Nella prossima “Riforma della Liturgia” sembra che tutti siano d’accordo, modernisti e tradizionalisti, nell’accorciare il tempo di parola delle omelie (inevitabilmente e a volte anche eterodosse!). Il caso positivo e ammirabile dell’abbé Pagès in Francia.

Sono stato abbastanza sorpreso di scoprire che anche un leader del molto influente gruppo modernista, chiamato eblematicamente “Mafia” nel ben conosciuto “Complotto di San Gallo”, vale a dire il cardinale fiammingo Danneels, si è dichiarato contro la lunghezza (doppia o tripla, pure di più!) delle omelie generalmente soporifere nelle sante Messe.
Già Papa Ratzinger, non veramente allineato alle posizioni casuiste del detto ex-primate del Belgio, aveva considerato – non senza ironia – che la prova dell’esistenza dello Spirito Santo, che assicura sempre la vita della Chiesa, consiste nella troppo generale insipienza sempre lungamente prolungata delle prediche dei preti. È dunque molto probabile che la denominata riforma della “liturgia”, soprattutto quella della Parola, si troverà applicato un taglio proporzionato e ben considerabile alla sua lunga, molto lunga chioma. Almeno nella sua parte relativa alla supposta catechesi più o meno improvvisata, diventata pure inadeguata e, paradossalmente, spesso piuttosto perniciosa! La Messa è centrata sull’Eucarestia e non sugli attuali e ormai diffusi chiacchiericci di certi ecclesiastici a volte anche angosciati per solitudine patologicamente logorreica…

“È nel Silenzio che Dio può veramente parlare agli uomini” e, va da sé, farsi ascoltare. Il cardinal Sarah l’ha appena scritto nel suo ultimo libro pubblicato col titolo – molto a proposito – La forza del Silenzio. Il metodo con il quale si sfugge alla presenza divina, nella propria esistenza, è per l’appunto il rumore di fondo e lo sproloquio quasi automatico e impertinente (sebbene a volte prezioso, anche molto prezioso). Ma mistificante di vitalità emotiva nella nostra esistenza di fedeli. Lo psicologismo e la sensorialià, fatalmente disassata e distraente, riempiono in modo fittizio lo spazio recettivo fino a saturarne le nostre povere capacità percettive.

Non è un caso se l’Adorazione Eucaristica, prolungata e nel silenzio più assoluto, viene relativamente preferita, soprattutto oggi, per ricostituire l’autentico centro religioso nella profondità dell’uomo in demassificazione postmoderna. Naturalmente la parola Silenzio con la maiuscola non significa assenza di parola. Quando il logos, il senso globale e universale, sparisce annegandosi nell’inevitabile bla bla dei contenuti (pure ben fondati) delle sedicenti catechesi anche  più “intelligenti”, la parola essenziale rischia di evaporare nella sua espressione anche solo sonora. Senza ricerca attiva della Salvezza eterna (ecco l’accezione vera del Silenzio) non c’è più parola sensata.
Nel nostro mondo nichilista, l’eresia endemica diventa intrinseca sia nella comunicazione mondana che in quella presunta abitare nel divino.

In questa prospettiva, gli speech di 5-6 minuti (non più a lungo!) dell’abbé Pagès in Francia, pubblicati su You Tube, costituiscono un prezioso modello di catechesi cattolicamente coltivate, teologicamente rigorose ed efficaci per concisione. Non potevano mancare gli applausi di cardinali come Müller, ex responsabile della Dottrica della Fede, e dello stesso Sarah, sempre alla testa della riforma liturgica. Nelle sue vere e proprie lezioni tematiche ben determinate e delimitate, ogni parola è contata e identificata in una costruzione razionale e totalizzante con una capacità dialettica sempre precisa e pertinente: un bravo, dunque, a don Pagès le cui pubblicazioni mi sono state consigliate da mio figlio francofono, in quanto nato e cresciuto in famiglia a Bruxelles.
Ogni comunicazione è così sufficientemente rapida da permettere una ricezione totale che apre sistematicamente ad una meditazione almeno conseguente. Soprattutto se si considera che si tratta di comunicazione orale. Il linguaggio spoglio, corto e denso permette uno stile anche  molto immaginifico e ricco: metaforico. Pochi elementi consentono così di ben meditare. È l’uomo moderno e postmoderno ad esigerlo: la sua prima necessità intellettiva è di portare ordine ai suoi pensieri e alle sue azioni. E, soprattutto, di situare i suoi giudizi – sempre necessari e indispensabili – nella propria cultura cattolica, profonda e certa!

Contro l’attuale abitudine antievangelica a non giudicare e a serbare un’atteggiamento relativista e  irenista,  bisogna ridurre considerabilmente i contenuti da comunicare in questione: Papa Benedetto XVI emerito si limitava spesso nelle sue omelie, lui uno dei più grandi teologi della storia, ad approfondire e spiegare un solo concetto liturgico. La pedagogia e il buon senso lo pretendono in modo imperativo. Peraltro, la sola lettura o il solo ascolto ben attenti dei testi sacri permette – senza altre troppe illustrazioni e glosse – di ben comprendere il loro significato, generalmente molto semplice. La pretesa di una esegesi eccessiva, estensiva e complicata (nel migliore dei casi!) è piuttosto nociva all’intelligenza divina dell’insegnamento evangelico!
Le omelie dovrebbero piuttosto trattare di più le eresie contemporanee molto diffuse.
Il narcisismo di certi preti a volere troppo spiegare il Mistero di Dio è invece antiproduttivo – in sovrappiù – nel rapporto all’essenza naturale e mai veramente complicato dei precetti divini trinitari.
Il logos è accessibile – si sa – attraverso “la povertà di spirito” e non pretende una cultura detta “elevata”. Anzi!

Commenti

  • L’omelia dovrebbe essere attraente come una minigonna: corta, aderente alla vita, aperta sul Mistero.
    Questa è una barzelletta dei gesuiti, non tanto lontana dalla realtà !

    ENRICO PIERMARTIRI13 settembre 2017
    • Dei gesuiti attuali, non solo non ho alcuna stima, ma li considero in opposizione al loro grande fondatore, sant’Ignazio di Loyola, che invece ammiro senza riserve. Del resto mi pare che anche tu la prenda sulla “barzelletta” (non ho capito però se la metafora sulla minigonna la riferisci come prodotto dall’interno dell’ordine o in scherno ad esso…). In tempi come questo in cui il loro generale si sente in dovere di mettere in dubbio lo Spirito Santo alla base delle Sacre Scritture che non sarebbero affidabili in quanto ai tempi evangelici “non esistevano registratori”, si può pensare di tutto! Caro Enrico, “mala tempora” i nostri. Preghiamo.

      Franco Troiano13 settembre 2017

Lascia un commento