{"id":1123,"date":"2015-07-09T13:58:36","date_gmt":"2015-07-09T12:58:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francamente2.com\/?p=1123"},"modified":"2015-07-09T13:58:36","modified_gmt":"2015-07-09T12:58:36","slug":"il-lavoro-preda-del-relativismo-parassitario-sembra-non-essere-piu-una-necessita-ontologica-ovvero-la-meridionalizzazione-anche-del-nord-nella-vergogna-comune-ben-nascosta","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.francamente2.com\/?p=1123","title":{"rendered":"Il lavoro, preda del relativismo parassitario, sembra non essere pi\u00f9 una necessit\u00e0 ontologica. Ovvero, la meridionalizzazione anche del Nord nella vergogna comune ben nascosta."},"content":{"rendered":"<p>Il lavoro \u00e8 una necessit\u00e0, oltre che concreta e materiale, anche spirituale. Chi ne \u00e8 attivamente cosciente \u00e8 gi\u00e0 un uomo libero. Ma attenzione, il grande filosofo tedesco Hegel utilizzava una parola per indicare questa coscienza che includeva la nozione non solamente di conoscenza passiva ma anche di volont\u00e0 applicata e conseguente. \u00c8 forse in questa accezione di coscienza attiva e coerente che consiste l\u2019ammirazione oscura dei meridionali per una quasi segreta ed incoffessata superiorit\u00e0 razionale, tipicamente settentrionale: tedesca, per l\u2019appunto. Non basta avere la consapevolezza, per esempio, del Bene, bisogna perseguirlo. La coscienza della necessit\u00e0 porta alla libert\u00e0, \u00e8 la libert\u00e0 stessa, se questa \u201ccoscienza\u201d \u00e8 operativa. I meridionali hanno tendenza a separare la coscienza della conoscenza dalle sue conseguenze logiche e ragionevoli: altra \u00e8 la ragione e altra la sua applicazione, di fatto dicono. Cos\u00ec essi giungono a crogiolarsi e vantarsi della loro cosiddetta capacit\u00e0 speculativa anche ben separata e divorziata dalla intrinseca sua operativit\u00e0.<br \/>\nSono nato nel meridione italiano, in Abruzzo sul mare Adriatico e all\u2019altezza di Roma, e ci sono rimasto fino alla terza elementare: ne parlo ancora oggi il dialetto! E questo, fino a quando i miei genitori si son trasferiti in Lombardia, in Alta Italia come si diceva allora, sul Lago di Varese, con vari parenti anch\u2019essi immigrati che lavoravano nella confinante Svizzera. Ho potuto cos\u00ec guardare tutta la mia vita, attraverso la parte della famiglia rimasta in Abruzzo e quella emigrata nel settentrione estremo dell\u2019Italia, la doppia natura vissuta di questa parola che costituisce il baricentro della famosa definizione hegeliana \u201cLa libert\u00e0 \u00e8 la coscienza della necessit\u00e0\u201d.<br \/>\nDopo che con mia moglie, di famiglia integralmente milanese da molte generazioni di cui sono stato il primo intruso di origine meridionale, ci siamo traferiti in Belgio, nell\u2019estremo settentrione continentale da quasi quarant\u2019anni (vi abbiamo vissuto pi\u00f9 che in Italia), abbiamo commentato insieme un episodio molto emblematico: il suo collega funzionario all\u2019Unione Europea, italiano molto meridionale, se n\u2019\u00e8 uscito con una frase simbolica e rappresentativa della cultura detta al nord \u201cterrona\u201d: \u201cA voi milanesi piace lavorare: allora lavorate! A noi del sud, invece, piace essere cultura: noi siamo la civilt\u00e0 e voi il vile denaro\u201d&#8230;<\/p>\n<p>La cosiddetta differenza di concezione esistenziale scaturigine della divisione tra civilt\u00e0 e denaro, tra debitori e creditori, tra la Grecia attuale e la Germania, esprime in nuce tutta l\u2019attualit\u00e0 del conflitto culturale ed economico del nostro tempo.<br \/>\nLa spensierata gioia ad Atene dopo il referendum, nella sera danzante e di festa in piazza, misurava l\u2019abissale lontananza \u2013 non solo in kilometri \u2013 della capovolta nozione di civilt\u00e0. Questa fissava lo scambio paradossale tra l\u2019antica cultura mediterranea, diventata recidivamente e spudoratamente scroccona (in pratica), con l\u2019eterna ragione razionale, contrattualmente libera e reciproca, dei paesi settentrionali. L\u2019ideologia e il simulacro della falsificazione ha preso il posto al sud della civilt\u00e0 e della grande cultura che sono, nel frattempo, passate al nord: presso coloro che erano stati definiti nella stessa Grecia, tremila anni fa, i \u201cbarbari\u201d.<br \/>\nPer\u00f2  gli attuali paesi creditori non hanno quasi il coraggio culturale di definire chiaramente incivile e fedifraga la Grecia praticamente in default. Questa si vanta \u2013 in sostanza e implicitamente \u2013 di aver gabbato la loro fiducia per essere riuscita a farsi accordare cotanti miliardi di euro sulla promessa \u2013 naturalmente non mantenuta \u2013 del sacrosanto rimborso.<br \/>\nIn realt\u00e0 , anche i paesi creditori di Atene hanno gabbato, per\u00f2, con debiti oceanici che non solo non hanno rimborsato, ma che aumentano continuamente e non hanno, come i Greci, nessuna intenzione pratica di rimborsare. Solo che questi debiti li hanno contratti unilateralmente e antidemocraticamente \u2013 cosa ancora pi\u00f9 grave \u2013 col futuro, con le generazioni seguenti, vale a dire coi propri figli e nipoti!<br \/>\nL\u2019immoralit\u00e0, la stessa, \u00e8 cos\u00ec totalmente dilagata al punto che quella greca \u00e8 ora solo una piccola parte dello sfacelo europeo che toglie cos\u00ec tanto coraggio a tutti: mal comune nella stessa barca!<\/p>\n<p>Il grande Hegel non avrebbe forse mai immaginato questi connotati della situazione attuale. Infatti egli utilizza nella sua brevissima formula filosofica tre parole: libert\u00e0, coscienza e necessit\u00e0 con un senso certo. Oltre alla radicale ambiguit\u00e0 del termine \u201ccoscienza\u201d (che i meridionali \u2013 ma ormai non solo \u2013 interpretano sempre esclusivamente e svergognatamente in modo avulso e mistificato dalla sua operativit\u00e0), anche \u201clibert\u00e0\u201d e \u201cnecessit\u00e0\u201d non vogliono ora pi\u00f9 univocamente significare lo stesso senso dell\u2019epoca del filosofo (fine settecento). A quel tempo, la concezione del mondo era ancora sostanzialmente religiosa. La fede, generalmente indiscutibile e indiscussa in Dio (siamo solo alla vigilia o agli inizi molto elitari della secolarizzazione miscredente!) faceva s\u00ec che queste due parole (libert\u00e0 e necessit\u00e0) avessero tutto il loro senso ontologico e non quello relativistico, soggettivo e spappolato dei nostri giorni.<br \/>\nAnche il lavoro, quindi, non \u00e8 pi\u00f9 ora una verit\u00e0 univoca della fattualit\u00e0 e dello spirito.<br \/>\nQuando non si crede pi\u00f9 in Dio, tutto diventa possible e incerto. La sola certezza \u00e8 che tutto diventa relativo e psicologistico. La follia e l\u2019irrazionale assurgono a regola nella quale si \u00e8 impigliata la ragione.<br \/>\nQuaerere Dominem (Cercare Dio), diceva Benedetto XVI a Parigi. Lavorando in piena coscienza!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il lavoro \u00e8 una necessit\u00e0, oltre che concreta e materiale, anche spirituale. Chi ne \u00e8 attivamente cosciente \u00e8 gi\u00e0 un uomo libero. 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