizzata con un amico della nostra famiglia invitato al dibattito in questione, don Gabriele Mangiarotti, direttore giussaniano dell’editrice della grande rivista online www.culturacattolica.com
E questo, nel cuore di ogni uomo prima e all’origine delle stesse espressioni pubbliche e politiche.
È per questo che moltissimi, troppi, cattolici ben praticanti autenticamente con anche eroismo, ma ripresi dal demone della politica politicista del “voto cosiddetto utile”, si dedicano all’attività di coscientizzazione culturale. Mentre continuano a votare, paradossalmente e vergognosamente, per partiti almeno parzialmente nichilisti e laicisti! Per questi cattolici ingenui malgrado il loro narcisismo intellettualoide, il problema centrale e più urgente non è fondare e consolidare il partito “identitario” e laico dei cristiani e degli uomini razionali, anche se non credenti. Da parte mia non posso che considerarli, peraltro, molto lontani dalla mia esperienza per cui, in una “Scuola di metodo” del 1963 che don Giussani teneva la domenica mattina a Milano in via Sant’antonio, mi aveva fulminato con la sua analisi semantica e filosofica del termine greco “theoros”. In una interpretazione opposta alla vulgata che ne aveva, ed ancora ne ha, una accezione massificata, falsa e contraria. Essa mi è rimasta impressa nella memoria permanente – ho già avuto occasione di parlarne in questo blog – come giusto criterio conduttore di (purtroppo quasi) tutta la mia vita: da quella politica a quella religiosa e a tutte le mie scelte minime, precedentemente senza alcuna importanza apparente.
Innanzitutto, quindi il “teoretico” (la dottrina), e solamente dopo il “fare” (le attività e le scelte politiche). Fino alla scelta prescritta attualmente dalla DSC (Dottrina Sociale della Chiesa) di non andare nemmeno a votare se un partito veramente identitario (dunque rigorosamente in applicazione della dottrina cattolica) non sia sul mercato politico nella competizione elettorale!
E, naturalmente, con tale partito rispettoso totalmente del famoso riassunto dei “Principi non negoziabili” ratzingeriani.
Purtroppo questo tipo unico di partito non esiste praticamente più, per il momento, al di fuori dell’Italia. Il nuovo partito si chiama “Popolo della Famiglia” e, a livello europeo, aderisce naturalmente al PPE.
Lo voterò come sempre dalla sua fondazione di appena tre anni fa. Anche se si è sicuri, salvo miracoli, che non raggiungerà la soglia minima del 4% nelle prossime elezioni europée.
Ma, per il momento, si può essere già fieri di rinforzarne l’identità, naturalmente non facile e molto inabituale, propria dei nostri giorni superficiali e sempre distratti. Voto per un partito che sventola sempre lo stendardo perfettamente cattolico : “A Dio la vittoria, a noi la battaglia”. Indispensabile per almeno ogni altro Paese, soprattutto europeo.

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