{"id":156,"date":"2014-09-07T14:55:22","date_gmt":"2014-09-07T13:55:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francamente2.com\/?p=156"},"modified":"2014-10-07T11:06:14","modified_gmt":"2014-10-07T10:06:14","slug":"la-vera-utilita-della-prima-frase","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.francamente2.com\/?p=156","title":{"rendered":"La vera utilit\u00e0 della prima frase."},"content":{"rendered":"<h3>A condizione che non sia nichilista, relativista o laicista.<\/h3>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>\u00ab\u00a0Ma perch\u00e9 scrivono?\u00a0\u00ab\u00a0: \u00e8 la celebre frase di uno scrittore (e critico letterario) cattolico italiano, Carlo Bo (1911-2001). La domanda \u00e8 apparsa molto pertinente con l\u2019ondata oceanica di libri pubblicati nella seconda met\u00e0 del secolo scorso. Ondata di libri ma non di lettori critici e demassificati. Ogni anno in Europa, si possono contare per decine di migliaia (!) i titoli di romanzi \u2013 per limitarci alla sola narrativa &#8211; che vengono stampati: nella disperazione progressiva degli editori che fanno sempre fatica a mantenere l&rsquo;equilibrio economico delle loro attivit\u00e0. Essi contano, ormai, su colpi di fortuna, con possibili e sistematicamente imprevedibili \u00ab\u00a0best sellers\u00a0\u00bb per compensare le perdite, generalmente abituali, della quasi totalit\u00e0 dei loro cataloghi. Per far quadrare i budget, devono anche ricorrere a parecchia pubblicit\u00e0, a una distribuzione molto costosa, a tirature limitate (in centinaia, non migliaia!), alla prevendita ambientale e al contributo economico del conto d\u2019autore&#8230; Come allora selezionare e assicurare le pubblicazioni, soprattutto di valore? La domanda di Bo non pu\u00f2 che continuare a riperquotersi.<\/p>\n<p>Come al solito questo week end, leggo a casa gli articoli (e i libri) raccolti fondamentalmente in ufficio, dopo il lavoro. Cos\u00ec sono incappato in un titolo che mi ha subito colpito. L&rsquo;occasione \u00e8 stata uno dei numerosi festival di letteratura \u2013 quello di Mantova, altrettanto promozionale per le vendite quanto altri premi e <em>palmar\u00e8s<\/em> \u2013 dove il giornalista di turno, detto letterario, proclama di essere certo (frutto, sembra, anche di altre ricerche) che \u201cgli autori sono impotenti davanti all&rsquo;atrocit\u00e0 del male jihadista\u00a0\u00bb.<br \/>\nIn realt\u00e0, la cosa non \u00e8 per niente sorprendente. Gli scrittori, per la maggior parte (quasi la totalit\u00e0), sono conformisticamente sotto le radiazioni del nichilismo, relativismo e del laicismo. Con un&rsquo;aggravante di peso: il loro talento! E, siccome la loro cultura costituisce generalmente la fonte o l&rsquo;espressione della crisi ideologica e antropologica che \u00e8 alla base dei fenomeni contemporanei (compreso quello jihadista giunto pure a questi livelli di violenza bruta!), questi non possono che constatare puntualmente la loro intrinseca impotenza. In pi\u00f9, la letteratura e la poesia si sono sempre dichiarate, anche se con <em>understatement<\/em>, piuttosto \u00ab\u00a0inutili\u00a0\u00bb. Nel qualcaso, in rapporto alla cruenta e inaudita attualit\u00e0 terrorista, perch\u00e9 la difesa della vita, della libert\u00e0 e della civilt\u00e0 \u00e8 anche un problema di determinazione militare. Bisogna fermare e anche distruggere questi barbari abbrutiti, tagliagole oltre che stupratori e schiavisti!<\/p>\n<p>I migliori critici letterari, rarissimi come Carlo Bo o il newyorkese Harold Bloom \u2013 il quale ha anche creato un parametro culturale esigente e selettivo \u2013 il \u00ab\u00a0canone Bloom\u00a0\u00bb, per l\u2019appunto \u2013 sono molto severi di fronte a tutti questi autori innumerevoli e poco consapevoli. Allegramente, o tristemente, essi cercano di descrivere, con il talento immaginativo di cui pi\u00f9 o meno dispongono, l&rsquo;universalit\u00e0 della vita contemporanea: vale a dire lo scopo forse principale della poesia e della letteratura. Come pure dei saggi. I rari critici cattolici, che per definizione hanno anche una cultura globalmente salvifica fondata su una visione irriducibilmente escatologica, emettono in pi\u00f9 un giudizio sui frutti di queste moltitudini di autori, allineati nel riduzionismo, di tipo non solamente estetico e parcellizzato ma, giustamente, a partire dal senso umano generale, trascendente e completo.<br \/>\nIn effetti, il perch\u00e9 riferito iniziale posto dal nostro critico Bo dovrebbe essere il primo interrogativo, preliminare, di qualsiasi autore. Dopo averci ben profondamente riflettuto, e solo dopo, questi potr\u00e0 \u2013 forse \u2013 scrivere legittimamente la sua prima frase.<br \/>\nA condizione, per\u00f2, che non sia nichilista, relativista o laicista, i tre mali della nostra crisi contemporanea.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A condizione che non sia nichilista, relativista o laicista. \u00a0\u00ab\u00a0Ma perch\u00e9 scrivono?\u00a0\u00ab\u00a0: \u00e8 la celebre frase di uno scrittore (e critico letterario) cattolico italiano, Carlo Bo (1911-2001). La domanda \u00e8 apparsa molto pertinente con l\u2019ondata oceanica di libri pubblicati nella seconda met\u00e0 del secolo scorso. Ondata di libri ma non di lettori critici e demassificati. 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