Dove inizia il principio della politica moderna? Dalla laicità! Senza aver ben correttamente metabolizzato il concetto di politica laica, ogni partito e religione possono solo “fondarsi”, nella nostra era post-secolarizzata, sul nichilismo laicista e sullo statalismo. Cioè sul totalitarismo oggi più bieco

L’idea di laicità è stata inventata dal cristianesimo. La sua formulazione, che prima non esisteva, è nel Vangelo: descritta da Gesù stesso con la famosa distinzione tra “Dio e Cesare”
Purtroppo non ho potuto assistere personalmente al Congresso mondiale di Verona, il WCF (World Congress of Families), né all’incontro promosso dalla Bussola Quotidiana e dal Dicastero della Dottrina Sociale della Chiesa, di sabato 6 aprile 2019 (avevo però partecipato al primo incontro di due anni fa, sempre a Milano). Residente da più di quarant’anni a Bruxelles, non ho potuto assolutamente muovermi… Ma ho letto attentamente la moltitudine (anche caotica) di notizie e i resoconti dettagliati degli oratori. Così ho potuto discernere l’accaduto, anche con precisione. I due temi trattati, la Famiglia e l’Europa, sono alla base costitutiva dell’attuale politica mondiale. La prima parola, Famiglia, ne incorpora il soggetto e, allo stesso tempo, l’oggetto nella sua composizione ontologica, cioè oggettiva e più che naturale a livello praticamente mondiale. La seconda, l’Europa, ne costituisce anche il campo di applicazione oggi essenziale, malgrado tutto planetaria. Per cui la Politica, ovviamente solo se praticata nella Libertà, può essere veramente finalizzata e teleologica, al suo scopo: il “bene comune”. Si evidenziano così quattro parole (Famiglia, Laicità, Politica e Libertà) di cui la crisi globale, antropologica, culturale ed economica della nostra era ha perso o fuorviato molti suoi fattori che la costituiscono. I quali fattori hanno richiesto e giustificato, per l’appunto, sia il Congresso a Verona che il convegno supremamente qualificato di Milano, sulla Politica europea e i suoi prossimi cambiamenti. Il tutto, ad un po’ più di un mese dalle elezioni europee, tanto considerate cruciali. Due distinzioni fondamentali hanno così percorso i due avvenimenti, di natura e dimensioni ben diverse. La Famiglia è stata rivendicata nella sua accezione radicalmente originale e unica, conforme a quella naturale e non surrogata o opportunisticamente assimilata: la cosiddetta famiglia composta da omosessuali (che non potranno mai costituire una categoria sociale allo stesso titolo dei eterosessuali!), artificialmente con bambini prodotti dall’utero in affitto, o con menomazioni criminali come l’aborto, oppure con procedure ambulatoriali con provette più o meno bioetiche. Cioè con tutti i metodi non ontologici e trans-umanisti.
La stessa Famiglia, quindi, anche sacramentale che sola racchiude nella sua concezione religiosa tutta la ricchezza e la misteriosa grandezza incommensurabile con tutte le altre associazioni sessuali pseudo naturali, pur legali se non legittime nel loro esistere. A priori, sempre e anche ineguagliabile come nucleo generatore di tutta la società: altro che il relativista “le famiglie al plurale” degli attuali e superficiali collettivisti gnostici! I cattolici sono i soli che possono rivendicare la denominazione di “Famiglia”: genitrice di libertà e felicità coniugale, nella fedeltà reciproca e liberamente sottoposta alla sempre divina fecondità naturale…
Ecco le tematiche principali di Verona nella definizione del loro significato originale, anche linguistico, contro tutte le falsificazioni che le dissennatezze ideologiche hanno introdotto. A causa e a partire dalla crisi esistenziale, globale e religiosa: nella deriva antropologica ai nostri giorni nel mondo.

Una cosa è l’Europa dei popoli e ben altra è l’UE di Bruxelles. E ancora altro è il direttorio franco-tedesco che, contro l’idea dei padri fondatori, ha adottato il modello marxiano di Ventotene
L’altra parola stravolta dalle molte falsificazioni è quella di Politica, relativa nel qual caso, all’Europa. Quando da molti anni i politicanti ripetono acriticamente: “È l’Europa che ce lo chiede”, non fanno altro che utilizzare passivamente il pensiero unico dominante per cui è stata perpetrata una molto abusiva identificazione tra due concetti, l’uno ontologico di Europa e l’altro politicista di “Unione Europea”. Essi rimarranno sempre separati in quanto qualificano, molto semplicemente, due soggetti ben distinti: il popolo continentale rispetto alla sua sempre provvisoria istituzione politica, perdipiù traditrice e sotto accusa: l’UE. Siffatta indistinzione fa parte delle infinite semplificazioni primitive dell’ideolgia riduzionista che le attuali masse abbrutite e incolte, malgrado la loro detta “elevata istruzione” ma ideologizzata, prediligono ghiottamente. La cultura è infatti fondata sulle distinzioni criteriate. Le quali masse, scambiano con un paralogismo abituale, i loro desideri immediati per diritti “democratici” e per “principi filosofici” umani, nemmeno logico-formali e molto triviali da marciapiede. Ed impongono i loro desiderata, se possibile a colpi di maggioranze alla Verità dei popoli a volte ritardatari, diventati anche piuttosto cronici. Allorquando siffatte maggioranze vengono loro meno a causa del fatto che il popolo detto moderno può essere tradito ma non per molto tempo, scattano gli insulti degli innumerevoli nichilisti che vanno dall’epiteto di “populista”, solo molto parzialmente legittimo, a quello anche in modo drammatico e storicamente ignorante di “medievale”, autoqualificante piuttosto di abbrutito. L’ultimo libro-intervista (di più di 400 pagine) del forse più autorevole e popolare cardinal Robert Sarah, pubblicato in francese e non ancora in italiano, ricorda che “il parlare chiaro” è oggi drammaticamente indispensabile nella Chiesa! Siccome ho già trattato il tema della Famiglia nei miei ultimissimi post, mi dedicherò in questo più particolarmente al tema dell’Europa. La grande falsificazione in cui questo secondo tema è stato fatto cadere, soprattutto da parte dell’ancora diffusissimo marxismo contemporaneo (materialista), è data dal totalitarismo ideologico per cui il bene comune sarebbe costituito dall’interesse non solo dello stato nazionale. Ma pure e soprattutto da quello sovra-nazionale coincidente con l’organismo politico funzionale, nella fattispecie della Unione Europea (non a caso sono denominati anche “mondialisti”). E questo in barba ai popoli che hanno generato l’Europa e alle volontà esplicite che l’hanno fondata. I grandi “padri europei”, ossia i “popolari” – come  il tedesco Adenauer, il francese Schuman e l’italiano De Gasperi – avevano concepito l’Europa come una unione di Stati sovrani. Dopo il fallimento confessato e conclamato del comunismo (1989), il marxismo, sempre vivo nel suo irriducibile materialismo, si è fatto ancora risucchiare nella sua stessa matrice gnostica irrazionale e politicista costituita dall’assurda “nuova” ideologia del vuoto individualismo, detto giuridico del politically correct. Il quale continua ad assicurare la stessa natura dittatoriale di classe presso le oligarchie politiche e istituzionali (oggi dette “elitarie” e ben massificate). Vale a dire l’attuale Europa. Tanto più che la sua struttura di funzionamento era in procinto, allora, ancora di essere veramente costruita. Così, dal Trattato di Maastricht a quello di Dublino, tutte le strutture e le regole di “funzionamento” europee sono state concepite secondo l’ideologia predominante nella cultura “organica” (di concezione finalmente gramsciana). Essa si è identificata in quella ideologicamente riduzionista del pensiero unico politicista. Oltretutto a vantaggio esclusivo delle due nazioni più forti economicamente nel Vecchio Continente: la Germania e la sua alleata diretta, la Francia.
Così, è secondo il Manifesto di Ventotene, quello detto marxista di Altiero Spinelli, e non dei padri realmente fondatori radicalmente democratici e tutti sovranisti di profonda fede cristiana. Che l’attuale organizzazione politica “Unione Europea”,  compreso il suo strumento monetario troppo precoce e non condiviso, l’euro, che si è realmente strutturato nel suo ben previsto e ingiusto funzionamento, detto europeo.

Lo statalismo marxista divenne così il sovrastatalismo marxiano ed europeo imposto ai popoli con il solo vantaggio, economicamente calcolato in modo preciso, a favore del patto franco-tedesco
Val qui la pena di ricordare il concetto di statalismo, come l’ha sempre fatto (pure a Milano sabato 6 aprile) il grandissimo teologo e arcivescovo di Trieste, Giampaolo Crepaldi, presidente della DSC (Dottrina Sociale della Chiesa): la prevalenza esclusiva dello Stato (Cesare) e delle sue leggi su Dio (Cristo Re) e al di sopra della Sua visione libera e rispettosa della volontà della legge di Cesare: questa accetta, sempre e naturalmente come nell’almeno ultimo quarto di secolo, la volontà elettorale del popolo. Il quale potrebbe anche negare, nella sua più assoluta libertà, la sapienza del Magistero della Chiesa sulla vita pubblica del mondo. La cristianità se non ha, infatti, mai preteso imporre la sua legge, del resto naturale oltreché divina, a tutto il popolo, soprattutto se non credente. Lo “Stato napoleonico” invece – come ha ancora ricordato il supremo arcivescovo Crepaldi – è sempre l’epigono dello “Stato orribile di Lutero, di Hobbes e di Rousseau”: l’estromissione del Dio cristiano dalla piazza pubblica, diventa cioè l’idea laicista pervicace per cui l’assoluto assurge paradossalmente allo statalismo stesso per cui, conseguenza criminale, “l’Unione Europea è il principale finanziatore, per esempio, dell’aborto nel mondo”.
Un mondo in sovrappiù gravemente e assurdamente denatalizzato dalle culle a metà vuote.
La cultura politica dell’EU si è così staccata radicalmente e storicamente dall’Europa reale, per cui lo scontro a queste prossime elezioni si annuncia feroce e nel più falsificato e divaricato argomentario pseudo-politico. Peraltro, anche i partiti di opposizione all’europeismo del “blocco storico” sinistroso già accettano le leggi contro natura approvate anche da molti anni, oltreché contro la religiosità apparentemente anche più elementare.

Al laicismo degli increduli atei, si è aggiunto l’autolaicismo dei sedicenti cattolici che sottovalutano, sempre tragicamente, l’abbondante e dominante produzione di cultura irreligiosa dello statalismo
Pur di partecipare vanagloriosamente all’insignificante e ridottissimo esercizio del potere proprio e tipicamente del mondo; e allo scopo di illudersi di fare subito un po’ di “bene comune” contribuendo a ciò che osano chiamare il “male minore” (dimenticando che, sebbene minore, sempre male è!), moltissimi cattolici, narcisi dalla loro intelligenza fattiva, si sottopongono alla vergognosa e peccaminosa sottomissione ai partiti piccolo-borghesi (nemmeno borghesi!) e avaloriali: in quanto cristiani formalisti e radicalmente irreligiosi, rimangono nel misconoscimento della loro sacra creaturalità. In ultima analisi, essi accettano come “conquiste storiche” (osano dire) le leggi scellerate sul divorzio, sulla legalizzazione dell’assassinio abortivo ed altre simili squisitezze sociali mostruose trans-umaniste. Diventano così, ipso facto, auto-laicisti schierandosi con gli idolatri delle leggi trans-umane definite come diritti (?!) dell’umanità. Questi testimoniano pubblicamente lo statalismo culturale, cioè la prevalenza delle leggi mondane su quelle divine o semplicemente umane, quand’anche la loro disfatta definitiva. E ciò, indipendentemente dalla loro scelta personale di non aderire all’orrendo trans-umanesimo. Vinti dallo spiritualismo, dimenticano di fatto la Passione, Morte e Risurrezione del cristianesimo. Della sua irriducibile cristianità e della sua Incarnazione cristocentrica Trinitaria.
Viene così negato pubblicamente pure il Mistero Eucaristico, centro indispensabile e generatore del cristianesimo, degno di lunghe e necessarie adorazioni massimamente fruttuose, se almeno settimanali. Fatalmente il cattolicesimo viene così svuotato della sua essenza. E diventa una religione come le altre di tipo opinionistico, priva della sua eterna Verità, dunque impresentabile ad ogni sedicente dialogo ecumenico ora diventato, sotto questo pontificato, alquanto onusiano e massone.
C’è un solo peccato che il supremamente misericordioso Vangelo afferma che non si può perdonare: quello contro lo Spirito Santo (Mt 12, 31s – Mc 3, 28s – Lc 12, 10). Concludere così il Congresso di Verona sulla Famiglia, sulla sua ontologica cristianità, con l’indicare di votare i partiti piuttosto laicisti di centro-destra, significa quindi rischiare l’apostasia oltreché la massima disumanità.
L’islam, così, non è più molto lontano: con la sua squallida e orribile alternativa tra l’obsolescenza strutturale della sua visione eternamente antimoderna e totalitaria, più che illiberale e totalmente coatta nello statalismo di globale identificazione; oppure quello laicista rispetto alle altre religioni – con alla testa quella cristiana – di cui giustificare sempre l’abituale  sterminio anche fisico, all’occasione compresa quella ben terrorista!

Senza la presenza nella competizione elettorale di un partito totalmente rispettoso della DSC e di riferimento della posizione politica cattolica, non si è nemmeno legittimati ad andare a votare
Pure i partiti del centro-destra indicati dal, diciamo così, “portavoce” del Congresso di Verona, il leader cattolico medico Gandolfini, hanno già dichiarato la loro opposizione ad adoprarsi per rimuovere tutto il “male comune” già – in perfetto auto-laicismo – prodotto dalla follia delle leggi sovra-stataliste e contro il sovranismo più che rinascente dei Paesi membri…
Si dimentica così la funzione moltiplicatrice nell’influenza nella cultura civile delle leggi approvate!
Dunque, più Europa o meno Europa? Dipende esclusivamente dai suoi contenuti. Certamente non il sovranismo dello statalismo europeo, il nichilismo radicale! Il quale nemmeno ha riconosciuto le sue radici cristiane, da parte di un certamente anche centro-destra politico detto liberale di cultura massone come quello dell’ex-presidente francese, Giscard D’Estaing. Che si oppose anche alla sola constatazione e al riconoscimento, nella cosiddetta Costituzione europea, della civiltà cristiana di due millenni di vita civile, non solo continentale. Fino a rifiutarsi di risalire, oltre la stessa cultura dell’impero romano, a quella greca antica che ne inventò pure il nome di Europa: rappresentata da una planturosa fanciulla a cavallo di un possente toro ineluttabile.
Ma allora, per chi voti tu alle prossime europee?”, mi chiedono spesso i miei amici e avversari. Per me è molto semplice: voto per il partito identitario e unico, laico ma concepito per i veri cattolici, denominato Popolo della Famiglia. Esso, non a caso, è stato pure volontariamente assente a Verona, sebbene nella sua ancora piccolezza quantitativa. E che continua ad essere rigorosamente rispettoso della Dottrina Sociale della Chiesa : ossia il solo partito completamente e autenticamente fedele ai Principi non negoziabili ratzingeriani. Senza di cui non si è nemmeno legittimati ad andare a votare, secondo i principi molto sconosciuti della DSC!

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