{"id":1866,"date":"2016-03-17T20:08:51","date_gmt":"2016-03-17T19:08:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francamente2.com\/?p=1866"},"modified":"2016-03-17T20:12:23","modified_gmt":"2016-03-17T19:12:23","slug":"lo-stabat-mater-di-pergolesi-a-bruxelles-e-la-grande-musica-classica-nella-formazione-dello-spirito-allascolto-del-cuore-biblico-il-libro-di-don-giussani-spirto-genti","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.francamente2.com\/?p=1866","title":{"rendered":"Lo \u00ab Stabat Mater \u00bb di Pergolesi a Bruxelles e la grande musica classica nella formazione dello spirito all\u2019ascolto del cuore biblico. Il libro di don Giussani, \u201cSpirto Gentil\u201d, sul vero rapporto con la musica dell\u2019uomo detto moderno."},"content":{"rendered":"<p><strong>Con i giovani di <em>Comunione e Liberazione<\/em> di Bruxelles, la scorsa settimana, sono andato in famiglia alla grande sala per concerti, il Bozar, per assistere allo <em>Stabat Mater<\/em> <\/strong>di Pergolesi, definito da don Giussani \u201c<em>Il grande amen di tutta la musica<\/em>\u201d. In Quaresima, in sovrappi\u00f9, non c\u2019\u00e8 rappresentazione musicale pi\u00f9 adeguata: i visi dei giovani all\u2019uscita erano naturalmente piuttosto trasfigurati. La radio fiamminga, nel quadro del <em>Klarafestival<\/em>, \u00e8 riuscita, anche in questa occasione, a riempire il teatro pi\u00f9 grande e prestigioso del Belgio. Nel libro \u201cSpirto Gentil\u201d, del fondatore di <em>CL<\/em>, alla pagina 340 si trova scritto: \u201cL<em>a notte del mondo c\u2019\u00e8 quando nessuno pensa, quando in nessuno brilla la luce che illumina dal profondo del cuore fino all\u2019ultimo orizzonte degli occhi<\/em>\u201d. Questa riflessione gli era stata suggerita ascoltando Rachmaninov, forse il \u201c<em>pi\u00f9 grande nella sua dimensione drammatica, come liturgia che celebra il Destino<\/em>&#8230;\u201d, non esita a dire. L\u2019entusiasmo di Giussani per questo musicista russo andava oltre anche alla grande ammirazione per Beethoven o Chopin, \u201c<em>molto scaltri, troppo resi scaltri dalla cultura occidentale<\/em>\u201d. Mentre \u201c<em>la musica di Rachmaninov scaturisce direttamente dal popolo e dalla sua cultura integralmente religiosa, globale e naturalmente condivisa<\/em>\u201d. Soprattutto nei suoi \u201cVespri\u201d. Da cui la passione del nostro grandissimo educatore milanese, ben conosciuta, per i canti popolari russi. Questo libro di quasi 650 pagine, di cui il titolo riprende le prime due parole di una famosa aria dell\u2019opera di Donizetti, <em>La Favorita <\/em>(che suo padre socialista cantava a casa negli anni 30), mostra e illustra la parte forse nascosta della sua educazione verso l\u2019assoluto conseguita da questo grandissimo prete (in via di canonizzazione) fin da quando era bambino: la musica, la grande musica detta classica, quella che \u201c<em>esprime ci\u00f2 che sono, e ci\u00f2 che \u00e8 quello seduto di fianco a me oppure l\u2019amica di fronte<\/em>\u201d&#8230; La massificazione anche della canzonetta popolare moderna, o dei \u201cconcerti\u201d dei gruppi rock-disco-punk sempre comtemporanei, ha strappato tutti i giovani o quasi da questa dimensione profondamente silenziosa. La vera musica non \u00e8 altro, prima di tutto, che silenzio nello spirito, in quello che nella Bibbia era chiamato cuore.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Malgrado don Giussani ne parlasse e scrivesse spesso, con la sua cultura veramente <\/strong>moderna in quanto eterna, sterminata e critica al massimo livello, anche i giovani di<em> CL<\/em> sono piuttosto refrattari alla musica classica e la conoscono in modo insufficiente. E questo, anche malgrado che il movimento di<em> CL<\/em> non perda alcuna occasione per promuoverla. Nella mia generazione (1944, a 18 anni ho conosciuto don Giussani), gi\u00e0 si era in piena massificazione della musica detta di \u201ctappezzeria\u201d che si sentiva di continuo nei primi supermercati, nelle stazioni\u00a0 e negli ascensori: si trattava, si diceva, della \u201cmusica urlata\u201d con anche i cantanti \u201curlatori\u201d. Pure i miei figli che ora hanno pi\u00f9 di 30 anni non \u201cconsumano\u201d, come ripetono, generalmente la musica classica. Preferiscono di fatto i gruppi che impazzano nei festival con amplificatori giganti!<br \/>\nBisogna per\u00f2 riconoscere che ho avuto abbastanza fortuna in quanto mio nonno era direttore di orchestra e di banda e mio padre era timpanista (suonava tutte le percussioni) nei corpi musicali (anche della prestigiosa provincia di Milano). Era particolarmente richiesto anche in Svizzera come grande specialista a cavallo degli anni \u201950-\u201960&#8230; E questo mentre la musica detta moderna \u201cautomaticamente di riempimento dello spazio auditivo\u201d stava rimpiazzando l\u2019ascolto volontario e puntuale. Soprattutto in Italia del sud, i corpi badistici e le orchestre, tutti di buona e di grandi qualit\u00e0, erano \u2013 prima dell\u2019era della televisione \u2013 i mezzi e le modalit\u00e0 con cui Wagner, Beethoven e Verdi venivano popolarizzati. In tutta la mia infanzia, almeno una volta alla settimana il pomeriggio, partecipavo alle prove della grande banda milanese, ben accuattato dietro \u201cil mio caro pap\u00e0\u201d, grande professionista di tamburi, riconosciuto da quando aveva dodici anni.<br \/>\nA casa (ero di una famiglia abbastanza povera e di cultura non pi\u00f9 che popolare dell\u2019epoca) non si \u00e8 mai ascoltato volontariamente ed espressamente, neanche alla televisione, musica detta \u201cleggera\u201d. Ero piuttosto fiero di conoscere prima dei miei vent\u2019anni Dvorak, Mahler o il Laudario medievale di Cortona, oppure taluni quartetti di Schubert&#8230; Ma per me era tutto&#8230; naturale senza affettazione intellettualistica di tipo elitario: ne facevo piuttosto una questione d\u2019indifferenziazione opinionistica di tipo banalmente equivalente: a me il classico, ai miei amici il rock! Parecchio dopo, la differenziazione \u00e8 diventata cosciente e pure ricercata. Affermavo con sicurezza che il mio ascolto pressocch\u00e9 involontario della musica massificata, spaparanzata dappertutto e in ogni momento, era gi\u00e0 sovrabbondante nella mia passivit\u00e0 quotidiana&#8230;<\/p>\n<p><strong>Verso i trent\u2019anni, dunque alquanto tardi, ho potuto cominciare a rendermi conto dell\u2019importanza della musica leggera neo-popolare come veicolo della cultura nichilista e superficialmente edonista.<br \/>\n<\/strong>Ascoltavo il \u201cterzo programma\u201d della radio italiana, anche la notte. Sapevo che don Giussani, dopo una lunga giornata a Milano, al suo ritorno al seminario in treno in quel di Venegono, dopo le dieci di sera, trovava le energie di incontrarsi col suo professore Corti che gli suonava deliziosamente al pianoforte una sonata&#8230; Per me, poi, era anche il periodo in cui, alla radio, si era definito la fine della \u201c grande bobina\u201d che distribuiva notte e giorno musica classica praticamente senza troppe parole o commenti. Mi ricordo di una mia collera, agli inizi degli anni \u201970, allorquando \u00e8 stato annunciato che si sarebbe confezionata una radio sedicente culturale, dunque piena di <em>bla bla <\/em>detto intelligente e di attualit\u00e0. Era l\u2019occasione di passare alla radio vaticana dove il classico era ancora dominante. E alle cassette registrate: ne ho ancora centinaia tutte impolverate.\u00a0 Ho anche tolto la voce alla televisione, limitandomi alle immagini che potevo decidere di guardare e, a volte, di ascoltarne i notiziari&#8230; Poi sono arrivate le cartucce contenenti sei CD che preparavo in ordine. E la televisione Sky con i canali tematici e il famoso canale 138 tutto dedicato alla grande musica.<br \/>\nPi\u00f9 avanzo negli anni e pi\u00f9 posso constatare che, anche se le mie scelte per la musica non sono state il frutto di una strategia specificatamente preordinata, non ho perso quasi nulla del patrimonio popolare anche generalmente considerato <em>prezioso<\/em>.\u00a0 La cosa la dice lunga sul valore culturale della vita massificata. Gi\u00e0 la mia ottusit\u00e0 personale \u00e8 pi\u00f9 che sufficiente per abbrutire le mie giornate. Non devo assolutamente rimpiangere d\u2019aver troppo perso Silvie Vartan o Elton John nei quattro-cinque decenni scorsi. Sono piuttosto fiero, invece, di aver offerto ai clienti e collaboratori della mia impresa, per esempio, le 32 sonate di Beethoven in CD sponsorizzati (anche se con un successo abbastanza tiepido). L\u2019educazione, lo si sa, \u00e8 portare a saper ascoltare les parole del cuore. Dunque all\u2019ascolto della grande musica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con i giovani di Comunione e Liberazione di Bruxelles, la scorsa settimana, sono andato in famiglia alla grande sala per concerti, il Bozar, per assistere allo Stabat Mater di Pergolesi, definito da don Giussani \u201cIl grande amen di tutta la musica\u201d. 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