In una delle sue settimane dette “intermittenti”, Papa Francesco aveva molto giustamente invocato che siano i cattolici laici a prendere l’iniziativa responsabilmente sui temi del sociale e della politica. Tre anni fa, infatti, si avverava in Italia la fondazione del Popolo della Famiglia, partito laico inspirato con rigore alla DSC (Dottrina Sociale della Chiesa). Ma pochissimi vescovi hanno dato seguito alla direttiva petrina: il presidente infatti della CEI (il massimo organismo dei vescovi italiani) cardinal Bassetti ha appena assurdamente preso posizione, in vista delle prossime elezioni europee, a favore degli gnostici europeisti (mondialisti), perdipiù di Bruxelles!

Oggi l’europeismo dell’UE (da non confondere con l’Europa dei popoli) coincide nella posizione politica del mondialismo anticattolico e post-religioso: sempre gnostica e piuttosto massonica
La società laica moderna è tutt’altra cosa del laicismo dominante nell’universo politico oggi mondialista e europeista. Quando Gesù aveva formulato, per primo nella storia, l’idea di società laica riportata nel Vangelo distinguendo tra i due poteri (quello divino e eterno di Dio da quello terreno ed immanente di Cesare), aveva indicato le due dimensioni sociali e politiche che costituiscono sempre la massima libertà nella loro diversa ma complementare attuazione nella vita.
Ma, si sa, il potere politico dello Stato – soprattutto contemporaneo – ha sistematicamente lottato per sottomettere oppure per eliminare quello di Dio. Si tratta qui della radice di ciò che ora, sempre più raramente, viene chiamato e ricordato lo “statalismo”. Anche riferendolo, in sovrappiù, solamente al piano piuttosto economico. In realtà, esso è rapportato ai temi etici, culturali e politici: vale a dire religiosi, totalizzanti su tutti gli aspetti dell’esistenza.
Siccome lo Stato politico attuale si dimostra alquanto impotente sul piano economico perché la stessa globalizzazione mondiale ha accaparrato il potere e il controllo delle dinamiche di sviluppo, e perché si è ancora nella spaventosa crisi economica a causa della natalità, l’espressività della politica finisce per applicarsi apparentemente soprattutto su leggi di cultura razionalistica (non razionale).
E solo molto secondariamente su quelle veramente fattuali e politiche, oramai strutturalmente poco efficaci. L’apparenza di siffatto potere si fa sempre più evidente, al punto che anche le moltitudini dette ora “populiste” se ne stanno ampiamente accorgendo. Per conseguenza, esse rivendicano – ancora confusamente e sul piano alquanto riduzionista e gnostico – sempre più la sovranità diretta della loro decisionalità. Dall’altra parte, le intraprendenti élite sembrano aver deciso con i loro partiti europeisti, aderendo alla cosiddetta ideologia mondialista che constata blandamente lo scollamento delle decisioni economiche da quelle politiche, che il campo antireligioso e culturale sia il solo prevalentemente praticabile: quello cioè del pensiero unico largamente e facilmente ancora accessibile. In realtà, l’ideologia mondialista parecchio ancora dominante, è gnostica e ormai molto onusiana, quindi largamente e storicamente massone. Ed è anch’essa al massimo prederminata.
Dire oggi europeismo è infatti la stessa cosa che nominare l’ideologia mondialista, globalizzante e in pieno riduzionismo banale. È per questo che piovono continuamente critiche feroci nei confronti delle autorità politiche in una linea di opposizione antagonista che raramente si è potuta vedere nella storia. Questa lotta si è resa analoga e parallela a quella politicista all’interno della Chiesa dell’attuale pontificato. Appiattito sulle posizioni alquanto moderniste: quindi piuttosto materialiste e marxiane e, in particolare, parecchio protestantizzate e causiste.

Al mondialismo detto “globalista” cosmopolita, nel senso più ateistico del termine, si oppone il cosiddetto sovranismo localista che però si ribella all’immagine gretta e irreligiosa attribuitale
Accusati di essere anche fascisti – secondo la vulgata conformista, demagogica e politicista di sempre nella sinistra – per la loro parziale ma benemerita opposizione all’assurda migrazione di giovani e molto prevalentemente maschile (!) clandestina o illegale, la cosiddetta destra cerca di difendersi dalle accuse di gretto localismo antiumano e pelosamente immorale. Perdipiù anche con il costante accordo silenziato del clero dei Paesi africani e orientali. In effetti, questa migrazione è invece sostenuta e promossa dal pontificato centrale attuale con totale opposizione di tutti, veramente tutti, i vescovi delle terre di provenienza per l’emigrazione. E questo, al posto di difendere il diritto reale di non emigrare si sono inventati il diritto di farlo contro la legge: come tutte le invasioni barbariche! Diritto che non è mai neppure stato concepito se non con la forza e la violenza delle armi e del combattimento. Comprese le innumerevoli e persistenti perorazioni irrreligiose quasi attualmente quotidiane. Falsificando non solo l’insegnamente della Chiesa ma anche tutta la tradizione giudeo-cristiana! Perché tutto questo?
Per la semplice ragione ideologica di allineamento alle posizioni cosiddette liberali veramente gnostiche, ben generali, dell’attuale bipartizione apparentemente contrapposta e in auge in tutto il mondo. E che ora sembra volgere pure verso una sconfitta generale (che sembra consolidarsi), anche se non veramente certa sul piano strategico, a scapito della cosiddetta attuale sinistra mondiale. Ora anche a favore della polverizzazione dell’identità civile fino all’individualizzazione dissennata e conforme al massimo abbastanza illusoriamente consumista, a causa della pervicace denatalità da più di mezzo secolo!
E in sovrappiù irreligiosa, in quanto le sue posizioni demagogiche aperte ai cattolici sembrano molto più elettoralistiche che veramente liberali e fondate. Oppure esse sono prodotte dall’iniziativa personale, da singoli cattolici, ora contraddittoriamente militanti con l’ignobile movimento eterodosso aderente alla diaspora dei voti cristiani nei partiti anche lontani e inconsapevolmente all’opposizione della DSC (Dottrina Sociale della Chiesa). Del resto, con una concezione della cattolicità che essa stessa, con i vertici dal Papa fino ai vescovi associati nell’alto clero, milita contro la Tradizione magisteriale. Come pretendere, allora, coerenza e rigore teologico almeno logiche e razionali?

La parola “glocalismo”, fusione di due parole: “globalismo” e “localismo”, potrebbe essere il concetto chiarificatore della falsa e comunque gnostica diatriba, molto inutilmente riducibile
Eppure basterebbe un minimo di coscienza (e forse anche di conoscenza!) storica relazionata, rispetto alla grandiosa e sterminata dottrina cattolica e del Compendio, nell’insegnamento sociale e salvifico da parte della Chiesa, per dirimere questi pur semplici problemi che la storia, la politica e pure il buon senso hanno risolto da sempre! Da cui è possibile trarre la sconsolata considerazione secondo cui “il fumo di Satana” evocato da san Paolo VI, già da quasi mezzo secolo, “è penetrato anche nella Chiesa”. Cos’è in realtà questo fumo? La pazzia, la stessa del mondo causata dal tentativo di sostituire Cristo Re dell’universo con l’uomo fragilissimo e narcisissimo. Malgrado i suoi progressi tecnici che potrebbero tragicamente anche strangolarlo, come sta succedendo soprattutto sul piano bioetico. L’uomo modernista è in realtà vittima di sé stesso, in quanto creatura. Non certamente come creatore, se non in modo cooperativo, religiosamente associato e collaborativo alla creazione divina che continua sempre. I cattolici, oltre ad una esperienza plurimillenaria, dispongono anche di una parola moderna prettamante cattolica che è già stata coniata dai californiani all’inizio degli anni ’90: “glocalismo”, come contrazione delle due parole chiave tanto emblematiche della nostra epoca, globalismo e localismo. Ma anche e soprattutto unite dal medesimo senso escatologico ed evangelico per cui il concetto di universale e locale è riunito per sempre dalla stessa parola “cattolicità”. La loro opposizione non solo è falsa in sé ma costituisce l’ulteriore ed ultimo tentativo di attaccare ancora una volta la parola tanto odiata “cristianesimo”: privo di aggettivi riduttivi e deturpanti, come “protestante” o “anglicano”.
Che occasione! Servita anche su una vassoio, dalla ingenua e alquanto cieca “intelligenza” del Paese più naif, in realtà, più secolarizzato americano nella scienza: la California. Dove la scienza, ovvero l’attuale tecnoscienza diventata sedicente autonoma e narcisista per l’uomo, è pervenuta allo scientismo! Che costituisce il substrato dell’attuale e globale “religiostà irreligiosa” della nostra era. La gnosi non poteva non inventare queste parola, “glocalismo”, e l’ha fatto.
Perché allora non adottarla d’attacco, per semplicemente spazzare via ogni contrapposizione (fittizia!) tra l’essere inevitabilmente locale e il vocazionalmente mondiale, anzi universale come il cristianesimo cattolico predica e crea continuamente in eterno da millenni? La sua stessa concezione neologica è stata possibile grazie all’insuperabile annuncio cattolico.

L’”Opzione Benedetto” costituisce sempre la proposta strategica, allo stesso tempo, religiosa e fattuale della nostra era: la riproposta moderna del monachesimo con la sua vera civiltà cristiana
Dopo il grande successo mondiale, all’uscita del libro di Rod Dreher nel 2018, col sottotitolo “Una strategia per i cristiani in un mondo post-cristiano” di appena un anno fa, già se ne parla molto meno: la nostra cultura cattolica, anche impegnata (eroica), è vorace e consumista!
L’”Opzione Benedetto” rimane pur sempre la strategia dell’attuale cattolicesimo nella sua vocazione missionaria in tutto il mondo, con le sue comunità ecclesiali polarizzate intorno ai conventi monacali e fraternità raccolte sull’impossibilità eresiaca dell’Eucaristia!
Tanto più che il suo vantaggio realistico consiste nel fatto che si tratta di una proposta già da molti anni spontaneamente in atto. Con i diversi carismi specifici già esistenti, cattolici senza aggettivi, e non in competizione concorrenziale fra loro. Altro che il difetto esiziale fatalmente ereditato dal mondo nichilista, privo perdipiù di ogni strategia se non quello inconsapevole massonico.
Il movimento è già glocalizzato per definizione: dagli Stati Uniti e al continente americano settentrionale, all’Africa come in America latina, fino a molte comunità in Asia e in Australia.
Il progetto non può che essere all’insegna di quello di san Benedetto da Norcia, che ha ingenerato il più grande movimento cristiano, e non solo, della Storia. E ha completamente modellato, intorno ai diversamente ordinati monaci, monache e preti nei vari carismi, tutta la civiltà almeno occidentale. Compresa quella tecnologica e generalmente economica dell’epoca (del Medio Evo con tutte le premesse per il Rinascimento). Un’opera grandiosa. Scaturita dalla magnitudine incommensurabile del cattolicesimo. E dalla vitalità spontanea delle comunità cristocentriche intorno alle innumerevoli Eucarestie Adorate in tutto il mondo (una per ogni chiesa!). Anche ortodosse!
Questo progetto anche politico e sociale non può che sorgere e svilupparsi, secondo i piani di Dio, a partire dalla pratica della priorità ecclesiale e monastica del suo Mistero più centrale e divino: assolutamente non rendibile eretico. Abbeverato alla vera unità della Chiesa, anche autenticamente ecumenica. Ed in modo pure mondializzato, secondo l’orizzonte corrispodente a quello totale europeo dell’epoca di san Benedetto, a partire dal cuore apparentemente sperduto dell’Italia centrale.
Oggi, emblematicamente, l’antico monastero terremotato di Norcia è popolato da una dozzina di giovani monaci statunitensi ritornati alla regola iniziale di millecinquecento anni fa, passato alla Storia, detta dell’”Ora et labora”. Descritta pure nel libro dell’”Opzione” di Dreher.
Come molti altri conventi preganti, a volte pure in clausura. Nel silenzio religioso al riparo anche del modernismo invadente e diabolicamente indotto.

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