C’è voluto l’incendio di Notre Dame a Parigi per mettere la museruola alle insulsaggini sul cosiddetto “oscurantismo del Medio Evo”. Tutti le hanno intese particolarmente intense in occasione del Congresso mondiale sulla Famiglia, attorniato a Verona dall’insultante oltraggiosità. La certificazione, ora abbastanza evidente e mondializzata, dell’ignoranza auto-colpevole dello gnosticismo, chiude le bocche agli abbrutiti del modernismo pure più idiota!

La cattedrale più visitata al mondo, una volta ricostruita, sarà ancor più ammirata, con il consueto muto stupore per la globalità incommensurabile rispetto a tutta la superficialità contemporanea
Il tempo delle costruzioni delle cattedrali, quello soprattutto del basso Medio Evo, dei cosiddetti “tempi bui” è stato celebrato dall’arte della grandezza umana, con tutte le sue diverse Muse espressive della magnitudine sempre trascendente. Queste più che nove Muse si sono prodigate unitariamente ad un livello mai altrimenti raggiunto. E pertanto, tutte o quasi le catene ciancianti televisive e radiofoniche del mondo intero hanno per decenni continuato a vomitare e a dar voce, con i massimi loro amplificatori, alla scemenza arrogante della scempiaggine gnostica.
Ben massificata e criminale nel modernismo, ma assolutamente non moderno.
Del resto, anche nei tempi precedenti, che non fruivano dell’amplificazione degli innumerevoli nostri potentissimi media, l’élite intellettuale miscredente e altezzosa, nella sua boria tracotante di intelligenza detta “superiore”, era già giunta a distruggere la verità della storia con la sua mistificante falsificazione. Analoga a quella che ha potuto impunemente calunniare “la più grande bellezza non individualmente firmata” mai prodotta dall’umanità. Chi è infatti l’architetto autore di Notre Dame? In realtà tutti i grandi e piccoli componenti riuniti nella “compagnia”, fino all’ultimo operaio scalpellino, espressi dall’organica Civiltà medievale! Questa compagnia, che ora chiameremmo sminuendola, impresa di costruzione, una dopo l’altra (ce n’erano molte) hanno edificato comunitariamente le cattedrali gotiche (soprattutto in Francia). Che ancora, dopo quasi mille anni, spiccano nell’appiattita modernità, anche se tecnicamente superlativa, della nostra era.
Se n’è poi formata una classe, quella degli intellettuali, che la esprime ora nella sua tragica compiutezza.

La colossale mistificazione storica sulla verità dell’élite idéologico-politica del nichilismo internazionale, particolarmente italiano, fondato sempre più sullo gnosticismo pure massone
Siffatti intellettuali, eternamente però anti-moderni malgrado le loro pretese dette di illuminate avanguardie, sono sempre gli stessi: non riescono a pensare ad altro che ad auto-celebrare la loro intelligenza autodefinita salvifica “grazie alle loro virtù”. Progressivamente dal Rinascimento, hanno perseguito l’obiettivo di piazzare socialmente l’idea che bisognasse loro sostituirsi allo stesso Dio.
In questa ingnominiosa e impossibile impresa si sono però sempre rivelati, quasi senza nessuna eccezione, innanzitutto nel ladrocinio, nell’assassinio e nell’adulterazione più falsificante della politica e della cultura anche storica. Per questo, non hanno esitato a proclamare il comico necrologio, soprattutto dopo la cosiddetta rivoluzione francese illuministica, della “morte di Dio”.  Giovani parigini inginocchiati in preghiera davanti al rogo dell’universale simbolo di bellezza e di eterna unità, mostravano invece l’estrema e imbarazzante salute eroica della religiosità.
Si pensi, per esempio, al cosiddetto periodo del Risorgimento italiano, ma si potrebbe dire quasi altrettanto per la storia di molti altri grandi Paesi (soprattutto la Germania, la Francia e la Gran Bretagna). Era codesto il tempo, nell’ottocento, in cui i primi parlamenti avevano concesso di votare solo ad esigue minoranze: in Italia solamente all’un o due per cento (!) delle popolazioni.
Siffatte élite, sempre dette liberali dalla loro stessa cultura ben tramandata, ruffiana e naturalmente in modo opportunistico e dittatorialmente acritico, altro non erano che prodotti dell’antica gnosi.
Molto anticlericali soprattutto allo scopo di rapinarne gli ingenti patrimoni religiosi accumulati dal lavoro e dalla fede generosa delle moltitudini popolari nei secoli. Così dopo il saccheggio sistematico ai beni e alle parecchio articolate strutture di funzionamento della Chiesa, dopo la soppressione assurda di decine di ordini religiosi con modalità da veri e nuovi barbari contro naturalmente la volontà della Chiesa, queste classi auto-privilegiatesi con le loro scelte predatorie antipopolari hanno obbligato intere ingenti masse a emigrare. Soprattutto da verso la fine ottocento e dopo averle ridotte alla miseria prima sconosciuta. Innanzi tutto, sul continente americano, al nord come pure al sud!
Non faccio qui la dimostrazione di queste affermazioni: bastino quelle molto abbondanti, ad esempio, della storica Angela Pellicciari, per l’Italia e l’Europa. I suoi numerosi libri meticolosi e documentatissimi, sommati alle innumerevoli sue conferenze e articoli nella stampa, l’hanno resa famosa e prestigiosa. Le élite del cosiddetto Risorgimento sono così state stanate dalla loro mistificazione colossale e storica che dura fino ai nostri giorni, con i suoi miti sempre molto immeritati di Cavour, Mazzini, Garibaldi e compagnia bella molto cantante: eroi risorgimentali totalmente falsificati da più di centocinquant’anni di storiografia ignobile anche e soprattutto sul piano internazionale. Queste élite – anche quelle italiane, pure massimamente esterofile! – si sono infatti accuratamente dedicate a stabilire e consolidare la falsificazione della storia, a loro esclusivo vantaggio. Oggi, la cosiddetta democrazia ben installata e l’istruzione apparentemente elevata (ma molto ancora massificatamente ideologizzata!) sono le eredi della menzogna ancora ai nostri giorni efficace nella società totalmente internazionalizzata.
Così chi non conosce criticamente la storia – si sa – finisce tragicamente per ripeterla!

Il présidente francese Macron non delude questa ignobile tradizione storica: non pensa ad altro che a rapinare (per esempio anche la Libia) e a salvaguardare il suo potere impermeabile
Mentre divampava l’incendio, Macron si accingeva a fare un molto importante discorso televisivo per “chiudere”, illusoriamente, la rivolta dei gilets jaunes che, da tutto l’inverno, chiedono le sue dimissioni con dozzine di manifestazioni imponenti. Il discorso televisivo veniva così naturalmente annullato. Nel frattempo, durante la stessa giornata, il giovane e pimpante presidente francese, sempre socialisteggiante e dalla lingua parecchio biforcuta, si era occupato – peraltro come abitualmente, neanche tanto segretamente – ad intervenire anche in diretta in Libia per appoggiare e legittimare le milizie del generale bonapartista Haftar nella conquista di Tripoli. Dunque della totalità del Paese. Conseguenza immediata: una violentissima guerra civile, con però l’attuale governo italiano che non sta proprio solamente a guardare alla finestra…
Con conseguente incipiente pericolo di molte decine di migliaia di sfollati libici terrorizzati dai primi mille morti già raggiunti… Quindi, non a caso, il presidentino francese meno popolare che ci si ricordi (anche meno gradito del presidente Hollande!) aveva rinforzato la chiusura delle prorie frontiere: misura a sua volta conseguente alla sua stessa guerra più che appoggiata. Obiettivo, sempre lo stesso: la conquista del petrolio che già aveva creato lutti e immani tragedie irreparabili da parte del suo quasi  predecessore detto di destra, il presidente Sarkozy, scatenando la guerra mortale, allora, contro Ghedaffi.
Lo scopo sempre lo stesso: l’egemonia sull’oro nero più légittimamente ambìto dall’Italia, grazie ad un centinaio di anni (!) di civilizzazione italica ben pagata, ma ormai pacificamente. E come, perdipiù, dirimpettaia nel Mediterraneo. Si tratta qui dell’abituale lotta all’Italia da parte particolarmente della Francia. Condotta pure con l’esplicita e consueta faccia tosta, è sempre la stessa perpetrata da secoli dalla stessa élite mondialista, ante litteram. Con cultura radicalmente gnostica e perlopiù di ideologia predatrice di tipo protestante. Il progetto politico mondiale è sempre lo stesso: combattere e distruggere in vari modi, compreso soprattutto quello militare (ora anche per interposta milizia).
Così la supremazia testimoniata epropagandata sulla visione religiosa e cattolica era fatalmente obbligata: troppo evidentemente giusta, romana (universale) e feconda, pure sul piano economico e storico. E con l’Unesco che calcola, molto facilmente, la grande maggioranza assoluta del patrimonio artistico rispetto al mondo intero, che è situata in Italia! E questo, malgrado i saccheggi e le incredibili innumerevoli penalizzazioni a scapito esclusivo dell’Italia. Ci si ricordi dello sfacelo economico e artistico napoleonico di confisca nella sua campagna d’Italia!

L’emozione per l’incendio di Notre Dame imbarazza i poteri politici e gnostici internazionali: si tratta pur sempre della cattedrale cattolica della Francia, il Paese della rivoluzione francese
Il Paese simbolo della lotta laicista e secolarista al cattolicesimo e alla sua Chiesa nel mondo, non può che essere imbarazzato dell’avvenimento del rogo che mostra agli occhi del pianeta la sorprendente popolarità (anche per la stessa opinione pubblica) della fede eroica presso le moltitudini: per cui, da una parte i poteri nichilisti devono mostrare la massima sollecitudine verso il conseguente slancio nazionale e internazionale in reazione sacrosanta al disastro sacrilego (anche se forse molto apparentemente casuale); ma dall’altro lato occorre già organizzare subdolamente – secondo i nichilisti al potere – una uscita dall’avvenimento di tipo altamente museale, e non religioso, particolarmente nella ricostruzione della cattedrale. La quale, come ha illustrato alla televisione italiana Sgarbi, era già stata ricostruita parzialmente nell’ottocento dall’architetto Viollet-le-Duc. Attenuando così le emozioni per la distruzione col rogo della più grande bellezza
L’obiettivo dei poteri politici, di tutti i poteri politici nazionali e internazionali – compresi particolarmente quelli della Chiesa di questo pontificato in incredibile tradimento-masochista pure su questo fronte – non è per nulla cambiato. Esso rimane in rapporto al suo progetto globale di sminuire il potere della cristianità che, nel Paese Italia, ne ospita in Vaticano tutto non solo il centro.
La totalità dell’intellettualità gnostica – compresa così quella interna alla Chiesa – si ritrova impegnata in questa guerra. Si tratta in tal modo di addomesticare come sempre pure l’avvenimento rogo e cercare di restituirlo alla consueta gestione mondialista. Che, sul piano politico, si oppone. al movimento, più che europeo, sovranista e di radice religiosa a causa anche delle imminenti elezioni politiche praticamente continentali. Non a caso è stato ora vietato ai detti gilet jaunes di manifestare nei pressi della bruciata Notre Dame!

Inizia lo scontro politico tra le forze mondialiste e quelle sovraniste: in realtà si comincerà ad appalesarsi la lotta tra quelle totalitarie e quelle “glocaliste”, cioè sia globali che locali
Queste forze di potere istituzionale, mai si erano trovate come ora a combattere direttamente e apertamente sul fronte che separa i propri nichilisti gnostici mondialisti dai popoli, ancora nonostante tutto, eroicamente cattolici o semplicemente razionali, seppur in modo molto debole e inevitabilmente localistico. Ma anche radicalmente glocalisti, nella loro naturale e spendida glocalizzazione, senza ancora averne completamente il termine identitario distintivo. Come quelli della Polonia e dell’Ungheria riuniti nell’associazione Visegard, tutti all’attacco del potere attualmente detenuto – ma sempre più fragilmente – dai modernisti irreligiosi e politicamente mondialisti, dittatoriali nel pensiero unico
L’importanza delle prossime elezioni europee assurge quindi ad un livello non paragonabile a quello consueto. Ciò che è in gioco è molto di più di una elezione semplicemente politica e continentale.
Si tratta di una possibile prima svolta, dopo almeno due secoli della civiltà all’interno della crisi politica ma soprattutto anche economica e morale. A cui le élite economiche, sia di sinistra che di centro e di destra sembrano comunque essere incapaci di dare una pertinente risposta globale, perdipiù univoca e glocale. Al contrario, les risposte appaiono diverse ma tutte concordi nel non voler vedere al centro quello globalmente irreligioso ed edonista straccione della dénatalità.
Solo alcuni rarissimi partiti molto marginali e movimenti ecclesiali veramente europei hanno individuato, seppur a volte molto parzialmente, l’uscita nel sostegno importante alla Famiglia (eroicamente cattolica), feconda di nascite come soluzione di base e a lungo termine, alla crisi economica.
Come ripete da decenni l’ancora pochissimo ascoltato Gotti Tedeschi, l’ex-ministro delle finanze vaticane, “non è la crisi che ha generato quella della denatalità ma é la dénatalità che ha generato la crisi economica”!
Mentre la maggior parte dell’establishement europeo si è schierata dalla parte dell’accecamento del fenomeno sulla denatalità, si annuncia un primo scontro epocale – finalmente! – come soluzione alle politiche a vantaggio della Famiglia, nei popoli soprattutto occidentali.
Lo scontro culturale e politico non può che essere feroce e globale , tra le molte e sacre ceneri parigine…

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