Il tranquillo frazionismo e il clericalismo associativo nella Chiesa: un cancro « spocchioso ed egoista » molto antico.

La settimana scorsa, mia moglie ed io abbiamo assistito a Bruxelles ad una conferenza polemica, ma pacifica e molto colta, contro la Gestazione per Altri (GPA). Il pubblico era molto numeroso con una magistrale conduttrice dell’incontro (Carine Brochier, una nostra vecchia amica belga), quattro conferenzieri molto competenti di cui due francesi e un californiano, seguendo un ritmo di avanzamento degli interventi estremamente vivace. Un timing, una scansione rapida e precisa tra speech (non più lunghi di 15-20 minuti) con questioni-risposte poste dai partecipanti (domande anche spedite per e-mail in anticipo), più una vendita di libri pertinenti alla chiusura con un piccolo cocktail completavano lo svolgimento della serata… Insomma, un successo completo, compresa la sonorizzazione. A cosa attribuire la riuscita ? Naturalmente all’organizzazione perfetta e al tema dell’incontro molto d’attualità sulle azioni scervellate e scellerate dei militanti LGBT & C. (Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender e Compagnia ideologica di affittuari di uteri, anche a gogo). Ma soprattutto l’avvenimento si è molto ben svolto grazie al fatto – passato forse abbastanza inosservato – che almeno tredici associazioni avevano partecipato all’iniziativa: senza la preparazione accurata di tutti questi gruppi, ci si chiede quale triste esito fosse riservato ad una simile quadrupla conferenza. Molto bene, finalmente una bella iniziativa comune sotto l’egida dell’assocazione Le Figuier (Il Fico)! Leggendo uno degli eccellenti libri acquistati all’uscita dell’incontro, che descrive la conversione di un ebreo al cattolicesimo (Jean-Marie Elie Sebton, De la kippa à la croix, Ed. Salvator, 2014), ho potuto riflettere sul tema del particolarismo frazionista nell’associazionismo moderno: sia in generale nel mondo, che in particolare nell’universo religioso e cristiano.

Da anni, con mia moglie, parliamo di questo problema che non finisce di stupirci: la nostra coppia appartiene, culturalmente, alla generazione molto aperta degli anni ‘60 et, costatando che il livello di chiusura spocchiosa delle innumerevoli associazioni di ogni genere nei nostri giorni, restiamo sempre sconcertati da ciò che inevitabilmente giudichiamo una tendenza mediocre e persino suicida.
La misura dell’individualismo disperato dell’uomo nichilista può essere trovata anche tra i comportamenti più “virtuosi” dei nostri contemporanei che giungono comunque ad associarsi attivamente. Ma la tendenza a chiudersi piuttosto che ad aprirsi è sempre d’attualità nei comportamenti delle associazioni anche più universali come, per definizione, le cattoliche.

Da dove scaturisce, allora, questa tendenza a raggomitolarsi narcisisticamente? Ci sono due grandi sorgenti a causa delle quali gli uomini ancora annaspano nel loro particolarismo vanitoso. Se noi osserviamo le tre religioni, l’ebraica, la cristiana e la musulmana, si constata che solo la cattolica ha realmente rotto l’isolamento, in ogni caso idealmente sul piano escatologico e spirituale, già intrisecamente alla sua origine. E questo, sebbene le comunità parrocchiali siano spesso indicate come modelli classici di cerchie chiuse su sé stesse , indipendentemente dal loro spirito «missionario» che le porta verso attività ben esterne. Ma quasi sempre in modo circoscrit to. Il primo contenuto del cristianesimo, vale a dire l’Amore universale del Cristo risuscitato, ha virtualmente strappato i cristiani dal microcosmo nel quale sono sostanzialmente rinchiusi gli ebrei e i musulmani che condannano severamente, ancora oggi, la cosiddetta apostasia: la conversione a un’altra religione. Se i musulmani jiadisti giungono ad uccidere quotidianamente, anche con stragi (soprattutto gli «infedeli» cristiani !), gli ebrei encora attualmente mettono al bando i convertiti traditori : il rabbino Setbon diventato cristiano racconta come sia stato decretato praticamente morto dalla sua ex comunità : il gelo totale anche dopo parecchi decenni di amicizie personali!
E tuttavia, come per il gran cardinal di Parigi Lustiger, anch’egli convertito dal giudaismo, il nostro ebreo non ha mai tradito i suoi correligionari. Così come Gesù lui-stesso che è restato sempre un ebreo mentre «compiva e completava» totalmente la Legge di Mosé e di Gerusalemme.
Come allora sorprendersi veramente se questo cancro molto antico sia, malgrado tutto e dopo millenari, ancora ben presente come frazionismo e clericalismo – generalmente ignaro, autosufficiente e perfino vanitoso – anche tra i cristiani? E pertanto, si può solo rallegrarsi degli incontri del papa Francesco in Turchia nella moschea e, soprattutto, con il patriarca ortodosso Bartolomeo: un’altra grande tappa – dopo quella con Antenagora, cinquant’anni fa – è stata compiuta nel cammino ecumenico.

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