{"id":661,"date":"2014-11-22T15:17:16","date_gmt":"2014-11-22T14:17:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francamente2.com\/?p=661"},"modified":"2014-11-29T13:09:37","modified_gmt":"2014-11-29T12:09:37","slug":"senza-genio-e-sempre-necessario-il-corto-daurore-peraltro-i-rarissimi-veri-geni-odiano-linutilmente-lungo-in-musica-negli-affari-cosi-come-nella-comunicazione-moderna","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.francamente2.com\/?p=661","title":{"rendered":"Senza genio, \u00e8 sempre necessario \u00ab\u00a0il corto d&rsquo;autore\u00a0\u00bb. Peraltro i rarissimi veri geni odiano l&rsquo;inutilmente lungo. In musica, negli affari cos\u00ec come nella comunicazione moderna."},"content":{"rendered":"<p>A margine della serata musicale offerta da amici a mia moglie per il suo compleanno, vorrei trattare rapidamente di un tema insolito: la durata dell&rsquo;opera musicale, della sua importanza puramente quantitativa. Le due sinfonie in programma erano particolarmente adatte per la cosa: la quinta di Beethoven e la ottava di Shostackovitch. Di un po&rsquo; pi\u00f9 di una mezz&rsquo;ora quella del genio insuperato di Bonn e, di una durata quasi doppia, quella del compositore sovietico anche suo malgrado, sempre sotto l&rsquo;occhio e l&rsquo;orecchio dello stalinista ministro della \u00ab\u00a0cultura comunista\u00a0\u00bb Andrej Zdanof. Senza voler entrare nei paragoni impossibili (<em>paragonare il paragonabile<\/em>), o fare confronti analitici tra il nostro luminoso austro-tedesco e il russo di circostanza &#8211; che componeva pi\u00f9 di un secolo dopo e in una societ\u00e0 totalitaria -, voglio parlare del tempo di ascolto che una opera musicale impone contrariamente alla lettura di testi scritti. Oppure di fronte a sculture o a quadri dipinti&#8230; Come si pu\u00f2 pensare, dopo un capolavoro come la quinta, di proporre non solamente l&rsquo;ascolto, ma una nuova composizione, una sinfonia di una durata superiore ad un&rsquo;ora?<br \/>\n\u00c8 vero che la tendenza gi\u00e0 con Bruckner, Mahler o anche con la serie delle opere, diciamo <em>holliwoodiane<\/em>, di Wagner a Bayreuth (non per la sua musica!), era il gigantismo della sua durata (anche per un solo dei suoi atti!). Il che li rende oggi praticamente inascoltabili per la generalit\u00e0 dei giovani (e non solo) che apprezzano solo pezzi di qualche minuto. E interpretati da<em> band<\/em> di quattro-cinque musicisti di fronte a una quantit\u00e0 di una ventina-trentina di volte (!) superiore (perdipi\u00f9 economicamente inaccessibili, se non con le sovvenzioni dello Stato). Mozart, nella sua agilit\u00e0 abituale e Beethoven stesso non avrebbero mai osato tanto. Per essi il criterio artistico era gi\u00e0 di ridurre, alleggerire, raccorciare, essenzializzare&#8230; L&rsquo;umilt\u00e0 dell&rsquo;autore di talento, detto moderno, \u00e8 di creare forme che intrinsecamente siano anche rispettose delle attuali capacit\u00e0 ricettive moderate di apprezzamento umano. E questo, allo stesso tempo, che siano fiduciose della loro forza espressiva e trascendente di verit\u00e0 (che esse veicolano).<\/p>\n<p>Un grande novellista italiano, trasferito a Parigi negli anni &rsquo;70, Italo Calvino, aveva gi\u00e0 trattato con un saggio intitolato \u00ab\u00a0<em>Lezioni americane<\/em>\u00a0\u00bb il problema della bellezza di un&rsquo;opera artistica relatitivamente alla sua <em>rapidit\u00e0 leggera come un volo di uccello<\/em>. L&rsquo;autore contemporaneo deve produrre opere corte, molto pi\u00f9 corte che nel passato, e fuggire come la peste il pleonastico proprio del monumentale, fatalmente presuntuoso e spesso anche pomposo.<br \/>\nLa complessit\u00e0 densa della vita moderna rende le capacit\u00e0 di accoglienza di una opera molto limitate. Misuro qui le parole per non rischiare di appiattire e rendere insignificante il mio discorso, soprattutto che mi espongo alla critica possibile, e non infondata, per cui \u00e8 inconcepibile creare un&rsquo;opera artistica a misura degli ascoltatori, soprattutto se abbrutiti. E particolarmente in una forma comunicativa basata sull&rsquo;ascolto. Il mito dell&rsquo;<em>arte per tutt<\/em>i non \u00e8 mai esistito.<\/p>\n<p>In effetti, ascoltare una musica, una conferenza, una omelia, una presentazione commerciale, significa mettersi totalmente disponibili, con tutto il prorpio tempo e corpo, all&rsquo;autore o al suo comunicatore. Questi deve sapere costantemente che, contrariamente, alle forme artistiche e tecniche proprie alla scrittura e al visuale non imposto, corre il rischio, gi\u00e0 dai primi secondi, dell&rsquo;abuso di fiducia dei suoi interlocutori. Questi hanno accordato il credito consentendogli tutta la loro disponibilit\u00e0: in una epoca non di penuria, come nei secoli precedenti, ma di abbondanza anche eccedenteria dell&rsquo;offerta.<br \/>\nIl tempo \u00e8 dunque la pi\u00f9 preziosa tra le cose che gli ascoltatori offrono al conferenziere, all&rsquo;autore musicale. Ma, si sa, ogni credito si paga con interessi proporzionali. Le chiese sempre pi\u00f9 vuote, per esempio, testimoniano anche di un clero che ha molto abusato, e a lungo, dei suoi fedeli.E, certamente, non sul piano sessuale come viene detto troppo spesso. La cosa continua. Il papa Ratzinger (Benedetto XVI), commentando il contenuto e la durata delle omelie logorreiche, faceva&#8230; l&rsquo;elogio dello Spirito Santo, che permette quantomeno alla Chiesa di continuare ad esitere. Miracolo!<\/p>\n<p>Autori come il talentuoso Shostacovitch, nel loro tentativo obiettivo e, magrado tutto, di soddisfare nel colossale retorico funzionari sovietici del <em>minculpop<\/em>, gli stalinisti del famoso <em>ministero della cultura popolare<\/em>, hanno quasi perso ogni <em>chance<\/em> di rapprensentare tutta la bellezza possibile della loro musica. E questo, soprattutto di fronte alle cento variazioni di Beethoven sulle \u00ab\u00a0<em>Quattro note del destino<\/em>\u00a0\u00bb della sua quinta, realizzate, perdpi\u00f9 in una durata praticamente a met\u00e0 dell&rsquo;ottava russa.<br \/>\nTutto il talento possibile, nel contesto degli orrori del nichilismo attuale e del ventesimo secolo, \u00e8 di sfuggire alle catene, anche invisibili, dei censori statalisti. Questi censori son oggi volontari e liberi.<br \/>\nE, attenzione, non \u00e8 detto che i molti e immancabili applausi finali non siano l&rsquo;espressione di una colossale noia troppo repressa durante una ora e quattro minuti, pieni di dissonanze!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A margine della serata musicale offerta da amici a mia moglie per il suo compleanno, vorrei trattare rapidamente di un tema insolito: la durata dell&rsquo;opera musicale, della sua importanza puramente quantitativa. Le due sinfonie in programma erano particolarmente adatte per la cosa: la quinta di Beethoven e la ottava di Shostackovitch. 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