Uscire veramente dalla crisi economica e antropologica. I tre temi principali trattati dai Nonni 2.0. Sono di preludio con la coscienza anche delle future azioni riparatrici

Finalmente ho potuto leggere il rendiconto degli interventi della grande riunione tenuta a Milano, il 16 ottobre scorso, come assemblea dei Nonni 2.0, l’associazione per il momento solo italiana alla quale mia moglie ed io abbiamo aderito già in fase di preparazione, in giugno. Ne siamo entusiasti: i cinque interventi trascritti, di Pieluigi Ramorino (presidente), Giuseppe Zola (vice presidente), la Scabini (prestigiosa cercatrice giessina, fedele a don Giussani già dall’inizio, da più di 50 anni), Magatti (gran sociologo dell’Università Cattolica di Milano) e Salini (deputato europeo molto esperto nelle politiche familiali), hanno ritracciato il panorama nel quale vivono i nonni riuniti non solo nella nuova associazione. Da qualche mese, è noto, essa si è ulteriormente ingrandita da Torino a Roma e oltre. Mia moglie ed io la seguiamo da vicino con naturalmente le difficoltà del vivere a Bruxelles da 37 anni. Di che si occupa questa associazione molto vicina – anche con la sua presidenza – a Comunione e Libérazione, il movimento ecclesiale fondato dal futuro beato Luigi Giussani e presente in più di 70 paesi? Anche intuitivamente lo si immagina. I senior, di cui si parla in modo astratto e riduttivamente economico, sono concepiti incarnati nella loro struttura vitale e naturale della famiglia, soprattutto la loro famiglia: sono visti, qui e prima di tutto, come nonni-nonni. Non sono definiti, come generalmente lo si fa, in modo totalmente standardizzato, nel nostro mondo nichilista, come consumatori economicamente molto interessanti, in quanto privilegiati e dedicati al sempre cosiddetto tempo libero: i consumatori per eccellenza!

Ma i nonni sono anche sottoposti, pure loro, alla mitologia del giovanilismo: tutta la società detta moderna – e la cosa non è certo nuova – coltiva l’idolatria dei giovani, della loro salute, della loro bellezza, della loro vitalità… E questo in totale contraddizione antagonista con il fatto di averli derubati, di aver loro rubato il futuro: è stupefacente e scoraggiante constatare che ben più della metà dei giovani europei sono disoccupati o precarizzati. Con l’intelligenza mostrata nell’assunzione dei tre primi temi di cui parlo qui di seguito, i Nonni dovranno farsi carico anche di questo problema che ha già fatto data.
Vediamo rapidamente le tipologie dei temi nell’inizio di questa Associazione.

In primo luogo l’atto di “tramandare”, più che trasmettere meccanicamente, tutta la tradizione ai figli e, in generale, alla posterità. Eugenia Scabini ha già fatto due interventi specifici su questo problema qualificante per la pertinenza dei Nonni. Si tratta della preoccupazione prima, quella escatologica, religiosa e globale dei nonni che devono soprattutto garantire la continuità – oggi ostacolata e anche impedita – dal nichilismo relativista oltretutto militante. La seconda dimensione che Nonni 2.0 si è assunta è di carattere socioculturale, che inquadra la missione gerontocratica: Mario Magatti ne descrive i tratti essenziali con la metafora del sabato ebraico dove l’elogio dell’inutilità, dell’apparente inutilità, è intrinsecamente avanzata. L’indispensabile inutilità di cui i Nonni sono l’incarnazione detta improduttiva nelle nostre società efficientiste e che rischiano di restare senz’anima. Esse sono alla base, se non ci si premunisce, della salute sociale e culturale del futuro mondo.
La terza dimensione presentata è stata dal deputato europeo Massimiliano Salini che ha ricordato come il problema centrale per tutto il nostro (anch’esso) Vecchio continente è il fatto che non è stato in grado di assumersi la sua paternità giudaico-cristiana nel fallimento della sua Costituzione, circa dieci anni fa.
Per conseguenza, la famiglia è totalmente assente di ogni politica europea… A dire il vero, già Salini aveva fatto allusione anche al problema delle pensioni che non potranno essere veramente pagate. Ma bisognera ritornare su questo tema in quanto questo argomento contiene tutto l’errore e la dannazione storica degli attuali nonni europei. Hanno commesso l’errore sociale della loro vita! Si sono abbandonati a una sorta di edonismo straccione e insensato a credito : le future generazioni pagheranno con il tramite dello Stato statlista! Il tutto alla ricerca di una vita utopica, da 50 anni, di cui solo la denatalità (che ha fatto crollare la domanda interna dell’Occidente) e i debiti (che hanno bloccato gli investimenti con un costo annuale d’interessi passivi mostruosi, per esempio in Italia sono superiori a 80 miliardi!), sono i risultati incredibili e spaventosi. Essi sono in ogni caso immoralmente e vergognosamente sotto gli occhi di tutti. E sono le cause non esplicitate (non a caso!) della crisi economica più grave dei paesi europei : ben difficilmente risolvibile senza denunciarla.

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