{"id":573,"date":"2014-10-31T12:26:38","date_gmt":"2014-10-31T11:26:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francamente2.com\/?p=573"},"modified":"2014-10-31T12:26:38","modified_gmt":"2014-10-31T11:26:38","slug":"la-sparizione-non-solamente-apparente-della-musica-classica-nella-trasmissione-culturale-del-patrimonio-educativo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.francamente2.com\/?p=573","title":{"rendered":"La sparizione non solamente apparente della musica classica, nella trasmissione culturale del patrimonio educativo."},"content":{"rendered":"<p>Parlavamo alcuni mesi fa seduti davanti ad una birra, una \u00ab\u00a0blanche\u00a0\u00bb ben belga, in una<em> brasserie<\/em>\u00a0di Bruxelles\u00a0: l\u2019argomento era la penitenza, s\u00ec s\u00ec proprio la penitenza!<br \/>\nNon ricordo pi\u00f9 bene come ci si era incappati. Mi ero trovato con due amici religiosi, molto colti e per me giovani (sulla quarantina). Perdipi\u00f9 consacrati ambedue con i tre voti consueti di obbedienza, castit\u00e0 e povert\u00e0. I miei due interlocutori, manager tecnici in due imprese internazionali, allo stato dunque completamente laicale come il loro ordine impone, mi interrogavano sul problema giust\u2019appunto della confessione. Da ponte aveva fatto una mia battuta sulla banalizzazione del sacramento, da parte anche di confessori che liquidano generalmente l\u2019assoluzione finale con l\u2019ormai consueta \u00ab<em>penitenza<\/em>\u00bb attraverso la recita dei tre fatidici <em>pater-ave-gloria<\/em>.<br \/>\n\u00ab<em>Non come Tannh\u00e4user<\/em> \u2013 avevo commentato \u2013 <em>il quale come penitenza, per i suoi molti peccati non solo carnali con donne e fanciulle, dovette intraprendere un lungo pellegrinaggio pieno di pericoli dal nord della Germania a Roma<\/em>\u2026\u00bb. L\u2019improvviso silenzio e i visi attoniti dei miei due amici mi fecero insistere con un cenno sull\u2019opera di Wagner cui facevo riferimento, sul suo \u00abMonte di Venere\u00bb che ancora una volta, nel peregrinare, aveva attirato nelle sue dissolutezze il mio eroe tedesco a loro sconosciuto\u2026<br \/>\n<em>Piscis<\/em>: non ne sapevano nulla. Anche Wagner era solo un nome conosciuto ma alquanto vago!<\/p>\n<p>\u00a0Nell\u2019estate del \u201949 avevo cinque anni e zio Ciccillo, un allora ventenne, si preparava ad entrare nella banda filarmonica dove mio padre era timpanista e mio nonno maestro concertatore e direttore.<br \/>\nZio Ciccillo si esercitava al corno, ripetutamente e con esplicito diletto, in casa nostra nel lungo assolo della sinfonia del <em>Tannh\u00e4user<\/em>. \u00c8 il primo ricordo che ho del mio rapporto con la musica classica.<br \/>\nDa allora, grazie soprattutto alla tradizione musicale vispa dei rami dei miei genitori, son cresciuto quasi immerso nella grande musica. Potrei anche dire che ho messo le basi persino del corteggiamento, mai interrotto in quasi cinquant\u2019anni a mia moglie, in un palco della Scala di Milano. Ci eravamo andati per assistere ad una rappresentazione della <em>Madama Butterfly\u2026 <\/em>Le spese di questa passione divenuta progressivamente quotidiana nell\u2019ascolto della musica colta, fortunatamente indotta dalla famiglia, per radio, televisione e in ogni occasione (perfino in macchina), sono state le canzonette. Non le ho mai veramente odiate, ma sempre mi sono apparse come espressioni nel loro genere minore. Quasi sempre.<br \/>\nCos\u00ec, i miei due amici sebben di raro spessore culturale e spirituale, mi avevano precipitato nel vuoto di una discontinuit\u00e0 propria della trasmissione della sapienza umana nelle ultime due generazioni.<br \/>\nIn effetti, alla musica classica erano giunti sostanzialmente da adulti, solo inizialmente del resto, su indicazione pedagogica alla categoria della bellezza da parte del fondatore del loro ordine religioso.<\/p>\n<p>\u00a0Ci sono momenti e occasioni, come questo del <em>Tannh\u00e4user, <\/em>che esemplificano in modo compiuto lo scarto, la rottura, il fallimento nella trasmissione di civilt\u00e0 tra le generazioni, soprattutto le attuali travolte dal <em>nuovismo<\/em> nichilista, l\u2019id\u00e9ologia contemporanea che si picca di inventare tutti i valori, identificando nei precedenti quelli da seppellire assolutamente. I giovani (e non solo), a partire dagli anni \u201950-\u201960, sono stati educati \u2013 meglio sarebbe dire allevati \u2013 in un vuoto esistenziale e di cultura di cui il modernismo \u00e8 diventato il totale surrogato. Anche nella musica. L\u2019interminabile agonia della musica classica, malgrado le cure intensive e molto sporadiche prodigate, \u00e8 cominciata con l\u2019avvento delle abitudini dello spettacolo della societ\u00e0 massificata. Quindi dale quantit\u00e0 gigantesche della musica pop emessa massicciamente fino a invadere, per molte ore al giorno (!), l\u2019intelletto e l\u2019udito di tutti, in ogni luogo.<br \/>\nCi si pu\u00f2 chiedere se ancora rimanga disponibile qualche anfratto recettivo per parlare all\u2019anima residuale che comunque continua ad ancora esistere in ogni essere umano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parlavamo alcuni mesi fa seduti davanti ad una birra, una \u00ab\u00a0blanche\u00a0\u00bb ben belga, in una brasserie\u00a0di Bruxelles\u00a0: l\u2019argomento era la penitenza, s\u00ec s\u00ec proprio la penitenza! Non ricordo pi\u00f9 bene come ci si era incappati. Mi ero trovato con due amici religiosi, molto colti e per me giovani (sulla quarantina). 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