La netta attitudine di san Benedetto, gran fondatore del movimento monacale a sostegno della superiorità assoluta della civiltà occidentale, al terzo tentativo del suo avvelenamento! L’analogia con gli attuali “dissidenti” della svolta eretica di Comunione e Liberazione.

In uno dei miei ultimi post, ho definito il gruppo di un centinaio di persone con i quali ho appena trascorso le mie vacanze alle Dolomiti, a San Martino di Castrozza, come “dissidenti” di Comunione e Liberazione. Mi è stato riferito che c’è un piccolissimo gruppetto che non è d’accordo con questa appellativo. In realtà, il gruppo in questione In Movimento è ancora eterogeneo almeno in certe sue opinioni. Mi aspetto che queste viste siano destinate a sintetizzarsi o a sparire nel giro di qualche mese, al più un anno: sia per ragioni interne di chiarimento che esterne: delle elezioni generali son fra l’altro in previsione che non potranno far altro che aiutare ad illuminare, malgrado le posizioni politiche apparentemente lasciate “libere” da CL.
É noto che CL ha compiuto una svolta radicale nella sua linea pastorale ed anche, come si dice, rispetto al suo carisma originale, soprattutto dopo la morte del suo fondatore monsignor Giussani. Ho identificato almeno tre posizioni scaturite dall’analisi e soggetti alquanto diversi.

Innanzitutto, la prima tendenza è costituita dai “padri e madri storici del movimento”, spesso quelli e quelle che erano presenti con “don Gius” già al tempo del liceo Berchet a Milano, in Gioventù Studentesca, alla fine degli anni ’50, inizio anni ’60: 50-60 anni di militanza nel più importante movimento cattolico al mondo al quale almeno tre Papi (Paolo VI, san Giovanni Paolo II e Papa Emerito Benedetto XVI) hanno reso costantemente omaggio e riconoscimento più elevati. Si tratta di un gruppo importante, anche se esiguo, che è stato marginalizzato e spinto anche verso l’uscita dopo essere stato desautorato di ogni riferimento e autorità a causa della sua fedeltà (non riconosciuta, va da sé!) alla “linea ecclesiale e antimodernista” di don Giussani. Per la quale CL era diventata famosa in più di 70 paesi nel mondo. La nuova direzione del movimento, messa in moto con la successione spagnola di monsignor Carron e, soprattutto, dopo l’avvento di Papa Francesco, non è mai stata veramente accettata in quanto spiritualista, neo-casuista, relativista, statalista e tendenzialmente onusiana: sono queste le “minuscole” accuse, comprese quelle psicologistiche indirizzate alla nuova direzione!
Nessuno è poi riuscito a togliermi dal cranio che il tema del Meeting di Rimini di quest’anno, la più  prestigiosa manifestazione culturale cattolica mondiale di CL che continua a beneficiare nella sua rendita da più di un decennio, non sia stato concepito (principalmente) per chiudere definitivamente i conti con questi “padri storici” tagliando l’erba sotto i loro piedi: “Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo” (Goethe)… Così questo importante gruppo è restato idealmente all’”interno” di CL, malgrado l’evidenza istituzionale dell’appartenenza alla gerarchia ecclesiale petrina della sua Fraternità storica. Essi giungono pure a definirsi come i veri rappresentanti “legittimi” del movimento! Questi “padrie madri” parlano ancora, dopo più di dieci anni e in modo ormai patetico del  loro “movimento usurpato” dalla direzione marxiana, modernista e clericale appartenente ad un clero, in sovrappiù, anche sudamericano e spesso ipocritemente papolatra in modo intermittente.

La seconda tendenza d’opinione pure presente è quella che considera conclusa irreversibilmente la parabola del movimento: i suoi leader dicono “CL è morta” ed essa coincide attualmente con l’Azione cattolica contro cui don Giussani ha dovuto lottare tutta la sua vita attiva!
Questa tendenza si concepisce, tuttavia, ancora viscerale – sul modello e in analogia della prima tendenza –  continuando a elaborare, in negativo, le risoluzioni eterodosse di CL in modo da non voler tagliare il cordone ombellicale con il movimento della loro vita. E a rimanere totalmente, sul rovescio e fastidiosamente, nella sua dialettica pastorale, sebbene giudicata eretica oltre che psicologista. Come “i padri e le madri” della prima tendenza, continuano – a dir il vero, sempre meno! – a frequentare alcune iniziative della degenerata Comunione e Liberazione in una fronda fatalmente inutile, importuna e molesta. Ma che CL, nella sua conduzione divenuta superficiale, lassista e ben lontana da ogni giudizio veramente cattolico e chiaramente univoco, permette sempre possibile, indipendentemente dal loro rigore ed imodo relativistico. Anche a me, 11 anni fa, a seguito delle mie prime contestazioni al modernismo già galoppante, i dirigenti di CL Bruxelles, dove risiedo in famiglia da più di quarant’anni, avevano proposto, per me invano, che creassi una Scuola di comunità a mia guisa! Evidentemente, ho preso la proposta come una ulteriore idea di disgregazione del movimento e di nullificazione del sacro concetto di Autorità, di cui don Giussani era un campione!

La terza tendenza d’opinione, ma meglio sarebbe dire di “posizionamento ecclesiale” – a mio avviso, la più solida e ben maggioritaria – è quella che m’è parsa già a Norcia, dove si è svolta la prima vacanza nel 2016 (come chiamarle altrimenti?) “dissidenti da Comunione e Liberazione”. Visitando i monaci nord-americani della comunità di san Benedetto e leggendo libri biografici sulla sua vita, ho potuto scoprire che il fondatore del primo monachesimo europeo, era stato avvelenato senza esito dai suo frati, dopo aver dettato la famosa regola monastica… Così, giunto a tal punto, il nostro santo patrono d’Europa ha preso la parola e ha annunciato la sua partenza: “Levo il disturbo non arriverò al quarto avvelenamento”. Aveva da costruire – con l’aiuto determinante di Dio e delle Sue leggi Trinitarie – il più gran movimeto della civiltà christiana che avrebbe fissato la superiorità assoluta dell’Occidente nel mondo. Ed è partito solo, assumendo tutte le sue responsabilità. Naturalmente, di fronte a questo gesto così cattolico in quanto fondato irriducibilmente sulla Persona e il suo Io, molti altri monaci lo seguirono di cuore!

Si sceglie un movimento ecclesiale per mille ragioni, ma lo scopo è sempre uno: la Chiesa Cattolica che salva! Nel 1963-64 don Giussani aveva dato da leggere – me ne ricordo – ai suoi studenti di GS e al mio movimento, Giovani Lavoratori -(Raggio Comasina), il libro tradotto dal francese “Fare la Chiesa” del teologo Leclerc. GL era fratellino di Gioventù Studentesca a Milano (lavoro da allora, come apprendista elettromeccanico, dai miei 14 anni, come moltissimi all’epoca e ho fatto i miei studi alla “serale”). Nei tram, non era raro che si incontrassero giovani intenti a leggere codesto libro di bel spessore dalla copertina verde scuro… I movimenti sono propedeutici e finalizzati a portare alla Chiesa, non ad altro! Anche il carisma specifico e iniziale continua a vivere nella memoria. È il caso nostro oggi, dove non appare sempre chiaro ciò che bisogna fare in un pontificato come l’attuale. Dove l’obbedienza non significa altro che pregare umilmente lo Spirito Santo in un gran silenzio loquace, come raccomanda cardinal Sarah. Ma bisogna pure alzarsi senza esitazioni e salutare, il più rapidamente possibile, gli ormai antichi confratelli che pure hanno tentato di somministrarci il veleno. Certo, oggi il veleno non è la cicuta, ma può essere pure peggiore: il neo-casuismo oppure il suo sempre eretico modernismo statalista.
Potrebbe anche essere che siffatta situazione possa durare molto. È già successo nella storia parecchie volte. Ma la Chiesa è là, sempre là.

Commenti

  • Non mi permetto fare alcuna annotazione all’articolo. Ricordo solo a me stesso che già negli anni 90 il Giuss voleva azzerare la diaconia nazionale. Ci fu una levata di scudi da parte dei componenti che pensavano di essere unti dal Signore.
    Già allora erano evidenti i segni di una protestantizzazione del Movimento. Non entro poi in vicende processuali di natura penale e amministrativa dove alcuni responsabili di CL, di famiglia massonica, erano molto contenti quando qualcuno veniva perseguitato perchè non proni alla loro voracità. Non era una realtà cristiana ma machiavellica. Basta vedere anche come qualche porta borse di esponenti politici era candidato a diventare dirigente in apparati tecnici statali dove era richiesta la laurea in ingegneria e non certo in filosofia: del resto i ponti e le strade necessitano di cognizione tecniche …
    E che dire di quel vescovo che non riuscendo ad entrare nei templari, ora è tutto contento di essere entrato a far parte del Santo Sepolcro. Potrei continuare con quei preti che in CL fanno parte a pieno titolo della massoneria…
    Auguri a Te fratello

    paolo23 agosto 2017
    • Caro Paolo,

      Approvo quanto hai scritto e tutto il pensiero cosiddetto onusiano di tipo massonico ora in valsa non solo in CL ma nel clero centrale pretendutamente maggioritario e “riformista” secondo Bergoglio: ma in modo antievangelico e, soprattutto, contro la Tradizione del Magistero.
      È il motivo per cui oltre a continuare a scrivere i miei post comunque molto “silenziosi”, seguo il corso favoloso e necessario di teologia dell’arcivescovo di Trieste Crepaldi a capo della Dottrina Sociale della Chiesa.
      E propongo molta preghiera eucaristica compresa parecchia Adorazione del Santissimo Sacramento.
      Nel frattempo, penso che la lotta più impetuosa che si debba portare avanti sia quella contro lo Statalismo a tutti i livelli e in difesa della Famiglia: esattamente il contrario di quanto il pastoralismo della Chiesa sta propugnando!

      Mala tempora!

      Franco Troiano

      Veni Sancte Spiritus. Veni per Mariam.

      Franco Troiano27 agosto 2017

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