I cattolici, anche e i più «rigorosi», sono obnubilati dal «voto utile»: ma utile a cosa? Le discussioni inutili e schiave, tragicamente subordinate al laicismo! E se ci si riferisse piuttosto alla DSC (Dottrina Sociale della Chiesa)?

La DSC costituisce la sintesi di millenni dell’esperienza umana più sapiente, storica e sociale: ogni riflessione e azione politica deve riferircisi imperativamente.
Perché nell’ultimo mezzo secolo si è giunti praticamente in tutti i Paesi, almeno europei, a legislazioni sociali insensate e laiciste? Naturalmente non riprenderò qui il percorso che l’umanità civile – vale a dire cristiana – non finisce di compiere verso la secolarizzazione scervellata che è a causa del fenomeno, e non solo. Essa continua ad espellere la legge divina dell’Universo, attribuendola invece all’assurda vocazione della cosiddetta autocreazione, delirante di onnipotenza narcisistica come sedicente “prerogativa umana “.
La mostruosità ontologica di questa visione infernale comincia anche ad evidenziarsi con i suoi risultati pratici, sotto i nostri occhi irriducibilmente umani. Ma le maggioranze culturali ed elettorali sono ormai molto lobotomizzate. Al punto che tutte, veramente tutte, le leggi anti e trans umane sono approvate nei nostri parlamenti tranquillamente in modo acritico o indifferente. L’amico don Mangiarotti, alla testa del meraviglioso sito web www.culturacattolica.it, ha ripubblicato un articolo di Maurizio Blondet, intitolato Piangono di gioia perché hanno legalizzato la morte, a dimostrazione della totale demenza ormai dominante il nostro mondo nichilista: vi si può vedere una foto di  un piccolo gruppo di membri del partito radicale italiano, tra il quale spicca la leader Emma Bonino, famosa abortista e agnostica attiva, favorevole all’eutanasia. Tutti in pianto di gioia per l’annuncio dell’approvazione della loro legge sul tanto attivamente propagandato e cosiddetto Testamento preventivo (le DAT), che apre di fatto all’eutanasia con una delle regolamentazioni più nefaste al mondo: compresa la mancanza di obiezione di coscienza!
Mi rendo però conto che attualmente il livello culturale di una gran parte dei cattolici del mio Belpaese è infelicemente troppo primitivo o sconvolto (nel resto del mondo è anche peggio).
La permanenza nell’errore dei miei fratelli cristiani e della mia supremamente amata Chiesa continua imperterrita. Sebbene che, per questa legge che introduce all’eutanasia in Italia, i vescovi della CEI siano intervenuti – benché molto tardivamente – battendo un piccolo e impercettibile colpo di disaccordo e allarme.

L’errore di fondo dei cattolici di non disporre del loro partito confessionale, di cui erano stati privati – in quanto diventato particolarmente miscredente o quasi – un quarto di secolo fa!
Oltre al fatto che i cattolici siano così in completo difetto, l’aspetto più grave è che tutto è fatto per dimenticare o sabotare attivamente la costruzione di questo partito autentico e unico: un solo partito scrupolosamente cattolico (anche la Democrazia Cristiana non lo era veramente mai stato). Continuare in tale aberrazione e porsi la domanda per la quale tutte le leggi transumaniste e anticattoliche sono state approvate è come entrare in modo risoluto nel non senso. Basta pensare alle sconfitte dei cattolici da due generazioni: prima parzialmente col divorzio e l’aborto, per poi infierire, per distrazione, con la legge del gender insegnato di fatto anche in modo statalista; o con le pseudo leggi-trucco dei matrimoni e delle nascite contro natura, con i tristi sposalizi omosessuali e uteri in affitto vari, oppure quella strisciante dell’obiezione di coscienza, ed ora quella dell’eutanasia.
Soprattutto in una epoca dove l’identità autenticamene cristiana si è praticamente evaporata nelle nebbie del modernismo e del neo-casuismo che provengono pure dallo stesso Vaticano: la non esistenza di un partito confessionale e laico (cioè non laicista) diviene così mortale.
Se non si è all’opera per la costruzione del partito cattolico, «non si deve nemmeno andare a votare, dicendolo» : questa è la classica direttiva della dottrina sociale della Chiesa, confermata nei nostri giorni dalla teologia sociale della Tradizione.
Se al contrario, nell’alternativa, un partito confessionale e, allo stesso tempo, laico è stato fondato, ogni fedele cattolico deve votarlo (e farsi eleggere) allo scopo di svilupparlo. E anche rapidamente, visto il tragico ritardo. E questo in quanto solo un partito identitario – senza alcuna altra opzione – può validamente promuovere o difendere leggi cristiane, dunque pienamente umane. In ogni caso, il solo vero obbligo del cristiano è la Testimonianza e l’impegno a trasformare la propria fede in cultura viva (naturalmente ben sociale).

Ma cosa permette che un errore così clamoroso possa persistere nel tempo e lasciare la DSC nella sua più tragica solitudine: quella che non permette di essere ascoltata?
Il più grande educatore al mondo nel ventesimo secolo (anch’egli non troppo compreso), don Giussani, aveva tenuto una Scuola di metodo molto seguita la domenica mattina dopo la Messa a Milano, sulla razionalità. Si era nel 1963 e il tema trattava il piano filologico dove il grande pastore milanese metteva in evidenza che la ragione coincide sempre con la teologia cristiana ed è compresa nella Rivelazione. Non me ne dimenticherò mai: si trattava di una argomentazione che mi aveva   convinto almeno quanto la Verità evangelica, la sola e unica. Spiegando il significato della parola in greco “theoros”, Giussani precisava che contrariamente all’accezione moderna (o piuttosto modernista), questa parola, “teoria”, significava “descrizione della realtà”: esattamente all’opposto   diventato sinonimo del suo contrario, “non vero”.
L’ideologia eretica del modernismo o del neo-casuismo ha finito, di deriva in deriva, per distruggere l’identità cristiana. A cominciare dal termine stesso che permette di riconoscere, nel discernimento, il concetto di Verità nella realtà: Il relativismo del modernismo arriva a sottacere perfino ideologicamente che la Verità non esiste e che non bisogna nemmeno cercarla. Il nichilismo del pensiero unico dominante – si direbbe oggi – ne contesta l’esistenza appoggiandosi sul suo orribile relativismo (scaturito dal razionalismo: attenzione, nulla in comune con la razionalità globale!) uscito soprattutto dal sedicente illuminismo di quasi tre secoli fa.

Il popolo cattolico – col suo clero attuale molto clericale – ha perso l’urgenza di questa nozione di priorità della Verità e della sua immancabile e conseguente Libertà nella riaffermazione continua.
La sua incapacità di discernere “teoricamente” (nel senso che spiegava il futuro monsignore Luigi Giussani) fa un sol corpo con la costatazione per cui la mancanza di un partito rigorosamente cattolico è alla base, anche come conseguenza, di questa catastrofe irrazionale nel pensiero non solamente cristiano. Prima del pensiero politico, viene giustamente l’attuale posto servile e inconsistente della parola attuale “teoria”. Questa non fa che abbrutire e devastare anche le semplici capacità intellettive. Così, per esempio, si giunge a pensare che, siccome l’arcivescovo di Trieste, Crepaldi, responsabile e gran teologo della Dottrina Sociale della Chiesa, non è seguito o ascoltato (in modo mortificante) dalla quasi totalità dei cosiddetti “fedeli” cristiani, compreso gran parte del clero centrale, si sarebbe autorizzati e legittimati a non intenderlo ed applicarlo. In tal modo dissennato, il fondamento della teologia sarebbe basato sul consenso e sul suo successo massificato e non sulla Verità!

Ma se siffatto partito esiste – come in Italia con il titolo di Il Popolo della Famiglia – ed è già operativo, tutti i cattolici devono votarlo, sostenerlo e perfezionarlo.
Soprattutto che, da un punto di vista della lotta allo statalismo, ci sono ancora grosse componenti   corporatiste e vetero-sindacali marxiane che vogliono ancora dominare in questo partito cristiano. Ma, di questa gigantesca e tragica lacuna, le numerose e sorprendenti opposizioni non parlano.
Esse sono tutte reticenti o in silenzio come se si trattasse di un tabù impresentabile (e incomprensibile). Tutti presi come sono, nella fattispecie, a scartarlo a causa delle supposte critiche di tipo pseudo-personale, dottrinariamente infondate: si deve infatti attaccare il peccato e non il peccatore. Così, si continua in modo inutilmente umiliante e subordinato a votare e apparentarsi con altri partiti immondi. Con argomenti necessariamente eretici da stroncatura: peraltro ben da nemici recidivi, oppure indifferenti, ai “principi non negoziabili”. Ecco a cosa serve veramente, con assoluta evidenza, il sedicente “voto utile”. Voto utile a cosa? Non certamente al Regno di Dio e alla Chiesa Trinitaria.   

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