{"id":2988,"date":"2017-08-16T19:55:59","date_gmt":"2017-08-16T18:55:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francamente2.com\/?p=2988"},"modified":"2017-08-16T19:56:33","modified_gmt":"2017-08-16T18:56:33","slug":"lantistatalimo-salvifico-di-chesterton-veniva-soprattutto-dallamico-belloc-i-veri-detentori-del-potere-statalista-visibile-sebbene-incomprensibile-dei-cinici-e","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.francamente2.com\/?p=2988","title":{"rendered":"L\u2019antistatalimo salvifico di Chesterton veniva soprattutto dall\u2019amico Belloc.  I veri detentori del potere statalista, visibile sebbene \u201cincomprensibile\u201d, dei  cinici emettori di moneta. La libert\u00e0 \u00e8 garantita solamente dalla fede vivente e dalla cultura cattolica."},"content":{"rendered":"<p><strong>Mi si riprovera talvolta d\u2019insistere troppo sullo statalismo come cancro principale e pi\u00f9 grave, nelle mie analisi su questo blog. Riflettendo e ricercando sull\u2019argomento, ho scoperto due aspetti della <\/strong>cosa che hanno anche, diciamo, peggiorato la mia posizione. Innanzitutto, ho dovuto prendere atto ancora che spesso si producono ingiustizie nella storia spirituale e culturale: apparenti o vere ingiustizie nel nostro mondo imperfetto; et, in secondo luogo, che particolarmente su questo problema cos\u00ec cruciale come lo statalismo, gi\u00e0 grandi, grandissimi personaggi incomparabili con la mia piccolezza evidente e ben prima di me, si sono trovati in situazioni pi\u00f9 drammatiche ed emblematiche, nonostante l\u2019apparente analogia circonstanziale molto simile.<br \/>\nA parte il caso nemmeno concepibile nel possibile accostamento con il Vangelo dove \u2013 per la prima volta nella storia \u2013 la questione della laicit\u00e0 e dello statalismo venivano posti autenticamente da Ges\u00f9 stesso, con la questione delle due attribuzioni (a Cesare e a Dio), ne ho incontrato un altro molto pi\u00f9 vicino (se cos\u00ec posso dire) che testimonia in ogni caso la perennit\u00e0 della storica faccenda.<\/p>\n<p><strong>Si tratta dell\u2019amico discreto ma determinante nella vita di Chesterton, Hilaire Belloc, dotato di un talento poliedrico supremo, secondo il modello della fatidica sapienza globale dei cattolici.<br \/>\n<\/strong>Il suo carisma di amico-maestro ha avuto una importanza preponderante nella conversione al cattolicesimo di Chesterton, considerato il pi\u00f9 grande uomo di cultura britannica del ventesimo secolo! Malgrado che, anche sul piano politico, l\u2019infuenza di Belloc sull\u2019amico pi\u00f9 giovane di appena quattro anni sia stata indiscutibile (con, per esempio, la pubblicazione gi\u00e0 nel 1912 del suo libro faro, <em>Lo Stato servile<\/em>), sembra proprio che il suo valore, soprattutto in paragone con l\u2019immensa reputazione di Gilbert Keith Chesterton, non abbia ricevuto la ricoscenza meritata. In effetti, \u00e8 piuttosto a \u00a0Chesterton che si attribuisce la paternit\u00e0 della supremazia dell\u2019idea globale di statalismo su quella originaria invece laica e cristiana, millenaria del resto, che ha costruito la superiorit\u00e0 assoluta della civilt\u00e0 occidentale su tutto il pianeta. In sovrappi\u00f9, oltre al suo libro fondatore, Belloc aveva avuto anche una esperienza diretta in politica, essendo stato eletto per due legislazioni in parlamento a Londra.<\/p>\n<p><strong>Cos\u00ec, malgrado i miei critici occasionali, rimango dell\u2019avviso che lo statalismo costituisca la radice delle catastrofi, prima di tutto spirituali e culturali, della nostra era. E poi economiche, ma <\/strong>solamente in modo conseguente. Ci\u00f2 che ha determinato l\u2019attuale crisi economica internazionale, dalla quale non si giunge ad uscirne malgrado gli annunci reiterati degli specialisti e politici che praticano tutti i mesi da una decina d\u2019anni, \u00e8 il cambiamento radicale della concezione dello Stato dal Rinascimento. E, particolarmente, dalla fine del seicento \u2013 soprattutto e cominciando dall\u2019Inghilterra \u2013 dove la visione della vita\u00a0 ha cominciato la sua decristianizzazione strutturata. E dove essa \u00e8 stata concepita totalmente autonoma da quella religiosa o metafisica.<br \/>\nIl razionalismo ideologico (non la ragione razionale) ha cos\u00ec deciso che il \u201cprincipio di realt\u00e0\u201d poteva scaturire da un atto del pensiero intellettualistico e soggettivo e non come prodotto dalle leggi naturali e delle rivelazioni globali religiose. Da cui la strutturazione dello Stato come \u201cvitello d\u2019oro\u201d, come idolo supremo moderno, e pure modernista, al quale attribuire ogni supremazia sull\u2019uomo: lo statalismo contro la Persona!<\/p>\n<p><strong>Il duo amichevole che Bernard Shaw aveva soprannominato, grazie alla sua identit\u00e0, \u201cchesterbelloc\u201d, definiva gi\u00e0, un centinaio di anni fa, quello che oggi viene chiamato statalismo, <\/strong>con l\u2019ppellazione corrente che Belloc aveva attribuito nel suo libro suddetto e pi\u00f9 tardi nella sua teoria descrittiva completa detta del \u201cDistributivismo\u201d. La genialit\u00e0 dell\u2019analisi dei due amici cattolici consisteva nella perfetta\u00a0 assimilazione dello statalismo socialista con quello meno evidente liberale, in effetti ben pi\u00f9 moderato. In realt\u00e0 questa idea originale d\u2019equivalenza di fondo veniva da Belloc e doveva essere sviluppata e approfondita da Chesterton fino alle conseguenze che oggigiorno appaiono storicamente evidenti. In effetti, malgrado che le ideologie idealizzano la parola \u201clibert\u00e0\u201d, lo Stato e i suoi politici non fanno altro che sottomettere all\u2019idolo del potere finanziario (il vitello d\u2019oro) che tutto sottomette al monopolio detto della moneta. Cos\u00ec Chesterton e Belloc, con il loro antistatalismo irriducibile, proponevano un cristianesimo che doveva sempre dotarsi di una cultura adequata, totalmente non subordinata al mondo.<\/p>\n<p><strong>Il grande successo del distributivismo del duo cattolico \u201cchesterbelloc\u201d ha in ogni caso resistito a dispetto del suo carattere sconosciuto al grande pubblico, alla maggioranza dei fedeli ed anche alla<\/strong> maggior parte dei prelati della Chiesa cattolica. Solo tutta la cultura economica veramente cristiana, considerata ancora oggi ben misteriosa e negletta, \u00e8 analizzata dall\u2019incomparabile ricchezza della <em>Dottrina<\/em> <em>Sociale della Chiesa. <\/em>Questa \u00e8 impregnata da parte di questa idea di libert\u00e0 mai riducibile ai tentativi di mediazione politica. La sottomissione da siffatta ideologia, di tutti i partiti politici e dei politicanti, anche quelli pi\u00f9 acuti, al grande sconosciuto principio sedicente \u201cordinatore\u201d, comunque accessibile e apparentemente visibile, permette da qualche secolo alle vere oligarchie di questo mondo di emettere la moneta. Dunque di dominare \u2013 con lo Stato eternamente debitore \u2013 ogni classe sociale! Tutte salvo, in modo parziale, quelle dei politici e dei magistrati che ne sono sempre al servizio diretto, ma ne amministrano il pur sempre indispensabile consenso.<br \/>\nLa lotta che viene chiamata politica, in effetti, altro non \u00e8 che quella prodotta dalla logorrea oceanica, diventata incomprensibile pure agli stessi che la generano: il cui scopo, del resto, non \u00e8 mai di trasformare\u00a0 il sistema rovinoso e irresponsabile di cui parlano. Queste due principali categorie in ogni caso subalterne, grazie alle loro funzioni importanti di sostegno nella perennit\u00e0 a siffatto sistema radicalmente devastatore, ricevono privilegi certi anche se limitati che li rendono sempre pi\u00f9 immorali per i loro posti, va da s\u00e9, molto desiderati.<\/p>\n<p><strong>La ricomposizione del lavoro con il suo intrinseco capitale \u00e8 uno dei tre obiettivi fondamentali del distributivismo per sotrarre al potere questa fatale subordinazione dell\u2019uomo all\u2019astrazine della <\/strong>sua schiavit\u00f9, compresa quella del <em>pensiero unico<\/em>. L\u2019altro, il secondo, \u00e8 il rifiuto costante della partitocrazia come strumento principe del consenso allo statalismo (non \u00e8 da sottovalutare il fatto prioritario di ristabilire la sussidiariet\u00e0, principio di antistatalismo per antonomasia). Ed il terzo, non per caso il principale in quanto il pi\u00f9 sintetico punto del suo programma: la difesa e la messa al centro della Famiglia (fondata naturalmente a partire da un uomo e una donna).<br \/>\nDopo un secolo, dopo millenni e sempiternamente, \u00e8 pur sempre la Famiglia il perno sul quale gira strutturalmente l\u2019antistatalismo. Non saranno certo Gianfranco Amato e Mario Adinolfi, i leader massimi del pur sempre necessario partito, <em>Popolo della Famiglia<\/em>, a contestare queste tre risoluzioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi si riprovera talvolta d\u2019insistere troppo sullo statalismo come cancro principale e pi\u00f9 grave, nelle mie analisi su questo blog. Riflettendo e ricercando sull\u2019argomento, ho scoperto due aspetti della cosa che hanno anche, diciamo, peggiorato la mia posizione. 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