{"id":658,"date":"2014-11-17T11:33:38","date_gmt":"2014-11-17T10:33:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francamente2.com\/?p=658"},"modified":"2014-11-21T11:36:51","modified_gmt":"2014-11-21T10:36:51","slug":"e-legittimo-definire-come-abbrutiti-i-nichilisti-e-i-relativisti-si-tratta-di-un-insulto-o-di-un-complimento-virtuale-ma-non-si-e-tutti-degli-abbrutiti","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.francamente2.com\/?p=658","title":{"rendered":"\u00c8 legittimo definire come \u00ab abbrutiti \u00bb i nichilisti e i relativisti ? Si tratta di un insulto o di un complimento virtuale? Ma non si \u00e8 tutti degli abbrutiti?"},"content":{"rendered":"<p>\u00a0A volte (troppo?) utilizzo al plurale \u00ababbrutiti\u00bb per definire l\u2019oceano dei nostri contemporanei che, rifiutando la loror condizione di creature, negano la loro appartenenza trascendente a Dio.<br \/>\nIl fatto di rivendicare la supposta autonomia presunta e presuntuosa da ogni dipendenza, di autosoddisfazione come <em>creatore onnipotente <\/em>mentre si \u00e8 tutti nati in attesa di diventare polvere, pu\u00f2 solo diminuire la bellezza stupefacente di ciascuno. Questa diminuzione certa, questa sottrazione alla natura, alla realt\u00e0 esistenziale, pu\u00f2 solo essere situata nel processo di falsificazione della verit\u00e0: dunque, di abbrutimento. L\u2019uomo contemporaneo che dimentica nella continuit\u00e0 la sua origine, che si lascia affascinare dall\u2019idea riduttiva della sua sedicente potenza tecnoscientifica, \u00e8 gi\u00e0 diventato meno bello.<br \/>\nIl fatto di constatarlo, di fissarlo in questa falsificazione primaria, di descriverlo mentre sta deturpando la sua esistenza intrinseca, \u00e8 giust\u2019appunto richiamarlo alla sua reale dimensione splendida e intangibile di perfezione unica. Il suo primo atto, che dovrebbe essere di riconoscenza stupita e felice di essere stato strappato dal niente per essere consegnato ad una esistenza eterna piena di senso e di possibilit\u00e0 infinite, \u00e8 abitualmente negata da una ideologia che annulla ogni significato possibile in una reificazione, una cosificazione, di tutta la realt\u00e0. Questa, invece, richiama sempre a pi\u00f9 che a s\u00e9 stessi. Ad un\u2019\u00abalterit\u00e0\u00bb superiore e incomparabilmente pi\u00f9 bella. L\u2019abbrutimento altro non \u00e8 che la negazione, anche esplicita, di questa verit\u00e0 religiosa irr\u00e9duttibile.<\/p>\n<p>\u00a0Parlare di <em>abbrutiti <\/em>per raccontare i nostri congeneri degradati, coscientemente (atei) o incoscientemente (superficialmente riduzionisti e relativisti), \u00e8 come <em>pro-vocare,<\/em> ricordare ad una vocazione tradita, ad una bellezza maltrattata, a una verit\u00e0 ignorata, disconosciuta o sporcata, disonorata.<br \/>\nCerto, abitualmente, utilizzare l\u2019epiteto <em>abbrutiti <\/em>suona come un insulto facile e gratuito<em>.<\/em>Ma se ci si pensa bene, si deve apprezzare il sostanzialmente piccolo rimprovero fraterno o paterno per l\u2019errore pi\u00f9 comune di ogni uomo, quello nel quale si cade cento volte al giorno e che ci fa riconoscere nella nostra piccola e fragile umanit\u00e0. Da questo punto di vista, si \u00e8 tutti abbrutiti. Noi cristiani chiamiamo la cosa piuttosto semplicemente il peccato. Si \u00e8 tutti cos\u00ec peccatori e peccatrici.<\/p>\n<p>\u00a0\u00c8 con la parola<em> abbrutimento <\/em>che ho cominciato il mio lessico di 275 termini, nel mio ultimo saggio pubblicato nel 2013 come terzo libro della mia piccola trilogia sul lavoro. L\u2019ultima parola scelta \u00e8 stata emblematicamente <em>welfare <\/em>per cercar di mettere in evidenza la verit\u00e0 del rapporto eterno tra un certo effetto e la sua causa. Bisognerebbe sempre amare la Chiesa, non fosse che per questo costante ricordo che essa ci rivolge alla verit\u00e0. La quale quasi mai \u00e8 di consenso spontaneo, piacente e direttamente \u00abpopolare\u00bb.<br \/>\nChe ci si ricordi anche delle parole, persino apparentemente sgradevoli, con cui don Giussani aveva cominciato a procunciare il suo intervento ad un congresso celebrativo su Leopardi, nella villa natale a Recanati: \u00ab<em>Caro Leopardi, ti sei sbagliato sul concetto di ragione. Il tuo concetto di ragione \u00e8 stato distrutto in quanto era rattrappito<\/em>\u00bb*. Si sa che era stato invitato a questa commemorazione leopardiana come uno dei pi\u00f9 grandi ammiratori e divulgatori del poeta-filosofo anche pi\u00f9 grande della modernit\u00e0 culturale (non solo italiana), appena dopo Dante. In sovrappi\u00f9, <em>don Gius <\/em>aveva situato questa interpellazione familiare al suo arrivo in Paradiso (dopo un secolo e mezzo) dove l\u2019aveva gi\u00e0 posto, in ogni caso, come grande intellettuale non veramente credente ma sempre alla ricerca del senso religioso al suo pi\u00f9 alto grado. Colui che afferma dunque la verit\u00e0, sempre la verit\u00e0, ha diritto all\u2019immancabile misericordia: anche gli abbrutiti relativisti, vale a dire tutti, dovrebbero essere d\u2019accordo.<\/p>\n<p>\u00a0*Questa citazione \u00e8 tratta dall\u2019ultimo numero di novembre di <em>Tracce<\/em>, la rivista in molte lingue di Comunione e Liberazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0A volte (troppo?) utilizzo al plurale \u00ababbrutiti\u00bb per definire l\u2019oceano dei nostri contemporanei che, rifiutando la loror condizione di creature, negano la loro appartenenza trascendente a Dio. 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