Morte del cardinal Caffarra, uno dei quattro firmatari dei “Dubia”. Il suo lascito forse più significativo è stato quello di “pregare per avere la forza di san Atanasio”. Il quale, al tempo dell’eresia ariana (metà del quarto secolo), da solo si è messo contro tutti nella Chiesa fino ad esserne esiliato.

Uno dei più grandi cardinali emeriti e uomo di fede, supremo teologo e pastore di primo piano nella nostra epoca, Carlo Caffarra, è appena ritornato alla Dimora eterna del Padre. Prima di precederci nel suo inevitabile ed ultimo viaggio, tra le finali raccomandazioni più essenziali  che abitavano sempre le preziose sue indicazioni di vita, troviamo il richiamo a sant’Atanasio di Alessandria. Egli doveva morire senza vedere riconosciuta, dalla sua tanto amata Chiesa cattolica, l’eresia ariana sulla Trinità: la natura divina di Gesù (homoosius, che in greco significa “della stessa sostanza”) rispetto al Padre, affermato nel Concilio di Nicea e che tutti i cristiani recitano, alla santa Messa, nel Credo. C’è voluto un centinaio d’anni prima che questa grande verità basilare sia ufficialmente riconosciuta. Essa era stata sostenuta da Atanasio praticamente da solo, con l’appoggio delle piccole comunità della Chiesa nella Libia e del suo Egitto. Quasi la totalità del clero non faceva che credere all’opposto durante quasi un secolo. Le analogie con la nostra era appaiono, in effetti, sorprendentemente numerose. Il nostro ex-arcivescovo d Bologna, in effetti, non ha neppure lui ricevuto nessusa risposta – tra l’alltro anche dopo più di un anno – ai suoi “Dubia”, che aveva condiviso con altri tre cardinali e innumerevoli altri ecclesiastici e fedeli, sull’enciclica in questione, Amoris laetitia. Papa Francesco, che non potrebbe essere accusato di essere generalmente silenzioso, si è sottratto, irritualmente, in modo pure completo!
Chiese cattoliche nazionali intere, con la quasi totalità dei loro fedeli, si trovano nella stessa situazione. Per esempio, le due Chiese con la stessa frontiera, Polonia e Germania, sono in particolare opposte nell’interpretazione di detta enciclica, certamente molto ambigua.

A mio modesto, molto modesto parere, la situazione ecclesiale e trascendente oggi è meno drammatica e, allo stesso tempo, molto più tragica rispetto all’epoca di Atanasio. Quello che sembra più far rassomigliare gli stati storici dei due periodi è la condizione di concitazione in rapporto alla ricerca dialogica e ecumenica e in relazione con le altre tendenze, più o meno eterodosse, interne al mondo religioso ed ecclesiastico.
La cosa porta oggi a una ricerca di relazione col mondo anche antievangelica, a detrimento di una perdita originaria e essenziale di tipo identitario! Ora, come al’epoca immediatamente dopo l’anno 360, dove l’imperatore Giuliano detto “l’apostata” giunge quasi a reintrodurre il paganesimo e a abolire il sacramento del Battesimo, si insegue, in effetti, una certa teologia “liquida” e molto superficiale della pastorale religiosa e liturgica. Mentre essa dipende, all’evidenza e in gran parte, dal dominante pensiero unico nel mondo. “Il dialogo ad ogni prezzo” è diventato la bandiera perfino del movimento ecclesiale Comunione e Liberazione, tradizionalmente rigoroso, almeno fino ad una dozzina di anni fa, nella sua linea conforme al Magistero.
1700 anni di tradizione cristiana fanno sì che, sebbene molto disperso, un corpus cattolico esiste ancora radicato. Esso si rivela più solido che all’epoca, appena precedente di pochi lustri, a quella di giganti cattolici come sant’Ambrogio e sant’Agostino!

Allo stesso tempo, tuttavia, il tragico molto grave della nostra epoca consiste in più di tre secoli di decristianizzazione cumulata e attiva, provocata dal pensiero nichilista che ha rifiutato, subito e progressivamente, la cristocentricità dell’esistenza umana. Fino a giungere ad una Chiesa piuttosto modernista e casuista, spiritualista e sottomessa al potere mondano con un livello di statalismo disperante.
Questo Papa attuale, che si è costretti a dover giudicare superficiale e – soprattutto intermittente nella sua pastorale (taluni parlano di pastoralismo!) intriso di ogni ideologia corrente trasmessa da un dialogo a senso unico e in modo irreciproco, perfino dichiarato e reclamato esplicitamete – aderisce così ad un cristianesimo spesso cattoprotestante.
Esso è molto conforme a una idea onusiana e sincretica che ha messo tutto il Corpo Mistico pregante in allerta e in piena mobilitazione.
La certezza che il Santo Spirito veglia e non permetterà mai che la sposa di Cristo, la Chiesa cattolica, possa sparire per sempre, non può calmare – giustamente! – gli spiriti dei fedeli alla religiosità autentica come il cardinal Caffarra. Così le tendenze eretiche attuali si situano, in paragone ad epoche come quella di Atanasio, in un topos radicalmente irreligioso che non permette di sperare facilmente, sul piano logico e strettamente umano, in una redenzione previsibile. A meno che il Piano trinitario non preveda, nel suo svolgimento sempre imprevedibile e imperscrutabile, che gli uomini possano toccare gli abissi della perversione massificata e trans-umanista: per rendersi quindi conto della condizione di totale necessità nel riconoscere il loro stato di creature, in profonda ed inevitabile collaborazione col Signore Creatore Eterno.

I laici in prima linea! Ciò che è all’ordine del giorno nell’umanità alla ricerca della sua salvezza è una nuova, ed antica, strategia ecclesiologica. Gli ecclesiastici autenticamente religiori sono destinati, in un modo od un altro, ormai al martirio. Sia per ragioni interne alla Chiesa che per motivazioni ad essa esterne. E questo a causa anche del nichilismo totalitario del mondo. Il pensiero unico, cioè che porta verso un potere onusiano relativista e liquido, diventa sempre più intollerante, credendosi caricato di una missione imperativa mondiale di cosiddetta riforma sostanzialmente neomassonica, narcisissica da pura volontà di potenza. La sola strategia dell’autentico Popolo di Dio non può essere ora che difensiva con, in ogni caso, tutte le sue armi! E pregante, altrimenti scivola nell’orrore simmetrico di diventare scismatico!
Tale strategia è già stata tutta indicata: preghiera, penitenza e piccole comunità fondate su laici che si mettono volontariamente al sacro servizio dell’Autorità dei presbiteri che hanno però il coraggio del martirio: cioè perdita del potere, povertà e religiosità tradizionale e silenziosa. Nel senso dei cardinali Sarah et Burke, di arcivescovi come Crepaldi (alla testa della Dottrina Sociale della Chiesa), Léonard o Negri. I veri servitori di Dio – già quasi tutti diseredati – non mancano.
Vale a dire che bisogna dotarsi del coraggio identitario cristiano di sant’Atanasio. E, nel proprio piccolo particulare, fare tutto il possibile per restare fedeli, con il carisma disponibile localmente, alla religiosità del Magistero eterno della fede cattolica. Ecco cos’è l’obbedienza petrina oggi: il contrario della sottomissione alle innumerevoli direttive stataliste acritiche attuamente in auge!

Io ho scelto: mi sono messo al servizio monacale delle suore Adoratrici dell’Eucarestia di Pietrarubbia, condotte dall’umile genialità religiosa della badessa, madre suor Maria Gloria Riva www.adoratrici.it. Esse sono in clausura ma anche missionarie nel mondo con il messaggio de diffondere la Bellezza del cristianesimo (particolarmente con l’Arte).
E mi sono integrato alla collegata comunità di Cultura Cattolica www.culturacattolica.it, guidata dall’intelligentissimo sempre fedele giussaniano, don Gabriele Mangiarotti.
Da un punto di vista politico, il solo partito strutturalmente non laicista che ritengo lecito sostenere è Il Popolo della famiglia www.lacrocequotidiano.it, che albera sempre il suo slogan splendido e irriducibile: “A noi la battaglia, a Dio la vittoria!”.     

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